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Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.66) 15 luglio 07:43
    Marina Serafini

    La questione non sta nel non voler accogliere, ma nel farlo in maniera tale da tutelare anche chi l’accoglienza la fa. Interessante l’articolo linkato, ed espressivo della Vera problematica: ogni fare implica - e deve farlo - un pensare, un progettare, un valutare. Ossia: l’azione deve essere preceduta dalla valutazione di un obbiettivo chiaro. Ad oggi non si fa che spostare il dito su chi é egoista perché vuole mantenere per se’ le proprie risorse e sui poveracci indigenti che ne chiedono anche per se’. Mi sembra davvero troppo banale. Non si tiene conto dell’architettura della politica e degli obbiettivi veri messi in gioco. Il traffico di esseri umani - perché di questo si tratta - e l’invasione in massa dei territori, sono espressione di una modalità bellica diversa d quella cui siano abituati visivamente, quella con cannoni e fucili, per intenderci. Da sempre le migrazioni di massa sono state usate come strumento politico per indebolire un paese. Immaginate una migrazione di massa doppia o tripla rispetto a quanto accade normalmente. Avremo modo di gestirla? Che accadrebbe? Non é il problema dell’accoglienza, ma di come questa viene gestita. Gli esseri umani sono risorse, e come tali andrebbero gestiti, quindi é necessario riflettere sul come accoglierli, distribuirli, formarli e finalmente - fatti questi primissimi passi necessari- integrarli. Si perché non ditemi che l’integrazione corrisponde a quanto accade oggi: far convivere culture diverse in uno stesso posto fisico in modo forzoso, senza alcun intervento di mediazione che consente una reale interazione basata sul reciproco rispetto e orientata al dialogo. Oggi non esiste integrazione. Assistiamo solo alla convivenza, tutt’altro che pacifica nella maggior parte dei casi, di individui che si guardano con sospetto e che si criticano a vicenda. E per forza, dato che abbiamo a che fare con culture davvero molto diverse. "Aiutamoli a casa loro" é una espressione controversa: non la intendo come un "tornassero a casa loro" - nel senso in cui i piú facinorosi ignoranti vogliono intenderla, ma nel senso più strutturale di "organizziamo una politica che consenta un modo per loro differente di vivere e di muoversi. Gli accordi politici - dove c’è interesse, si fanno. Si fanno e sono stati fatti anche con i delinquenti della peggior specie. Tutto scritto, tutto documentato. Tutto stranoto. Ma il traffico di umani, ahinoi, fa girare un certo tipo di economia e di politica. E quindi si lascia che accada questo scempio cui assistiamo ogni giorno; si condisce con un bel po’ di demagogia, si dà una spintarella tramite i media affinché le persone si distraggono con dibattiti inutili e inascoltati, e si abbassa il livello della problematica su un terreno di non intervento. E questo perché, torno a ripetere, l’intervento non ha senso nel mondo dei poveracci-e-gli egoisti, tra buone ong e cattivi salviniani, tra nazionalisti e umanisti...Queste sono baggianate alimentate per gettare fumo negli occhi per non far vedere cosa accade in altri saloni, quelli della politica e degli accordi internazionali. Non é difficile da capire, é sotto gli occhi di tutti, accade in tanti settori, eppure ci fa talmente schifo che ci ostiniamo a volerci credere. E lì a discutere e a puntare il dito. Siamo sciocchi, siamo idealisti...E facciamo il loro gioco. Un brutto, bruttissimo gioco,mascherato con zuccherini e fiorellini. E intanto, non potendo fare di meglio, i buonisti li accolgono chiudendosi dentro ai lager..... Una gran bella soluzione!!!!

