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Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
  • Moderatore da domenica 09 Settembre 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.21) 4 maggio 09:16
    Marina Serafini

    La politica non sta percorrendo questa strada: la politica l’ha costruita, questa strada, e lo ha fatto attraverso un processo strutturato e programmatico che ha visto inserire in ruoli decisionali- politici persone dallo spessore culturale e intellettivo veramente limitato. Questi, a cascata, portano avanti dinamiche malsane e miopi di cui si fanno incompetentemente garanti. Dovrei dire piuttosto "competentemente", dato il forte livello di incompetenza che dimostrano. Questi contribuiscono a creare un clima culturale becero e limitante che, metabolizzato soprattutto da chi vi nasce e cresce dentro, non fa che alimentare a sua volta una scarsa capacità critico riflessiva e, inevitabilmente, di competenze. Ha ragione nell’accusare lo stato di carenza progressiva di competenze, e mi viene da sottolineare come questo clima culturale nutrito nei nostri tempi, sembra finalizzato proprio a denigrare le competenze, a vanificare quell’esisgenza una volta percepita dai giovani di affinarle e svilupparle, le competenze. Oggi non si dá prospettiva di carriera, né di crescita; oggi i professionisti sembra non siano più richiesti, non vengono premiati né ricercati. Nessuno "perde" più tempo a occuparsi di formazione, i processi di selezione in azienda sono ridicoli, svolti da persone che, a loro volta, non hanno competenza. Il mercato sembra muoversi lungo una piatta linea indifferenziata di servizi omologati. Compra e vendi. E paghiamo poco chi mettiamo a operare perché tanto c’è crisi, e se questa persona non si accontenterà, ce ne sono decide che aspettano di poter trovare un lavoro... Con queste premesse é ben facile tirare su generazioni sfiduciate e insoddisfatte, e con poche ambizioni. Le ambizioni vengono uccise. Le speranze sono oscurate. Non c’è l’ambiente che ne consenta lo sviluppo, e neanche il germoglio. La strada é stata già costruita, e ci porta dritti dritti alla miseria.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 23 novembre 2018 11:06
    Marina Serafini

    Non puó comprendere il valore di quanto ruba chi non é in grado di fare, e prende senza diritto, in modo distorto. E chi non comprende, prima o dopo, inevitabilmente, cade. E finisce per farsi male davvero.
    Tempo al tempo...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.31) 23 novembre 2018 00:40
    Marina Serafini

    Beh... Se non altro, ad un togliere corrispondeva un dare! ..Con buona pace degli interessati! :)

  • Di Marina Serafini (---.---.---.42) 21 novembre 2018 19:05
    Marina Serafini

    Parole d’oro, caro Antonello, parole d’oro... A presto

  • Di Marina Serafini (---.---.---.33) 2 novembre 2018 17:25
    Marina Serafini

    Carissimo,

    piacere di reincontrarla tra i suoi scritti! Mi spiace notare che l’animo Un italiano commentatore qui sopra, abbia banalizzato il senso di questo bell’articolo. Giannulli, in un recente articolo ha sostenuto una posizione molto radicale in merito: in sintesi si dichiarava favorevole alla riduzione delle ore di insegnamento di storia in scuole statali (non in quelle pubbliche, ci tiene a sottolinearlo), in quanto necessarie solo a svilirne il valore e a far sbiadire l’interesse verso di esso da parte delle giovani menti. Una provocazione la sua, quella dello storico che rifiuta il surrogato di una gemma che si sostituisce ad essa con arroganza e con malcelata malversazione. La chiosa esasperata dichiara che almeno così, forse, qualcuno potrà iniziare di nuovo ad interessarsi alla storia, e magari inizierà davvero a studiarla.

    Lei cita il nazismo ed io la seguo: a lungo si è detto e scritto sul fenomeno descrivendolo come una atrocità incresciosa, come un evento unico e vergognoso, come Un Evento, appunto. Lo si è messo nei musei, questo evento, lo si è tinto col sangue raggrumato e lo si è coperto con la polvere della memoria su cui soffiare di tanto in tanto, durante gli anniversari e le inaugurazioni, e le manifestazioni politiche. Qualcosa che è accaduto e che è fuori di noi e non ci tocca più. Non è del ritorno del fascismo, caro commentatore anonimo, che qui si sta disquisendo, ma sul fatto che noi viviamo la storia che contribuiamo a fare sull’eredità di quella da cui proveniamo, e se poi, superficialmente, ce ne dimentichiamo, finisce che iniziamo ad etichettare eventi e inserirli nelle griglie cronologiche che tanto fanno comodo alle menti pigre.

    Quanto è accaduto in quel fenomeno indicato come nazismo non è altro da noi: ci coinvolge tutti e ci appartiene, e deve ammonirci, e deve gridarci contro ogni giorno in cui respiriamo. Perchè quanto è accaduto non è semplicemente accaduto: lo abbiamo fatto accadere noi e noi lo abbiamo subito. E così per altri accadimenti, che sian drammatici o creativi, o rivoluzionari, che siano serviti ad ottenere riconoscimenti o a perderli. cancellare la storia è cancellare la vita.

    Qui si parla di uomini e della loro vita reale, signor commentatore anonimo, non di ideologie e di banali ping pong da talk show . Per quelli ci sono molti programmi televisivi da fruire in beata passività...

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