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Persio Flacco

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Ultimi commenti

  • Di Persio Flacco (---.---.---.89) 25 ottobre 17:36

    La regola è che il rapporto deficit/pil non superi il 3%. Con la manovra il rapporto previsto è del 2,4%. Il problema non è il rispetto delle regole: i commissari hanno pubblicamente bocciato la manovra, a mercati aperti e con le ovvie conseguenze, prima ancora di leggerla. I motivi sono altri.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.148) 16 ottobre 23:49
    Se non si pone la premessa che essere di sinistra implica essere critici e avversari dell’ordine capitalista la conseguenza è di doversi misurare con una serie di aporie dalle quali non si può uscire. 
    Il PD non è di sinistra, e non lo è mai stato. La sua ragione sociale fin dalla fondazione è stata quella di costituire uno dei poli di un futuro assetto bipolare del Paese, secondo lo schema classico mutuato dagli USA, di cui Veltroni è grande estimatore.

    Due poli, entrambi custodi dell’ordine capitalista: uno più orientato alla redistribuzione della ricchezza e al welfare e l’altro più orientato al liberismo economico e all’affidarsi alle leggi del mercato, che si alternano al potere dando ai cittadini l’illusione della democrazia. 

    Il tentativo non è riuscito sia perché nella società italiana esiste una diversificazione ideale assai più complessa sia perché è mancato l’altro polo. Ruolo che sarebbe dovuto essere assunto dal partito berlusconiano ma che il suo patron ha rifiutato per vari motivi, soprattutto per preservare la sua natura di partito-azienda, custode degli interessi berlusconiani.

    Venuto meno il secondo polo il PD, sotto Renzi, ha assunto entrambi i ruoli, diventando quello che è ora: un partito a vocazione totalitaria sostanzialmente di centrodestra.

    Ne consegue che il PD non è riformabile come partito di sinistra e che, probabilmente, il suo destino è quello di diventare il partito della nazione fagocitando via via i resti di Forza Italia una volta venuto meno il suo patron.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.148) 11 ottobre 10:47

    Dottoressa Anfuso, non mi faccia la giornalista di Repubblica, per favore. Io non ho mai scritto né pensato ad una soluzione demenziale come un decreto che OBBLIGHI gli italiani ad acquistare buoni del Tesoro, e a quel che so nemmeno Salvini. 

    Si è parlato di un incontro governo ABI per invitare banche e gestori del risparmio ad invogliare i loro clienti a farlo, non ad un obbligo. 

    Posso immaginare invece ad un provvedimento che renda più conveniente per un italiano investire nel debito pubblico nazionale. Nulla di scandaloso mi pare.

    Quanto alla giornalista di La Repubblica, con una certa aggressività ha fatto precedere le sue domande con una affermazione del tipo "i mercati non si fidano di voi".
    Evidentemente la giornalista prende il tè ogni pomeriggio con "i mercati", i quali, tra un pasticcino e l’altro, gli avranno assicurato che di questo governo non si fidano.

    Data la premessa, la domanda "cosa farete quando lo spread si alzerà?" non poteva avere una risposta convincente. Ovviamente l’indomani Repubblica e gli altri escono con titoli come "Di Maio messo in difficoltà da una giornalista" o "I cittadini trepidano e Di Maio non ha risposte". Non so cosa ne pensi lei, per me questo non è giornalismo, è propaganda da Grande Fratello. Al posto di Di Maio bandirei Repubblica dalle conferenze stampa, giacché trattare con persone in perfetta malafede è come trattare con la cacca: meglio evitare.

    Naturalmente su quello che faranno "i mercati" non si possono fare previsioni attendibili oltre un certo grado. Se fossero costituiti soltanto da investitori puri e solidi le previsioni sarebbero piuttosto semplici: basta garantirgli un profitto adeguato e una adeguata garanzia di solvibilità e "i mercati" non avrebbero motivo di inquietudine. Ma i mercati non sono soltanto questo, sono anche milioni di microtrader da salotto con le spalle troppo gracili per sopportare rovesci che si giocano lo stipendio davanti a una "consolle"; sono sistemi automatici che in base ad un algoritmo "annusano" le tendenze e fanno partire massicci ordini di acquisto o di vendita; sono fondi sovrani, fondi pensione, fondi di risparmio gestito vincolati alle valutazioni delle agenzie di rating, che non sempre sono trasparenti; sono speculatori che guadagnano dalle variazioni al rialzo o al ribasso dei titoli. E sono anche grandi banche che a volte compiono operazioni non lineari. Come avvenne nel 2011: https://www.ilsole24ore.com/art/fin... Operazione che ebbe i noti e rilevanti effetti politici. Come sa bene la partita non si gioca solo sul piano dell’economia, è soprattutto uno scontro politico tra i gruppi di controllo della UE e i riottosi, come il governo italiano e i tanti movimenti cosiddetti "euroscettici" sorti negli ultimi anni, che "pretendono" di contestarne il potere sovranazionale.

