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Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
  • Moderatore da domenica 09 Settembre 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.10) 3 ottobre 2017 23:45
    Marina Serafini

    Purtroppo l’Europa non é quella comunità solidale, democratica e umanista che viene spesso disegnata, quindi le rivendicazioni delle autonomie vengono facilmente presentate come contrapposizioni oscurantiste. Eppure tutti sappiamo che perché si dia un vero equilibrio tra i membri di una famiglia é necessario che ogni elemento conquisti la propria identità: solo se gestisci te stesso, riconoscendo il tuo modo, puoi davvero incontrare l’altro, e solo così, da questo incontro, può uscirne il vantaggio per tutti. Viviamo però in una realtà storica che sa poco di evoluzione e molto di egoismo infantile, del corpo a corpo, dei muri divisori... Dell’incapacità di un compromesso funzionale. Una pretesa, quella catalana, che non può proprio essere accolta in questa dimensione. "Was ist Aufklärung? " si chiedeva E. Kant qualche tempo addietro...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.218) 1 ottobre 2017 23:51
    Marina Serafini

    E’vero: molto rumore di fondo.. Se Eliott, con quella espressione, intendeva dire che la distrazione é causa della nostra incapacità di accorgersi che siamo distratti, allora, ahimè ci sono poche speranze... Vuol dire che l’umanità non si evolve nel tempo, solo qualche uomo. E questo rende la nostra permanenza un pó amara... Un saluto non rumoroso. :)

  • Di Marina Serafini (---.---.---.75) 30 settembre 2017 23:36
    Marina Serafini

    É vero, l’acquisizione veloce delle informazioni attraverso il poliverso linguaggio multimediale, che si espande virtualmente grazie anche alla rete, arriva inevitabilmente ad allenare la mente dei fruitori ad un funzionamento differente dal modo delle precedenti generazioni. Lo sta gia’ facendo e non può fermarsi. Col mutare degli strumenti disponibili, cambia anche il modo di usare le nostre risorse personali - in primis quelle gnoseologiche. Da qui, a cascata, cambia il modo di vedere il mondo e di fruirne. Un inevitabile funnel che spinge verso un circolo che nessuno desidera divenga vizioso. Allenare l’ emisfero destro più del sinistro potrebbe essere una grande rivoluzione, i cui meriti potrebbero essere riconosciuti nella riscoperta del lato emotivo e creativo del nostro essere. Una rivalutazione della capacità analogica del comunicare sarebbe davvero opportuna, in una società come quella attuale, in cui domina la razionalità come unico vessillo di verità assoluta. Quanto alla velocità, tristemente e spesso a ragione legata alla superficialità, giá ne cogliamo gli effetti nei giovani, che trovano difficile restare a lungo concentrati su un concetto. In un mondo interconnesso, in cui una infinità di notifiche richiama continuamente l’attenzione degli utenti, sparpagliandola in direzioni plurime, e in cui la ricerca di una informazione spalanca una quantità ingestibile di risposte... Beh é facile lasciarsi tentare dalla distrazione e dalla voglia di semplificare. A Roma si dice che "il troppo stroppia", ma la vera problematica non é nella quantità delle informazioni disponibili - sempre auspicabili, per carità -ma nel modo in cui si é in grado di fruirne. E scusatemi se torno a citare la scuola e la responsabilità degli insegnanti (scolastici o meno). Le generazioni si educano tra loro, alle precedenti sta la responsabilità di accompagnare le successive nel mondo, per orientare a capirci qualcosa e a operare per renderlo un posto gradevole e utile. Laddove questo non avviene o avviene in modo sbagliato si va ad innescare un avvitamento auto ed etero-lesivo. E nell’attualità non mi pare ci troviamo messi proprio bene...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.24) 23 settembre 2017 14:00
    Marina Serafini

    ...pieno di meriti, ma poeticamente abita l’uomo su questa terra... Holderlin.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 28 agosto 2017 16:03
    Marina Serafini

    Mi scusi lei, perchè credo sia lei che non legge ciò che altri scrivono!

    Personalmente, la questione che pongo è radicale e va alle cause: se io-governo decido di accogliere persone che riconosco in necessità di essere accolte, io-governo devo anche occuparmi della loro sistemazione! Nel senso che non posso consentire che queste persone occupino abusivamente degli stabili, ma ho la responsabilità di dare loro sistemazione legittima e civile. Tutto il resto - ossia tutta la polemica e i discorsi che seguono - vanno di conseguenza. Certo che non va bene l’abusivismo, io mica lo giustifico! Mi sembra piuttosto che , con la solita politica furbetta del mandare fumo negli occhi, si stia spostando l’argomento: io non invito a casa mia persone che poi non sono in grado di gestire. E se lo faccio mi assumo la responsabilità di accoglierle! Non la scarico, questa importante responsabilità, sulla "buona volontà" di cittadini ignari, che si vengono a trovare coinvolti in scene che vorremmo non dover mai vedere, e delle quali, nostro malgrado, ci troviamo a discutere!!!
    La questine non è: sono abusivi e chi se ne frega se li mandano via, ma "perchè sono abusivi?" Chi li ha messi nella condizione di esserlo? In che consiste la famosa accoglienza di cui tanto spavaldamente - e ipocritamente - ci riempiamo ( si riempiono) la bocca? Facile accusare loro, ma molto più corretto chiedere risposte a chi li ha creati, questi disagi. E non si tratta certo dei migranti, ma di chi li usa come scudo per protrarre politiche poco chiare in funzione di interessi davvero poco sociali.

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