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Fabio Della Pergola

Fabio Della Pergola

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  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 12 novembre 2011 10:30
    Fabio Della Pergola

    Non ho alcun dubbio che le motivazioni addotte qui, come anche dall’imam di Firenze e dal progettista, abbiano basi concettuali comprensibili. Che però continuano a non convincermi. E, per sgombrare il campo da evidenti equivoci, non mi convincerebbero nemmeno se fosse stato progettato con quello stile un qualsiasi altro edificio anche di edilizia pubblica e laicissima.
    In questo caso la dialettica modernismo-classicismo sarebbe stata l’unico punto di discussione. Personalmente penso che fare oggi architettura "classica" non abbia molto senso, ma capisco che su questo ci possano essere opinioni diverse e lontane dalla mia.

    Poi però leggo "Quando si vuole erroneamente sottolineare in maniera inappropriata la rassomigliaza tra il progetto della moschea e l’architettura cristiana italiana..." che è un’espressione che non capisco. Basta avere gli occhi per ritenere evidente la rassomiglianza. Da una parte si bacchetta "l’erronea sottolineatura inappropriata della rassomiglianza" e dall’altra si afferma la legittimità di questo ricalcare le forme precedenti (le moschee ottomane sul modello delle basiliche bizantine). Non capisco.

    E insistere sulla tradizione islamica che si innesterebbe sopra tradizioni precedenti in modo naturale: "...ci si dimentica sempre della naturale continuità tradizionale dell’Islam, senza la quale le stesse religioni non avrebbero un reale supporto simbolico e metafisico" è un’altra espressione che trovo poco comprensibile.Continuità tradizionale ? Dove sarebbe ?

    Mi spiego meglio: che l’Islam abbia costruito le sue moschee sopra le basiliche o le chiese cristiane non significa certo che la sua tradizione si costituisca come continuità con la tradizione cristiana. Anche le chiese cristiane sono state spesso costruite sopra precedenti sinagoghe, ma questo non significa certo che la cristianità non abbia rappresentato una rottura (anche traumatica) della tradizione ebraica.

    La cultura islamica ha una sua propria specificità, che a sua volta rappresenta una radicale rottura rispetto alla tradizione cristiana. Casomai ci sarebbe da discutere se non abbia rappresentato una riproposizione - in termini nuovi ed originali - della cultura giudaica, che ha ben più consistenti prossimità con quella islamica.

    Sulla critica alla mia critica riguardante il concetto di assimilazione (“...in ciò si celi un’evidente incapacità di accettare l’Islam e i musulmani come una parte reale della nostra società: è preferibile considerarli stranieri anche quando vivono in Italia da generazioni...”) leggo invece un altro equivoco. Io non considero affatto “stranieri” gli ebrei italiani, ma considero diversa la cultura ebraica da quella cristiana. Lo stesso riguardo all’Islam, o anche alla cultura cinese o africana. O vogliamo far coincidere il concetto di cittadinanza con quello di cultura ? Tutti i cittadini sono uguali, qualsiasi sia la loro cultura, agli occhi dello stato (almeno in occidente e almeno in teoria), quindi non sono affatto “stranieri”. Ma le loro culture di riferimento sono e restano diverse. O no ?

    Lei legge, nel mio testo, un’avversione preconcetta verso lo "straniero", un’incapacità di accoglienza e di integrazione, ma non credo che sia così. Vedere ed ammettere le differenze non coincide con un rifiuto (questa casomai è la politica leghista da cui io mi sento mille miglia lontano) ma, al contrario, mi sembra opportunità di incontro e di creazione di un nuovo, come ho cercato di spiegare nell’articolo.

    Questo progetto non mi pare che rappresenti il nuovo che speravo. E una critica non è necessariamente una polemica.

     

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 11 novembre 2011 23:51
    Fabio Della Pergola

    Ottima osservazione, naturalmente.

    Ma mi permetto di obiettare che "l’assimilazione" non è, storicamente, un’idea imposta alla comunità minoritaria da parte di quella maggioritaria. In questo caso sarebbe più corretto parlare di annichilimento o annientamento culturale o integrazione forzata, eccetera. Assimilazione è invece una tendenza propria della cultura minoritaria che tende a farsi simile, per motivi intuibili, a quella maggioritaria, dietro sollecitazioni di questa se si vuole, ma non dietro imposizione. Quindi mi sento di contestare l’affermazione che il progetto dell’architetto Napolitano sarebbe stato segno di "assimilazione" solo nel caso che fosse stato imposto dall’esterno della cultura islamica.

