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Marina Serafini

Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione e selezione del personale. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale.
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
  • Moderatore da domenica 09 Settembre 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.52) 18 febbraio 00:37
    Marina Serafini

    Il circolo vizioso richiede un pó di virtú... Quale filtro consente di verificare l’esattezza del filtro? Alcuni fanno ricorso alla macchina della verità meccanica, altri a quella onirica: saper leggere il messaggio delle immagini é di grande aiuto , in via preventiva come anche orientativa... Il simpatico articolo espone una serissima questione, ed io, seriamente, suggerisco altrettante serissime letture:

    http://tezcatlipoca-bandw.blogspot....

    http://dream-news24.blogspot.it/201...

    smiley

  • Di Marina Serafini (---.---.---.235) 2 febbraio 22:03
    Marina Serafini

    Ora, vero che il concetto filosofico originario del comunismo è un pò tosto e poco attuabile - tanto che lo stesso Marx, introducendo Il Capitale, parlò di una idea cui tendere, ma che difficilmente sarebbe potuta divenire accadimento- ma questi ragazzi sanno di cosa parlano quando si definiscono comunisti? Mi sembra di essere tornata ai tempi dell’università, quando vedevo girare in facoltà ragazzi esaltati, che esponevano il simbolo di falce e martello ripetendo slogan consumati… andiamo a sentire cosa ne pensa chi il comunismo lo ha davvero vissuto…

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 30 gennaio 10:55
    Marina Serafini

    Ok, è solo che facevo il confronto con altri paesi che si sono accaniti contro i perseguitati in modo incomprensibile, esibendo una ferinità che ha stupito gli stessi tedeschi... Sembra che Hitler si sia addirittura preoccupato di far contenere gli interventi dei popoli slavi contro gli ebrei per paura di "sfigurare" al confronto...


    Quello che mi preoccupa un pò, è la modalità con la quale - tra l’altro - i nazisti incrementarono la cultura razzista verso le popolazioni esuli, rese appositamente apolidi, spogliate di tutto e buttate fuori dallo stato di provenienza... Ci volle poco perchè molti stati, sentendosi invasi da situazioni non troppo gestibili e da "problemi ingombranti" convenissero, alla fine, nella dichiarata necessità di una "eliminazione" del problema...
    Con le dovute differenze, oggi sta accadendo qualcosa che un pò rievoca quell’atmosfera inquietante...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.234) 29 gennaio 15:01
    Marina Serafini

    Sul fatto che l’Italia si fosse messa da sola in quella orribile posizione non ci sono assolutamente dubbi, e gia’ questo, da se’, e’ meritevole di condanne infinite. Credo comunque che "il giochetto" fosse sfuggito di mano molto presto e l’Italia non si trovava tanto nella posizione di paese alleato, quanto in quella di succube del reich... Intendo questo con la frase che contesti. Relativamente e pericolosamente alleati con un rullo compressore che minacciava la tragedia ovunque non la stesse gia’ mettendo in atto, quella stessa tragedia gia’ attuata altrove...Figurarsi cosa era nell’aria per chi si trovava ufficialmente - per propria vergognosissima scelta - sulle stesse linee... A far patti con il diavolo ci si trova in posizioni davvero insostenibili..

    Con questo non sto certo giustificando l’ingiustificabile, ma credo che la prospettiva vada ampliata al fenomeno complesso che si era venuto a creare. Ossia: il topo ha giocato al fianco del gatto finche’ non si e’ reso conto di essere topo a sua volta...
  • Di Marina Serafini (---.---.---.234) 29 gennaio 01:22
    Marina Serafini

    Ne "La banalità del male" H. Arendt riporta gli eventi e i racconti emersi in tribunale, durante l’interrogazione di uno dei principali responsabili delle deportazioni naziste. Osservazioni e ricostruzione di eventi si alternano in un testo ricco, a volte spiazzante, e a volte fin troppo tecnico nelle sue rievocazioni. E l’autrice descrive bene l’ottusità che sottostava a certe dinamiche: ciò che riporta al titolo stesso del testo. Ma sa anche raccontare che furono davvero in molti a rifiutare la pazzia e lo scempio, e molte popolazioni - o parti di esse - si esposero e rischiarono per supportare e aiutare le vittime di quella follia. Ho provato un certo sollievo nel leggere che tra questi c’erano molti Italiani - un paese, il nostro, ivi descritto come " non ostile " agli ebrei. Scrive l’autrice che vi si rifugiarino in molti, perchè era noto il fatto che la cultura razzista del reich faticava davvero ad attecchirvi. Mussolini purtroppo lo fece, formalizzò le leggi razziali, ma ciò avvenne solo quando non fu più possibile evitarlo. È poco, e drammatico, e orribile. È onestamente incomprensibile che sia potuto accadere ciò che nessuno dovrebbe mai dimenticare, ciò per cui qualsiasi essere umano dovrebbe provare profonda e inestinguibile vergogna, ma purtroppo non si può cambiare qualcosa che è già avvenuto. Si può e si deve imparare, ed è giusto non dimenticare mai, soprattutto in tempi nei quali slogan razzisti sono enunciati con toni sempre più udibili, e personaggi potenti esibiscono la propria violenza costruendo muri con mattoni impastati di ignoranza e arroganza. Gli italiani, allora, tra gli altri, in un mondo assurdo, persi in un incubo sconosciuto, fatto di confusione, di ignoranza, di paura e di violenza. Un periodo buio, vissuto nel dolore. Alcuni hanno mostrato di non essere umani, altri hanno mostrato di essere stupidi, altri solo di essere fragili. Ma c’è stato, tra loro, chi ha dato prova di sè, chi ha lottato perchè la natura umana fosse riconosciuta nella sua dignità. E tra questi onoratissimi individui è bello sapere che ci sono stati anche degli italiani… E se per una volta possiamo finalmente concedercelo, allora facciamo un bel respiro e diciamolo: italiani, brava gente!

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