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Funerali Casamonica, giornalista minacciato di morte in Campania. Ecco chi ci ha messo l’elicottero

Un giornalista è stato aggredito e minacciato di morte all'eliporto alle pendici del Vesuvio da cui è partito l'elicottero che contro la legge ha decorato con petali di rosa il funerale del boss Vittorio Casamonica. AgoraVox ha scoperto chi sono i titolari della struttura e chi ha dato ai Casamonica l'elicottero per la loro messinscena mafiosa. Ma le domande del giornalista aggredito restano senza risposta.

Nascosta tra boschi che separano il Vesuvio dalla cittadina di Terzigno, a duecento chilometri di distanza dalla chiesa della periferia est di Roma che ha celebrato il funerale di Vittorio Casamonicac'è una piccola pista per elicotteri. È da lì che Venerdì scorso è partito il famoso elicottero rosso R22 che - senza essere autorizzato - ha lanciato i petali di rosa sulla processione della carrozza barocca trainana da sei cavalli neri che portava in chiesa la salma del capoclan.

Curioso di scoprire perché la famiglia mafiosa della Romanina abbia avuto bisogno di far partire un elicottero da una pista a duecento chilometri di distanza da dove si sarebbe svolto il funerale, il videoreporter di fanpage.it Alessio Viscardi sabato scorso aveva deciso di andare di persona, insieme a un attivista del M5S di Terzigno, a cercare quell'eliporto sperduto tra la vegetazione per trovare risposte.

Arrivato sul posto, Viscardi inizia a filmare la struttura vuota. Nessuna traccia dell'elicottero incriminato. Ma non fa nemmeno in tempo a iniziare a cercare i titolari a cui porre le domande, che da una macchina arriviata all'improvviso scendono quattro persone e iniziano ad aggredire i due. Poi minacciano di morte il giornalista. «Io ti uccido proprio», gli dice uno dei quattro mentre cerca di strappargli la videocamera.

Gli chiedono i documenti e gli ordinano di eliminare le riprese, minacciando di andare «a prenderlo sotto casa» e di «sotterrarlo in una piscina vuota».



Dopo l'aggressione, il giornalista ha sporto denuncia in questura a Napoli e la polizia ha avviato un'indagine d'ufficio sulle minacce mafiose.

Nonostante la piattaforma si trovi nel territorio boschivo che circonda il Vesuvio e sia raggiungibile solo da una deviazione sterrata e senza denominazione di una strada provinciale (e quindi priva di indirizzo), AgoraVox è riuscita a individuare la particella catastale dell'eliporto in cui è stato minacciato di morte il giornalista di Fanpage, scoprendo che appartiene a una coppia di coniugi di Terzigno: il geometra Raffaele Castaldo (detto Lello) e sua moglie Concetta Corcione. Settant'anni lui, sessantanove lei.

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Mappa catastale del territorio circostante l’eliporto. Le proprietà dei Castaldo sono evidenziate in rosso.

L'eliporto fa parte di una serie di terreni posseduti dai due in quei dintorni che si estendono in tutto, tra noccioleti e vigneti, per quasi tre ettari. E comprendono anche il villino a due piani (11,5 vani, categoria A3) dove hanno la residenza. Proprio di fronte la pista di atterraggio.

Ma i coniugi Castaldo non si occupano solo di gestire l'eliporto. Hanno anche messo in piedi una società, Elicast S.r.l., che - come si legge nella nota integrativa al bilancio 2012 firmata dallo stesso Raffaele - «svolge l’attività di compravendita e noleggio con e senza conducente di elicotteri».


Il monomotore rosso R22 scelto dal clan Casamonica per il lancio dei petali è uno di quelli, come si vede in modo chiaro da due foto postate in evidenza sul profilo Facebook di uno dei due. Un viaggio costato caro, visto che dopo il clamore mediatico del funerale mafioso l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC) ha dovuto sospendere in via cautelativa la licenza del pilota. Secondo quanto riportato dall'ENAC, infatti, il piano di volo prevedeva che l'R22, partito dall'eliporto dei Castaldo a Terzigno, dovesse atterrare su quello della Romanina, fuori dal confine del Grande Raccordo Anulare di Roma.

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Le foto dell’elicottero monotore rosso R22 pubblicate sul profilo facebook di Raffaele Castaldo. Quella in cui si legge il numero di modello del veivolo è la sua foto profilo. L’altra è la sua immagine di copertina.


Il pilota, invece, nonostante il divieto di sorvolo su Roma per gli elicotteri monomotore, ha deviato sulla Capitale per sorvolare la chiesa di Don Bosco dove si svolgeva il funerale del boss. Su cui ha poi lanciato una pioggia di petali di rosa al passaggio della carrozza con la bara. Un lancio illegale che - si legge in un comunicato ufficiale di ENAC - «è proibito a meno di specifica autorizzazione che l’esercente non aveva».

A dire il vero Elicast sembra - almeno sulla carta - un pessimo affare per i Castaldo. Con un fatturato dichiarato di meno di seimila euro, la coppia Castaldo-Corcione deve mettere ogni anno mano al portafogli per ripianare i debiti della società. 

Il business di famiglia sembrano essere le autoscuole: fonti di Terzigno hanno detto ad AgoraVox che Lello Castaldo gestisce anche un'autoscuola della citta, che però - seppure dall'elenco telefonico risulta intestata a lui - è almeno formalmente una ditta individuale della moglie Concetta. Da sola, l'autoscuola dichiara 52 volte il fatturato di Elicast. La signora Corcione, inoltre, è presente con quote di minoranza nel Centro Istruzione Sicurezza Stradale di Napoli e nel Consorzio Autoscuole Napoletane.

La domanda però resta. Perché i Casamonica - per ottenere quell'effetto speciale fuorilegge - hanno scelto di noleggiare un elicottero da quella società e da quell'eliporto a sud di Napoli, a centinaia di chilometri di distanza da dove si sarebbe svolta la cerimonia?

Abbiamo provato per due giorni a contattare i Castaldo-Corcione per porre loro le domande che al collega di Fanpage è stato impedito di fare. Ma nonostante numerosi tentativi con tre diversi numeri di telefono e presso lo studio commercialista di Ottaviano che si occupa di Elicast, non siamo riusciti a parlarci.

In attesa di una presa di posizione dei coniugi Castaldo contro i criminali che hanno aggredito e minacciato di morte un giornalista all'interno di una loro proprietà, proprio di fronte casa loro, tutta la redazione di AgoraVox si stringe in solidarietà al collega Alessio Viscardi.


AGGIORNAMENTO: Anche il quotidiano britannico The Guardian ha dato conto delle minacce di morte subite da Viscardi. Leggi l'articolo del Guardian

 

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