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Le centrali nucleari in Italia. Il caso del Garigliano (Seconda Parte)

Quale era il contesto in cui fu realizzata la prima centrale elettronucleare italiana? Quali erano le tecnologie disponibili all'epoca? Dove sono stati trasferiti i rifiuti nucleari della centrale del Garigliano? Quali sono state le conseguenze per la popolazione del “cratere nucleare”?

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La centrale del Garigliano

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La centrale nucleare del Garigliano iniziò il suo funzionamento commerciale nel giugno 1964, ottenendo però solo nel 1967 la “licenza di esercizio”; per tre anni quindi è stata abusiva.

Nel periodo compreso tra il 1968 ed il 1975, per produrre maggiore energia, l'Enel sostituì 72 delle 208 barre di Uranio della nocciolo del reattore con barre di Plutonio (tempo di dimezzamento 24mila anni, dose letale 1/10 di milligrammo).

Il camino della centrale del Garigliano, in funzione, immetteva nell’atmosfera 120.000 metri cubi di sostanze aeriformi ogni ora. L'espulsione del vapore nell'aria veniva trattata dai filtri posti alla base del camino. Secondo la stessa Enel e l'Enea, i filtri erano efficaci al 99,97%. Il restante 0,03% veniva quindi espulso in stato non puro. Calcoli alla mano fanno quindi 36 metri cubi all'ora, moltiplicate per 15 anni, di sostanze venute a contatto con le barre di uranio arricchito nel reattore, liberate nell’aria e nell'ambiente circostante.

La centrale ha funzionato solo per 15 anni, appena 5 anni in più della coetanea centrale di Latina, collezionando almeno ben 12 incidenti documentati dagli antinuclearisti fino al 1978 (un altro, anche se di lieve entità, è documentato nei Kissinger's Cables di Wikileaks), quando la gestione è passata dall'Enel all'ENEA (Ente Nazionale per l'Energia Nucleare).

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A partire dal 1972, in base alla raccolta dati effettuata dagli attivisti locali, si noterebbe un progressivo aumento dei casi di cancro, leucemie e malformazioni congenite nell'area del “cratere nucleare”. Tra gli incidenti: nel 1972 e nel 1976, si verificarono l'esplosione del sistema di smaltimento dei vapori e gas incondensabili, con rottura dei filtri e rilascio di emissioni nell'atmosfera. Nel 1976 avvenne anche l'esondazione del fiume, un grave incidente che si ripeterà dopo la “chiusura” della centrale il 14 novembre 1980, quando il livello del fiume raggiunse metri 8.23. In entrambi i casi l'acqua del fiume Garigliano entrò nell'area della Centrale, costruita a pochi metri dalle sponde, fino ai locali dei depositi di rifiuti radioattivi e negli impianti di scambio ionico dei condensati.

Il novembre del 1980 fu un periodo drammatico anche perchè pochi giorni dopo l'esondazione, il 23 novembre, ci fu pure il terremoto dell'Irpinia, evento disastroso anche per la piana del Garigliano e che aumentò l'allarme sociale sulle conseguenze di un disastro nucleare. 

I depositi di condensazione, nella centrale BWR del Garigliano, erano degli impianti di filtrazione/demineralizzazione impieganti resine a scambio ionico, inseriti a bassa ed alta temperatura sulla chimica dell'acqua dei circuiti del condensato, prima che l'acqua venisse reimmessa nel fiume.

La procedura di trasferimento delle scorie radioattive nei due depositi, invece, avveniva a cielo aperto, e come acclarato dall'inchiesta condotta dopo l'eccezionale esondazione del 1980, i locali non avevano ricevuto nessun collaudo e non disponevano di pompe idrauliche, impiantate solo in seguito.

Nella relazione peritale dell'epoca redatta dai tecnici del CNEN si legge infatti: “i serbatoi T/10A e T/10B sono a cielo aperto. Tale situazione, tenuto conto che i tubi attrverso cui s'invia il concentrato sono eccentrici e che il condensato viene spinto a vapore, favorisce la formazione di spruzzi che possono depositarsi sul pavimento e sulle pareti dei locali; i serbatoi non sono posti in un “vassoio”, destinato a contenere perdite o lacrimazioni; il locale dei serbatoi che, fino a qualche tempo fa era scarsamente protetto dalla pioggia, ha mostrato di non possedere adeguata tenuta, prova ne sia che l'acqua è entrata ed è uscita sia nel corso della piena di novembre 1980, sia almeno in un'altra occasione" (si riferisce al dicembre 1976, N.d.r.)”.

Il problema delle scorie

L'assenza, tuttora, di un sito nazionale per il trattamento e la rigenerazione delle scorie radioattive, ha costituito per anni uno dei principali dubbi sul loro effettivo smaltimento, soprattutto durante il periodo di funzionamento della centrale elettronucleare del Garigliano (1966-1978).

Nel 1997 Greenpeace denunciò l'esistenza in Italia di un mercato clandestino dello smaltimento incontrollato di rifiuti, radioattivi e non, e l'esistenza di un network di operatori economici e finanziari, che con la collaborazione dei clan mafiosi, aveva tentato di smaltire illecitamente rifiuti nucleari e tossici nei paesi in via di sviluppo, oppure seppellendoli nei fondali marini.

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Jolly Rosso

La denuncia di Greenpeace, a cui seguì un rapporto della Legambiente, faceva riferimento ad alcune informazioni, confermate anni dopo da un pentito della 'ndrangheta, Francesco Fonti, che confermò che le mafie tra gli anni '80 e '90 erano solite acquistare “carrette del mare” non solo per traffici di armi, e droga, ma anche per il traffico sostanze tossiche e rifiuti nucleari, per poi affondarle nel mediterraneo ed al largo della Somalia con il loro carico.

L'episodio più clamoroso riguardò la nave Jolly Rosso della compagnia Ignazio Messina, una società che vantava già all'epoca ottimi rapporti commerciali con la Libia, l'Egitto ed il Libano, che venne trovata spiaggiata in Calabria, senza carico e senza equipaggio, il 14 dicembre del 1990. La nave era partita da La Spezia ufficialmente con un carico di tabacco e prodotti alimentari che però non fu rinvenuto dopo lo spiaggiamento.
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Cap. Natale De Grazia

 Lo smantellamento della nave fu eseguito dalla compagnia stessa, in fretta e furia, su ordine del PM Fiordalisi della procura di Paola. Il mistero su cosa trasportasse la nave, sui cui traffici stava effettuando un reportage Ilaria Alpi prima di essere uccisa in somalia con Marco Hrovatin, si è poi infittito quando, nel 2009, a trecento metri dalla spiaggia di Amantea dove si arenò la nave, è stata ritrovata una cava contenente materiali radioattivi.

 
Nel 2009 venne invece ritrovato, al largo di Cetraro, sempre in Calabria, il relitto di una nave che si ritieneva fosse la Cunski, e che la 'ndrangheta l'avesse affondato con un carico di fusti radioattivi. Sul ritrovamento, smentito frettolosamente dalle autorità, si aprì una inchiesta della magistratura, in seguito ad una denuncia della Legambiente. Durante le indagini morì misteriosamente il capitano di vascello Natale de Grazia, sulla cui vicenda è stato istituito un comitato che si batte per l'accertamento della verità.
 
