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 Home page > Tribuna Libera > Il deserto di Drogo

Il deserto di Drogo

Un uomo che si consuma nell'attesa, fedele ad una promessa non scritta che incombe sul suo mondo come uno spirito custode.

 

 Speranzoso si tende all'orizzonte che ha da venire, egli procede e decide di incedere oltre. E via via che gli avvenimenti si susseguono lenti, nell'attesa di quella "fortuna" - che è sempre prossima a venire, ma che stenta ancora a mostrarsi - il tunnel in cui egli si aggira si stringe, lo chiude ogni giorno di più, nell'unicità di un percorso che non concede ritorno.

 

Ci prova, ci prova una volta soltanto a tornare, ma é giá tardi per lui: ormai trasmutato in spettatore di un ambiente che non è più capace di vivere, abitudini e modi che non é più avvezzo a gestire.

 

Tornare nel tunnel, quindi, e continuare a sperare, aggrappandosi a quella promessa che, sola, giustifica tutto; che sola, potrà illuminare il senso di una vita compiuta, della direzione intrapresa, della solitudine, della noia, delle privazioni, e può rendere amabile la malinconia che dipinge lo sfondo.

 

La natura selvaggia, le rocce ed il deserto. E radi, vaghi e lontanissimi fuochi ad accendere, col passare degli anni, la speranza sopita, sbiadita... Resa confusa.

 

L'uomo ha spiato il proprio deserto ogni giorno, in ogni momento, in attesa di una fortuna che non è mai stata a lui destinata. Quando il tempo sarà passato, portando via gli anni della forza e dell'entusiasmo, comprenderà l'originario inganno, e la gloria avidamente e pazientemente attesa, vestirà i tragici toni della bugiarda utopia. 

 

Illuso, schernito, e intimamente umiliato: cosí sta quell'uomo che ha continuato a sperare, confidando nella lealtá di quel patto che lui solo ha onorato fino alla fine, fino a capire che il suo tempo e' stato dolosamente rubato.

Quella porzione di tempo che non può tornare a nessuno.

 

Il Deserto dei tartari  é il deserto degli uomini, percorso da inganni, abusi e delusioni cocenti, intanto che la folle speranza, ottusa e ostinata, sospinge quel Drogo a dipanare, rispettoso e paziente, il filo della propria esistenza.

 

Non si é guardato d'intorno, il povero Drogo; non ha spiato gli umani che gli tessevano intorno la tela finale: onestamente seguiva le regole, in attesa di quella promessa fortuna. 

 

Consoliamo noi stessi ripetendo che la vita é crudele, come si trattasse di una sola coscienza che affianca il nostro cammino, anziché una trama complessa, ordita da molteplici azioni, cucite e intrecciate con imprevedibili modi. Essa muta e distorce il suo aspetto in continui singulti, ostacolando il percorso alla meta che spesso rende confusa, e addirittura nasconde.

 

E tra speroni di rocce, boschetti e distanti spianate, tra le azioni e la noia un po' tutti, al pari di Drogo, osserviamo con animo teso il nostro personale deserto. 

In questa favola strana, che alterna l'offerta del sole alla notte piú oscura.

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

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