Sono una blogger in copy left da molti anni e mi piace impegnare parte del mio tempo nel giornalismo partecipativo, usando il cestino-come mezzo- per raccogliere quelle piccole e preziose cronache di vita, spesso sotto traccia.
Ricevo ed inoltro da Gaia Buffa Maltese, Communication Manager dell’ Associazione "il Porto dei Piccoli, questa mail:
Gentilissima Doriana,
La
ringrazio a nome di tutta l’Associazione per averci dedicato questa
preziosa attenzione. E’ importante dare voce al nostro lavoro così che
sempre più bambini con fragilità possano ricevere un sostegno
professionale, non lasciando mai le famiglie sole.
Sarà mia premura avvisarla di altri nostri eventi.
RIngraziandola ancora, rimango a disposizione e porgo i miei più cordiali saluti.
Associazione “Il Porto dei piccoli” Via Fieschi 19/9 - 16121 Genova - Tel. 010.8593458
Se Laila sapesse ma forse lo sa...nel suo cellulare hanno trovato le foto del macchinario che si bloccava, per il quale è morta. Il secondo indagato, è il nipote del titolare e responsabile della sicurezza.
La Procura di Modena ha anche disposto il sequestro del cellulare di
Laila con il quale la stessa quarantenne aveva scattato fotografie al
macchinario al quale è rimasta poi agganciata, venendo trascinata e
uccisa. Immagini che l’operaia aveva deciso di salvare probabilmente a
fronte di malfunzionamenti del macchinario stesso. Non è inoltre escluso
che la donna quelle foto le avesse inviate o mostrate ai tecnici
competenti, ma si tratta di elementi che soltanto le indagini potranno
chiarire.
Sul malfunzionamento del macchinario, che la stessa operaia aveva più
volte segnalato, e sulla dinamica dei fatti è al lavoro la Procura di
Modena che sulla morte di Laila ha aperto un fascicolo per omicidio
colposo. A lavoro ci sono anche gli esperti dell’Ispettorato del Lavoro
inviati dal ministro Andrea Orlando, e la Medicina del Lavoro dell’Ausl
di Modena.
Dalla Rete metto nel cestino, quello che si usa per raccogliere frutti delicati..., per Laila El Harim
Doriana Goracci
Manuele Altiero è il compagno di Laila. Con lei quattro anni fa aveva avuto una bambina. «Le avevo chiesto di sposarmi, appena un mese e mezzo fa, ed eravamo felicissimi. Era un altro sogno che avremmo coronato insieme. Stasera, invece, rivedrò la nostra bambina, che era in vacanza con i nonni, a Gallipoli, e dovrò trovare le parole per spiegarle che la mamma non c’è più...era entusiasta del nuovo lavoro, nonostante le maggiori responsabilità. Aveva iniziato da circa due mesi – spiega – arrivava stanca a casa, la sera, ma sempre col sorriso sulle labbra perché quel lavoro, che prevedeva la gestione e il controllo dei macchinari, lo adorava. Laila aveva un’esperienza di quindici anni alle spalle: ci siamo conosciuti proprio sul posto di lavoro, a Rivara di Bomporto, e da allora, dieci anni fa, non ci siamo più lasciati...Ci siamo conosciuti tramite dei colleghi amici e la passione era così tanta che siamo andati a convivere subito. Nei primi anni abbiamo condiviso splendide vacanze e le uscite con gli amici, poi la decisione di avere un figlio: dalla nascita della nostra bambina ci siamo amati ancora di più. La vedo ancora sulla spiaggia di Kos, in Grecia: l’abbiamo girata tutta in scooter. Poi i magnifici paesaggi del Sahara in Marocco, indimenticabili. La nostra grande passione era però il Salento, dove andavamo anche tre volte all’anno. Laila era arrivata in Italia oltre vent’anni fa con la sua famiglia perché amava questo Paese più di tutto. Aveva la cittadinanza italiana perché ha sempre lavorato, e tanto, e questo vorrei che le persone lo sapesseroMi sono già rivolto ad un avvocato perché pretendo di sapere la verità sulla morte della mia compagna. Avevamo ancora tantissime cose da fare insieme. Me l’hanno portata via. La cosa che mi fa più male è che sia morta in modo così brutale e da sola».
****
«Era tranquilla — dicono i colleghi — e si era messa subito a una delle due fustellatrici». Una macchina che conosceva bene, già usata tante volte, «ma una macchina pericolosa che ha bisogno di molte manutenzioni, soprattutto ai sistemi di sicurezza», spiega Manuele.Leila metteva i fogli di cartone all’ingresso della linea e, quando la saracinesca di sicurezza si abbassava, il sistema partiva. Poi, dall’altra parte, uscivano i contenitori già piegati, pronti per la spedizione. Qualcosa però non è andato come avrebbe dovuto. L’operaia sarebbe caduta sul nastro trasportatore finendo inghiottita dalla linea che l’ha uccisa. A dare l’allarme sono stati i colleghi, ma quando sono arrivati i pompieri non c’era più nulla da fare. La procura di Modena ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, ha sequestrato la macchina e ordinato l’autopsia. A lavoro per chiarire la dinamica dei fatti ci sono i carabinieri e gli specialisti dell’Ispettorato nazionale del lavoro, che hanno avviato un’ispezione per determinare «le cause e le responsabilità dell’accaduto ».Era amica di tutti e anche con il padrone della fabbrica, Fiano Setti, avevano stretto amicizia su Facebook. Setti, nei mesi scorsi, aveva rilanciato la campagna social per la raccolta fondi in favore del figlio di Luana D’Orazio.