Ilaria Alpi Dell'esistenza dei traffici di rifiuti nucleari, gestiti dalle mafie e provenienti dalle centrali italiane, non si è mai trovata conferma effettiva.

Per quanto riguarda le scorie attualmente esistenti in Italia, nell’ambito della strategia definita nei Piani Energetici Nazionali, fino al 1990, l’ENEL ha avviato al ritrattamento tutto il combustibile di Latina e parte di quello di Trino e del Garigliano. Nel 1999 è stata costituita la SOGIN (Società di Gestione Impianti Nucleari) che ha ereditato tutte le attività nucleari dell'ENEL, prima gestite dall'ENEA. La SOGIN ha ricevuto nel 2001 il mandato di esaurire i contratti di ritrattamento già stipulati (nel 1980) con l’invio al ritrattamento di ulteriori 53,3 t di combustibile; di stoccare a secco presso le centrali il combustibile residuo (circa 230 t), in attesa di smaltirlo nel deposito nazionale, non ancora istituito. La spedizione delle ulteriori 53,3 t è stata avviata nell’aprile 2003 e completata nel febbraio 2005.

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La Hague

Nel 2007 è stato firmato un contratto del valore di oltre 250 milioni di euro tra SOGIN (Italia) e la multinazionale francese AREVA (Ex Cogema) per il trattamento a Cap de La Hague, in Francia, del combustibile nucleare italiano. L'accordo per il trasferimento 220t di combustibili a base di uranio e 15t a base di MOX (ossidi misti di uranio e di plutonio) provenienti dalle ex centrali di Caorso, Trino e Garigliano (13t solo da quest'ultima), ha sbloccato una situazione che durava dal 1987 quando, dopo il referendum sul nucleare, le centrali furono chiuse e le scorie nucleari poste in trincea o interrate nelle centrali stesse. La Areva tratterà le scorie fino al 2025, quando i residui dovranno poi rientrare in Italia.

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Sellafield

Dal 1966, le scorie delle centrali italiane, non esistendo in Italia impianti e siti dove trattarle, rigenerarle o rendere meno dannosi i combustibili usati, venivano trasferiti alla centrale di Sellafield, in Gran Bretagna, specializzata per i combustibili dei reattori Magnox, dove venivano ritrattate, separando uranio e plutonio, e riconsegnate alle centrali italiane.

Inizialmente realizzata per rigenerare il combustibile a base di grafite delle centrali Magnox, per un totale di 800t annue, a partire dal 1976 la centrale di Cap de La Hague, in Francia, è stata messa in grado di trattare le barre di combustibile provenienti dalle centrali con reattori ad acqua leggera (LWR e MOX). La megastruttura impiega attualmente 6000 addetti su un'area di 300 ettari e gestisce la metà delle scorie nucleari mondiali prodotte.

Le operazioni di trasporto in passato, fino alla fine degli anni '80, avvenivano senza informare le popolazioni dei rischi connessi al trasporto di materiale radioattivo, oltre che con procedure sbrigative che in alcuni casi hanno provocato degli incidenti, come ad esempio quello avvenuto nel 1982, quando un contenitore su rimorchio ferroviario spedito dalla Germania, a partire dallo scalo San Lorenzo di Roma, dove era stato instradato su su gomma, perse per strada la bellezza di 9.000 litri di acqua con cobalto 58, cobalto 60, e manganese 54.

Pool FisherIl trasporto delle scorie nucleari verso Sellafield avveniva via mare, con le navi gemelle Stream Fisher e Pool Fisher della compagnia Fisher James & sons, principalmente lungo la rotta tra Civitavecchia, Anzio e Barrow. Le navi venivano utilizzate anche per trasporti non radioattivi, esponendo le merci al rischio di contaminazione radioattiva. La Pool Fisher fece poi naufragio nel 1979, nei pressi dell'Isola di Wight, fortunatamente con un carico di potassio. Nell'incidente morirono 13 membri dell'equipaggio.

Conseguenze dell'inquinamento nucleare

Sull'interamento dei rifiuti nucleari, in seguito alla chiusura della centrale, circa 3.000 mc di materiali a bassa e media intensità seppellitti a 50cm di profondità nel terreno dell'area della Centrale del Garigliano, la procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto, lo scorso dicembre, un fascicolo per distrastro ambientale. Nelle indagini, coperte ancora da segreto istruttorio, la Guardia di Finanza avrebbe sequestrato alla SOGIN i registri di scarichi liquidi ed aeriformi che sarebbero stati compilati a matita. Il nucleo sommozzatori ha invece prelevato dei campioni per le analisi nelle acque le fiume e della foce del Garigliano. 

Ad oggi, nessuno studio epidemiologico è stato fatto dal Ministero della Sanità per sapere cosa è successo realmente. Mentre gli ambientalisti sono in attesa dell'avvio del registro provinciale dei tumori.

Tra i pochi dati certi, va registrato il censimento dei vitelli nati tra il 1° gennaio 1979 ed 31 ottobre 1980, tra i quali emerge il dato che su 389 capi nati nell'area A, ovvero ad 1km di raggio dalla centrale, si verificarono 12 casi di maformazione (incidenza del 3%), contro i 6 casi su 745 (0,9%) della zona B (da 1 a 6km di raggio dalla centrale; ed 1 solo caso di defformazione su 1577, nella zona C (da 6 a 40 km di raggio). Nella zona A quindi il fenomeno registrato è 33 volte più elevato che nella zona C, 9 volte più elevato nella zona B rispetto alla C.

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Una relazione del 1983, sulle quattro campagne radiologiche condotte dall'ENEA tra il 1980 ed il 1982, su un'area di 1700 kmq, a firma dei ricercatori A. Brondi, O. Ferretti e C. Papucci dal titolo “Influenza dei fattori geomorfologici sulla distribuzione dei radionuclidi. Un esempio: dal M. Circeo al F. Volturno, documenta l’azione di contaminazione radioattiva, legata ai radionuclidi di cesio-137 e cobalto-60, dell’area del golfo di Gaeta a seguito dei rilasci degli effluenti liquidi della centrale del Garigliano conclude dicendo che le zone di massimo accumulo dei radionuclidi sono state individuate nell’area terminale del fiume Garigliano; per l’ambiente marino, nella fascia compresa tra le batimetrica 40-70 m e nell’interno del golfo di Gaeta.

 
La stessa relazione riportava che "le attività del Cesio137, nei primi due centimetri dei fondali antistanti il golfo di Gaeta, nelle aree di maggiore concentrazione, corrispondono a 7millicurie/kmq (259MBq/kmq)”, mentre gli "inventari di Plutonio 239,240 nei sedimenti erano particolarmente elevati (da 2 a 4 volte le deposizioni da fallout, pari a 81 Bq/mq a queste latitudini), sono stati rilevati nell’area fra le batimetriche di 30 e 50m”. Anche questi dati però vanno valutati tenendo conto che l'area marina interessata dalla ricerca era, ed è tuttora, attraversata dalle navi, dalle portaerei e dai sottomarini a propulsione nucleare della VI Fotta della U.S Navy, di stanza a Gaeta. 

Tra il 1971 ed il 1980, dai registri dell'USL LT6, risulta che nell'ospedale “Dono Svizzero” di Formia (LT), ospedale che serviva una vasta area compresa tra i comuni di Formia, Minturno, Sessa Aurunca, Roccamonfina, Castelforte e SS.Cosma e Damiano, sono nati 15.771 bambini, tra i quali sono stati registrati 90 casi di malformazione genetiche.