  • Di Marina Serafini (---.---.---.66) 11 luglio 08:09
    Marina Serafini

    La vita e’ un pendolo, diceva un noto pensatore, tra la noia e il dolore, e il mondo si dà come Volontà e rappresentazione. Tralasciando gli aspetti più metafisici della questione, direi che il punto e’ proprio questo: l’uomo, nella sua fragilità e grazie alla sua ottusità, oscilla costantemente - di generazione in generazione - tra la necessita’ di fare qualcosa che lasci il segno della sua impronta e la scia di dolore prodotta dal modo stupido di porre in atto questa esigenza. Le Bon scriveva che per poter realizzare alcuni intenti - per concretizzare, storicizzandola, la Volontà di cui sopra -é necessaria la forza umana, traducibile nel termine usato notoriamente come "massa". E questa massa, come ogni forza, va saputa orientare. E allora, scriveva Le Bon, serviamoci di un leader, uno che sia muscolare, che sappia rivolgersi alle emozioni, agli istinti più bassi e immediati, e lasciamo che faccia il suo trascinamento, illuso a sua volta, mentre inganna gli altri. La storia dell’umanità non é fatta da eroi, da saggi e da santi, ma da strategie ben architettate e attuate, come anche da strategie fallaci e mal curate. Ci crediamo sempre i più furbi e attuiamo scorciatoie irrispettose verso il mondo che ci ospita e nei confronti di chi, come noi, respira su questo suolo. Inganniamo anche noi stessi nella frenesia di esserci e di far sentire la nostra voce. Più forte, più forte di altri. E poi ce ne andiamo, e di quello che resta... Chissà. Come i campi di battaglia, coperti di corpi distrutti. Chi verrà poi inizierà a sua volta a fare e disfare. Non é il discorso di un leader politico, non é una ong, non é il migrante: é l’architettura di un modo di espressione della volontà di esserci di esistenze non evolute, limitate, affette da miope nanismo che legge ottusamente nelle proprie misure un gigantismo assente - non riconosciuto, non compreso, non contemplato. Viviamo in un mondo che non siamo in grado di comprendere e cosi lo sostituiamo a favore della nostra rappresentazione distorta, lo rivestiamo di teli illusori e lo vendiamo agli occhi del pubblico nella parvenza che più ci aggrada in quel frangente. Per cosa, poi? Per noia, per Volontà, per reagire al dolore che noi stessi creiamo...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.21) 4 maggio 09:16
    Marina Serafini

    La politica non sta percorrendo questa strada: la politica l’ha costruita, questa strada, e lo ha fatto attraverso un processo strutturato e programmatico che ha visto inserire in ruoli decisionali- politici persone dallo spessore culturale e intellettivo veramente limitato. Questi, a cascata, portano avanti dinamiche malsane e miopi di cui si fanno incompetentemente garanti. Dovrei dire piuttosto "competentemente", dato il forte livello di incompetenza che dimostrano. Questi contribuiscono a creare un clima culturale becero e limitante che, metabolizzato soprattutto da chi vi nasce e cresce dentro, non fa che alimentare a sua volta una scarsa capacità critico riflessiva e, inevitabilmente, di competenze. Ha ragione nell’accusare lo stato di carenza progressiva di competenze, e mi viene da sottolineare come questo clima culturale nutrito nei nostri tempi, sembra finalizzato proprio a denigrare le competenze, a vanificare quell’esisgenza una volta percepita dai giovani di affinarle e svilupparle, le competenze. Oggi non si dá prospettiva di carriera, né di crescita; oggi i professionisti sembra non siano più richiesti, non vengono premiati né ricercati. Nessuno "perde" più tempo a occuparsi di formazione, i processi di selezione in azienda sono ridicoli, svolti da persone che, a loro volta, non hanno competenza. Il mercato sembra muoversi lungo una piatta linea indifferenziata di servizi omologati. Compra e vendi. E paghiamo poco chi mettiamo a operare perché tanto c’è crisi, e se questa persona non si accontenterà, ce ne sono decide che aspettano di poter trovare un lavoro... Con queste premesse é ben facile tirare su generazioni sfiduciate e insoddisfatte, e con poche ambizioni. Le ambizioni vengono uccise. Le speranze sono oscurate. Non c’è l’ambiente che ne consenta lo sviluppo, e neanche il germoglio. La strada é stata già costruita, e ci porta dritti dritti alla miseria.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 23 novembre 2018 11:06
    Marina Serafini

    Non puó comprendere il valore di quanto ruba chi non é in grado di fare, e prende senza diritto, in modo distorto. E chi non comprende, prima o dopo, inevitabilmente, cade. E finisce per farsi male davvero.
    Tempo al tempo...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.31) 23 novembre 2018 00:40
    Marina Serafini

    Beh... Se non altro, ad un togliere corrispondeva un dare! ..Con buona pace degli interessati! :)

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