A piangere Laila non ci sono solo Manuele e la bambina, c’è anche la sua famiglia d’origine. Prima Laila viveva a San Felice sul Panaro assieme ai genitori e alla sorella, immigrati che nel Modenese, con la fatica del lavoro, si sono costruiti un futuro che speravano diverso.
A
Genova ci furono parecchie persone, perlopiù giovani consapevoli del
pericolo, che indossavano la mascherina: il virus della violenza era
stato preparato nei minimi particolari molto prima di quel luglio 2001.
Io mi trovai li con Silvia che aveva 16 anni, dopo due mesi ne avrei
fatti 51. Ero impiegata di banca (ricordate Venditti?) allo sportello
dell’allora Banca Commerciale Italiana, all’interno della Rai a Via
Teulada, ero la consulente finanziaria di tanti clienti, e non solo
personaggi famosi di allora e ancora oggi...Vidi il 21 luglio dall’altra
parte della barricata la giornalista Giovanna Botteri che corrispondeva
quanto accadeva in piazza, sul lungomare, la sentii poi quando
riuscivamo a parlare e lei era corrispondente dall’ Afghanistan. Riuscii
a trovare ospitalità in una casa semplice di persone semplici e
amorevoli, parenti del giornalista Ennio Remondino,
che ci salvò dal dormire alla Diaz ad esempio, perchè da tempo non
esisteva una pensione un albergo un b&b da nessuna parte nel raggio
di km. Scoprimmo in quella casa alla periferia di Genova, che i pochi
abitanti rimasti, quasi tutte persone anziane, per andare nei negozi e
comprare l’indispensabile dovevano mostrare i documenti da giorni e
giorni...Genova era "protetta" da gabbie, noi eravamo le bestie con la
cancrena fuori. Non c’era scampo neanche in mare se ti attaccavano,
senza nessun motivo, la polizia era anche nell’acqua. Non so perchè si
dia così poca voce alle testimonianze delle persone qualunque, a chi
veniva addirittura "nonviolentemente" dalle parrocchie dalle
associazioni dai sindacati dalle scuole dalle proprie case d’ Italia e
d’Europa. Forse non tutti ricordano e sanno che Silvio Berlusconi era
presidente del Consiglio durante il G8 Genova . La scelta di tenere il
vertice a Genova era stata fatta dall’esecutivo precedente, guidato da
Massimo D’Alema. Oggi Silvio Berlusconi è presidente di Forza Italia."
Vi invito a prendervi del tempo e commentare, scrivere la vostra
esperienza, vedere questo documentario https://www.youtube.com/watch?v=35kfh-GCW34
Papa Francesco, a distanza di una settimana dalla notizia sui Media (e dal mio post *) così commenta dalla sua finestra per l’ Angelus il 6 giugno 2021:
Papa Francesco segue con dolore le notizie che giungono dal Canada circa la sconvolgente scoperta dei resti di 215 bambini alunni della Kamloops Indian Residential School, nella provincia della Columbia britannica e si unisce ai vescovi canadesi e a tutta la Chiesa Cattolica in Canada, esprimendo "vicinanza al popolo canadese, traumatizzato dalla scioccante notizia. "La triste scoperta accresce la consapevolezza dei dolori e sofferenze del passato. Le autorità politiche e religiose continuino a collaborare con determinazione per far luce su quella triste vicenda e impegnarsi umilmente in un cammino di riconciliazione e guarigione. Questi momenti difficili rappresentano un forte richiamo per tutti noi, per allontanarci dal modello colonizzatore, e anche dalle colonizzazioni ideologiche di oggi, e camminare fianco a fianco nel dialogo, nel rispetto reciproco e nel riconoscimento dei diritti e dei valori culturali di tutti i figli e le figlie del Canada.Affidiamo al Signore le anime di tutti i bambini deceduti nelle scuole residenziali del Canada e preghiamo per le famiglie e le comunità autoctone canadesi, affrante dal dolore.Preghiamo in silenzio. https://www.vaticannews.va/it/podcast/preghiera-angelus-e-preghiera-regina-coeli/2021/06/angelus-papa-francesco-canada.html
In una dichiarazione del 31 maggio scorso, i vescovi canadesi avevano espresso il loro “profondo dolore”, riaffermando il loro impegno verso le comunità aborigene del Paese. Questo drammatico ed orribile episodio si aggiunge a una pagina dolorosa della storia del Paese. La Commissione per la verità e la riconciliazione del Canada ha pubblicato un rapporto sulle scuole residenziali più di cinque anni fa. Il documento di quasi 4.000 pagine descriveva in dettaglio l’abuso dei bambini aborigeni nelle istituzioni, dove almeno 3.200 bambini sono morti a causa di abusi e negligenza. Le indagini, incoraggiate anche dal Papa, proseguiranno con la volontà piena del governo di salvaguardare e identificare i resti.