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Persio Flacco

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Ultimi commenti

  • Di Persio Flacco (---.---.---.226) 15 febbraio 20:06

    Lei scrive: "Abbiate pazienza: se ti faccio credere che ti assisto ed invece ti “obbligo” a fare qualsiasi cosa pur di non perdere l’assistenza, non è più assistenza."

    Infatti l’obiettivo del RdC è limitare al massimo il momento dell’assistenza propriamente detta, che è fumo negli occhi per l’INPS di Boeri, per le opposizioni tutte, per la Commissione Europea, per i padroni dei giornaloni nazionali e internazionali, per gli economisti "competenti". Per tutti questi i "meno adatti" è bene che rimangano in miseria, sia per essere invogliati ad accettare un lavoro a qualunque prezzo sia come monito per chi un lavoro ce l’ha: che sappia quale potrebbe diventare il suo stato se ha troppi grilli in capo.

    Si può fare di più e di meglio, ma il fatto che finora in Italia non vi stato nulla di meglio testimonia la difficoltà a far accettare soluzioni più eque ed efficaci. A volte la scelta politica è tra il bene possibile e il meglio impossibile.

    Personalmente diffido da chi rifiuta il bene (che non c’era) per il meglio (che non è fattibile).

    E’ poi evidente che il RdC non crea il tipo di occupazione che deriverebbe da investimenti pubblici mirati o da sostegno alle imprese. Quello che realisticamente ci si può aspettare è che venga facilitato l’incontro tra offerta e richiesta di lavoro, che il pur modesto afflusso di risorse finanziarie si traduca in stimolo per il territorio quanto alle piccole imprese commerciali, artigianali, di servizi. Soprattutto, lo ripeto, il RdC è il segno concreto che lo Stato è presente e vicino ai meno fortunati.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.226) 14 febbraio 18:10

    Reddito di base e reddito universale individuale non tengono conto del modello economico nel quale siamo immersi e nel quale siamo obbligati a rimanere. Un modello che salterebbe in aria se tutti avessero un lavoro dignitoso e un reddito decente, per il semplice fatto che considera merce anche il lavoro il cui valore deve seguire le regole del mercato.

    Insomma, già oggi i proponenti del reddito di cittadinanza vengono crocifissi quotidianamente da mass media, professorini e professoroni, economisti e politici, perché premierebbe i pelandroni da divano e gli "esosi" che pretenderebbero una retribuzione superiore a 780 euro invece di contentarsi di somme inferiori pur di lavorare. Se lo immagina quali lamenti e accuse si leverebbero al cielo se qualcuno prendesse l’iniziativa che propongono le due associazioni che ha citato?

    Le quali, alla fine e in sostanza, si associano al coro dei detrattori "perché si poteva fare di più e meglio". Che è un modo come un altro per tentare di sabotare il provvedimento, di certo non per la possibilità di ottenere ciò che chiedono: non credo siano così ingenue.

    Il Reddito di Cittadinanza sta facendo saltare i nervi a molti, e molti sperano che fallisca o che la sua attuazione venga fermata: da qualche Autorità nazionale o comunitaria, o dalla mancanza di fondi per sopravvenuta crisi economica, o dalle difficoltà attuative, che sono molte.

    Io spero invece che abbia successo, che i disoccupati, magari di una certa età, non vengano lasciati soli nella ricerca di reimpiego, che abbiano il minimo per vivere, che i giovani siano stimolati ad uscire di casa e imparino a orientarsi per poter crescere e valorizzarsi. Sarebbe comunque il segno che lo Stato tende la mano ai suoi concittadini meno fortunati, che li aiuta a rialzarsi, che non li abbandona. Questo è ciò che serve a questo Paese che sta cadendo nella depressione. E non solo in quella economica.

