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Fabio Della Pergola

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Ultimi commenti

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 2 dicembre 2011 22:56

    sì, è proprio il caso di eliminare anche le "eguaglianze sociali". Siccome ce ne sono parecchie....

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 15 novembre 2011 18:17

    Caro Gino, sapevo che scrivendo queste cose mi esponevo a critiche, ma non pensavo di essere paragonato addirittura a George Bush ! Non credo di aver delineato i paesi del "bene" e quelli del "male" (cosa che peraltro non era solo la politica dei presidenti americani, ma notoriamente anche dei paesi dell’orbita sovietica e pure di quelli del terzo mondo). Che solo i paesi ricchi di risorse siano oggetto dell’attenzione dei grandi non mi pare molto vero: basta pensare a Corea e Vietnam; sono state fatte molte guerre per motivi più sfuggenti del petrolio.

    Più modestamente cerco di evidenziare che nella mentalità diffusa di sinistra (che, fra l’altro, è l’ ambito culturale a cui mi sento più vicino, nel caso ci fossero dubbi) si sottovalutano enormemente delle problematiche che stanno nella psicologia ebraica e che derivano dalla storia, non da fantasticherie assurde e campate per aria. Questo può portare a reazioni che si possono condividere o meno, ma che ritengo vadano tenute presenti. Anche tu, dici, saresti preoccupato se fossi israeliano (e lo credo bene !) e - alla fine - non critichi questo che è il punto fondamentale del mio articolo, solo che non ti piace il nesso con il nazismo. Non capisco che cosa non condividi dal momento che mi suggerisci solo di andare a vedere chi lo finanziò e non vedo che c’entri.

    Comunque sulla storia della Germania e i prodromi del nazismo andrò sicuramente ad approfondire, anche se un po’ ne so, ma non credo che abbia molta attinenza con quello che ho scritto: i buoni e i cattivi sono più facilmente individuabili di quanto tu voglia insinuare. Almeno se si considerano le SS da una parte e le comunità ebraiche dall’altra... ogni altra valutazione può essere discutibile, ma su questo argomento non credo che si possano avere dubbi (a meno di non essere Ahmadinejad, naturalmente).

    Per finire si sa che Israele ha l’atomica anche se non lo ha mai detto esplicitamente, ma non mi risulta che abbia mai minacciato di distruggere qualcuno. E’ noto invece che sia l’Iran che Hamas hanno dichiarato più volte di voler far sparire lo stato ebraico ("porre Israele nel nulla" è la dizione esatta dello statuto di Hamas). Siamo sempre nell’ambito dei "cani che abbaiano", ma appunto... su questo ho voluto scrivere.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 15 novembre 2011 16:35

    Se ho sbagliato nel selezionare l’immagine di corredo all’articolo mi scuso, non ci ho fatto molta attenzione in effetti.

    Credo che la cosa sia comunque irrilevante in quanto è noto che l’Iran ha da anni nel suo arsenale sia i Ghadr 110 che gli Shahab-3 triconici a singola testata (si veda qui http://it.wikipedia.org/wiki/Shahab-3) entrambi missili a gittata tale da raggiungere Israele. Il problema quindi è solo se sono in grado di produrre testate atomiche e montarle su questi vettori. Dopodiché credo che la questione si porrà nei termini (preoccupanti) che ho proposto nell’articolo.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 12 novembre 2011 10:44

    Caro "redattore" xxx.220 (ma non è lo stesso codice di "pensiero"?) che un luogo di culto abbia finalità religiose che devono rispondere a Dio (per chi ci crede) è indiscutibile.
    Che si innesti in un tessuto urbano modificandolo è altrettanto indiscutibile. E per questo non ci si può occupare esclusivamente del punto di vista del credente.

    Non intervengo sul primo punto, intervengo sul secondo, affrontando per quanto nelle mie capacità i temi (scottanti) che sono emersi nell’incontro di cui parlo: interazione, integrazione, assimilazione, e ancora, rapporto fra culture e tradizioni diverse eccetera.