    Riguardo a CDP e al suo futuro assetto va detta una cosa: la tipologia di risparmiatori che a suo tempo hanno acquistato buoni fruttiferi e aperto libretti di risparmo postali non sono orientati al rischio, e confidavano nella garanzia dello Stato per avere un rendimento sicuro e senza sorprese. Non so quanti di loro si rendano conto che Poste Italiane è stata privatizzata, tant’è che ha iniziato a vendere di tutto: dai cellulari alle schede telefoniche a prodotti finanziari un po’ "frù frù". Come è stata privatizzata Cassa Depositi e Prestiti del resto, entrambe SpA con azionariato misto. La rinazionalizzazione di CDP riporterebbe l’istituto e il risparmio postale sotto l’ombrello protettivo dello Stato. Quale sarebbe il problema, l’uso che Salvini e Di Maio (in realtà il Tesoro) potrebbero fare del suo patrimonio? Questo lo si vedrà al momento delle scelte, di certo non ora. E comunque, se il risparmio gestito da CDP fosse impiegato in chiave espansiva per investimenti pubblici non verrebbero violati gli scopi istituzionali dell’ente.

    E’ vero: siamo già nella campagna elettorale per le europee, ed è anche vero che le promesse elettorali fatte per il contesto italiano sono connesse anche con quelle fatte per il contesto europeo. Ma sia per l’uno che per l’altro contesto si tratta sempre di impegni presi da mantenere. Non è un mistero che l’elettorato di Lega e M5S sia insofferente verso la continua e pervasiva intrusione delle istituzioni europee nella loro vita quotidiana. Il refrain dei nostri governi: "Ce lo chiede l’Europa", è diventato insopportabile per molti italiani. Anche perché tra i cittadini si è diffusa la coscienza che l’Unione Europea, per come è congegnata, è tutt’altro che una entità trasparente e democratica. Per farle un esempio banale, diverso dalle solite osservazioni sulle specifiche europee riguardo alla curvatura e alla lunghezza dei cetrioli, tra poco scatterà l’obbligo per i coltivatori (manco a dirlo: deciso dalla Commissione) di dotarsi di un patentino per acquistare la poltiglia bordolese! Un anticrittogamico naturale a base di calce e solfato di rame usato in agricoltura fin dai tempi dei romani! Per un agricoltore, i cui padri hanno sempre preparato da sé la poltiglia, essere obbligati a seguire un corso e a pagare la burocrazia per ottenere il permesso di usarla, l’imposizione è INSOPPORTABILE. Nel frattempo Juncker autorizza l’impiego di nuovi OGM in agricoltura senza curarsi minimamente di cosa pensino al proposito i cittadini europei! Gli europeisti difendono una idea astratta di Unione Europea ma in concreto difendono *questa* Unione Europea: lo strumento perfetto nelle mani delle grandi lobby per imporre in modo giuridicamente vincolante i loro interessi a mezzo miliardo di persone. Ma ben venga la battaglia di Salvini e Di Maio per cambiare lo status quo. Mio parere, ovviamente.
    Lei dice che facciamo ormai parte di "uno scacchiere geopolitico internazionale". Bene, questo è un fatto, ma passando dall’astratto alla concretezza, si tratta di vedere chi comanda lo scacchiere, chi ne stabilisce le regole e le strategie. E si tratta di decidere se, come, quanto resistere alle concrete entità che esercitano il loro potere su di esso e, di conseguenza, su di noi. E l’unico ente che fornisce a noi semplici cittadini la possibilità di esprimere democraticamente la nostra opinione su ciò che concretamente ci governa dall’alto è lo Stato retto dalla Costituzione. Nessuna delle entità che concorrono a formare lo "scacchiere" è democratica, nessuna si cura di conformare le sue deliberazioni all’opinione di quelli che le dovranno seguire. E’ illecito desiderare di modificare questo stato di cose? E in nome di che lo sarebbe? Deve essere chiaro che quelli che hanno coniato i termini dispregiativi "populismo" e "sovranismo" e li usano per contrastare chi hanno etichettato in questo modo, di fatto contrastano Democrazia e Costituzione. Per me vale la pena tentare di difendere l’una e l’altra. Come del resto sarebbe dovere di chi si proclama democratico e giura sulla Costituzione.
    Ho letto il suo articolo sulla genesi della crisi finanziaria del 2007 2008 e ne condivido il senso generale. Contrariamente alla sua opinione ho riflettuto a lungo sulle cause e sul significato di quella crisi, approfondendo anche gli aspetti "tecnici" e "politici" della questione, approdando a certe conclusioni che in parte divergono dalle sue. Ma questo è un altro discorso. La ringrazio per l’interessante scambio di opinioni.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.148) 10 ottobre 21:26

