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Fabio Della Pergola

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Ultimi commenti

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.107) 29 gennaio 2012 15:56
    Fabio Della Pergola

    Su questo sono assolutamente d’accordo. Le conseguenze sul mondo arabo sono state devastanti; resta il fatto che dopo la guerra molti paesi sono stati travagliati da spostamenti di centinaia di migliaia di persone (un milione di tedeschi dai paesi slavi, trecentomila italiani da Istria e Dalmazia, eccetera). Tutti hanno affrontato l’emergenza accogliendo i profughi e integrandoli più o meno rapidamente all’interno delle proprie società.
    Questo non è avvenuto nei paesi arabi dove i palestinesi sono stati rinchiusi nei campi profughi (quando non sono stati ammazzati come in Giordania o in Libano) e in buona parte ancora ci sono.
    Anche sette-ottocentomila ebrei sono stati espulsi dai paesi arabi dopo la guerra del ’47-’48 e sono emigrati perlopiù in Israele, ma lì sono stati integrati.
    Riconoscere e metabolizzare la questione palestinese è molto più complesso di quanto si voglia fare di solito, credo.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.107) 29 gennaio 2012 15:44
    Fabio Della Pergola

    un’idea è vera se lo è, non se è molto o poco diffusa, scusa se ti posso sembrare pignolo su questo. Che tutto sia "interpretazione" e che i fatti non contino lasciamolo dire a Vattimo e ai fautori del pensiero debole che finalmente qualcuno ha messo in discussione !

    Che nel mondo arabo in genere esista un rancore per la nascita di israele e per le numerose sconfitte subìte è assolutamente comprensibile; che esista un razzismo antiebraico, cioè di assoluta alterità degli ebrei - "figli di scimmie e maiali" come dicono - credo che sia indiscutibile anche se non è né diffuso né sbandierato come nell’europa ottocentesca. Infatti dici "non del tutto condivisa", non è che la escludi proprio.

    Sull’ultima frase ho dei dubbi: inventarsi delle motivazioni (come la causa di pestilenze eccetera) fa parte di un delirio, non credo che si possa considerare "utile" nel senso dello sfruttamento economico di cose o persone. In questo senso usavo questo termine. Anche se loro pensavano effettivamente di seguire una logica "utile" a preservare la razza ariana dalle contaminazioni. Insomma vorrei provare a distinguere una violenza finalizzata ad "avere" qualcosa da una violenza finalizzata a realizzare una assoluta paranoia.
    Mi sembra che facciano capo a due diverse patologie...

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.107) 29 gennaio 2012 15:25
    Fabio Della Pergola

    Non dico nulla su Ferrari perché non l’ho letto, ma aggiungerei che se nel mondo islamico non si fanno i conti con la realtà storica della shoah, rimarrà un "vuoto" creato volutamente da alcuni e diffuso nella mentalità popolare, che impedirà sempre l’elaborazione del lutto subìto con la Naqba (fra l’altro le massime autorità palestinesi dell’epoca collaborarono attivamente con il regime nazista, anche questo è noto). E se non si elabora un lutto non si arriva mai alla separazione da un passato; il che rende impossibile progettare un futuro.
    Credo che questo sia il problema, non quello che riconoscendo l’Olocausto si diventa "democratici", sennò non lo si diventa...
    Se ti possono interessare le mie riflessioni, ho scritto due articoli su questo: http://www.agoravox.it/Shoah-rottur... e qui http://www.agoravox.it/Giorno-della...

    Aggiungerei solo che il problema delle "altre" vittime viene spesso rimproverato agli ebrei (più o meno sottilmente accusati di essersi accaparrati l’esclusiva della memoria). In uno dei miei articoli ho risposto un po’ seccamente ad un commentatore su questo.
    Il rimprovero casomai va rivolto allo Stato o a chi non ha mosso un dito per ricordare gli altri drammi e le altre vittime. Il Giorno della Memoria è, così dice la Legge che l’ha istituito - per come la capisco io -, dedicato specificamente alle vittime ebraiche.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.82) 26 gennaio 2012 15:35
    Fabio Della Pergola

    a me pare che nel complesso l’articolo ponga problemi seri da valutare con attenzione. Dopodiché scade - così come il commento di 228 - in una conclusione assolutamente non condivisibile.
    Se il problema dell’immigrazione va valutato in profondità, che c’entra il diritto alla cittadinanza di quei figli di immigrati che vivono, crescono, studiano, lavorano e pagano le tasse in Italia ? Perché a questi non dovrebbe essere riconosciuto il diritto alla cittadinanza e al voto ? Com’è possibile che un ragazzo che vive da diciotto anni qui, al momento del suo diciotteismo compleanno (quando diventa maggiorenne) deve avere un permesso di soggiorno in regola sennò viene cacciato (per andare dove poi ?). E’ ovvio che uno nato qui deve essere considerato cittadino di questo paese tanto quanto il figlio di una napoletana. Se poi se ne andrà via perderà la cittadinanza (esattamente come il figlio della napoletana che decide di emigrare...)

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.82) 9 gennaio 2012 12:29
    Fabio Della Pergola

    eccellente sintesi ! libro da leggere

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