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Processo Cucchi, per la Corte fu “omicidio colposo”
Condannati i medici, assolti poliziotti e infermieri

La Corte ha assolto gli agenti penitenziari accusati del pestaggio di Stefano Cucchi per insufficenza di prova. Condannati invece i medici per omicidio colposo a un anno e quattro mesi (pena sospesa). La sorella Ilaria Cucchi: "Mio fratello tradito dalla giustizia due volte".


La terza sezione della Corte di Assise di Roma, dopo sette ore e mezza di camera di consiglio, ha condannato i medici che assistettero Stefano Cucchi nel reparto carcerario dell'Ospedale Pertini di Roma a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) per l'omicidio colposo di Stefano Cucchi. Gli agenti accusati del pestaggio sono invece stati assolti con formula dubitativa (cioè per insufficienza di prove, ex art. 530 c.p.p.).

Il collegio ha condannato a otto mesi di reclusione, per il solo reato di falso, il medico Rosita Caponetti. Assolti invece con formula piena gli infiermieri. I giudici hanno rimandato la quantificazione dei risarcimenti per la famiglia Cucchi in separata sede. Tutti gli imputati, esclusi i poliziotti e gli infermieri, sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

Secondo la ricostruzione dei pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, gli agenti della polizia penitenziaria avrebbero picchiato Stefano Cucchi quando era rescluso in stato di fermo in una cella del Palazzo di Giustizia di Roma, ma non sarebbero state le percosse ricevute a provocarne la morte. Sia i periti della Procura che quelli nominati dalla Corte hanno stabilito, durante il processo, che fu l'imperizia e il disinteresse dei medici a causarne la morte.

Una ricostruzione che la famiglia della vittima ha sempre combattuto, sostenendo, a suon di testimonianze e perizie, che furono proprio le botte dei poliziotti a innescare il processo che ha portato alla morte di Cucchi.

LA RICOSTRUZIONE: Stefano Cucchi, dall'arresto alla morte. Tutta la storia del processo

Alla lettura della sentenza, nell'aula bunker del carcere di Rebibbia è partita una contestazione al grido di "assassini". Dura la reazione della sorella di Stefano Cucchi, Ilaria: «Mio fratello è stato tradito dalla giustizia per la seconda volta. Non so dire cosa faremo, ma certamente non ci tiriamo indietro. Questo non ce lo aspettavamo. I medici dovranno ora fare i conti con la loro coscienza. Si tratta di una pena ridicola rispetto a una vita umana. Sapevamo che nessuna sentenza ci avrebbe dato soddisfazione e restituito Stefano ma calpestare mio fratello e la verità così...».

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Durante la requisitoria il pm Barba aveva attaccato il comportamento della famiglia della vittima durante il processo: «C'è chi ha voluto dare una rappresentazione della realtà diversa da quella emersa dal processo», ha detto. «Il processo è stato difficile anche a causa di varie rappresentazioni dei fatti che sono state portate fuori dal processo. I mass media hanno influito sull'opinione pubblica.»

Per gli avvocati degli infermieri assolti la sentenza è «una vittoria sia dal punto di vista umano che dal punto di vista professionale».

Esprime soddisfazione per la sentenza Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: «L'assoluzione dei poliziotti penitenziari coinvolti loro malgrado nella vicenda connessa alla morte di Stefano Cucchi conferma quel che abbiamo sempre sostenuto. E cioè che nel palazzo di giustizia di Piazzale Clodio a Roma, così come quotidianamente avviene nelle oltre 200 carceri del Paese, la Polizia Penitenziaria ha lavorato come sempre nel pieno rispetto delle leggi, con professionalità e senso del dovere».

Due esponenti parlamentari di Sel, Loredana De Petris, capogruppo al Senato e Peppe De Cristofaro, membro della Commissione Giustizia alla Camera hanno espresso criticato la sentenza: «È impossibile evitare perplessità di fronte a una sentenza come quella che ha assolto gli infermieri e gli agenti di polizia penitenziaria imputati per la morte di Stefano Cucchi. Non crediamo si possa dire - aggiungono - che sulle circostanze torbide della morte di Cucchi sia stata fatta chiarezza».

Perplessità anche dal deputato PD Ivan Scalfarotto: «Le sentenze dovrebbero intuitivamente soddisfare il bisogno di giustizia e spiegare con immediatezza, e ragionevolmente, lo svolgersi degli eventi. La sensazione immediata è che la sentenza sulla morte di Stefano Cucchi non corrisponda né al primo né al secondo di questi due criteri. Ma aspettiamo di leggere le motivazioni».

Davanti all'aula bunker i due candidati a sindaco del comune di Roma, Ignazio Marino e Gianni Almenanno, hanno approfittato della sentenza per tenere un comizio sul tema della sicurezza. 

Ora si attendono, per i prossimi mesi, le motivazioni della sentenza per capire per quale motivo la Corte non abbia ritenuto provato a sufficienza il presunto pestaggio della polizia penitenziaria contro Cucchi.

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