    Scrive: "Dove ha letto le soluzioni atte a "ripagare il debito" sul DEF?" Mi sono espresso male, intendevo "pagare gli interessi sul debito". Riguardo alle misure per lo sviluppo previste dal DEF per ora sono solo parole, ma sono parole che dovranno essere tradotte in pratica dopo l’approvazione.
    Quando Salvini dice che se sale lo spread verrà chiesto aiuto agli italiani sta pensando a come ridurre la quota di debito in mani straniere facendo acquistare agli investitori italiani i titoli di debito italiani. Sappiamo tutti del Giappone, che avendo tenuto il debito in casa può permettersi di sopportare un rapporto debito/pil stratosferico. Il nostro debito pubblico invece è per oltre un terzo nelle mani di investitori stranieri, alcuni dei quali lo usano strumentalmente per spremere il più possibile profitto giostrando sullo spread. Visto che il risparmo privato degli italiani ammonta a circa il doppio del debito pubblico, non vedo dove sia lo scandalo nell’augurarsi che una parte di questo sia incoraggiato ad acquisire titoli di Stato italiani per metterli al sicuro dai pescecani della finanza internazionale, non potendolo più fare la Banca d’Italia. Troppo banale come idea?
    Riguardo alle "non risposte" di Di Maio. E’ noto che Repubblica sta fortemente remando contro questo governo per disposizione dell’editore, cercando ogni occasione per diffondere sfiducia sulle sue capacità. Ebbene, una tecnica per "dimostrare" che questo governo non ha risposte consiste nel porre domande che una risposta non possono averla, a meno di saper leggere in una sfera di cristallo fatata. Le variabili coinvolte nella applicazione di una manovra complessa come quella prevista dal DEF sono troppe per poterle prevedere tutte in anticipo: un giornalista anche non esperto di economia dovrebbe saperlo. E poi, cosa si vuole dimostrare, cosa vuole dimostrare Repubblica, che quelli che hanno vinto le elezioni e ora sono al governo non sono competenti? Che è l’argomento principe delle opposizioni. E’ troppo facile rispondere che a condurre il Paese a questo punto sono stati proprio "i competenti" che adesso guardano con superiorità chi è succeduto loro alla guida del Paese.
    Lei dubita che Cassa Depositi e Prestiti, che ora comprende i risparmi postali, sia a rischio. Lo capisco, ma le ricordo che questo governo si è insediato dal primo giugno scorso e che a decidere l’assetto attuale di CdP sono stati i goveni precedenti.
    Un’altro dei "meme" messi in circolazione da quei "patrioti" che si augurano che l’Italia vada in default solo perché in questo modo sperano che cada il governo è che le forze politiche di maggioranza agiscono come agiscono per fini elettoralistici. Capisco che per loro, per i"competenti" professionisti della politica, mantenere le promesse fatte in campagna elettorale sia considerata una depravazione populista, da plebei, ma quello che stanno facendo Lega e Cinquestelle è proprio questo: mantenere le promesse per le quali sono stati votati. E non lo stanno facendo in campagna elettorale, giacché le elezioni si sono già svolte, per cui dove sarebbero le azioni puramente elettorali?
    Io non so come andrà a finire, non so se questo governo saprà resistere all’attacco concentrico delle opposizioni interne, della Commissione Europea, degli interessi di Francia e Germania, praticamente di tutti gli organi di informazione, delle agenzie di rating, della grande finanza. So però che questo Paese era su una china discendente, con sempre meno fiducia in se stesso e nel proprio futuro, con i giovani che se ne vanno all’estero o rimangono tappati in casa, con i diritti del lavoro dissipati nell’indifferenza di sindacati annichiliti, con una scuola che definire depressa è dire poco, con un esproprio progressivo di sovranità e di identità. Non so lei, ma io sono per combattere prima di arrendersi. La saluto.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.148) 10 ottobre 16:31
    Vado a memoria, ma qualche tempo fa la CGIA di Mestre: una associazione di artigiani e piccole imprese con un centro studi molto attivo, si prese la briga di calcolare l’ammontare complessivo delle imposte, dirette, indirette, statali e locali, gravanti su una piccola impresa. Ne venne fuori che per alcune tipologie commerciali quasi il 70% del reddito d’impresa doveva essere dedicato a pagare le imposte. In tali condizioni, di fatto, gli imprenditori sono posti davanti alla scelta tra evadere o chiudere. Si può biasimare quelli che cercano di evadere il possibile? O si deve biasimare la politica dissennata di chi li ha posti davanti a questa alternativa?
    E non so se tra i costi relativi al pagamento delle imposte sono stati compresi anche i costi necessari al calcolo e alla liquidazione di quanto dovuto. Alcune aziende devono mantenere un corposo settore dedicato a districarsi nella cervellotica normativa fiscale che nel corso degli anni ha stratificato l’uno sull’altro con sempre nuovi provvedimenti, norme, aliquote, detrazioni, deduzioni, sovrattasse ecc. al punto che perfino la categoria dei commercialisti è scesa in piazza per protestare! Sulla flat tax si possono fare molte osservazioni critiche, ma se applicarla comportasse una drastica semplificazione della materia fiscale e una sostanziosa riduzione del peso dell’imposizione sulle aziende oneste, credo varrebbe la pena applicarla.

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