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Democrazia o Oligarchia?

I partiti politici sono i veri sovrani, non il popolo. Loro sono i protagonisti assoluti di ogni aspetto della vita pubblica, loro controllano Parlamento, Governo e ogni manifestazione del potere delle istituzioni centrali e territoriali.

Dei tre poteri sovrani: Legislativo, Esecutivo, Giudiziario, nemmeno quest'ultimo è esente dalla loro influenza, nonostante le robuste garanzie costituzionali che ne garantiscono l'indipendenza.
E' quindi evidente l'importanza di determinare in quali mani è messo tanto potere.

Articolo 49 cost.: "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale"

La Costituzione definisce dunque i partiti come libere associazioni di cittadini; riconosce loro lo scopo di concorrere a determinare la politica nazionale; stabilisce il metodo democratico come modalità di esercizio della loro attività.

In mancanza di una legge attuativa che imponga ai partiti di adeguarsi all'insieme dei tre punti, e in particolare al terzo, lo scopo sociale può essere interpretato a piacere: ad esempio il partito può darsi l'obiettivo di promuovere interessi sovranazionali o extra-nazionali, oppure niente affatto attinenti alla politica nazionale bensì tesi al perseguimento di interessi del tutto particolari. Mentre la struttura organizzativa del partito può prescindere del tutto dal metodo democratico.

E non possedendo personalità giuridica i partiti non sono nemmeno soggetti alla vigilanza della Magistratura riguardo alla legittimità dei loro processi decisionali e allo scopo sociale. Come un circolo di bocce o un dopolavoro, non sono giuridicamente obbligati ad attenersi a formalità specifiche.

Le conseguenze della mancata applicazione dell'art. 49 sono evidenti, basti citare un noto partito-azienda, nato con una struttura organizzativa assolutamente monocratica e, in tempi più recenti, si può citare un Movimento politico come esempio di organizzazione totalmente verticistica.

Così come si può constatare come alcuni partiti si pongano come scopo sociale la tutela di organismi sovranazionali o di agevolare gli interessi di altri Stati o di particolari interessi organizzati. A prescindere dall'interesse nazionale.

Dunque, pur gestendo di fatto i poteri sovrani dello Stato, i partiti sono sostanzialmente irresponsabili, nemmeno obbligati al controllo democratico dell'assemblea dei soci, cioè dei loro iscritti.

Questo è assolutamente rilevante se si tiene presente che ai partiti spetta il compito della formazione delle liste elettorali. Essendo facoltativo il metodo democratico questo compito può essere avocato dal vertice del partito, escludendo l'assemblea degli iscritti da ogni decisione in merito. Il quale vertice è quindi libero di scegliere le persone che diventeranno formalmente "Rappresentanti della Nazione" secondo criteri che prediligono la disponibilità all'obbedienza al partito o, peggio, alla persona del suo capo piuttosto che al dovere di rappresentare con onore e diligenza la Nazione.

Ed è a causa di questo potere di "nomina" dei capi partito che i parlamentari, salvo rare eccezioni, ritengono di dover rappresentare il partito o la persona che ha fatto avere loro il seggio in Parlamento invece che i cittadini e la Nazione.

Grazie a questo espediente i partiti hanno il controllo pressoché totale del Parlamento, di conseguenza controllano anche il Governo, che di quello è espressione, e controllano anche l'elezione del Capo dello Stato.

Rispetto alla legalità costituzionale tutto questo ha conseguenze gravi: la democrazia è una mera formalità teorica trasmutata in effettiva oligarchia esercitata da entità: i partiti, sostanzialmente posti sopra la legge e irresponsabili nei riguardi della Nazione.

Tale è, da oltre 70 anni e ancora oggi, la condizione dello Stato italiano. Dovrebbe quindi essere comprensibile a tutti che al di sopra di ogni contingenza politica è assolutamente prioritario dare attuazione piena alla Costituzione se si vuole restituire ciò che spetta al sovrano democratico: il popolo.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 21 maggio 11:02
    Enzo Salvà

    Continuo a ritenere che dichiarare i partiti i detentori del potere sia troppo spesso uno scaricabarile da parte dei cittadini che spesso sono disinteressati e seguono esclusivamente la propaganda. 

