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Gesti e parole

“Siete stati gesto, non parole” dice Luciana Litizzetto a proposito dell’azione (il gesto) della Flotilla. E implicitamente della grande manifestazione a suo sostegno.

Le parole poi servono comunque per analizzare e comprendere cosa è successo, e soprattutto che senso ha avuto questo, indubbiamente significativo, movimento di folla.

Che fosse animato per la maggior parte da spirito umanitario è indubbio. Che ci sia qualcosa da indagare meglio, anche.

Come ho già detto in altre occasioni quel “qualcosa” è l’annullamento pervicace delle vittime (innocenti) israeliane, quelle del 7 ottobre e quelle, vive o morte, che costituiscono ancora arma di ricatto per i tagliagole islamisti, cioè gli ostaggi.

Se il gran gesto che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone avesse compreso anche le bandiere israeliane – almeno virtuali, cioè delle parole, non necessariamente i vessilli veri e propri, che ricordassero le vittime del 7 ottobre e gli ostaggi – il senso di quella manifestazione sarebbe stato dirompente. Dirompentemente innovativo proprio perché inclusivo e quindi politicamente liberatorio. Significativo di quel cambiamento di paradigma capace di aprire una breccia nel muro contrapposto delle due ragioni (e dei due torti).

Quel muro che, in Medio Oriente, vede il braccio di ferro tutto muscolare, tra estremisti speculari: i tagliagole islamisti che perseguono la loro visione di una Palestina libera “dal fiume fino al mare” e quella dei coloni messianici che, libro sacro in una mano e mitra nell’altro, pretendono il diritto esclusivo su tutto il territorio in nome della Grande Israele, sostenuti dal governo.

È lo stato attuale, da diciassette anni esatti, che domina la scena. Da quel settembre 2008 in cui l’ultimo governo israeliano centrista (nato per volontà di Ariel Sharon sull’onda del ritiro da Gaza da lui voluto) offrì alla leadership dell’ANP un piano di pace che accoglieva gran parte delle richieste palestinesi. Abu Mazen nemmeno rispose, ma non avrebbe dovuto “uccidere quell’occasione così importante” (parole di Sari Nusseibeh) perché le conseguenze penalizzarono il governo che le aveva proposte. Lo spostamento verso una destra securitaria, che peraltro era già in atto nell’opinione pubblica israeliana, trovò un motivo valido per affermarsi nella (ottusa) non-risposta palestinese.

Il muro contro muro che ne è seguito ha portato infine alla tragedia del 7 ottobre e alla successiva guerra a oltranza contro Hamas.

E quel muro contro muro si è riproposto nel gesto della Flotilla e nella manifestazione successiva proprio perché non ha voluto aprirsi alla possibilità terza: quella di comprendere tutte le vittime nel proprio cordoglio e quindi, virtualmente, entrambe le bandiere sventolate nei cortei. Quello che sarebbe il vero gesto di rottura dello stato di cose presente, quello che contrasterebbe lo scontro implacabile tra due estremismi, non è stato compiuto. Il contenuto umanitario di quel corteo è stato inficiato da un annullamento: le innocenti vittime israeliane sono state “poste nel nulla” come recita lo statuto di Hamas a proposito di Israele. E lo slogan che ripropone l’ideologia di Hamas – “Palestina libera dal fiume fino al mare” – è quello che è risuonato in tutti i cortei.

C’è da stupirsi se poi è apparso uno striscione, non contestato da nessuno se non a posteriori, quando è troppo tardi e troppo ridicolo per farlo, che inneggia al 7 ottobre come atto di resistenza?

Non è quello che dicono certe figure simboliche del mondo antisionista come Judith Butler (a cui si riferisce il mondo LGBTQ+ e le femministe del #metoo) o Moni Ovadia (l’ebreo “buono” proprio in quanto antisionista)?

Non è quello, in buona sostanza, che ripete, pur criticandone le modalità operative, Francesca Albanese quando afferma che l’azione del 7 ottobre fu un "atto di ribellione alla potenza occupante". Siamo “ai compagni che sbagliano”, ma pur sempre compagni.

In sintesi: siete stati gesto, ma vi sono mancate le parole per essere gesto davvero umano. Perché l’umanità che annulla non è umanitaria. Peccato.

Foto: Rete dei Comunisti 

Originale in: photos/retedeicomunisti

Licenza: Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.0 Generico (CC BY-NC-SA 2.0) 

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