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Doriana Goracci

Doriana Goracci

Sono una blogger in copy left da circa dieci anni e mi piace impegnarmi appena possibile nel giornalismo partecipativo, usando il cestino come mezzo non per scaricare le notizie inutili ma quelle piccole e preziose e spesso sotto traccia.

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  • Primo articolo giovedì 08 Agosto 2009
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Ultimi commenti

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.219) 24 febbraio 18:55
    Doriana Goracci
    Aggiornamento anche se non mi piace affatto: Caporalato.Segregati,picchiati 2 romeni
    Un uomo e una donna, di nazionalità romena, sono stati soccorsi alla fermata di un bus, a Taranto, dove erano stati abbandonati da un caporale. I due sarebbero stati segregati in un casolare, insieme ad altri 5 connazionali che hanno presentato denuncia nei giorni scorsi. Sarebbero stati picchiati solo per aver chiesto il salario. Uno dei due è stato portato in ospedale, dove gli sono state diagnosticate fratture multiple al volto.
    http://www.rainews.it/dl/rainews/ar...
  • Di Doriana Goracci (---.---.---.191) 23 febbraio 10:04
    Doriana Goracci

    grazie per questo documento...Aggiungo un ricordo ritrovato che scrissi nel settembre del 2006:

    Buongiorno Silvia!

    Silvia Baraldini da stamattina , anzi diciamo da ieri sera è libera. Non so attraverso quali meccanismi giudiziari abbia potuto beneficiare dell’indulto, sicuramente ci sono e ci saranno polemiche in merito al provvedimento.Ho appreso la notizia attraverso il telegiornale, la mostrava in foto di repertorio, perchè si dicevano "sguarniti" di immagini recenti.

    Allora vi dico che Silvia è una di noi, una di quelle che se incontri il suo sguardo, rimani acchiappato. Gli occhi chiari ma penetranti, non è molto alta, non è affatto magra anzi, riesce a destreggiarsi su un ciclomotore o una vespa, ha una bocca che sorride, il tono della voce dolce e deciso. Le prendono strane ansie di sapere se ha fatto bene le cose, il suo lavoro. Una che ha paura di far tardi, di non essere trovata a casa. Una che la inviti e dice sempre di no, anche se, "se ne muore di venirci in quel posto"...

    Brindo a Silvia con il caffè macchiato ora che sono le 7 della mattina, nel momento che più mi piace, quello del risveglio, di essere tra le pareti di casa e sapere che poi potrò uscire fuori, LIBERA. Cara Silvia, non hai più "pretesti", ti aspettiamo.

    Doriana Goracci

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.191) 23 febbraio 09:22
    Doriana Goracci

    credo sia il caso di fare un signor Aggiornamento a questo mio post e ringrazio Nicola Zingaretti pubblicamente: Due dirigenti medici saranno assunti al San Camillo per garantire il rispetto della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. È stato il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, a volere il concorso che ora si è concluso per fronteggiare l’assenza di ginecologi non obiettori in uno dei maggiori ospedali di Roma. Una decisione che il governatore ha preso nonostante le resistenze politiche e del mondo sanitario e nonostante i ricorsi al Tar, ma contro cui adesso tuona la Cei: «Snaturato l’impianto della legge 194». Contro la Conferenza episcopale si schiera il Pd. «La Cei - attacca Laura Garavini, dell’Ufficio di presidenza del gruppo dem alla Camera - entra a gamba tesa nella sacrosanta attuazione della legge 194, che il presidente della Regione Lazio vuole garantire. La decisione di Nicola Zingaretti non snatura affatto la legge ma, al contrario, la attua. Proprio ciò che dovrebbe essere fatto in tutte le Regioni del nostro paese, dove non sempre le donne possono esercitare il diritto stabilito da una legge che tutti riconoscono come equilibrata e di grande buonsenso anche nella prevenzione degli aborti».

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.224) 15 febbraio 10:08
    Doriana Goracci

    io non ho capito il soggetto, chi va fermato e punito, gli ignoranti,i faziosi e i pericolosi...Gli studenti? Gradirei che me lo chiarisca. In ogni caso le copio quanto ho risposto su FB e qui pubblicato alla signora Gisella Rossi

    ci sono Gisella, ci sono comunicati della "controparte" che è davvero risicata numericamente perchè non sono tanti quelli che si possono permettere di fare occupazioni autogestioni e lotta...365 giorni su 365. Questa biblioteca è universitaria e non comunale, si suppone quindi frequentata da universitari che hanno avuto la possibilità di andare fino alle 24 che me la sognavo da ragazza quando facevo la commessa per otto ore al giorno e mi sarei giocata lo stipendio per comprare le dispense volute dai professori e i loro testi...Nella maggior parte delle biblioteche esistono controlli e metodi per mettere in sicurezza quanto contenuto e fruito da chi...Penso che tutte queste chiacchiere che sono nate, vengano da ogni parte che come fiuta aria di (schifosi) pestaggi cappucci e autonomia corre con le telecamere e quanto gli è possibile per attizzare ceneri del passato.Io ho voluto solo portare la testimonianza di una lavoratrice che aveva esternato sul suo diario la sua posizione, con molta franchezza che dispiace alla maggior parte...L’ho trovata importante perchè questa signora c’è tutti i giorni. Poi il mio parere non conta niente, conta e lo spero che chi voglia possa riprendere il suo cammino di studio, serenamente perchè è un diritto la cultura e non è certo un tornello che lo disturba.
  • Di Doriana Goracci (---.---.---.17) 9 febbraio 14:15
    Doriana Goracci

