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Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
  • Moderatore da domenica 09 Settembre 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.31) 23 novembre 2018 00:40
    Marina Serafini

    Beh... Se non altro, ad un togliere corrispondeva un dare! ..Con buona pace degli interessati! :)

  • Di Marina Serafini (---.---.---.42) 21 novembre 2018 19:05
    Marina Serafini

    Parole d’oro, caro Antonello, parole d’oro... A presto

  • Di Marina Serafini (---.---.---.33) 2 novembre 2018 17:25
    Marina Serafini

    Carissimo,

    piacere di reincontrarla tra i suoi scritti! Mi spiace notare che l’animo Un italiano commentatore qui sopra, abbia banalizzato il senso di questo bell’articolo. Giannulli, in un recente articolo ha sostenuto una posizione molto radicale in merito: in sintesi si dichiarava favorevole alla riduzione delle ore di insegnamento di storia in scuole statali (non in quelle pubbliche, ci tiene a sottolinearlo), in quanto necessarie solo a svilirne il valore e a far sbiadire l’interesse verso di esso da parte delle giovani menti. Una provocazione la sua, quella dello storico che rifiuta il surrogato di una gemma che si sostituisce ad essa con arroganza e con malcelata malversazione. La chiosa esasperata dichiara che almeno così, forse, qualcuno potrà iniziare di nuovo ad interessarsi alla storia, e magari inizierà davvero a studiarla.

    Lei cita il nazismo ed io la seguo: a lungo si è detto e scritto sul fenomeno descrivendolo come una atrocità incresciosa, come un evento unico e vergognoso, come Un Evento, appunto. Lo si è messo nei musei, questo evento, lo si è tinto col sangue raggrumato e lo si è coperto con la polvere della memoria su cui soffiare di tanto in tanto, durante gli anniversari e le inaugurazioni, e le manifestazioni politiche. Qualcosa che è accaduto e che è fuori di noi e non ci tocca più. Non è del ritorno del fascismo, caro commentatore anonimo, che qui si sta disquisendo, ma sul fatto che noi viviamo la storia che contribuiamo a fare sull’eredità di quella da cui proveniamo, e se poi, superficialmente, ce ne dimentichiamo, finisce che iniziamo ad etichettare eventi e inserirli nelle griglie cronologiche che tanto fanno comodo alle menti pigre.

    Quanto è accaduto in quel fenomeno indicato come nazismo non è altro da noi: ci coinvolge tutti e ci appartiene, e deve ammonirci, e deve gridarci contro ogni giorno in cui respiriamo. Perchè quanto è accaduto non è semplicemente accaduto: lo abbiamo fatto accadere noi e noi lo abbiamo subito. E così per altri accadimenti, che sian drammatici o creativi, o rivoluzionari, che siano serviti ad ottenere riconoscimenti o a perderli. cancellare la storia è cancellare la vita.

    Qui si parla di uomini e della loro vita reale, signor commentatore anonimo, non di ideologie e di banali ping pong da talk show . Per quelli ci sono molti programmi televisivi da fruire in beata passività...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.33) 2 novembre 2018 16:30
    Marina Serafini

    Questo è il buon esempio di umanità di cui mi piace leggere. Aiutatemi a crederci ancora, perchè ormai si sente parlare solo di incompetenza, ruberie, errori e malversazioni. un buon esempio da pubblicizzare a gran voce.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.33) 2 novembre 2018 16:22
    Marina Serafini

    Applaudo e ringrazio per la schiettezza e la lucida analisi di una attualità che rimprovera se stessa senza muovere un dito per cambiare direzione. Sarebbe bello che questa voce assumesse la dimensione di un coro...

    Ci si lamenta di un impoverimento culturale che raggiunge livelli progressivi di antiumanesimo e intanto non si fa che consolidarlo attraverso la passività adeguante. Il macello della formazione ricade in quello dell’organizzazione sociale, intanto che quanto aveva faticosamente raggiunto il riconoscimento di "risorsa umana" è ripiombato nell’anonimo grigiore della già definita, e in quanto tale considerata, "mera forza lavoro". E sbiadisce il concetto tanto caro alla comunità europea di individuo come cittadino di una comunità, da educare alla conoscenza della tecnologia attualmente in uso, alla fruizione delle lingue, alla capacità di fare impresa di se stesso e di cooperare con gli altri cittadini con i quali è in lizza per realizzare una coesistenza migliore verso l’attuazione di una società in continua evoluzione.

    Queste erano le indicazioni dettate in ambiente comunitario quando l’illuminazione giunse a far comprendere che la circolazione delle merci e delle ricchezze richiedeva anche la comunicazione e collaborazione tra gli individui, riconosciuti come tali e in grado di rispettarsi tra loro. Per conoscenza e per competenza.

    Per non citare poi l’esigenza di trasmettere, ai cittadini del mondo-Europa, l’importanza delle metacompetenze...

    Parole affascinanti e assolutamente condivisibili, parole....

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