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Persio Flacco

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Ultimi commenti

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 28 gennaio 00:16

    Per comprendere la causa della Shoah occorre comprendere il nazismo, e per comprendere il nazismo occorre studiare il suo manifesto ideologico: il Mein Kampf. E’ in quel prolisso mattone che è scritta la causa. Per quanto possa apparire incredibile, le cervellotiche tesi esposte in quel libro sono diventate legge imperativa per la Germania e per la quasi totalità dei suoi cittadini posti sotto la dittatura di Hitler.

    Ne consegue che, affinché il "Mai più" non sia vuota retorica, occorre diffondere la conoscenza del nazismo, e dunque del suo manifesto ideologico.

    Questo purtroppo implicherebbe che i semi del nazismo possano essere riconosciuti anche in realtà nominalmente assai distanti dal Nazismo, per questo si preferisce la vuota retorica.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 26 gennaio 22:33

    Non sarà preciso, appropriato, conseguente, etimologicamente corretto, ma antisemita ha il preciso significato di antiebraico.

    Comprendo il tentativo di "diluire" il significato del termine estendendolo alla generalità delle popolazioni semite, così che non venga riferito esclusivamente agli ebrei. In tal modo chi fosse accusato di antisemitismo avrebbe buon agio di dimostrare che egli non ha affatto sentimenti discriminatori verso gli arabi, ad esempio, e che dunque l’accusa è fuori luogo.
    Ma a mio giudizio non è questo il modo per rapportarsi correttamente all’uso smodato e quasi sempre strumentale dell’accusa.

    Meglio sarebbe dedicarsi a smontare l’equivalenza, anch’essa strumentale, antisionismo=antisemitismo, grazie alla quale i sionisti tentano di stornare da sé ogni critica indirizzandola alla generalità degli ebrei. Si tratta di una trappola semantica ben studiata che ancora funziona egregiamente come scudo contro le meritate critiche al sionismo.

    Il sionismo è una ideologia che si fonda su categorie religiose e nazionaliste laiche, che è riuscita ad imporsi come egemone sia in Israele sia nella diaspora.

    Come ogni ideologia di quel genere afferma di interpretare il "vero ebreo": gli ebrei non sionisti sono additati come self-hater; afferma diritti eterni sulla terra di Israele, fondati sia su un presunto mandato divino sia su un altrettanto presunto diritto storico; teorizza, senza formularlo esplicitamente ma praticandolo nei fatti, la superiorità del popolo ebraico e il suo diritto di affermarla con ogni mezzo.

    In tal senso il sionismo è una ideologia totalitaria, imperialista, revanscista, e ci sarebbero anche altre aggettivazioni appropriate che non cito per evitare vendette.

    Il problema non sono gli ebrei, è il sionismo che inquadra gli ebrei e li spinge a supportare il regime sionista israeliano in ogni modo possibile.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 15 gennaio 12:32

    D’accordo, purché la liberazione dalle gabbie morali, spesso ipocrite e violente, non diventi anche "liberazione" dalla nostra più profonda essenza di esseri viventi.
    Il rispetto e l’accettazione della "diversità" non deve diventare rifiuto della "normalità"; la difesa del diritto individuale non deve diventare negazione del diritto collettivo.
    Se nasciamo maschi e femmine, come la maggior parte delle specie viventi, la ragione è che questa specializzazione è la più adeguata alla riproduzione della specie e alla sua perpetuazione, non perché lo ha deciso la Loggia Etero in danno della Loggia LGBTQ+.
    Altrimenti si perde il significato della identità individuale e collettiva in rapporto col mondo.
    L’essere umano: il primate della specie Homo Sapiens, non si è autocreato: le sue radici affondano nelle stelle, come quelle di ogni altro essere naturale, non in qualche trattato di sessuologia o, peggio, in qualche manifesto ideologico.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 11 gennaio 20:38

    Non voglio imbarcarmi nella ennesima polemica sterile, ma posso dire che sull’argomento la interpretazione egemone è senza dubbio viziata. Ed è stata viziata con una abilità mostruosa. Ne sono certo perché analizzo da una vita il sionismo, e non per un freddo interesse culturale.
    La voglio confondere un po’: se essere sionista significa volere che Israele viva e prosperi allora io sono sionista. smiley Eppure è per questo che detesto il sionismo.

    Riguardo alla scarsa profondità strategica di Israele: non serve un ordigno nucleare per colpirlo duramente: per questo ho citato il conflitto con Hezbollah del 2006.

    Per finire la domanda che dovrebbe porsi chi porta il suo piccolo o grande contributo alla corrente che persegue la guerra all’Iran: "Sono sicuro che l’Iran voglia distruggere Israele?"

    La realtà potrebbe essere meno semplice di quanto molti "sionisti" pensano.

    Purtroppo quando semplicità e complessità si scontrano in una mente superficiale o distratta, la prima ha sempre la meglio.
    Un piccolo contributo a davore del chiaroscuro da fonte non [molto] sospetta: http://moked.it/blog/2016/06/07/italia-iran-viaggio-tra-i-pregiudizi/

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 11 gennaio 11:04

    L’errore di persona mi sembra una congettura ancor meno credibile.

    Altra ipotesi è che Soleimani era diventato pericoloso per almeno una parte del regime iraniano, come Cesare per Bruto. Il Generale controllava una forza potente e pervasiva anche verso l’interno, e aveva acquisito un enorme prestigio nella lotta all’ISIS. E se il regime iraniano avesse voluto far evolvere positivamente i rapporti con gli USA per allentare le sanzioni che stanno strozzando il Paese, e se questo, come è probabile, fosse stato lo stesso intendimento dell’Amministrazione Trump (vedi esempio Nord Corea) è possibile che vi sia stato un comune interesse a toglierlo di mezzo.

    Rimane il fatto che per gli strateghi sionisti non c’è ipotesi peggiore di questa. Un accordo Washington-Teheran darebbe a Trump ulteriori occasioni per il disimpegno USA dall’area e ridurrebbe al minimo la possibilità che gli americani rovescino il regime iraniano con le cattive.

    Nelle loro intenzioni, la scomparsa del Babau iraniano, che consente loro di mantenere alto l’allarme per la "minaccia esistenziale" verso Israele, preziosa per fare proselitismo e convincere gli ebrei a mettersi sotto le muscolose ali del sionismo, sarebbe positiva solo in caso di sua cancellazione. Solo in questo modo il loro imperialismo messianico potrebbe dispiegarsi liberamente sotto il segno divino della sconfitta di tutti i "nemici" di Israele.

    Altro che Holmert, che predicava la rinuncia al sogno della Grande Israele in cambio della pace: sarebbe il trionfo di Netanyahu, quello che in piazza invocava l’assassinio di Rabin il "traditore". Soprattutto sarebbe il trionfo dei suoi alleati integralisti messianici. Gente pericolosa, pronta a tutto per realizzare quello che ritengono il volere di Dio.

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