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Federico Pignalberi

Twitter: @fpigna













Ultimi commenti

  • Di Federico Pignalberi (---.---.---.89) 29 gennaio 2013 17:15

    Il citizen journalism non è un lavoro.

  • Di Federico Pignalberi (---.---.---.88) 15 ottobre 2012 00:55
    Ci siamo presi cura di verificare tutte le notizie che abbiamo riportato nell’articolo. Se qualche imprecisione dovesse esserci sfuggita, vi preghiamo di segnalarcela. Teniamo a precisare che nessuno dei tre candidati di cui abbiamo scritto ha mai ricevuto, che si sappia, finanziamenti illeciti di alcun tipo. Non è di reati (fatta eccezione per il caso di Vendola, per cui sono ancora in corso le indagini) che stiamo parlando. Tra i tre candidati, Renzi è, per ora, l’unico che abbia dichiarato di pubblicare i nomi di tutti i finanziatori consenzienti che lo sostengono. 

    Il giudizio etico non segue regole oggettive, ciascuno ha il suo personale. Per quanto ci riguarda pensiamo che un politico debba intrattenere i dovuti rapporti con i titolari di concessioni pubbliche e con la grande finanza solo in contesti istituzionali e davanti a testimoni. E riteniamo che imprenditori e manager come Gavio e Consorte non siano persone raccomandabili. È solo l’opinione personale di chi scrive, contestabile come tutte. I conflitti di interessi, i dati e le indagini che abbiamo riportato, però, sono fatti, e restano tali.
  • Di Federico Pignalberi (---.---.---.36) 9 ottobre 2012 22:10

    Pensiamo che non sia compito del giornalismo interessarsi di chi commette reati. A noi interessano le notizie, tutte quelle che possono essere di pubblico interesse, a prescindere dalla loro eventuale rilevanza penale. A partire da quelle che documentano una situazione oggettiva di conflitto d’interessi in chi aspira a governare il paese. Il conflitto d’interessi è, per definizione, il principio per cui si diffida dell’onestà del singolo come garanzia di correttezza. Mantenere un atteggiamento sospettoso e distaccato è, quindi, doveroso, senza per questo mettere in discussione l’integrità morale delle persone di cui si riportano notizie. Siamo convinti di avere lavorato con correttezza. Tutti i fatti elencati nell’articolo, peraltro, sono noti e documentati.

  • Di Federico Pignalberi (---.---.---.123) 1 giugno 2012 14:44

    Sbagli: i politici, in questo caso Vendola, Italia dei Valori, Lega Nord, Udc, Pdci, Rifondazione e Alemanno hanno aderito subito a #no2giugno. La decisione di confermare la parata l’hanno presa Napolitano e il ministero.

  • Di Federico Pignalberi (---.---.---.121) 21 maggio 2012 21:54

    In parte sono d’accordo con te: pubblicare quel nome, almeno fin quando non ci saranno sviluppi ulteriori che possano consolidare almeno un po’ la sua posizione, è inopportuno. Repubblica e Corriere, secondo me, hanno fatto bene a toglierlo. Ma è diverso, molto diverso fare una scelta discutibile come quella e violare la deontologia.

    Del resto, la cronaca su indagini per crimini di sangue si è sempre fatta, giustamente, così. Si fa così ovunque, anche con i nomi dei sospettati. Poi magari prima non c’era Facebook e non si poteva mettere in piedi un linciaggio di massa disgustoso come questo. Vogliamo ridiscutere la deontologia professionale in vista del fatto che la rete rende molto più identificabili e rintracciabili le persone che scelgono di esserlo? Bene, parliamone. Ma non risolveremo così il problema. Che dipende dalla formazione culturale degli italiani, non dalla cronaca: quando si capì che Breivik, per la carneficina che aveva commesso, avrebbe potuto essere condannato al massimo a 21 anni di carcere, ci furono più reazioni indignate in Italia che in Norvegia.

    L’unica soluzione è culturale: contrastare la mentalità vendicativa e rancorosa di una certa Italia. Molti di quei commenti minacciosi sarebbero altrettanto indegni anche se quell’uomo fosse stato condannato.

    Noi dobbiamo essergli solidali, per il linciaggio che ha subito, in ogni caso. Ma lui non può prendersela con i giornalisti, che nei suoi confronti sono stati estremamente garantisti (com’è giusto che sia ma raro che succeda). E comunque, colpevole o innocente, dovrà spiegare lo stesso perché, quando i poliziotti sono andati a prenderlo per chiarire la sua posizione in merito a una delle più brutte stragi degli ultimi anni, invece di seguirli in questura per spiegare come stavano le cose, si è dato alla fuga. Quei commenti non li meriterebbe nemmeno il peggiore dei colpevoli. Ma fuggire quando qualcuno indaga su di te non è esattamente il modo migliore per sembrare innocente.






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