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Prigionieri politici in Azerbaijan, interrogazione PD. “Liberare la giornalista Khadija Ismayilova”

Dopo averla arrestata lo scorso dicembre, lunedì le autorità azere hanno condannato Khadija Ismayilova a scontare sette anni e mezzo di prigione. ONG, organizzazioni internazionali di giornalisti e rappresentati diplomatici hanno criticato duramente la sentenza come un attacco alla libertà di stampa da parte del presidente azero Ilham Aliyev, oggetto di numerose inchieste della giornalista.

A giugno scorso, Sandra Zampa e altri 16 deputati del Governo Italiano hanno presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro degli Esteri di verificare la regolarità dell’arresto di Ismayilova e di altri cento oppositori politici, giornalisti e blogger. E che costringerà il Governo a prendere posizione sui diritti civili in Azerbaijan.

Diciassette deputati del Partito Democratico hanno firmato un’interrogazione al loro Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, per chiedergli di prendere – in Commissione Esteri alla Camera dei Deputati - una posizione pubblica sul rispetto dei diritti umani in Azerbaijan, sul massiccio uso del carcere nei confronti di giornalisti, blogger, politici e attivisti (e dei loro familiari) che si oppongono al presidente Ilham Aliyev, e sull’incarcerazione della giornalista investigativa Khadija Ismayilova, condannata lunedì scorso a sette anni e mezzo di reclusione.

Un atto politico che può sembrare banale, ma che costringe il governo a guida democratica di Matteo Renzi in una posizione assai scomoda e delicata. Come lo stesso ambasciatore Azero in Italia, Vaqif Sadiqov, ha sottolineato in un’intervista con AgoraVox Italia, infatti, le relazioni diplomatiche bilaterali tra Italia e Azerbaijan sono ormai «non solo ottime, ma strategiche».

La chiave di tutto è l’approvvigionamento energetico: come gli stessi parlamentari spiegano con precisione nelle premesse dell’interrogazione, il «Presidente Ilham Aliyev ha candidato il suo Paese a partner commerciale privilegiato e fornitore affidabile di gas e petrolio». Per l’Europa, ma soprattutto per l’Italia, che nel solo 2014 ha importato dall’Azerbaijan petrolio greggio per 38,6 miliardi di dollari: oltre 5 volte più che dalla Russia (secondo fornitore) e quasi 6 volte più che dall’Iraq (terzo fornitore). E presto sarà fondamentale anche per il gas, con il nuovo gasdotto TAP (attraverso il quale ENEL si è impegnata ad acquistare il gas azero per almeno 25 anni), il cosiddetto “corridoio meridionale” che – attraverso Azerbaijan, Turchia, Grecia e Albania – porterà in Italia 10 miliardi di metri cubi di gas estratti dal Mar Caspio entro il 2020, e fino a 20 miliardi di metri cubi in futuro, riducendo la nostra dipendenza energetica dalla Russia.

Per raggiungere questi risultati, ci spiega l’ambasciatore Sadiqov, ci sono voluti anni di sforzi diplomatici: «Il nostro presidente ha visitato l’Italia più di cinque volte e l’anno scorso abbiamo firmato con il Governo Italiano il più importante trattato di partenariato strategico». Ma ora il Governo dovrà rispondere a un’interrogazione della sua stessa maggioranza che richiama l’Azerbaijan alle sue responsabilità per le accuse di sistematica violazione dei diritti umani e della libertà di espressione, che hanno portato il Commettee for Project Journalists a classificare il paese come il quinto più censurato del mondo, dopo Eritrea, Nord Corea, Arabia Saudita ed Etiopia.

PRIGIONIERI POLITICI – I parlamentari democratici hanno chiesto al Ministero degli Esteri di verificare le ricostruzioni degli attivisti per i diritti umani secondo cui a marzo scorso vi sarebbero stati 98 prigionieri politici arrestati per la loro attività giornalistica o di opposizione al governo di Ilham Aliyev, che tiene in pugno il paese forte di un consenso elettorale dichiarato dell’85 per cento alle ultime elezioni di due anni fa (“in calo” rispetto all’87 per cento del 2008), da quando – nel 2003 – è succeduto a suo padre Heydar, che a sua volta ne è stato a capo dal 1969, quando l’Azerbaijan era ancora una repubblica sovietica.

