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 Home page > Attualità > Cronaca > Laila El Harim: non eravamo amiche su Facebook

Laila El Harim: non eravamo amiche su Facebook

Accartocciata. Accade a Camposanto (si chiama tragicamente così un comune italiano di 3. 197 abitanti della provincia di Modena) che una donna di 41 anni abbia perso la vita la mattina di martedì 3 agosto 2021, verso le le 8.30 in un incidente sul lavoro avvenuto all’interno dell’azienda Bombonette, uno scatolificio che si occupa di packaging e lavorazione della carta. 

La vittima, originaria del Marocco e residente da tempo in Italia, sarebbe rimasta incastrata in un grosso macchinario, una fustellatrice. Laila El Harim, questo è il suo nome , lascia un compagno e una figlia di 4 anni. Era di origini marocchine, risiedeva da molti anni a Bastiglia ed aveva iniziato da poche settimane il nuovo lavoro presso l'azienda di Camposanto.
Non trovo altre notizie.
 
Guardo meglio e la trovo su Facebook, era di Larache, in Marocco, si dichiara fidanzata ufficialmente,126 amici,le piace la pagina "Ce la farai", le piace il blog "Art and Travels", che ha in copertina una donna con la valigia. Laila non ha fatto in tempo a prepararla, sarebbe voluta andare in vacanza come nella foto che la ritrae al mare, bellissima.Le piace Conad e le piacciono i gatti come a me.Le piace come personaggio politico Leonardo Cecchi, e poi le piaceva ChicaBand Salva...sono certa che le piaceva ballare spensieratamente e sarà stata anche una brava ballerina. Tutte le foto che erano prima visibili, sono scomparse, massimo rispetto.
Chissà se è volata via come quella farfalla di una pagina che tanto le piaceva. Spero di avere dato qualche informazione in più, sulla sua enorme smisurata normalità, finita in maniera tragicamente anormale. E' il mio modo per salutarla, lei che non era una mia amica su Facebook e mi spiace...
Un bacio alla sua piccolina e il compagno, a tutta la sua grande famiglia in Italia e in Marocco.

Commenti all'articolo

  • Di Doriana Goracci (---.---.---.127) 4 agosto 12:30
    Doriana Goracci
    Dalla Rete metto nel cestino, quello che si usa per raccogliere frutti delicati..., per Laila El Harim
    Doriana Goracci

    Manuele Altiero è il compagno di Laila. Con lei quattro anni fa aveva avuto una bambina. «Le avevo chiesto di sposarmi, appena un mese e mezzo fa, ed eravamo felicissimi. Era un altro sogno che avremmo coronato insieme. Stasera, invece, rivedrò la nostra bambina, che era in vacanza con i nonni, a Gallipoli, e dovrò trovare le parole per spiegarle che la mamma non c’è più...era entusiasta del nuovo lavoro, nonostante le maggiori responsabilità. Aveva iniziato da circa due mesi – spiega – arrivava stanca a casa, la sera, ma sempre col sorriso sulle labbra perché quel lavoro, che prevedeva la gestione e il controllo dei macchinari, lo adorava. Laila aveva un’esperienza di quindici anni alle spalle: ci siamo conosciuti proprio sul posto di lavoro, a Rivara di Bomporto, e da allora, dieci anni fa, non ci siamo più lasciati...Ci siamo conosciuti tramite dei colleghi amici e la passione era così tanta che siamo andati a convivere subito. Nei primi anni abbiamo condiviso splendide vacanze e le uscite con gli amici, poi la decisione di avere un figlio: dalla nascita della nostra bambina ci siamo amati ancora di più. La vedo ancora sulla spiaggia di Kos, in Grecia: l’abbiamo girata tutta in scooter. Poi i magnifici paesaggi del Sahara in Marocco, indimenticabili. La nostra grande passione era però il Salento, dove andavamo anche tre volte all’anno. Laila era arrivata in Italia oltre vent’anni fa con la sua famiglia perché amava questo Paese più di tutto. Aveva la cittadinanza italiana perché ha sempre lavorato, e tanto, e questo vorrei che le persone lo sapesseroMi sono già rivolto ad un avvocato perché pretendo di sapere la verità sulla morte della mia compagna. Avevamo ancora tantissime cose da fare insieme. Me l’hanno portata via. La cosa che mi fa più male è che sia morta in modo così brutale e da sola».
    ****
    «Era tranquilla — dicono i colleghi — e si era messa subito a una delle due fustellatrici». Una macchina che conosceva bene, già usata tante volte, «ma una macchina pericolosa che ha bisogno di molte manutenzioni, soprattutto ai sistemi di sicurezza», spiega Manuele.Leila metteva i fogli di cartone all’ingresso della linea e, quando la saracinesca di sicurezza si abbassava, il sistema partiva. Poi, dall’altra parte, uscivano i contenitori già piegati, pronti per la spedizione. Qualcosa però non è andato come avrebbe dovuto. L’operaia sarebbe caduta sul nastro trasportatore finendo inghiottita dalla linea che l’ha uccisa. A dare l’allarme sono stati i colleghi, ma quando sono arrivati i pompieri non c’era più nulla da fare. La procura di Modena ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, ha sequestrato la macchina e ordinato l’autopsia. A lavoro per chiarire la dinamica dei fatti ci sono i carabinieri e gli specialisti dell’Ispettorato nazionale del lavoro, che hanno avviato un’ispezione per determinare «le cause e le responsabilità dell’accaduto ».Era amica di tutti e anche con il padrone della fabbrica, Fiano Setti, avevano stretto amicizia su Facebook. Setti, nei mesi scorsi, aveva rilanciato la campagna social per la raccolta fondi in favore del figlio di Luana D’Orazio.
    A piangere Laila non ci sono solo Manuele e la bambina, c’è anche la sua famiglia d’origine. Prima Laila viveva a San Felice sul Panaro assieme ai genitori e alla sorella, immigrati che nel Modenese, con la fatica del lavoro, si sono costruiti un futuro che speravano diverso.
  • Di Doriana Goracci (---.---.---.251) 6 agosto 15:03
    Doriana Goracci

    Se Laila sapesse ma forse lo sa...nel suo cellulare hanno trovato le foto del macchinario che si bloccava, per il quale è morta. Il secondo indagato, è il nipote del titolare e responsabile della sicurezza.

    La Procura di Modena ha anche disposto il sequestro del cellulare di Laila con il quale la stessa quarantenne aveva scattato fotografie al macchinario al quale è rimasta poi agganciata, venendo trascinata e uccisa. Immagini che l’operaia aveva deciso di salvare probabilmente a fronte di malfunzionamenti del macchinario stesso. Non è inoltre escluso che la donna quelle foto le avesse inviate o mostrate ai tecnici competenti, ma si tratta di elementi che soltanto le indagini potranno chiarire.

    Sul malfunzionamento del macchinario, che la stessa operaia aveva più volte segnalato, e sulla dinamica dei fatti è al lavoro la Procura di Modena che sulla morte di Laila ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. A lavoro ci sono anche gli esperti dell’Ispettorato del Lavoro inviati dal ministro Andrea Orlando, e la Medicina del Lavoro dell’Ausl di Modena.

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