    Non è mia intenzione polemizzare con nessuno, ma vorrei sollevare dei quesiti che riguardano appunto i rapporti tra culture diverse, particolarmente caldi da quando l’Italia è diventata luogo di immigrazione contrariamente a quanto accaduto in passato. E mi riservo il diritto di criticare le cose che non mi piacciono o che ritengo sbagliate. Spero con questo che nessuno si senta offeso. L’alternativa è stare zitti sempre e comunque, che non mi pare una bella prospettiva.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 12 novembre 2011 10:30

    Non ho alcun dubbio che le motivazioni addotte qui, come anche dall’imam di Firenze e dal progettista, abbiano basi concettuali comprensibili. Che però continuano a non convincermi. E, per sgombrare il campo da evidenti equivoci, non mi convincerebbero nemmeno se fosse stato progettato con quello stile un qualsiasi altro edificio anche di edilizia pubblica e laicissima.
    In questo caso la dialettica modernismo-classicismo sarebbe stata l’unico punto di discussione. Personalmente penso che fare oggi architettura "classica" non abbia molto senso, ma capisco che su questo ci possano essere opinioni diverse e lontane dalla mia.

    Poi però leggo "Quando si vuole erroneamente sottolineare in maniera inappropriata la rassomigliaza tra il progetto della moschea e l’architettura cristiana italiana..." che è un’espressione che non capisco. Basta avere gli occhi per ritenere evidente la rassomiglianza. Da una parte si bacchetta "l’erronea sottolineatura inappropriata della rassomiglianza" e dall’altra si afferma la legittimità di questo ricalcare le forme precedenti (le moschee ottomane sul modello delle basiliche bizantine). Non capisco.

    E insistere sulla tradizione islamica che si innesterebbe sopra tradizioni precedenti in modo naturale: "...ci si dimentica sempre della naturale continuità tradizionale dell’Islam, senza la quale le stesse religioni non avrebbero un reale supporto simbolico e metafisico" è un’altra espressione che trovo poco comprensibile.Continuità tradizionale ? Dove sarebbe ?

    Mi spiego meglio: che l’Islam abbia costruito le sue moschee sopra le basiliche o le chiese cristiane non significa certo che la sua tradizione si costituisca come continuità con la tradizione cristiana. Anche le chiese cristiane sono state spesso costruite sopra precedenti sinagoghe, ma questo non significa certo che la cristianità non abbia rappresentato una rottura (anche traumatica) della tradizione ebraica.

    La cultura islamica ha una sua propria specificità, che a sua volta rappresenta una radicale rottura rispetto alla tradizione cristiana. Casomai ci sarebbe da discutere se non abbia rappresentato una riproposizione - in termini nuovi ed originali - della cultura giudaica, che ha ben più consistenti prossimità con quella islamica.

    Sulla critica alla mia critica riguardante il concetto di assimilazione (“...in ciò si celi un’evidente incapacità di accettare l’Islam e i musulmani come una parte reale della nostra società: è preferibile considerarli stranieri anche quando vivono in Italia da generazioni...”) leggo invece un altro equivoco. Io non considero affatto “stranieri” gli ebrei italiani, ma considero diversa la cultura ebraica da quella cristiana. Lo stesso riguardo all’Islam, o anche alla cultura cinese o africana. O vogliamo far coincidere il concetto di cittadinanza con quello di cultura ? Tutti i cittadini sono uguali, qualsiasi sia la loro cultura, agli occhi dello stato (almeno in occidente e almeno in teoria), quindi non sono affatto “stranieri”. Ma le loro culture di riferimento sono e restano diverse. O no ?

    Lei legge, nel mio testo, un’avversione preconcetta verso lo "straniero", un’incapacità di accoglienza e di integrazione, ma non credo che sia così. Vedere ed ammettere le differenze non coincide con un rifiuto (questa casomai è la politica leghista da cui io mi sento mille miglia lontano) ma, al contrario, mi sembra opportunità di incontro e di creazione di un nuovo, come ho cercato di spiegare nell’articolo.

    Questo progetto non mi pare che rappresenti il nuovo che speravo. E una critica non è necessariamente una polemica.

     

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