«Gli scambi internazionali sono sempre portatori di germi buoni di democrazia», dice ad AgoraVox Sandra Zampa, membro della Commissione Esteri e prima firmataria dell’interrogazione al Governo. «Il nostro compito – aggiunge – è lavorare con il governo azero affinché si avanzino i diritti umani nel paese: l'Azerbaijan per noi è un paese importante, ma non può esserci solo la relazione economica. È compito del governo Italiano aiutare l'Azerbaijan a intraprendere un cammino che lo porti a diventare una vera democrazia».

L’ambasciatore, dal canto suo, difende il suo Governo dalle accuse: «Ciascuna di queste ONG interpreta il concetto di “prigioniero politico” in modo diverso, producendo liste diverse, con numeri diversi». E aggiunge: «Se avessimo voluto prendere di mira queste persone, avremmo dovuto cominciare a incriminarli dall’inizio e non lasciar passare dieci anni di critiche prima di arrestarli».

«Hanno iniziato a schiacciare sempre di più contro quei pochi spazi liberi che erano ancora rimasti nel paese perché il governo sta diventando sempre più corrotto», prova a spiegare Kenan Aliyev, direttore di Radio Azadliq, il programma azero di Radio Free Europe/Radio Liberty chiuso dalle autorità di Baku lo scorso dicembre e che ospitava un programma condotto da Khadija Ismayilova. «Il governo si sta arricchendo sempre di più con il gas e il petrolio e il paese ormai è sempre più sotto l'influenza di Putin. Aliyev sta portando l'Azerbaijan sempre più vicino alla Russia».

Per provare a smentire i numeri sui prigionieri politici citati dalle ONtitici con noi, ma il loro lavoro è bilanciato: controllano ogni caso giudiziario nel dettaglio. Sono critici in termini realisti. Noi non siamo stupidi o naïve da pensare di essere I migliori al mondo».

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Matteo Renzi e il presidente azero Ilham Aliyev si incontrano a Roma, 9 luglio 2015

E in effetti nella risoluzione finaleapprovata il mese scorso, i membri dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo sono stati critici. Molto critici. Nella risoluzione si parla del «numero crescente di rappresaglie contro i media indipendenti e i sostenitori della libertà di espressione in Azerbaijan». E, citando il lavoro del Comitato per i Diritti Umani, accusano le autorità azere di «avere intensificato la pratica della persecuzione criminale dei leader delle ONG, dei giornalisti, dei loro avvocati, e di altri che hanno espresso opinioni critiche, basato sull’uso di presunte accuse penali in relazione al loro lavoro».

Lo stesso Commissario per i Diritti Umani del Consiglio Europeo, dopo la visita della sua delegazione nel paese, aveva parlato di «intensificazione della pratica di persecuzioni criminali ingiustificate e selettive di giornalisti ed altri che esprimono opinioni critiche», ponendo come priorità per le autorità azere «il rilascio di tutti le persone imprigionate a causa delle loro opinioni».

UNA GIORNALISTA “FORGIATA NEL FUOCO” – L’interrogazione parlamentare si concentra soprattutto sulle accuse subite da Khadija Ismayilova, pluripremiata giornalista investigativa di fama internazionale in forze alla redazione di Radio Azadliq e reporter di punta in Asia Centrale dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), uno dei più grandi centri di giornalismo investigativo al mondo.

Forged in fire: Leggi la storia di Khadija Ismayilova (in inglese)

Ismayilova è stata arrestata lo scorso dicembre dalle autorità azere, con l’accusa di avere spinto un suo ex-collega - Tural Mustafayev - a tentare il suicidio. Dopo averla accusata, però, ha chiesto al procuratore generale di ritirare la sua falsa denuncia che, a suo dire, avrebbe presentato in un periodo di “stress emotivo”.