L'incidenza di tumori e leucemie nella piana del Garigliano, secondo i dati raccolti e pubblicati da Marcantonio Tibaldi (un ambientalista che ha dedicato 40 anni della sua vita per denunciare i danni causati dalla centrale), tra il 1972 ed il 1978, sarebbe stata del 44%.

Attualmente la SOGIN sta attuando un piano di “decommissioning” con l’obiettivo di completare lo smantellamento degli impianti e la messa in sicurezza dei rifiuti entro il 2025, restituendo a prato l'intera aera della centrale, così come richiesto dalle associazioni ambientaliste e come desideravano anche alcuni degli attivisti e militanti che non hanno fatto in tempo a vedere l'inizio dello smantellamento dell'ecomostro contro cui si sono battuti.

Il piano di decommisioning della centrale del Garigliano è uno dei primi smantellamenti di centrale nucleare avviati al mondo e viene monitorato da una commissione di controllo di cui fanno parte rappresentanti dei comuni della zona, delle forze politiche e delle associazioni ambientaliste.

 

Foto logo: Wikimedia

 

Commenti all'articolo

  • Di Cesarezac (---.---.---.252) 28 agosto 2013 13:00

    Di Marco,

    il Suo articolo è indubbiamente interessante, prodigo di dati, tuttavia manca il numero delle vittime causate dall’attività delle centrali nucleari. La invito a colmare la importante lacuna.
    Io la invito anche a riflettere che molte leucemie e altri tumori attribuiti all’esistenza di centrali , in realtà è dovuto al gas RADON che nel nostro Paese è molto aggressivo ed è la seconda causa di tumori al polmone dopo il fumo di sigaretta e per i fumatori si potenzia del 40 per cento.
    La informo inoltre che ogni anno sulle nostre strade perdono la vita poco meno di 5mila persone, una terribile strage che si consuma tra l’indifferenza generale forse anche Sua.
    Cordiali saluti da CESARE ZACCARIA - ANZIO
  • Di (---.---.---.57) 28 agosto 2013 13:05

    Il numero delle eventuali vittime può essere accertato solo da una indagine epidemiologica. Gli ambientalisti dell’area del cratere nucleare si sono battuti per avere il registro dei tumori, che pare la provincia di Caserta stia per istituire. Intanto c’è l’indagine della procura di Santa Maria Capua Vetere, che dovrebbe fare chiarezza su alcuni dati fondamentali, a partire dalla esistenza o meno di valori elevati di inquinamento radioattivo.


    Cordiali saluti e grazie per aver letto e commentato
    Emiliano Di Marco
    • Di Cesarezac (---.---.---.252) 28 agosto 2013 14:57

      Caro DI MARCO,

      in sostanza stiamo paragonando pericoli ipotetici, vittime incerte, danni certi procurati dalla nostra mancanza di centrali nucleari, dati non accertati, contro un numero impressionante e drammatico di vittime della strada che si attestano a poco meno di 5mila ogni anno, 300mila menomati per colpa delle istituzioni e della insensibilità e superficialità della gente che attribuisce gli incidenti all’eccesso di velocità autorizzando Stato e comuni a "fare cassa" con gli autovelox.
      Il sottoscritto ha sporto denuncia alla Procura della Repubblica contro l’ASTRAL e il Ministero delle Infrastrutture per la pericolosità della SR 207 NETTUNENSE, la strada più pericolosa d’Italia soprattutto a causa delle centinaia di grossi platani che la costeggiano. La strada non rispetta le leggi vigenti che vietano le alberature a distanza inferiore a metri sei dalla carreggiata stradale.Sulla NETTUNENSE gli alberi si trovano A POCHI CENTIMETRI DI DISTANZA. I rischi certi del gas RADON non sono meritevoli di attenzione?
      Mi ascolti, continui ad interessarsi dei rischi del nucleare ma in una scala di priorità razionale e non puramente emotiva dia la precedenza a fatti certi, non ipotetici come le vittime della strada e le vittime del RADON.
      Cordialmente CESARE ZACCARIA
    • Di (---.---.---.136) 16 novembre 2013 23:18

      Ho lavorato 7 anni presso l’ospedale di Sessa Aurunca tra il 1992 e la fine del 1998, ebbene nel reparto dove ero (Chirurgia Generale) vi era una incidenza delle patologie tumorali in giovani che superavano già allora il 10 per cento della media nazionale e non solo. E parliamo di una serie di patologie tumorali correlabili alla centrale, poiché erano tipiche patologie da esposizione ad agenti radioattivi. Per quanto si cercasse di addossarne la responsabilità ad altri elementi inquinanti, quali gli anti parassitari per non allarmare le popolazioni, bisogna dire che ben pochi ci credevano a questi tra chi viveva queste situazioni di malattia, nessuno ci credeva tra chi ci lavorava ed aveva sotto occhio i dati e le patologia.  

  • Di (---.---.---.5) 29 agosto 2013 10:39

    Caro Di Marco,

    ho letto attentamente la sua ricostruzione storica che ho trovato sufficientemente corrispondente nei fatti, ed un po’ meno nella interpretazione che ne viene data.

    La diatriba storica tra pubblico (CNEL) e privato (CISE) che ha caratterizzato la storia nucleare italiana, definitivamente compromessa dalla nazionalizzazione di Saragat, è di fatto la causa di un nucleare nato in modo distorto e che non ha consentito un corretto sviluppo del Know How italiano in questo campo.

    Sugli interessi USA, specie nel caso ENI, come anche lei saprà il rapporto tra gli USA e Mattei non fu proprio idilliaco ma, in quel periodo quelle americane erano di fatto le uniche tecnologie disponibili e la totale rinuncia allo sviluppo di una industria nucleare italiana non avrebbero consentito altre alternative.

    Un ragionamento più asettico dovrebbe valutare che la realtà nucleare nel mondo va ben oltre le povere 4 centrali italiane. Lo sviluppo delle tecnologie ha consentito di avere migliaia di centrali in funzione in tutto il mondo ed un movimento di colli radioattivi stimato in circa 20 milioni anno senza che questo abbia comportato particolari conseguenze.

    Come correttamente le chiede Cesarezac ( che vuole sapere il reale numero di morti ricondotti con certezza all’industria nucleare nei due unici veri e seri incidenti ovvero Chernobyl e Fukushima gli altri sono stati incidenti minori anche se enfatizzati dai media) è indispensabile parlare di numeri affinché ci si renda conto che, considerando un lavoro sicuro in base al rapporto tra numero di addetti impiegati ed in numero di morti, si evidenzia facilmente che il nucleare è uno dei settori industriali più sicuro in assoluto e che forse sarebbe meglio rinunciare all’edilizia o al trasporto aereo.

    Da anni si favoleggia sulle possibili conseguenze ambientali, ipotetiche malformazioni genetiche, incidenza di tumori etc nel raggio delle centrali, sorvolando sul fatto che se questi fossero realmente gli effetti sulla popolazione "distante", tra gli addetti ai lavori dovremmo trovare non dico un ecatombe ma almeno un giustificato numero di casi altrettanto significativi.

