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Doriana Goracci

Doriana Goracci

Sono una blogger in copy left da molti anni e mi piace impegnare parte del mio tempo nel giornalismo partecipativo, usando il cestino-come mezzo- per raccogliere quelle piccole e preziose cronache di vita, spesso sotto traccia.

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  • Primo articolo giovedì 08 Agosto 2009
  • Moderatore da giovedì 09 Settembre 2009
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Ultimi commenti

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.24) 9 gennaio 08:12
    Doriana Goracci

    a distanza di 10 anni: Una vasta operazione dei carabinieri di Reggio Calabria, coordinata dalla Procura di Palmi, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare a carico di numerose persone ritenute responsabili, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L’inchiesta ha colpito una rete di caporali, composta da cittadini extracomunitari di origine centrafricana all’epoca dei fatti domiciliati nella baraccopoli di San Ferdinando e a Rosarno, i quali, in concorso con i titolari di aziende agricole e cooperative del settore della raccolta e della vendita di agrumi nella Piana di Gioia Tauro, erano dediti alle attività di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di braccianti agricoli extracomunitari, a anche al favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione di donne africane.
    Erano costretti a lavorare 10-12 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcuna protezione individuale, a 2-3 euro l’ora i braccianti extracomunitari sfruttati dalla rete di caporali, anch’essi extracomunitari, con la complicità di imprenditori agricoli operanti nel settore della raccolta e vendita di agrumi nella piana di Gioia Tauro, sgominata stamani dai carabinieri con il coordinamento della Procura di Palmi. Un’operazione che,
    per la prima volta, è scaturita dalla denuncia di un migrante che ha trovato la forza di denunciare i suoi sfruttatori. Complessivamente i carabinieri, in esecuzione di un’ordinanza del gip, hanno arrestato venti persone - 13 in carcere e 7 ai domiciliari - e notificato 9 tra obblighi di dimora, divieti di dimora e obbligo di presentazione alla pg. Tra gli arrestati figurano 13 caporali 7 imprenditori agricoli ai domiciliari, oltre ad altri 2 con obbligo di dimora, 1 con divieto di dimora e 1 con obbligo di presentazione alla pg.Ansa http://www.ansa.it/calabria/notizie/2020/01/08/migranti-sfruttamento-lavoro-nero-e-prostituzione-arresti_b2afc6d3-bffb-4176-ab27-666a75a564e5.html

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.246) 4 gennaio 13:26
    Doriana Goracci
    La giornata di sabato promette di essere "lunga" e difficile, ha detto il capo dei pompieri dello Stato del Nuovo Galles, Shane Fitzsimmons. Le condizioni meteorologiche rischiano infatti di peggiorare durante il fine settimana con oltre 40 gradi centigradi attesi e accompagnati da forti venti che potrebbero rendere il lavoro dei pompieri e delle squadre di soccorso ancora più difficile.

    Sulla costa orientale dell’Australia gli incendi boschivi sono fuori controllo mentre i vigili del fuoco, che lottano per salvare vite e case, pronosticano che il peggio deve ancora venire. In serata nello stato del Victoria ci sono 16 incendi considerati emergenze e nel Nuovo Galles del Sud le emergenze sono 12, ma ci sono almeno altri cento focolai attivi nei due stati. Nuovi incendi si sono accesi, altri hanno rotto le linee di contenimento."Ci aspetta una lunga notte e il peggio deve ancora arrivare" ha detto la premier del Nuovo Galles del Sud Gladys Berejiklian. "La situazione è molto volatile".

    L’ufficio meteo australiano ha detto che la situazione peggiora rapidamente, con forti venti da sud che si scontrano con le colonne di fumo degli incendi scatenando mini tornado di fiamme che vanno ad accendere nuovi focolai.

    Le autorità temono che la situazione sia peggiore di quella di Capodanno, quando le fiamme hanno costretto migliaia di abitanti e turisti a cercare rifugio in spiaggia. Nel Victoria, il premer Daniel Andrews ha detto che il lavoro dei vigili del fuoco è facilitato dal fatto che i resistendi hanno obbedito in massa all’ordine di evacuazione. Il bilancio dei danni non sarà possibile prima di domenica.Il primo ministro Scott Morrison ha detto che il bilancio delle vittime degli incendi da settembre a oggi è di 23. Dodici persone sono morte solo questa settimana. Morrison ha annunciato una misura senza precedenti: il richiamo di tremila riservisti dell’esercito per lottare contro le fiamme, mentre il governo dispiegherà una terza nave militare per fornire aiuti umanitari alle gente in fuga. Il servizi incendi del Nuovo Galles del Sud ha lanciato un allerta inquietante e chi non è già fuggito dalle aree a rischio: "è troppo tardi per andarsene, cercate riparo dalle fiamme".