    Grazie! Ti rispondo con un’altra lettera di una ragazza Veronica Andrea Sauchelli, fotografa di 25 anni

    "Un giovane uomo si suicida perché non ha il lavoro che desidera e scoppia l’urto di accuse. Ovviamente la maggior parte sono commenti alla "governo ladro", "sistema bastardo" e "povera vittima". Non voglio tentare neanche per un secondo di commentare il gesto di chi se n’è andato perché non ne ho né il diritto né l’interesse.
    Quello che mi preme dire, invece, è che io non mi sento follemente arrabbiata solo con un "sistema" generico, impersonale, intangibile; io mi sento arrabbiata col sistema reale, e mi dispiace sottolinearlo, ma del sistema reale fanno parte anche tutti quei miei coetanei che adesso puntano il dito verso un responsabile invisibile. Siamo tutti responsabili. Tutti: dal primo all’ultimo, e non solo chi arriva nei palazzoni con le auto blu.
    Partecipo più o meno attivamente alla vita di questo Paese da quando avevo 15 anni, ora ne ho venticinque e sono già stanca, amareggiata e stufa. Non dalla classe politica, ma dalla mia generazione. Sì, lo sono anche dalla prima categoria, però da quella te l’aspetti, dalla seconda no. Ero rappresentante del mio liceo e organizzavo conferenze a cui non veniva nessuno perché "meglio i tornei di calcetto e pallavolo". Alle manifestazioni talvolta un po’ di gente c’era, ma il più delle volte per saltare scuola o per vivere un pizzico di quell’atmosfera sessantottina di cui abbiamo sentito solo parlare. Poi sono cresciuta ed ho iniziato ad andare all’università e ad altri incontri pubblici: sulla questione dell’acqua, conflitti vari, giornalismo, crisi giovanile, complesso di Telemaco, Costituzione italiana… indifferente l’argomento, c’era sempre una sola costante: ero l’unica (o quasi) a non avere la testa grigia. I miei coetanei non ci sono mai, li si vede in massa solo quando c’è da fare aperitivo.
    Al festival di Internazionale ho assistito ad un incontro sul (non) futuro giovanile in cui l’attempato relatore si è consumato in un sentitissimo mea culpa perché loro, i nostri nonni, ce l’hanno rubato, il divenire. Beh, questa frase fatta - che ormai si sente troppo spesso - sortisce come unico effetto quello di assecondare il nostro volerci sentire vittime. Magari in parte lo siamo, ma non possiamo usare questo come scusa per redimerci dalla responsabilità di costruire quello che vogliamo. Non abbiamo una coscienza sociale, questo è il vero problema. Ognuno è a testa china sulla propria strada, in mezzo a smartphone, ambizioni, menefreghismo e bicchieri di vino. È una grossa generalizzazione, sicuramente, ma che siamo imbottiti di un individualismo spesso quanto le nostre speranze è innegabile.
    Spesso ho fatto la pendolare coi miei colleghi di studio, ed è stato sempre un penoso lungo viaggio fatto scivolando sulla superficie delle cose. Uno solo l’argomento di conversazione, puntuale: l’esame e la mole di studio. Non riesce a preoccuparsi d’altro se non dei suoi problemucci quotidiani, questa nuova maggioranza; compresa la più istruita, "l’élite". Gente che anche quando si lamenta perché il libro scritto (e inflitto) dal professore non è nemmeno in italiano corretto e a studiarlo ci si sente presi per il sedere, sorride compiacente all’autore perché c’è un voto da portare a casa. Come si può pretendere da un insieme di persone incapace d’unirsi anche solo per ottenere un libro dignitoso da studiare, che sappia creare una forza sociale in grado di far valere i propri diritti.
    Una persona molto cara a me (laureata) aveva trovato un posto in cui veniva pagata cinque euro l’ora (in nero) come responsabile di sala, e se avesse voluto bere o mangiare qualsiasi cosa avrebbe dovuto pagarlo a prezzo intero. «Non andateci», ho detto ad alcuni amici «non dobbiamo sostenere il nostro sfruttamento», «mi dispiace, ma la birra lì è buona!», mi hanno risposto. Stesso tipo di risposta quando ho riportato il medesimo suggerimento per un’altra situazione analoga di sfruttamento vaucheriano giovanile, «ma non sta sfruttando mica me!», già. Non oggi, non lì.
    Quindi la riflessione prima ancora che ai poteri forti spetta a noi. Noi abbiamo la forza fisica, mentale e anagrafica per proporre e reggere uno scontro tangibile con questa realtà. La società non si fa da sola, e in questo momento noi giovani stiamo lasciando che subisca se stessa. Noi abbiamo il diritto e il dovere di partecipare, di creare un tessuto, al posto di un pettine di fili paralleli, destinati a non incontrarsi mai. Siamo noi che ci stiamo annegando a vicenda in un assordante silenzio di contenuti. Siamo noi che dobbiamo (ri)costruire per primi un ambiente vitale, vivace, fatto di braccia salde e responsabili. Chi altri sennò? La cosa pubblica non si fa da sé. Michele s’è ammazzato da solo eppure l’abbiamo ammazzato un po’ tutti, col disinteresse, la critica altero-diretta e l’incapacità di essere un gruppo. Sinergia, questa dovrebbe essere la parola d’ordine per arrivare tutti da qualche parte. Sempre che ci interessi."

    (Veronica Andrea Sauchelli è una fotografa di 25 anni di Udine. Ha inviato questa lettera a L’Espresso che l’ha pubblicata con il suo consenso)