    Inoltre non credo di aver imposto l’etichetta di "diverso" al cittadino musulmano, ma di aver semplicemente ritenuto che la cultura (ripeto, la cultura, non il cittadino) islamica sia diversa, credo indiscutibilmente, da quella dell’occidente cristianizzato.
    Quell’occidente che ha partorito, nel corso della sua storia, l’umanesimo ed il rinascimento fiorentino che invece non esiste nella storia dell’islam (dove esiste altro, come sappiamo).

    Che una persona di fede islamica (che sia o non sia di etnia italiana) apprezzi la cultura e l’architettura rinascimentale non è in discussione, così come un occidentale, senza ombra di dubbio, apprezza l’arte islamica. Questo però non significa che quella particolare espressione della cultura, legittimamente apprezzata, entri a far parte automaticamente della propria storia (islamica o cristiana). E’ - e resta a parer mio - "altro" rispetto alla specifica storia dell’islam (o della cristianità).

    Mi sembra - è solo il mio parere naturalmente - che confondere i due piani (apprezzamento-appropriazione, nel senso di "fare proprio") non parli di interazione fra due culture diverse, ma di qualcos’altro. Che ho ritenuto - e continuo a ritenere - prossimo ad un’idea di assimilazione culturale.

    So che l’imam di Firenze ha parlato di questo progetto nei termini che il commentatore ha ben descritto, ma questo non mi basta perché anche io, come fruitore dell’architettura di una città, sono parte in causa; non lo sono solo gli islamici. Non è che, siccome va bene a loro, deve per forza andare bene anche a me, mi spiego ?

    Al contrario io mi sento privato, da questo progetto, di un’ipotetica immagine nuova derivante dall’incontro delle due culture diverse; frutto dell’incontro. Un’immagine nuova che, nella mia aspettativa, avrebbe potuto dare il suo contributo al futuro di questa città. Un’immagine nuova che non c’è, a mio parere, e la cui assenza mi provoca un disagio, una delusione. Come un’occasione mancata, per intendersi.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 11 novembre 2011 12:34
    Fabio Della Pergola

    L’impaginazione è stata corretta. Ora va bene e ringrazio la redazione per il tempestivo intervento.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 11 novembre 2011 11:24
    Fabio Della Pergola

    Per un errore di impaginazione di cui non sono responsabile, la foto iniziale è relativa alla Sinagoga di Firenze, mentre il progetto della moschea, a firma dell’architetto David Napolitano è nei documenti allegati

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 5 novembre 2011 00:21
    Fabio Della Pergola

    Ha ragione; il rapporto Palmer è stato contestato sia da Israele che dalla Turchia e dalle altre organizzazioni interessate. Resta il fatto che è, per quanto mi risulta, l’unica voce degli organismi internazionali ufficiali in merito alla vicenda della Mavi Marmara. Almeno per ora. Poi vedremo come si esprimerà la Corte Penale Internazionale.

    Non so se questa vicenda sia unica nella storia, ma il diritto internazionale, per quanto ne so, non fa distinzioni tra nazioni in conflitto ufficialmente dichiarato ed “entità belligeranti”. Dove per “entità” il rapporto Palmer considera anche il governo di Hamas, affermando “The Israeli report to the Panel makes it clear that the naval blockade as a measure of the use of force was adopted for the purpose of defending its territory and population, and the Panel accepts that was the case”. 

    Insomma il fatto che Israele non riconosca Hamas (né che Hamas riconosca Israele peraltro) non pare significativo dal punto di vista giuridico in merito al blocco navale.

    Non ricordo invece se effettivamente l’attività di fermare naviglio sia cominciata prima dell’inizio ufficiale del blocco nel 2009 o solo dopo. La cosa non è irrilevante perché in mancanza di un blocco navale ufficiale si tratterebbe effettivamente di "pirateria", mentre chi la chiama così adesso fa polemica politica, ma è fuori dal seminato giuridico.

    Il fatto che si sia d’accordo che la forzatura del blocco da parte della terza Flotilla sia una provocazione è già qualcosa. Provocare è legittimo, forzare il blocco però non lo è. E il rischio alla fine è che succeda qualcosa. Dopodiché saremmo tutti di nuovo a battibeccare sui cattivi israeliani e sulle inutili provocazioni dei “pacifisti”. Non a parlare della popolazione di Gaza, che nel frattempo potrebbe ricostruire società, cultura ed economia contando sulle nuove aperture egiziane. Sarebbe una politica migliore che non continuare a provocare Israele (che non mi pare porti tanto bene).

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