    Nell’annunciare il ricorso ai riservisti Morrison ha detto che la decisione si traduce in un maggior numero di uomini sul terreno, un maggior numero di aerei impegnati a combattere le fiamme e un maggior numero di navi per le operazioni di soccorso. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Australia-continuano-gli-incendi-migliaia-di-evacuati-arrivano-3000-riservisti-e81091fd-6954-490a-97ac-22752d488e26.html

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.232) 29 dicembre 2019 15:55
    Doriana Goracci

    a distanza di 3 anni da questo mio post è obbligo fare questo aggiornamento: A 45 mesi dall’assassinio della leader indigena del COPINH, uccisa da sicari a colpi d’arma da fuoco nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2016, un’inchiesta dell’Intercept ha ricostruito i meccanismi di comunicazione dietro la costruzione del delitto. Coinvolti anche i vertici di DESA, la società legata al progetto idroelettrico Agua Zarca, un’infrastruttura che andrebbe a stravolgere il rio Gualquarque

    L’omicidio di Berta Cáceres, la leader indigena del COPINH, in Honduras è stato pianificato dai vertici di DESA. A 45 mesi dalla morte della donna, assassinata da sicari a colpi d’arma da fuoco nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 2016, nella sua casa della cittadina de La Esperanza, nel dipartimento di Intibucà, è un’inchiesta dell’Intercept a ricostruire i meccanismi di comunicazione dietro la costruzione del delitto. È stata scritta dalle giornaliste Danielle Mackey e Chiara Eisner, che chiamano in causa i vertici di DESA, la società interessata alla costruzione del progetto idroelettrico Agua Zarca, un’infrastruttura che andrebbe a stravolgere il rio Gualquarque, e la vita della comunità indigene di etnica lenca affiliate al COPINH e che vivono intorno alle sue rive.

    Cáceres, che era la coordinatrice generale dell’organizzazione, guidava le proteste contro la costruzione della diga, un impegno che nel 2015 l’aveva portata a San Francisco, negli Stati Uniti, per ricevere il prestigioso Goldman Prize: meno di un anno prima di essere uccisa, Cáceres era stata riconosciuta come ambientalista dell’anno per l’America Latina.

    Secondo l’inchiesta dell’Intercept, che ha potuto analizzare decine di messaggi scambiati in chat Whatsapp da alcuni dirigenti di DESA e dai sicari condannati nel dicembre del 2019 fino a 50 anni di cercare per l’omicidio, la morte di Berta Cáceres venne pianificata utilizzando un sistema di comunicazione a compartimenti, secondo un modello tipico dell’intelligence militare, da cui provengono alcuni dei membri del gruppo. Tra i due gruppi un unico elemento di contatto, Douglas Bustillo, capo della sicurezza di DESA e tenente in congedo dell’esercito hondureño, che almeno dal mese di marzo del 2015 era in contatto con un capo dell’intelligence dell’esercito, Mariano Díaz. “Entrambi sono stati condannati per aver coordinato l’omicidio Cáceres”, annotano le giornaliste dell’Intercept.

    Bustillo, a sua volta, era in contatto con il presidente di DESA, Roberto David Castillo Mejía. Castillo è stato arrestato il 2 marzo del 2018, ed è l’unica persona ad oggi accusata di aver pianificato l’omicidio. Dopo due anni, però, non s’è ancora svolta l’udienza preliminare sul caso. Il telefono di Castillo era inserito all’interno di una lista Whatsapp il cui oggetto è “Seguridad PHAZ” (dove PHAZ significa Proyecto Hidroeléctrico Agua Zarca), al quale erano iscritti anche i leader dell’impresa. I messaggi scambiati in questa lista, letti dalle giornaliste di The Intercept, mostrano come i leader dell’impresa abbiano utilizzato questo sistema per parlare della propria capacità di influenzare l’atteggiamento delle autorità nazionali, della polizia, dell’esercito e dei mezzi di comunicazione contro il COPINH e la sua leader Berta Cáceres.

