• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

Persio Flacco

L'autore non ha inserito, ancora, una sua descrizione.

Statistiche

  • Primo articolo lunedì 08 Agosto 2013
  • Moderatore da giovedì 02 Febbraio 2014
Articoli Da Articoli pubblicati Commenti pubblicati Commenti ricevuti
La registrazione 14 482 42
1 mese 0 6 0
5 giorni 0 1 0
Moderazione Da Articoli moderati Positivamente Negativamente
La registrazione 8 8 0
1 mese 0 0 0
5 giorni 0 0 0












Ultimi commenti

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 15 gennaio 12:32

    D’accordo, purché la liberazione dalle gabbie morali, spesso ipocrite e violente, non diventi anche "liberazione" dalla nostra più profonda essenza di esseri viventi.
    Il rispetto e l’accettazione della "diversità" non deve diventare rifiuto della "normalità"; la difesa del diritto individuale non deve diventare negazione del diritto collettivo.
    Se nasciamo maschi e femmine, come la maggior parte delle specie viventi, la ragione è che questa specializzazione è la più adeguata alla riproduzione della specie e alla sua perpetuazione, non perché lo ha deciso la Loggia Etero in danno della Loggia LGBTQ+.
    Altrimenti si perde il significato della identità individuale e collettiva in rapporto col mondo.
    L’essere umano: il primate della specie Homo Sapiens, non si è autocreato: le sue radici affondano nelle stelle, come quelle di ogni altro essere naturale, non in qualche trattato di sessuologia o, peggio, in qualche manifesto ideologico.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 11 gennaio 20:38

    Non voglio imbarcarmi nella ennesima polemica sterile, ma posso dire che sull’argomento la interpretazione egemone è senza dubbio viziata. Ed è stata viziata con una abilità mostruosa. Ne sono certo perché analizzo da una vita il sionismo, e non per un freddo interesse culturale.
    La voglio confondere un po’: se essere sionista significa volere che Israele viva e prosperi allora io sono sionista. smiley Eppure è per questo che detesto il sionismo.

    Riguardo alla scarsa profondità strategica di Israele: non serve un ordigno nucleare per colpirlo duramente: per questo ho citato il conflitto con Hezbollah del 2006.

    Per finire la domanda che dovrebbe porsi chi porta il suo piccolo o grande contributo alla corrente che persegue la guerra all’Iran: "Sono sicuro che l’Iran voglia distruggere Israele?"

    La realtà potrebbe essere meno semplice di quanto molti "sionisti" pensano.

    Purtroppo quando semplicità e complessità si scontrano in una mente superficiale o distratta, la prima ha sempre la meglio.
    Un piccolo contributo a davore del chiaroscuro da fonte non [molto] sospetta: http://moked.it/blog/2016/06/07/italia-iran-viaggio-tra-i-pregiudizi/

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 11 gennaio 11:04

    L’errore di persona mi sembra una congettura ancor meno credibile.

    Altra ipotesi è che Soleimani era diventato pericoloso per almeno una parte del regime iraniano, come Cesare per Bruto. Il Generale controllava una forza potente e pervasiva anche verso l’interno, e aveva acquisito un enorme prestigio nella lotta all’ISIS. E se il regime iraniano avesse voluto far evolvere positivamente i rapporti con gli USA per allentare le sanzioni che stanno strozzando il Paese, e se questo, come è probabile, fosse stato lo stesso intendimento dell’Amministrazione Trump (vedi esempio Nord Corea) è possibile che vi sia stato un comune interesse a toglierlo di mezzo.

    Rimane il fatto che per gli strateghi sionisti non c’è ipotesi peggiore di questa. Un accordo Washington-Teheran darebbe a Trump ulteriori occasioni per il disimpegno USA dall’area e ridurrebbe al minimo la possibilità che gli americani rovescino il regime iraniano con le cattive.

    Nelle loro intenzioni, la scomparsa del Babau iraniano, che consente loro di mantenere alto l’allarme per la "minaccia esistenziale" verso Israele, preziosa per fare proselitismo e convincere gli ebrei a mettersi sotto le muscolose ali del sionismo, sarebbe positiva solo in caso di sua cancellazione. Solo in questo modo il loro imperialismo messianico potrebbe dispiegarsi liberamente sotto il segno divino della sconfitta di tutti i "nemici" di Israele.