    Altra considerazione, in particolare sulla seconda parte, nei riferimenti tecnici specie sui sistemi di filtrazione . Mi permetta di chiarire che anche se matematicamente corretto (filtro il 99,7 quindi resta lo 0,03) questo non significa che la sostanza radioattiva arriva ai sistemi di filtrazione tal quale e quindi liberata in quantità dannosa nell’aria. In moltissimi casi chi fa informazione non chiarisce la differenza tra concentrazione in aria e attività totale. Anche un eventuale 0,03 liberato (ammesso che tutti i sistemi di monitoraggio fossero fuori uso perché da un camino non è consentito far uscire più di 0,1 Bq/nMc) si traduce in una concentrazione in aria tale da non comportare rischi per la popolazione e certo molto lontano dalle concentrazioni necessarie a causare malformazioni genetiche o altro.

    Inoltre visto che su Garigliano esiste un indagine coperta da segreto istruttorio in che modo lei è in grado di associare questa indagine ad un interramento di 3000 mc di materiale radioattivo ? E quali informazioni le consentono di dire esattamente cosa è stato sequestrato ? Il dott. Tibaldi ha effettuato anche altre indagini per comprendere quali altre possibili fonti di inquinamento possano aver causato l’incidenza di tumori ? ed inoltre il 44 % a quanto corrisponde ? dire 100% può significare che prima era 1 e adesso sono 2.

    Per cui le ribadisco i miei complimenti per la ricostruzione e l’indagine storica ma credo che si sia lasciato andare ad interpretazioni un po’ azzardate. 

    • Di (---.---.---.99) 29 agosto 2013 11:48

      Il fatto che tra gli addetti ai lavori nelle centrali nucleari ci sia una bassa incidenza di fenomeni tumorali e leucemie non dovrebbe stupire, visto e considerato che proprio chi opera in queste strutture indossa tute antiradiazioni, maschere, oppure lavora in ambienti protetti, monitorati e isolati con materiali che evitano il contatto sia con le radiazioni che con altre sostanze tossiche.


      I dati raccolti da Tibaldi, andando a raccoglierli nei registri dei comuni e nei registri parrocchiali delle frazioni, della’area del "cratere nucleare", ovvero i comuni SS. Cosma, Castelforte, Minturno, e Formia (provincia di Latina), e frazione S.Castrese di Sessa Aurunca (a 1 km dalla centrale), indicano che mentre tra il 1946 ed il 1964 (prima del funzionamento della centrale) su 5895 morti generiche su le morti di tumore e cancro erano state 366 (6,2%); tra il 1965 e il 1980 (durante l’esercizio dell’impianto), su 7161 morti generiche le cause per cancro e tumore sono state 816 (11,3%), con maggiore incidenza nelle località più vicine alla centrale (SS.Cosma 16%, rispetto a Formia 11,3%). Il tasso ha avuto un aumento considerevole dopo la chiusura (18% nel 1980).
      Le malformazioni genetiche, il dato relativo all’ospedale "Dono Svizzero" di Formia, passano da 5 (1971) a 6 (1974), a 12 (1976), a 13 (1978, 1979, 1980), per un totale di 90. Le malformazioni di cui parliamo, tra cui casi di anecefalia, per non parlare dei numerosi casi di cardiopatia congenita, sono in genre: polidattilia e sindattilia, macrosomia, sindromi polimalformative da alterazioni cromosomiche, microcefalie, marcocefalie, schisi del palato, trisomie, acondroplasie,ipospadie balaniche etc. 

      Naturalmente i dati sono relativi alla zona, e si deve tenere conto che per i tumori, come ancora oggi accade, chi si ammala spesso si rivolge a cure (molto costose) in altre regioni, o addirittura stati, per cui è molto difficile conoscere la causa di morte, per questo occorre il registro dei tumori, che consentirebbe di avere un indicatore statistico standardizzato. In Campania la questione dei registri dei tumori è fortemente osteggiata, ed posso dirle per certo che alcune "correnti" dell’oncologia campana sono fortemente impegnate nello sminuire il fenomeno delle conseguenze inquinanti sulla salute dei cittadini, imputando l’alto indice di morti per tumore e cancro allo stile di vita o all’alimentazione scorretta.

      Come lei sa, non è la radioattività in sè l’unica causa di insorgenza di malattie conseguenti all’inquinamento nucleare, la tossicità degli agenti chimici e minerali dei combustibili, le cui dosi letali sono nell’ordine delle percentuali di milligrammi, sono un fattore molto più determinante. Queste sostanze, diffuse nell’atmosfera, entrano nel ciclo alimentare anche a distanza di secoli (il plutonio ad esempio ha una durata di 24.000 anni), il cesio 137 solo 30 anni.

      A pagina 160 del "Rapporto annuale" sulla radioattività ambientale curato dal CNEN (1975) si legge che, nella centrale del Garigliano "Gli incondensabili, provenienti dal condensatore (135 Xe, 138Xe, 133Xe, 87Kr, etc.), dopo aver attraversato un filtro assoluto in lama di vetro (efficienza pari al 99,97%) per particelle con diametro superiore a 0,3 Mm, vengono scaricati nel camino"...
      Quindi, durante il normale funzionamento e con filtri nuovi, integri e sani, una parte dei radioisotopi gassosi veniva già scaricata nell’ambiente; per ammissione del CNEN e dell’ENEA, successivamente. Ma noi sappiamo che nel 1972 e nel1976 ci sono stati due incidenti (certificati e documentati) con esplosione dei filtri, con relativa espulsione dalla bocca del camino nell’atmosfera di centinaia di migliaia di metri cubi di "vapori e gas", contenenti radioisotopi gassosi, incondensabili, "effluenti radioattivi" (che per me dovrebbero essere dei potentissimi veleni)...

      Emiliano Di Marco

  • Di paolo (---.---.---.197) 29 agosto 2013 11:30

    Stessa considerazione fatta nel commentare la prima parte di questo "report" .
    Valida la ricostruzione storico -giornalistica , molto criticabile la parte che riguarda gli aspetti tecnici e realativa analisi dei rischi e delle conseguenze .

    Nella molta letteratura demagogica ,soprattutto da lobby antinucleariste legate alle fonti rinnovabili , si sono spesi argomenti di forte impatto populistico ma totalmente destituiti di fondamento .

    Prendo ad esempio il famoso studio epidemiologico KlKK tedesco sul rapporto tra radiazioni ionizzanti nei perimetri urbani attorno alle centrali nucleari tedesche e i casi di leucemia , in specie quella infantile (sotto i 5 anni) .Grande clamore ,ovviamente ben sfruttato da chi ha interessi contrapposti al nucleare , ma poi studio totalmente sconfessato dai controlli condotti dalla Commissione Nazionale sulla radioprotezione tedesca ,connessa al Ministero dell’Ambiente tedesco . In sostanza una vera e propria bufala .

    Basti dire che il paese a più alta incidenza di leucemie infantili è proprio l’Italia che è totalmente denuclearizzata ,con molto distanziate Francia e Germania paesi ad alta densità di elettronucleare , anche in prossimità di importanti centri urbani .