    Alla chat “Seguridad PHAZ” erano iscritti oltre a Castillo anche Daniel Atala Midence, direttore finanziario di DESA, e due membri del direttivo, José Eduardo Atala Zablah e Pedro Atala Zablah. I tre fanno riferimento alla famiglia Atala Zablah, di origine palestinese, una delle più importanti del Paese, con un passato di incarichi nel governo hondureño e all’interno di istituzioni finanziarie come la Banca centroamericana di integrazione economica (BCIE). “Tenere gli assassini lontani, senza alcun contatto diretto, con i leader dell’impresa non è casuale: i più alti funzionari di DESA sono parte di una delle famiglie più potenti del Paese”, l’obiettivo era chiaramente far in modo che questi vincoli non emergessero mai.

    Qualcosa è cambiato il 2 dicembre del 2019, quando a un anno dalla condanna è stata letta la sentenza nei confronti di Elvin Heriberto Rápalo Orellana, Edilson Duarte Meza, Óscar Arnaldo Torres Velásquez, Henry Javier Hernández, Mariano Díaz Chávez, Sergio Ramón Rodríguez e Douglas Geovanny Bustillo, coloro che avevano partecipato all’operazione che ha portato alla morte di Berta Caceres e al tentato omicidio di Gustavo Castro Soto, attivista e ambientalista messicano, che si trovava nella casa de La Esperanza con lei. Le pene comminate vanno dai 30 ai 50 anni di carcere.  

    Nel leggere la sentenza, i giudici hanno ricordato che dirigenti di DESA hanno realizzato azioni per “pianificare la morte della signora Cáceres”, segnalando anche che il piano fu realizzato “con la consapevolezza e l’appoggio” della dirigenza di DESA. Ecco perché il 2 dicembre di fronte al tribunale di Tegucigalpa, la capitale del Paese, c’era una manifestazione di protesta del COPINH, che protestava non solo per gli undici mesi di incredibile ritardo nella pubblicazione della sentenza ma per ricordare, con un messaggio semplice quanto efficace, che “l’impunità non termina con una sentenza”, seguito da un hashtag: #castigoalosAtala, devono essere condannati anche gli Atala. Il COPINH ha promosso una petizione online, per raccogliere firme intorno alla richiesta di giustizia per Berta (qui l’appello in italiano, tradotto dal Collettivo Italia Centro America).

    Il messaggio e la richiesta della famiglia di Berta e del COPINH si ritrovano anche nel comunicato stampa di tre deputati degli Stati Uniti d’America, Hank Johnson, Jan Schakowsky e Mark Pocan, firmatari del “The Berta Cáceres Human Rights in Honduras Act”, una legge in discussione che chiede la sospensione dei finanziamenti USA alla Repubblica di Honduras per le operazioni militari e di polizia. Scrivono i deputati statunitensi: “Una vera giustizia esige il giudizio e la condanna di tutti i responsabili dell’omicidio, compresi i vertici di DESA, coloro che hanno pianificato e finanziato il complotto”.

    https://altreconomia.it/berta-caceres-desa/

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.12) 16 dicembre 2019 13:42
    Doriana Goracci

    ve ne avevo parlato in questo post il 14 dicembre di Extinction Rebellion ed eccoli in azione oggi a Roma, la notizia con foto è sull’ Ansa:

    Gli attivisti e le attiviste di Extinction Rebellion (XR) hanno dato vita ad una singolare azione di protesta simulando la morte drammatica per affogamento al laghetto dell’EUR, davanti al palazzo dell’Eni. «Questo è il presente e sarà il futuro per milioni di persone nel mondo se non agiamo ora per fermare il collasso climatico e ambientale che sta travolgendo il pianeta» dichiara il gruppo XR di Roma in una nota.I giovani di XR chiedono al Governo di "agire ora e di dare immediata applicazione alla mozione che riconosce l’Emergenza climatica appena approvata dal Parlamento, affinché non rimanga un mero atto simbolico, eliminando sin da subito i sussidi pubblici all’industria del fossile che mette a repentaglio la vita umana". «Non abbiamo più tempo. Per ottenere dai governi cambiamenti radicali sono necessarie azioni radicali -continua la nota di Extinction Rebellion Roma - siamo qui per denunciare l’immobilismo delle istituzioni e coinvolgere l’opinione pubblica su un problema drammatico che necessita un’azione immediata».
    L’innalzamento del mare combinato con altri fenomeni climatici estremi, ricordano, "aumentano senza precedenti la frequenza di eventi catastrofici, determinando danni a persone, animali e a interi sistemi produttivi. Nel solo 2019 in Italia si sono registrati 1.543 eventi estremi, dato tra i più alti in Europa. Dal secondo dopoguerra al 2018 le calamità naturali, terremoti esclusi, sono costate all’Italia quasi 160 miliardi di euro. Nonostante questo, l’Italia spende più 18 miliardi di euro l’anno in sussidi ai combustibili fossili. Il Decreto Clima approvato comporta misure assolutamente insufficienti per mantenere il riscaldamento medio globale entro 1.5°C. La riduzione di emissioni pianificata porterebbe a un aumento di temperatura compreso tra 2 e 3°C, il doppio della soglia di sicurezza stabilita dall’accordo di Parigi. Oltre 1 miliardo di persone che, nel mondo, vive vicino alle coste sarebbe costretto ad abbandonare la propria casa divenendo a tutti gli effetti migrante climatico. In Europa si stimano circa 86 milioni di persone a rischio. In Italia, così come nel resto della fascia mediterranea, il 70% della popolazione vive nella zona costiera. l’Italia inoltre si sta scaldando più velocemente della media globale e di altre terre emerse del pianeta. Nel 2018 ha raggiunto un nuovo record di temperatura media annuale con +1.71°C. Venezia, il Polesine, con il delta del Po e parte della pianura padana rischiano di scomparire a causa del surriscaldamento del pianeta. Per porre fine a questo drammatico stato di cose, Extinction Rebellion chiede con forza ai governi: "1. VERITÀ SULLA SITUAZIONE Che il governo dichiari l’emergenza climatica e ecologica e informi compiutamente la popolazione sul collasso climatico in corso. 2. AZIONE IMMEDIATA Che si fermi la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità e si portino allo zero netto le emissioni di gas serra entro il 2025; 3. OLTRE LA POLITICA Che il governo costituisca e sia guidato dalle decisioni di un’assemblea di cittadini/e sulle misure da attuare e sulla giustizia climatica ed ecologica".

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.66) 15 dicembre 2019 10:39
    Doriana Goracci
    OGGI DOMENICA 15 DICEMBRE SAPREMO CHE FINE HA FATTO COP25 E IL CLIMA DA DIFENDERE...
    ED ECCO LE ULTIME NOTIZIE RAGGRANELLATE E MESSE A COMMENTO DEL MIO POST che non ha incontrato pressochè nessun successo e riscontro ma non è questo l’importante...
    "...Madrid Potrebbe concludersi con un bel nulla di fatto. Un rinvio velato da tante scuse sospette. lavori della COP25 alla presenza di 196 rappresentati di Stato, 2mila e cinquecento delegati e centinaia di interventi e decine di seminari è un fallimento globale, proprio come il problema del clima impazzito. Mentre chiudiamo l’articolo, ieri notte a Madrid la COP25 procedeva a oltranza per approvare un accordo che giustifichi questo mastodontico, costoso e dispendioso, circo mondiale. E proprio nell’anno della grande campagna ambientalista su scala mondiale.I co-invitati alla Conferenza dell’Onu, dopo undici giorni di chiacchiere (cui se n’è dovuto aggiungere un altro per tentare di arrivare a un accordo), allo scadere della mezzanotte di sabato erano ancora a lavoro per salvarsi la faccia. Gli scenari a questo punto sono quelli di una possibile intesa per un rinvio alla COP2020 di Glasgow o la produzione di un testo finale che in ogni caso sarebbe molto poco credibile e debole, senza la firma di Cina e Stati Uniti, i due Paesi che più inquinano. http://www.ilgiornale.it/news/politica/cop-25-documento-finale-rischia-saltare-summit-mondiale-sul-1799278.html
    «Un anno e mezzo fa, non parlavo con nessuno a meno che non dovessi farlo per forza. Ma ora ho trovato una ragione per parlare» ha esordito Greta Thunberg l’11 dicembre, nel suo discorso davanti ai delegati di tutto il mondo riuniti alla COP25 di Madrid. «Da allora, ho fatto molti discorsi e ho imparato che quando si parla in pubblico, bisogna iniziare con un fatto personale o emotivo per attirare l’attenzione. Dire cose tipo, "la nostra casa è in fiamme", o "voglio che abbiate paura" o "come osate". Ma oggi non lo farò, perché poi quelle frasi sono l’unica cosa su cui ci si concentra. Le persone non ricordano i fatti, che sono l’unica ragione per cui ho deciso di dire quelle frasi, e non abbiamo più tempo per ignorare la scienza Il pericolo più grande non è la mancanza di azione. Ma è quando i politici e gli amministratori delegati fanno finta che stia accadendo qualcosa di reale, mentre in realtà non sta accadendo nulla, a parte un abile lavoro di contabilità e di pubbliche relazioni»».