Nel frattempo la magistratura azera, anziché rilasciarla dall’arresto, ha aggravato la posizione di Ismayilova con nuove accuse di peculato, imprenditoria illegale ed evasione fiscale. Alle udienze pubbliche, a cui però non sono state ammesse le telecamere, nonostante l’interrogazione che impegna il governo Italiano a un accertamento indipendente dei fatti, non risulta abbiano assistito rappresentanti della diplomazia italiana. Mentre, riporta Radio Azadliq, hanno assistito alle udienze rappresentanti di Germania, Stati Uniti e Norvegia, e sarebbe stato invece impedito l’accesso ai rappresentati dell’Unione Europea e della diplomazia Britannica.

L’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea Federica Mogherini (già Ministro degli affari esteri di Matteo Renzi nel 2014), ha denunciato che l’accesso alle udienze del processo Ismayilova sia per gli osservatori internazionali «che per gli osservatori nazionali è stato, come già in casi analoghi, irregolare ed arbitrario, nonostante regolari richieste».

Il pubblico ministero che ha sostenuto l’accusa contro Ismayilova aveva chiesto che la giornalista venisse condannata a 9 anni di reclusione. «Ne aspettavo quindici, ne hanno chiesti solo nove. Che gentile da parte loro», ha commentato la madre di Khadija.

LA REQUISITORIA: “Khadija Ismayilova essere condannata per correggere il suo comportamento ed essere rieducataLeggi le accuse del procuratore azero (in inglese)

La settimana scorsa, Ismayilova doveva fare le sue dichiarazioni finali prima del verdetto della Corte ma – ha raccontato la madre della giornalista – verso la fine, dopo aver denunciato che sarebbe il Presidente Ilham Aliyev a dover essere processato per crimini ben più gravi di quelli che vengono contestati a lei, i giudici la hanno interrotta e rinviato il processo alla settimana successiva per la lettura della sentenza.

«Non possono nemmeno aspettare un’ora e lasciarmi finire di leggere le ultime parole», è stata l’ultima dichiarazione di Khadija prima di essere di nuovo riaccompagnata in carcere.

Del resto, l’intero processo si è svolto in clima di altissima tensione. Mentre fuori dal Tribunale i giornalisti che cercavano di seguire il processo venivano aggrediti, attaccati con lanci di pietre e fermati dalla polizia, all’interno dell’aula il pubblico ministero accusava la difesa di Khadija Ismayilova di voler ritardare il processo. E a sua volta Ismayilova contestava al procuratore di falsificare gli atti del processo, e ai giudici di negarle la possibilità di ascoltare testimoni chiave per la difesa e di darle troppo poco tempo per poter revisionare tutti gli atti del processo e pianificare una strategia difensiva adeguata.

Poi lunedì scorso è arrivata la sentenza: 7 anni e mezzo di carcere. «Mentre il giudice leggeva la condanna, Khadija rideva», ha raccontato sua madre.

La condanna di Ismayilova è stata subito criticata con forza da alcune delle più grandi organizzazioni giornalistiche internazionali, oltreché da rappresentati diplomatici di Stati Uniti, OCSE, Consiglio d’Europa e Regno Unito. L’Alta rappresentante per la politica estera europea, Federica Mogherini, ha chiesto che «le autorita azere rivedano il suo caso in un processo giusto e trasparente, nel pieno rispetto degli impegni internazionali del paese, inclusi quelli sulla libertà di stampa».

“LIBERARE KHADIJA. SUBITO” – Per Sandra Zampa, prima firmataria dell’interrogazione PD, «la cosa più importante in questo momento è che Khadija Ismayilova esca dalla galera, che venga liberata al più presto».

Una posizione che l’ambasciatore Sadiqov ritiene inaccettabile: «In democrazia non si può decidere di liberare questo o quel detenuto perché lo chiede un paese straniero o la gente in piazza. Sono procedimenti iniziati non a causa del loro giornalismo, ma perché è stato fatto qualcosa di specifico».