    Attenzione ,non sto dicendo che le radiazioni ionizzanti sono inocue ,tutt’altro i rischi sono reali e vanno tenuti in debito conto , sto dicendo che in termini di conseguenze epidemiologiche , ad oggi l’elettronucleare è quello a minor impatto ambientale . Lo dicono i dati a livello mondiale , se rapportato ai danni causati dalla combustione dei fossili ,con particolare riferimento al carbone che prospetta rischi elevati anche in termini di emissione di radionuclidi prodotti dalla combustione . E volendo fare una scala integrativa dei rischi produttivi ,quelli legati alle produzioni di sostanze chimiche (i cui tempi di decadimento sono praticamente infiniti ) .

    Concludendo ,nessuna produzione industriale , che sia energetica o di prodotto , è a impatto zero , bisogna sempre fare i conti con l’impatto sull’ambiente e sulla salute , ma basandosi su dati obiettivi e non fandonie disseminate ad arte .

    Ai tempi di Fukushima , mi sono speso molto proprio su questo blog , per contrastare forme di qualunquismo terroristico e argomentazioni prive di ogni conoscenza tecnica . Allora individui che avrebbero fatto meglio a dedicarsi ad argomenti meno impegnativi , mi accusarono di cinismo e di filo nuclearismo legato ad interessi personali (lungi da me ). Questi signori (non cito i nomi ma chiunque può rintracciarli su questo blog) prospettarono una ecatombe di morti entro il primo anno dal disastro ,pesci a due teste ecc... . Ad oggi i morti accertati sono quelli prodotti dal terremoto ,dallo tsunami e dal crollo della diga .Di morti per radiazioni ,chiedo di smentirmi perché non ho un aggiornamento continuo , al momento credo uno solo ,il famoso eroe delle pompe , e sono passati oltre due anni .

    • Di (---.---.---.99) 29 agosto 2013 12:03

      Il rapporto KiKK (Kinderkrebs in der Umgebung von KernKraftwerken = Cancro Infantile nelle vicinanze di impianti nucleari) del 2008 ha riscontrato un incremento di 1.6 volte di tumori solidi e di 2.2 volte dei casi di leucemia nei bambini residenti entro un raggio di 5 km da tutti gli impianti nucleari di quel Paese. Ha fatto bene a citarlo. Non lo definirei affatto una bufala, perchè è uno studio epidemiologico condotto su degli standard molto rigorosi. Lei è in grado di citarmi un solo studio epidemiologico analogo fatto in Italia sull’impatto delle centrali nucleari sulla popolazione? smiley


      Naturalmente lei sa che in Italia,territorio sismico e pieno di vulcani, la radioattività naturale è molto più elevata che in Germania? Il Radon di cui parlava il sig. Zaccaria, non è una scemenza, che sia associabile ai fenomeni sismici oppure no. E’ un gas molto diffuso, che è da qualche anno oggetto di monitoraggio ambientale, perchè associato ad alcune insorgenze tumorali. Basterebbe già questo per fare la differenza tra l’Italia e la Germania.

      Idem, lo sviluppo del nucleare in Italia è stato frenato anche dal fatto che l’iondice di terremoti nel paese è troppo elevato per tecnologie così rischiose.


      Lei dice che il nucleare ha il minore impatto ambientale, anche rispetto al solare ed all’eolico? su quali dati si basa? E la prego di evitare di associarmi ad eventuali lobby, perchè io evito di ipotizzare che abbia degli interessi a difendere il nucleare. Quindi, massima cortesia reciproca e rimaniamo nello stesso campo da gioco.


      Emiliano Di Marco


  • Di paolo (---.---.---.197) 29 agosto 2013 16:37

     Il rapporto KiKK è stato smentito dall’indagine ministeriale del governo tedesco ,che le ho citato , che ne ha circostanziato i limiti . Altri paesi ,non solo l’Italia come Danimarca ,Norvegia e perfino Malta ,notoriamente non nuclearizzati hanno indici di leucemia infantile superiore a quelli fortemente nuclearizzati .

    - Non ho mai sottovalutato i rischi legati al Radon , ma mi dispiace non è sufficiente a spiegare la differenza tra Italia e Germania o Francia ,ovviamente se fosse vero il rapporto KiKK .Delle due l’una (prova del nove) .Tenga conto che in Francia ci sono una sessantina di centrali e in Germania quasi una cinquantina , molte in prossimità di centri altamente urbanizzati.

    - Non mi sono assolutamente permesso nè di affermare e neppure di ipotizzare che lei fosse associabile a lobby , mi dica dove l’ha letto ,non mi risulta . Lei esprime libere opinioni esattamente come il sottoscritto .Quindi la cortesia è salva.

    - Solare ed eolico non sono confrontabili in termini di "fattore di carico"con il nucleare .Siamo in rapporti improponibili . Anche con le ultime tecnologie nel fotovoltaico( multigiunzione a concentrazione (anche prendendo i dati Spectrolab) la produzione è per sua natura discontinua . Ammesso un dato super " ottimistico " di 6 mq per produrre un KW di potenza nominale ,occorrono 6 milioni di mq di pannelli per produrre 1Gw equivalente nucleare . Potenza puntuale e non continua a differenza del nucleare .Dove li mette? Questo è il primo impatto-ambiente ,poi ci sono gli smaltimenti tutt’altro che indolori ,oltre alla produzione (altro impatto ),manutenzioni ecc.. .
    Un campo di calcio = 70 x100 = 7.000 mq . Occorerebbero poco meno di 1000 campi di calcio per 1 GW .
    I punti deboli del nucleare sono altri ,soprattutto la fonte e relativo trattamento e lo smaltimento delle scorie , ma se non fosse stato conveniente non si sarebbe diffuso cosi’ rapidamente da 60 anni a questa parte.

    • Di (---.---.---.145) 29 agosto 2013 17:51

      Per quanto riguarda il solare, era un esempio, per me il problema del nucleare è che in Italia non ci sono spazi a distanza di sicurezza dagli esseri umani (e dalla natura) per realizzare le centrali. Tenendo presente le caratteristiche del territorio nazionale e la pericolosità dei combustibili.

      Vorrei però contestarle l’affermazione fatta sul Kikk. Non esiste nessun paese al mondo in cui la comunità scientifica maggioritaria e maggiormente integrata nel sistema accademico internazionale è disponibile ad ammettere semplicemente, per nobiltà d’animo, la relazione tra cancro e cronica esposizione ad un basso dosaggio di radiazioni nucleari. In ogni caso la vicenda del Kikk è più complessa:

      In Germania l’osservazione del fenomeno della leucemia nei pressi delle centrale è iniziato nel 1980, nei pressi della centrale di Krummel (Amburgo). Nel 2002 il governo tedesco ha affidato ad una ONG che si occupa di ricerca sul cancro ed all’università di Mainz di condurre uno studio nelle aree prospicienti 16 centrali nucleari a scopo commerciale. Lo studio epidemiologico (KiKK) è stato condotto con il metodo case-control, quindi direttamente sui bambini affetti da patologie, ed è pervenuto alle conclusioni che nel raggio di 25 km da queste centrali le conseguenze per la salute erano più alte, nell’ordine delle percentuali che abbiamo detto più sopra.

      Il KiKK ha esaminato tutti i casi di cancro registrati tra la popolazione residente nei pressi di 16 reattori nucleari, tra il 1980 ed il 2003, inclusi 1592 pazienti al di sotto dei 5 anni (esclusi i leucemici) e 4735 controlli, più 593 casi di bambini sotto i 5 anni affetti da leucemia e 1766 controlli.

