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Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
  • Moderatore da domenica 09 Settembre 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.66) 11 luglio 2019 08:09
    Marina Serafini

    La vita e’ un pendolo, diceva un noto pensatore, tra la noia e il dolore, e il mondo si dà come Volontà e rappresentazione. Tralasciando gli aspetti più metafisici della questione, direi che il punto e’ proprio questo: l’uomo, nella sua fragilità e grazie alla sua ottusità, oscilla costantemente - di generazione in generazione - tra la necessita’ di fare qualcosa che lasci il segno della sua impronta e la scia di dolore prodotta dal modo stupido di porre in atto questa esigenza. Le Bon scriveva che per poter realizzare alcuni intenti - per concretizzare, storicizzandola, la Volontà di cui sopra -é necessaria la forza umana, traducibile nel termine usato notoriamente come "massa". E questa massa, come ogni forza, va saputa orientare. E allora, scriveva Le Bon, serviamoci di un leader, uno che sia muscolare, che sappia rivolgersi alle emozioni, agli istinti più bassi e immediati, e lasciamo che faccia il suo trascinamento, illuso a sua volta, mentre inganna gli altri. La storia dell’umanità non é fatta da eroi, da saggi e da santi, ma da strategie ben architettate e attuate, come anche da strategie fallaci e mal curate. Ci crediamo sempre i più furbi e attuiamo scorciatoie irrispettose verso il mondo che ci ospita e nei confronti di chi, come noi, respira su questo suolo. Inganniamo anche noi stessi nella frenesia di esserci e di far sentire la nostra voce. Più forte, più forte di altri. E poi ce ne andiamo, e di quello che resta... Chissà. Come i campi di battaglia, coperti di corpi distrutti. Chi verrà poi inizierà a sua volta a fare e disfare. Non é il discorso di un leader politico, non é una ong, non é il migrante: é l’architettura di un modo di espressione della volontà di esserci di esistenze non evolute, limitate, affette da miope nanismo che legge ottusamente nelle proprie misure un gigantismo assente - non riconosciuto, non compreso, non contemplato. Viviamo in un mondo che non siamo in grado di comprendere e cosi lo sostituiamo a favore della nostra rappresentazione distorta, lo rivestiamo di teli illusori e lo vendiamo agli occhi del pubblico nella parvenza che più ci aggrada in quel frangente. Per cosa, poi? Per noia, per Volontà, per reagire al dolore che noi stessi creiamo...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.21) 4 maggio 2019 09:16
    Marina Serafini

    La politica non sta percorrendo questa strada: la politica l’ha costruita, questa strada, e lo ha fatto attraverso un processo strutturato e programmatico che ha visto inserire in ruoli decisionali- politici persone dallo spessore culturale e intellettivo veramente limitato. Questi, a cascata, portano avanti dinamiche malsane e miopi di cui si fanno incompetentemente garanti. Dovrei dire piuttosto "competentemente", dato il forte livello di incompetenza che dimostrano. Questi contribuiscono a creare un clima culturale becero e limitante che, metabolizzato soprattutto da chi vi nasce e cresce dentro, non fa che alimentare a sua volta una scarsa capacità critico riflessiva e, inevitabilmente, di competenze. Ha ragione nell’accusare lo stato di carenza progressiva di competenze, e mi viene da sottolineare come questo clima culturale nutrito nei nostri tempi, sembra finalizzato proprio a denigrare le competenze, a vanificare quell’esisgenza una volta percepita dai giovani di affinarle e svilupparle, le competenze. Oggi non si dá prospettiva di carriera, né di crescita; oggi i professionisti sembra non siano più richiesti, non vengono premiati né ricercati. Nessuno "perde" più tempo a occuparsi di formazione, i processi di selezione in azienda sono ridicoli, svolti da persone che, a loro volta, non hanno competenza. Il mercato sembra muoversi lungo una piatta linea indifferenziata di servizi omologati. Compra e vendi. E paghiamo poco chi mettiamo a operare perché tanto c’è crisi, e se questa persona non si accontenterà, ce ne sono decide che aspettano di poter trovare un lavoro... Con queste premesse é ben facile tirare su generazioni sfiduciate e insoddisfatte, e con poche ambizioni. Le ambizioni vengono uccise. Le speranze sono oscurate. Non c’è l’ambiente che ne consenta lo sviluppo, e neanche il germoglio. La strada é stata già costruita, e ci porta dritti dritti alla miseria.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 23 novembre 2018 11:06
    Marina Serafini

    Non puó comprendere il valore di quanto ruba chi non é in grado di fare, e prende senza diritto, in modo distorto. E chi non comprende, prima o dopo, inevitabilmente, cade. E finisce per farsi male davvero.
    Tempo al tempo...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.31) 23 novembre 2018 00:40
    Marina Serafini

    Beh... Se non altro, ad un togliere corrispondeva un dare! ..Con buona pace degli interessati! :)

  • Di Marina Serafini (---.---.---.42) 21 novembre 2018 19:05
    Marina Serafini

    Parole d’oro, caro Antonello, parole d’oro... A presto

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