    Altro che Holmert, che predicava la rinuncia al sogno della Grande Israele in cambio della pace: sarebbe il trionfo di Netanyahu, quello che in piazza invocava l’assassinio di Rabin il "traditore". Soprattutto sarebbe il trionfo dei suoi alleati integralisti messianici. Gente pericolosa, pronta a tutto per realizzare quello che ritengono il volere di Dio.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 11 gennaio 01:11

    Da quelle parti di droni ne girano parecchi: https://thebulletin.org/2020/01/soleimani-and-beyond-5-ways-that-drones-have-destabilized-iraq/

    Se a far secco Soleimani è stato un drone, e non lo sappiamo per certo, la sua base di partenza può essere stata non tra quelle ufficiali, e anche prossima all’obiettivo. Si tratta di congetture ovviamente.

    La stranezza dell’operazione contro il generale iraniano inizia dalle scarse precauzioni prese da quest’ultimo, come se godesse di qualche salvacondotto da parte di chi controlla il territorio. E questo fa pensare che egli fosse impegnato in una missione considerata non ostile dai suddetti controllori. Probabilmente per risolvere o attenuare la situazione di crisi creata dagli attacchi all’ambasciata USA a Baghdad.

    Se fosse stato nella capitale irakena per una missione ostile è lecito pensare che si sarebbe mosso in modo differente. Di sicuro non su invito del governo irakeno, non su un volo di linea, non su un veicolo non blindato su un percorso prevedibile. Sono congetture, ma è assai improbabile che un uomo scampato a mille agguati sui teatri di guerra si sia esposto così ingenuamente se non avesse avuto garanzie di immunità di alto livello.
    Anche per questo è strano che l’ordine di ucciderlo sia partito dalla presidenza USA, ma non solo per questo.

    La mancata "presidenta" USA, Hillary Clinton, commentando l’uccisione di Soleimani ha dichiarato che se fosse stata lei alla Casa Bianca la guerra all’Iran sarebbe già cosa fatta. Al contrario, è noto che l’attuale presidente non solo non ha alcuna intenzione di impelagarsi in una impresa tanto rischiosa, ma ha chiaramente manifestato con parole e fatti l’intenzione di disimpegnare gli Stati Uniti dall’area.

    Cosa che ha mandato in paranoia più di ogni altro gli strateghi sionisti, che contano sulla presenza americana e sulla liquidazione del regime iraniano per mano degli USA puntano da anni. Israele è un Paese armato potentemente ma con una scarsa profondità strategica. Lo ha dimostrato chiaramente il conflitto con Hezbollah nel 2006.

    Dunque per quale motivo Trump avrebbe ordinato un deliberato atto di guerra contro l’Iran, quale è stato l’assassinio di un alto ufficiale iraniano e uomo simbolo di quel regime, con l’inevitabile conseguente impegno militare che ciò avrebbe comportato?
    O Trump ha improvvisamente ribaltato la sua linea politica generale riguardo al Medio Oriente, e non se ne comprende la ragione, oppure non è stato lui a ordinare l’operazione, ma ha ritenuto conveniente assumersene la paternità.
    Una scelta logica e plausibile solo se ad attuare l’operazione fosse stato Israele.

    Poniamo che così fosse stato e che gli USA avessero indicato Israele come responsabile della morte di Soleimani. In tal caso è ovvio che la reazione iraniana sarebbe stata indirizzata contro obiettivi israeliani. Trump avrebbe potuto evitare di coinvolgere gli USA nel conflitto? Improbabile: Congresso, mass media, opinione pubblica lo avrebbero costretto a schierarsi militarmente contro l’Iran, e questo avrebbe soddisfatto gli strateghi sionisti, che sono una manica di esaltati con la testa nella Bibbia.
    Assumendosi la responsabilità della morte di Soleimani Trump ha evitato questo e ora può gestire la crisi a suo modo.

    Se tutto questo ragionamento avesse fondamento potremmo assistere ad una "inspiegabile" e repentina distensione dei rapporti USA-Iran e ad una accelerazione del disimpegno americano nell’area.

    Una prospettiva che accrescerebbe la probabilità di altri episodi eclatanti tesi alla direzione contraria.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.225) 10 gennaio 21:51

    Trump si è attribuito la responsabilità per la uccisione di Soleimani, ma non è detto che la abbia davvero. Potrebbe essersela attribuita per motivi di opportunità, per evitare un conflitto ingestibile che avrebbe coinvolto anche gli USA.
    Se a far fuori Soleimani fosse stato Israele Trump avrebbe dovuto fare ciò che ha fatto.

TEMATICHE DELL'AUTORE

Tribuna Libera Mondo

Pubblicità



Pubblicità



Palmares

Pubblicità