      In seguito alla pubblicazione della ricerca, il ministro dell’Ambiente tedesco ha incaricato la Commissione per la Protezione Radiologica di valutare lo studio. La commissione nel settembre del 2008 ha concluso che>: "Questo studio conferma una ricerca sponsorizzata dal governo sul cancro infantile (il KiKK) in prossimità delle delle centrali nucleari tedesche e dimostra che i bambini con meno di 5 anni, che vivono nel raggio di 5 km da queste centrali, hanno il doppio del rischio di contrarre leucemia di quelli che risiedono ad una distanza superiore ai 5 km". (Kaatsch P, Spix C, Blettner IJM: Childhood Leukemia in the Vicinity of Nuclear Power Plants in Germany. 2008.Kaatsch P, Spix C, Blettner IJM: Childhood Leukemia in the Vicinity of Nuclear Power Plants in Germany. 2008. Dtsch Arztebl Int 2008, 105(42):725-32)

      Nel 2009 la commissione sulla Protezione Radiologica ha presentato una sostanziazione di questo studio alla Comunità Scientifica (Concluding Statement of the Federal Office for Radiation Protection 2009). Il KiKK è confermato da altre meta-analisi condotte sui dati di 17 ricerche analoghe condotte su 136 centrali nucleari situate in Canada, Regno Unito, Francia, USA, Germania, Giappone e Spagna. Tra i banbini che hanno più di 9 anni, la leucemia incide con un rating che va dal 14% al 21%. (si veda: Baker PJ, Hoel D: Meta-analysis of standardized incidence and mortality rates of childhood leukemias in proximity to nuclear facilities. Eur J Cancer Care 2007)

      Naturalmente queste ricerche non investigano sulla possibilità di diffusione delle radiazioni, che dipende dalle centrali, dal fatto che abbiano avuto incidenti oppure no, e di differente entità. Quindi, vanno prese come un indicatore statistico generale. Andrebbero incrociate con altre valutazioni d’impatto ambientale, le quali dipendono anche dal tipo di tecnologia nucleare utilizzata.

      Eppure è proprio osservando l’incremento delle malformazioni neonatali e l’elevato numero di leucemie e tumori alla tiroide, oltre che allo stomaco, al colon, ai polmoni, nelle aree a ridosso delle centrali che alcuni studi sostengono questo. Posso suggerirle alcune ricerche che vanno in questa direzione: Chronic radiation exposure in the Rivne-Polissia region of Ukraine: Implications for birth defects - American Journal of Human Biology - ,Volume 22, pages 667–674, September/October 2010.

      Questa ricerca è stata condotta su un campione di 344 donne e sulla loro alimentazione, compresi gli alcolici, per indagare le cause delle malformazioni congenite dei bambini)


      Emiliano Di Marco

  • Di paolo (---.---.---.197) 30 agosto 2013 02:53

    Le aggiungo anche il 14-esimo rapporto CO.M.A.R.E. inglese del 2011 (comitato britannico sugli aspetti medici delle radiazioni) che ribadisce la scarsa validità del rapporto KiKK ,peraltro ammessa dagli stessi ricercatori tedeschi che ammettono la non dimostrabilità del rapporto causa -effetto - Le suggerisco di leggerselo .

    Le faccio infine notare che in tutti i rapporti internazionali di verifica degli indici di radioattività attorno a centrali elettronucleari in normale funzionamento ,hanno rilevato fattori 7 volte inferiori a quelli ammessi di legge per le centrali più datate e addirittura nella norma ambientale per quelle più recenti .
    Infine la informo che all’interno di una centrale nucleare , sottoposta a costante monitoraggio con stazioni di rilevamento ,si gira in giacca e cravatta o camice . Soltanto gli addetti a particolari operazioni ed interventi sull’impianto indossano le adeguate protezioni .

    Capisco che l’immagine dell’inviato SKY Pio D’Emilia che girava in scafandro ,sotto lo sguardo perplesso della popolazione giapponese ,possa avere avuto un impatto tremendo , le assicuro che io sarei molto più preoccupato in un centro di medicina nucleare ospedaliero per una scintigrafia (ci ho lavorato , seppure per breve periodo, ma quello che ho visto è stato sufficente per farmi smammare ) .

    Infine , e poi chiudo perchè sto ripetendo cose già dette e per evitare un dialogo a due che rischia di essere invasivo, che se lei si legge un po’ di indagini epidemiologiche in rapporto a neoplasie indotte da siti di produzione a combustione di fossili (ancor di più per quelle a carbone ) rimarrebbe sconvolto .Per non parlare di siti di produzione chimica .

    Concludendo ,qualsiasi produzione ha il suo prezzo , non esiste l’impatto zero . Oggi le moderne tecnologie consentono protezioni ambientali impensabili solo dieci o venti anni fa , ma l’energia "pulita" al 100% non esiste ,neppure solare ed eolico , quando si produce si paga un prezzo . L’alternativa è rinunciare al consumismo e passare al mulino bianco.
    Io ci starei , non so quanti altri.
    la saluto cordialmente e complimenti per l’articolo interessante e ritengo anche impegnativo.

  • Di paolo (---.---.---.197) 30 agosto 2013 03:21

    Le suggerisco la lettura del 14-esimo rapporto CO.M.A.R.E. della commisione inglese su fattori di rischio e neoplasie infantili in prossimità di siti nucleari . Evidenzia i limiti del rapporto KiKK , del resto ammessi dagli stessi ricercatori tedeschi nel rapporto causa-effetto che risulta indimostrabile e contraddittorio.

    Tutte le indagini sui livelli di radioattività attorno a centrali elettronucleari in normale funzionamento evidenziano valori da -7 volte quello ammesso per legge a quello normale medio ambientale .
    La informo che all’interno di una centrale nucleare ,costantemente monitorizzata ,soltanto gli addetti a particolari operazioni sugli impianti indossano adeguate protezioni .Anche lei quando prende l’arrosto dal forno di casa indossa i guanti.

    Comunque nessuna produzione è esente da rischi e sempre si paga un prezzo in termini di ambiente e di salute . Vada a vedersi che succede in siti di produzione a combustione di fossili (specie carbone ) o impianti chimici e rimarrà allibito ,altro che nucleare .

    Certo se succede il disastro o la catastrofe di Fukushima la cosa cambia aspetto , ma la tragedia di Bopal in India (catastrofe chimica) è stata infinitamente peggiore . Oggi si utilizzano tecnologie impensabili solo dieci o venti anni fa , ma il rischio zero non esiste per nessuna produzione ,neppure per solare ed eolico . Ovviamente più è alta la potenza specifica in gioco e più è complesso gestirla in caso di incidenti gravi , su questo non ci sono dubbi 

    Chudo per non essere invasivo , mi complimento per l’articolo che certamente ha richiesto (nelle due parti) un impegno non indifferente .
    la saluto.

  • Di paolo (---.---.---.197) 30 agosto 2013 03:24

    Per un ritardo di inserimento ho dovuto ripetere il commento ,valga il secondo che è più sintetico.