«Secondo loro è evasione fiscale, mancato adempimento della normativa di registrazione. Uno per una normativa di registrazione lo mettono in galera?», chiede l’on. Zampa. «È la Corte a decidere», ribadisce Sadiqov. «Se inizi a violare la legge qualcuno deve dirti che è illegale».

«Non è di un processo che stiamo parlando – risponde da Praga Kenan Aliyev – né di una corte di giudici. Quello contro Khadija è una barzelletta. Tutti i giudici che sono stati nominati dal governo di Aliyev e ne sono complici».



In effetti, il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa scriveva nella sua relazione del 2013 che il Governo azero «continua a esercitare influenza sul sistema giudizario». E l’assemblea del Consiglio d’Europa nella sua risoluzione di giugno sull’Azerbaijan scriveva che «la mancanza di indipendenza del sistema giudiziario rimane preoccupante» nel paese.

La stessa Ismayilova aveva disconosciuto la legittimità della corte criminale che l'ha giudicata già all’inizio del processo. «So che lei recapiterà il verdetto che le è stato ordinato di emettere», disse al giudice Ramella Allahverdiyeva quando le fu chiesto se intendeva ricusare la Corte. «Ma in questo paese tutti i giudici sono come lei, quindi non fa differenza».
 
KHADIJA PROJECT – Ismayilova sapeva che il momento del suo arresto sarebbe arrivato. «Khadija sapeva cosa l’avrebbe aspettata. (…) Avevano già arrestato molti dei suoi amici. Eppure lei ha deciso di tornare in Azerbaijan», ha scritto Drew Sullivan, direttore dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), l’organizzazione internazionale di giornalismo investigativo con cui Ismayilova collaborava per le sue inchieste.

«Un mese prima che l’arrestassero parlai con lei, dicendole che avrebbe potuto fare molto più da fuori l’Azerbaijan da giornalista investigativa. Oggi starebbe lavorando al sicuro. Ma lei disse che avendo un profilo più alto di altri, se fosse scappata lei avrebbe voluto dire che nessuno aveva più chance. È un coraggio a cui ci dobbiamo inchinare».

Così, prima di essere arrestata aveva messo al sicuro tutti i dati e i documenti che aveva raccolto su tre inchieste che ancora aveva in corso, assicurandole a persone di fiducia. Il giorno stesso del suo arresto, i suoi colleghi dell’OCCRP – insieme all’International Consortium of Investigative Journalism – hanno chiamato a raccolta i giornalisti investigativi di tutto il mondo per finire le storie di Ismayilova.

Hanno risposto a decine. In poche settimane hanno iniziato a scoprire una galassia di società sparse per il globo legate a familiari o uomini di fiducia del presidente Aliyev finora sconosciute. Con i giornalisti svedesi, hanno documento come il gigante delle telecomunicazioni TeliaSonera aveva pagato tangenti per oltre un miliardo di dollari ad una offshore legata al presidente: la più grande tangente pagata da una singola azienda in Svezia e forse in Europa.

Con i giornalisti russi, hanno scoperto una dacia vicino Mosca in una zona dove hanno le loro residenze di lusso oligarchi e imprenditori miliardari, banchieri e deputati russi. Con i colleghi britannici, hanno scoperto ville di lusso a Londra che la famiglia Aliyev possiede dietro lo scudo di società offshore.

Hanno svelato che la famiglia del presidente e i loro amici controllano gran parte del sistema bancario del paese, e gli hotel più lussuosi di Baku, la sua capitale.

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Vignetta di Liza Donnelly del New Yorker per PEN America


Con i giornalisti romeni, hanno scoperto collegamenti con la criminalità organizzata turca e con una società che ha aiutato alcuni dei più potenti gruppi criminali est-europei.

Subito dopo la sentenza dell’altro ieri, hanno pubblicato un’inchiesta a cui hanno collaborato anche giornalisti italiani che dimostra che amici e familiari del presidente andavano in vacanza su uno Yatch di lusso di proprietà di SOCAR, l’azienda petrolifera del governo azero.