    Voglio aggiungere una considerazione di ordine personale. Mi è capitato più volte, ordinando una pizza a casa, che si presentasse un "fattorino" coi capelli bianchi! Ho visto con i miei occhi movimentare merci pesanti a persone anziane, persone che sicuramente hanno superato i sessanta anni! Questo è per me il segno di un degrado inaccettabile, al quale non voglio più assistere.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.226) 14 febbraio 12:10

    Che non sia un reddito di cittadinanza: reddito minimo da corrispondere ad ogni cittadino privo di altri redditi, ormai dovrebbe essere evidente, eppure si continua ad insistere su questa discrepanza come se fosse importante. Lo si chiami come si vuole, si tratta di un sostegno economico, logistico, formatico a chi:

    è in povertà assoluta (reddito minimo);

    è senza lavoro perché lo ha perso (sussidio di disoccupazione);

    un lavoro non lo ha mai avuto (giovani che non lavorano e non studiano e sono a carico della famiglia);

    ha bisogno di un supporto per la ricerca di un lavoro (agenzia di collocamento);

    necessita di incrementare il livello della sua formazione per aumentare le occasione di occupazione (agenzia di formazione).

    La critica più pertinente che si possa fare al provvedimento semmai è: perché non è stato fatto prima, come si sarebbe dovuto fare in un Paese civile, invece che lasciare nell’indigenza più totale milioni di persone.

    Certo, il provvedimento è migliorabile. A mio parere andrebbero messe a disposizione foresterie comunali a basso costo per i lavoratori costretti ad accettare lavori distanti da casa, e abbonamenti gratuiti per il viaggio. Ma sicuramente il "reddito di cittadinanza" è meglio del nulla attuale.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.226) 10 febbraio 19:38

    Quando si parla di contrasti tra Italia e Francia bisogna avere ben chiaro che si sta parlando di contrasti tra governi, o tra leadership politiche, non tra popoli. Questo risulta evidente anche solo tenendo presente che il movimento dei Gilet Gialli è sorto spontaneamente a causa del conflitto tra le linee guida del governo francese definite dal presidente Macron e una parte della popolazione francese. Di certo non a causa dell’appoggio del M5S al movimento stesso. Ed è del tutto normale che in vista delle elezioni europee di aprile le forze politiche che si prefiggono di cambiare radicalmente la struttura dell’Unione Europea cerchino di raccordarsi tra loro e organizzare un fronte comune.

    Sappiamo che Macron è stato eletto all’Eliseo grazie ad una ben studiata serie di azioni politiche (e non solo) che hanno messo fuori gioco alcuni pericolosi concorrenti; che, semisconosciuto, ha ricevuto un notevole credito dai mass media; che non si è realizzata l’unità a sinistra che avrebbe potuto esprimere un candidato alternativo; che ha votato per lui meno della metà degli elettori, molti dei quali posti di fronte all’aut aut o Macron o Le Pen. Se Emmanuel Macron è presidente della Francia non lo è di certo per la convinzione e per l’amore dei francesi. In tutto questo l’Italia e il governo gialloverde non c’entrano nulla, se non per il fatto che da quando governano (giugno 2018) hanno assunto una visione più spiccatamente orientata all’interesse nazionale e meno allineata alla posizione internazionale dei precedenti governi. Ed è del tutto normale che così sia, che Lega e M5S vedano l’ex banchiere dei Rothschild come il portatore di interessi forti e particolari loro avversari, così come lo vede una parte non irrilevante della popolazione francese.

    Così è normale che di fronte alle iniziali posizioni aperturiste di Macron nei confronti dell’immigrazione dall’Africa, poi prudentemente corrette per ragioni interne, Lega e M5S tirino fuori la questione del Franco CFA come nuova forma di colonialismo che impoverendo i paesi africani contribuiscono al fenomeno della fuga di quelle popolazioni verso l’Europa.

    Così come viene rimarcata la mancanza di reciprocità nei rapporti economici tra Francia e Italia, con la prima libera di fare shopping di aziende italiane anche strategiche per l’interesse nazionale (vedi telecomunicazioni, banche, assicurazioni, mass media, marchi del made in Italy) e dall’altra parte gli ostacoli governativi all’acquisizione di aziende francesi (vedi cantieri STX ed altre).