    • Di (---.---.---.181) 30 agosto 2013 12:29

      Come lei sa, lo statuto dei saperi scientifici non è mai slegato dal potere. Un sapere è ciò di cui si può parlare in una pratica discorsiva. Può essere il campo costituito dai diversi oggetti che acquisteranno, oppure no, uno statuto scientifico (es. la psichiatria); oppure lo spazio in cui il soggetto può prendere posizione per parlare degli oggetti con cui ha anche fare nel suo discorso; può essere il campo di coordinazione e di subordinazione degli enunciati nel quale appaiono, si definiscono, si applicano e si trasformano i concetti; infine un sapere si definisce in base alla possibilità di utilizzazione e di approvazione offerte dal discorso. Ci sono saperi indipendenti dalle scienze, ma non ci sono saperi senza una pratica discorsiva definita; ed ogni pratica discorsiva si può definire in base al sapere che essa forma." (M.Foucault, l’Archeologia del Sapere, pag.238-239)

      Il campo delle scienze che riassumiamo intorno alle parole “nucleare civile o militare”, è uno dei settori della conoscenza che, a partire dal secondo ’900, ha avuto gli interessi più forti, economici, militari, politici, etc.

      Potremmo discutere per giorni sulle ricerche, anche epidemiologiche o simili, che contestano i dati relativi alle conseguenze negative delle radiazioni o della tossicità degli agenti chimici e minerali usati per produrre energia con la tecnologia nucleare.

      L’articolo che ho scritto si riferisce ad un campo preciso, il nucleare in Italia, la cui storia ha avuto una caratterizzazione precisa, che ha visto l’utilizzo di tecnologie che oggi consideriamo obsolete.

      E’ normale che non ci siano dati precisi sulle conseguenze dell’applicazione di queste tecnologie? Come mai le centrali nucleari, che avrebbero dovute essere 15 e poi 21, entro il 1985, a partire dalla metà degli anni ’70 vengono ridotte a 5? di cui 3 in via di chiusura?
      Quali costi ha comportato per la collettività la realizzazione ed il mantenimento delle centrali? Per non parlare dei costi relativi allo smaltimento delle scorie e rifiuti radioattivi all’estero? E’ effettivamente una tecnologia vantaggiosa? E i combustibili saranno sempre reperibili? Oppure dovranno essere presi nello spazio?

      L’altra questione riguarda i dubbi sul ruolo che possono aver giocato i network criminali nella gestione delle scorie nucleari, ed solo una domanda a cui ci si arriva per logica, fermo restando che nella ”Relazione sulla morte del capitano di fregata Natale De Grazia” così come è stata pubblicata sul sito del relatore on. Alessandro Bratti, si legge ad un certo punto:

      "Ad un certo punto, siamo stati convocati dal GIP di Roma per la querela sporta nei nostri confronti da parte di Ali Mahdi, il signore della guerra ed ex presidente della Somalia. Egli affermava che non era vero quanto da noi riferito alla I Commissione circa i rapporti tra Comerio ed Ali Mahdi. Invece, vi era una gran quantità di documentazioni ufficiali in merito che abbiamo sequestrato a Comerio e prodotto in tutte le sedi.

      In occasione di questo viaggio, all’aeroporto di Ciampino, all’uscita del volo per Reggio Calabria, abbiamo notato due persone. Io ero già in pensione, non avevo nulla in mano, solo un portavaligie e ho pensato che all’occorrenza sarei potuto intervenire servendomi di quello.

      Come ho detto, abbiamo notato la presenza di due persone che fissavano sia il dottore Neri che il suo legale di fiducia, l’avvocato Gatto Lorenzo. Abbiamo segnalato alla tutela data da Roma al dottor Neri la presenza di questi due soggetti che non ci piacevano in modo particolare e abbiamo fatto intervenire la polizia dell’aeroporto, che li ha identificati. Erano due marocchini che stranamente si trovavano all’uscita per Reggio Calabria, mentre avrebbero dovuto prendere l’aereo per Ancona che era nella parte di fronte, ma distante dalla nostra uscita. Peraltro, era quasi l’ora di partenza dell’aereo per Ancona, tant’è vero che i due soggetti sono partiti qualche minuto prima di noi.

      La situazione ci ha insospettito. Successivamente, sono venuto a sapere che le Marche sono un punto di concentramento di persone sospette provenienti dall’est europeo. Non voglio dire altro perché non ho elementi su cui basarmi. Mi sembra, tuttavia, che la questura abbia accertato che la zona di provenienza di questi due soggetti era molto frequentata da personaggi poco raccomandabili, provenienti dall’Europa dell’est”.

      Il maresciallo Moschitta, ha specificato che – in occasione dell’esame del dipendente Enea – erano in cinque ossia il magistrato Neri, due autisti, la tutela e lui stesso. Richiesto di far conoscere il nome del soggetto audito, ha così risposto:

      “Era l’ingegnere Carlo Giglio, il quale ha rilasciato delle dichiarazioni, con riferimento alla situazione delle centrali nucleari in Italia. A detta dell’ingegnere, si trattava di una circostanza molto delicata, critica, per non dire esplosiva. Queste sono state le sue parole. Basta leggere il suo verbale, per capire effettivamente quello che si nascondeva dietro l’affare nucleare. Avevamo un verbale molto importante e nel momento in cui non sono ritornate le schede ci siamo molto preoccupati”.

      Riguardo gli eventuali accertamenti sui motivi per i quali le schede non fossero rientrate, il maresciallo ha dichiarato:

      “Non ho saputo più nulla di questa storia. In tutto eravamo in cinque a svolgere le indagini e abbiamo scardinato tutta questa storia. Era stata segnalata alla questura di Roma. La sera stessa in cui siamo partiti è stato inviato un fax per la questura di Reggio. Quindi, la questura era interessata a questo tipo di discorso. Com’è andata a finire non lo so”.

  • Di paolo (---.---.---.182) 31 agosto 2013 09:47

    Mi limito solo alle sue domande e poi chiudo veramente .
    - Non è vero che non siano stati condotti studi precisi e cogenti sulle conseguenze dell’utilizzo di tecnologia del nucleare anche in italia. Guardi che eravamo all’avanguardi nel mondo ed siste un’ampia letteratura ma ,certo , se lei parte dal presupposto che il tutto sia "sub conditione" del potere ( termine quanto mai vago) , beh allora ....
    - Come mai il programma di costruzione si è ridotto da 21 a 3 ? Provi lei a reperire i siti , visto che basta un TAV qualunque a scatenare la guerra .Poi c’erano indubbiamente anche studi di fattibilità che andavano rivisti stante la particolare morfologia del territorio a cui anche lei ha accennato ,ma se basta un sindaco di un paesotto , ha bloccare tutto ..........
    - Quali costi ha comportato la dismissione ecc. .Si chieda anche quali costi in termini di sviluppo industriale ,caduta economica e perdita di posti di lavoro ha comportato l’essere stati per decenni immobili ,senza una strategia energetica degna di questo nome per poi buttare soldi a gogò sul fotovoltaico e l’eolico ,con addebiti sulle bollette di tutti gli italiani (le più care del mondo).
    - Sui vantaggi della tecnologia nucleare non mi dilungo ,l’ho già fatto a suo tempo dettagliatamente ,argomentando però anche sugli svantaggi (scorie)e sui rischi che indubbiamente c’erano (oggi in misura molto ridotta ),aspetti che però sono stati strumentalizzati con una disinformazione che non ha eguali nel mondo civile.Tenga però presente che neppure il Giappone ,dopo Fukushima , può staccarsi dal nucleare .Non le dice nulla?
    - Reperimento combustibili . Certo il problema , in assoluto ,esiste ma gas e petrolio sono eterni ? A differenza del nucleare che ha ampi spazi di sviluppo ,anche in termini di principio fisico -tecnologico , che margini ha bruciare un fossile ?
    la saluto .