INTERATTIVO: Tutti gli affari di parenti, amici e sodali del presidente azero Aliyev (in inglese)

“SALVARE KHADIJA È POSSIBILE” - «Abbiamo preso una voce di grande importanza e tutti gli azeri dovrebbero piangerla. Ma dubito che resterà persa a lungo», ha scritto il direttore dell’OCCRP Drew Sullivan dopo la condanna di Ismayilova. «Khadija ha un suo modo di farsi ascoltare».

«Khadija è una giornalista di fama internazionale, e più resterà in quella cella, più farà male al Governo», conferma ad AgoraVox il direttore di Radio Azadliq Kenan Aliyev.

«Il rilascio di Khadija Ismayilova deve essere la priorità più importante del governo Italiano in questo momento nelle relazioni bilaterali con l'Azerbaijan», ribadisce da Roma la deputata PD Sandra Zampa. «L’Azerbaijan per noi è un paese importante, ma non può esserci solo la relazione economica: il nostro compito è lavorare con il governo Azero affinché si avanzino i diritti umani nel paese».

«La nostra diplomazia ha tutte le possibilità per accertare le ragioni della detenzione di Khadija Ismalyilova e per inserire il tema dei diritti umani tra i rapporti bilaterali tra Italia e Azerbaijan: purtroppo non è ancora accaduto», commenta con AgoraVox il portavoce italiano di Amnesty International Riccardo Noury.

Matteo Renzi e il presidente azero Ilham Aliyev si sono incontrati in Italia due volte negli ultimi tredici mesi. Senza contare gli incontri che intrattiene con regolarità Claudio De Vincenti, prima da viceministro allo Sviluppo Economico e oggi da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di fatto il vice di Renzi. L’ultimo suo incontro è stato proprio con Ilham Aliev a Baku, in occasione dell’inaugurazione dei giochi europei di Giugno.

Il sottosegretario De Vincenti non ha finora voluto rispondere alle richieste di AgoraVox di commentare l’interrogazione parlamentare del suo partito e di riferire se e in che termini si è parlato di Khadija Ismayilova e dei diritti civili in Azerbaijan nel suo incontro con Ilham Aliyev.

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Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti si incontra a Baku con Ilahm Aliyev, 13 giugno 2015

«Molte persone in Azerbaijan vogliono che il loro paese abbia buone relazioni con l'Italia. Ma i politici del Governo Italiano devono ricordarsi di stare stringendo le mani a una persona percepita come un dittatore», spiega Kenan Aliyev.


Il problema, spiega Kenan, è che «il governo azero sta usando queste immagini nel paese da una parte come strumento di propaganda, per far vedere di essere bene accetti in Europa e che tutto va bene, dall’altra per scoraggiare i dissidenti, per mostrare loro che in fondo nessuno si interessa davvero ai loro diritti. Bisogna fare in modo che le persone che si trovano in carcere nel nostro paese non i sentano abbandonate».

Il video: Matteo Renzi e il sottosegretario Francesca Barracciu scherzano con il presidente azero Ilham Aliyev dopo la firma degli accordi bilaterali

Dal Ministero degli Esteri fanno sapere che Gentiloni risponderà di sicuro all’interrogazione del suo partito, ma che non è possibile prevedere con che tempi. Intanto, Khadija Ismayilova è prigioniera nel carcere di Baku da oltre nove mesi, e i giudici hanno ordinato che vi resti per altri sette anni e mezzo.

Ma sul destino della sua giornalista, Kenan Aliyev è fiducioso: «Khadija è stata presa in ostaggio da Ilham Aliyev e noi continueremo a lottare per la sua libertà. Potrebbero volerci anni, ma crediamo che un giorno verrà liberata. Per poterci davvero riuscire, però, dobbiamo lottare tutti insieme».


L'INTERVISTA ALL'AMBASCIATORE AZERO“Abbiamo cacciato il Guardian perché ci ha fatto campagna contro. Ismayilova va processata”

 

 

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