    E’ evidente che il governo Conte ha introdotto una discontinuità nei rapporti Italia Francia, dal momento che diversamente dai governi precedenti si è prefissato l’obiettivo di tutelare al meglio l’interesse nazionale. Del resto l’amicizia può nascere solo dal reciproco rispetto, altrimenti la si può chiamare anche in questo modo, ma è un’altra cosa.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.226) 8 febbraio 23:39

    Dopo 30 anni di legge marziale sostenuta dalla magistratura allineata a Mubarak, a sua volta sostenuto fortemente dagli USA assieme all’apparato militare che da sempre in Egitto è la spina dorsale dello Stato e dell’economia e riceve contributi dal dipartimento di stato americano per garantire gli interessi di USA e Israele nella regione;

    dopo il brevissimo interludio di democrazia (il primo nella lunghissima storia dell’Egitto) con l’elezione di Morsi, grazie al disimpegno del primo Obama, quello del famoso discorso all’università del Cairo: "Sono qui per cercare un nuovo inizio fra gli Stati Uniti ed i musulmani nel mondo, basato sul mutuo interesse e sul mutuo rispetto.", non ancora fagocitato dai neocon-sionisti, che durante la presidenza Bush Jr. hanno infiltrato i loro uomini in tutta l’amministrazione americana; dopo la restaurazione del potere dei militari pilotato dal deep state di Washington e da MI6, Mossad, CIA, l’arresto e la condanna a morte di Morsi, grazie ai tradimenti e ai voltafaccia della opposizione al vecchio regime e alla vecchia magistratura asservita, dopo la feroce repressione del dissenso e, infine, il ripristino del vecchio ordine militare cliente degli USA, l’Egitto è tornato ad essere, con al-Sisi, ciò che era prima: uno spietato regime militare e il teatro di feroci scontri sotterranei tra regime e forze di opposizione. E’ in questo contesto che la tutor di Giulio Regeni, la professoressa Maha Mahfouz Abdel Rahman, dell’università di Cambridge, invia al Cairo il giovane ricercatore italiano a svolgere una "ricerca" nel ventre del Cairo sul sindacato degli ambulanti: organizzazione storicamente avversaria del regime. Giulio è stato mandato al macello in un contesto in cui da una parte gli oppositori del regime lo vedevano come emissario dell’MI6, sostenitore della restaurazione del regime militare, e dall’altra parte, dal regime, come elemento di aggancio dello stesso servizio al sottobosco dell’opposizione.

    E’ da qui che dovrebbe partire la ricerca della verità sulla morte di Giulio che, forse ingenuamente, contava su una rete di protezione dei servizi inglesi che invece è venuta a mancare. Da qui, e dall’analisi dei rapporti tra Italia ed Egitto nel momento in cui l’ENI scopre Noor: il più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo, ed è nella posizione più favorevole per aggiudicarsene i diritti di sfruttamento, in vantaggio sulle compagnie statunitensi, inglesi e francesi.

    In questo contesto il regime di al-Sisi non avrebbe avuto alcun interesse a commissionare l’omicidio di Giulio: gli sarebbe bastato espellerlo. Al contrario erano evidenti gli interessi delle altre compagnie petrolifere e dei relativi Stati a guastare i rapporti tra Italia ed Egitto in modo che l’ENI perdesse la sua posizione di vantaggio.

    E’ probabile che le circostanze della morte di Giulio non saranno mai chiarite, anche perché ad essere interpellato è solo il regime egiziano mentre di certo sono altri i soggetti coinvolti nella trama che ne ha fatto un martire da spendere per questioni in cui sono coinvolti enormi interessi economici e geopolitici.

    Dunque smettiamola di farci strumentalizzare nella ricerca di giustizia per Giulio facendoci guidare da una verità parziale, perché in questo modo si uccide Giulio una seconda volta.

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