  • Di paolo (---.---.---.182) 31 agosto 2013 16:35

    compresi i refusi per aver scritto senza occhiali.

    • Di (---.---.---.246) 31 agosto 2013 18:54

      Conosce le ricerche condotte sull’inquinamento da “Uranio impoverito” nei pressi del poligono di tiro di Salto Quirra in Sardegna?

      Sono 17 i militari colpiti dalla cosiddetta Sindrome Balcani-Quirra. Ad Escalaplano, 2.600 abitanti, 14 bambini sono nati con gravissime malformazioni genetiche. A Quirra, frazione di Villaputzu, su 150 abitanti, venti persone colpite da tumori al sistema emolinfatico.

      Ebbene, un rapporto firmato dalla SGS, società del gruppo Fiat che ha avuto dalla Nato l’incarico di effettuare i controlli nell’ambito dell’appalto da 2,5 milioni di euro stanziati dalla Difesa per il controllo ambientale del poligono, rivelò la presenza di Nano particelle di metallo, potenzialmente cancerogene, in 18 pecore che pascolavano a Quirra. Gli animali avevano contaminati i polmoni, 12 i reni, 11 il fegato, 10 il cervello, 5 la tibia. Metalli presenti: ferro, titanio, zinco mobildeno, ferrocromo e cadmio.

      Secondo le veterinarie dell’Enea, Marta Piscitelli e Fiorella Carnevali, gli stessi metalli pesanti presenti negli organi degli agnelli si trovano anche nei licheni e sarebbero legati alle attività del poligono. Secondo un altro esperto della procura, il professor Pier Luigi Caboni, i metalli tossici sono presenti in quantità superiori al normale. Lo stesso dice l’esperta di nano patologie dell’università di Modena, Maria Antonietta Gatti, nella sua relazione spedita alla procura il 25 marzo del 2011.

      Tutto questo ha ispirato la richiesta di sequestro preventivo del poligono e lo sgombero di 66 aziende agro-pastorali che lavorano nell’area militare come stanziali o in regime di transumanza, compresi circa 9 mila capi di bestiame. Richiesta avanzata dal Procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, e accolta dal gip Paola.

      I dati riscontrati dalla ricerca condotta dalla Sgs, che non venivano attribuiti in maniera diretta alle attività del poligono (per queste conclusioni i consulenti della società, Gabriella Fasciano e Gilberto Nobile, sono stati indagati per falso dal pm Domenico Fiordalisi), contrastano fortemente con il parere di altri consulenti scelti dalla procura di Lanusei nell’ambito dell’inchiesta sull’eventuale rapporto tra guerre simulate e test bellici e l’insorgenza di malattie e malformazioni nelle persone e negli animali della zona.

      Il procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ha disposto anche il sequestro probatorio di un missile anticarro di produzione francese, il ’Milan’, in dotazione alle forze armate italiane e utilizzati fino al 2003, quando furono ritirati dal servizio e destinati alla distruzione. Secondo gli studi del fisico nucleare Evandro Lodi Rizzini, i missili Milan esplodendo liberavano sostanze radioattive che venivano respirate dai militari vittime poi di tumori e linfomi. Sino al 2003 nei poligoni sarebbero stati sparati tra i 1000 e i 1200 missili Milan.

      Emiliano Di Marco


  • Di GeriSteve (---.---.---.71) 1 settembre 2013 21:34

    Ringrazio Emiliano Di Marco per questi due interessantissimi articoli.
    Mi sono letto tutta la relazione di Alessandro Bratti, membro della commissione parlamentare di inchiesta:
    http://www.comitatodegrazia.org/Blo...
    e devo dire che c’è veramente da rabbrividire.
    Si conclude con queste parole:
    " la morte del capitano De Grazia si inscrive tra i misteri irrisolti del nostro Paese."
    Aggiungerei che anche se i misteri resteranno irrisolti il quadro generale è piuttosto chiaro: in Italia ci sono poteri fortissimi ed oscuri che puntualmente e brutalmente impediscono che noi si sappia che cosa davvero succede.

    Dal libro di Fasanella "La lunga trattativa" ho recentemente imparato che forse il primo "mistero italiano" è coetaneo dello stato italiano: Ippolito Nievo  aveva entusiasticamente aderito all’impresa garibaldina dei mille e gli era stata affidata la contabilità dell’impresa stessa. Era rimasto scandalizzato da quanto aveva visto ed aveva annunciato che avrebbe portato ai magistrati piemontesi casse di documenti su quanto era successo (cointeressenze di mafia e camorra).
    Il piroscafo Ercole su cui erano imbarcati lui, i documenti, e una ottantina di persone, è scomparso in mare il 4 marzo 1861.
    Sono soltanto misteriose storie simili o è un’unica storia che dura da 152 anni ?

  • Di paolo (---.---.---.182) 2 settembre 2013 10:29

    Emiliano ,non confondiamo i piani ,il nucleare civile è una cosa ,quello militare un’altra ,seppure esiste una relazione di discendenza (soprattutto Plutonio)

    Volevo interrompere il dialogo ,ma il commento di Emiliano e la domanda di Geri ( gran bella domanda alla quale tenderei a rispondere di SI ),mi richiama ad una precisazione doverosa .
    Al referendum sul nucleare ho votato SI
    proprio in ragione del contesto politico-mafioso che non offre le sufficenti garanzie per gestire una tecnologia intrinsecamente pericolosa come quella nucleare . Scrissi allora che questo paese ,sia in articoli che in commenti ,soprattutto per la sua classe politica e le varie mafie che controllano il del territorio , non era idoneo alla costruzione di centrali elettronucleari .
    Questo è l’altro elemento fondamentale contro il nucleare che ho dimenticato di citare e che avrebbe dovuto essere meglio sfruttato dalla propaganda antinuclearista invece di perdersi in una propaganda di scarso contenuto tecnico-scientifico.

    Ovviamente i fatti a cui si riferisce l’inchiesta (non la sola) non sono con certezza riconducibili a scorie radiotossiche che ,pur tuttavvia è senz’altro presumibile che faccessero parte degli inquinanti affondati ( o interrati - vedi Campania) .
    Nei paesi "normali " le scorie che contengono radionuclidi vengono smaltite con protocolli severessimi , ma noi ,giustamente ,non siamo un paese normale .

    • Di (---.---.---.4) 2 settembre 2013 11:02

      Ho citato l’indagine sul poligono di Salto Quirra, perchè è un esempio di indagine epidemiologica che ha una analogia con il censimenti dei vitelli fatto tra il 1979 e 1980 nell’area del cratere nucleare del Garigliano dal compianto prof. Alfredo Petteruti, un ambientalista serio e rigoroso. 

      L’indagine su Salto Quirra si basa sulle possibili conseguenze dell’Uranio Impoverito. La curiosità è che a condurre l’indagine è lo stesso magistrato che si è occupato della Jolly Rosso. Speriamo bene...

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