    Personalità giuridica: effettivamente sono una libera associazione di cittadini ma devono avere uno Statuto, sono sottoposti alla legge, alla Commissione di Garanzia degli Statuti ed hanno una posizione fiscale.

    Il potere dei partiti riguarda soprattutto i candidati ed il sistema delle candidature.

    Qui sì che c’è, secondo me, il vero problema: vieni candidato se sei fedele non se condividi gli ideali di base del partito ma sei capace ed hai il carattere per opporti, anche in Parlamento, alla linea del partito forte del fatto che diventa prevalente la "rappresentanza della Nazione" 

    Qui poi si innesca il problema del "vincolo di mandato" evocato e strenuamente voluto da qualche partito: questo sì che sarebbe uno stravolgimento della Costituzione.

    In realtà, alla base di tutto c’è la decisione del cittadino che, nell’ampia offerta partitica, può sempre scegliere di non votare sempre per la solita bandierina.

    Un Saluto, 

    Es.

    • Di Persio Flacco (---.---.---.38) 21 maggio 13:06

      Grazie del contributo. E’ vero: i partiti qualche vincolo lo hanno, tuttavia molti casi reali dimostrano, a mio avviso, che si tratta di vincoli assai labili che poco hanno effetto. Accenno solo ai 49 milioni scomparsi dalle casse della Lega: qualcosa evidentemente non ha funzionato nei controlli interni al partito. Ed è quello che accade più di frequente alle organizzazioni nelle quali manca o è carente il controllo democratico, sicchè certe cariche vengono affidate a fiduciari del Capo disposti a certe pratiche. ma si potrebbe anche citare il sistema opaco delle Fondazioni.
      Attribuire personalità giuridica ai partiti darebbe il diritto anche al singolo "socio" che si ritiene danneggiato di fare ricorso alla magistratura, la quale ha autorità e strumenti per correggere le storture.
      Invece il punto che mi interessa discutere è quello della presunta corresponsabilità dei cittadini nel sostenere partiti siffatti. L’obiezione avrebbe senso se esistessero partiti che si attengono ai limiti costituzionali e altri che non vi si attengono, ma così non è.
      Tutti i partiti impongono ai "rappresentanti della Nazione" la loro disciplina; nessuno rinuncia a partecipare al sistema di potere che, grazie alla mancata applicazione dell’art.49, da loro modo di nominare ministri e cariche pubbliche.
      Dunque i cittadini non hanno possibilità di scegliere qualcosa di diverso, se non riguardo all’onestà dei candidati o alle qualità personali.
      In ogni caso, qualunque scelta facciano, non porrebbero rimedio alla macroscopica anomalia di questi "corpi intermedi" che si interpongono tra loro e i loro rappresentanti.
      Nella generale architettura costituzionale i partiti devono rimanere fuori dalle Istituzioni. Il loro ruolo finisce davanti alla porta dei Palazzi del potere repubblicano, che devono essere attraversati solo dalle persone (art.67) che essi hanno contribuito ad avviare alla vita pubblica.
      La realtà invece è assai diversa, ed è una trave nell’occhio che continuiamo a non vedere anche dopo 72 anni di Repubblica.
      Gli effetti macroscopici di questo furto di democrazia dovrebbero essere evidenti quando osserviamo la condizione di un Paese trascinato in una organizzazione a-democratica come la UE, dimostratasi grazie alla crisi da covid-19 col suo vero volto di associazione competitiva di Stati. E osservando le conseguenze di aver fatto entrare l’Italia nella moneta unica a prescindere dal suo interesse e dalle caratteristiche della sua economia.
      Chi ha davvero assunto quelle decisioni? I partiti. In nome di quali interessi? Ma il passato è passato. E il futuro in quali condizioni lo andiamo ad affrontare con questi presupposti?

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