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La presenza iraniana in Siria: il vero casus belli

Il “corridoio sciita” è a tutti gli effetti La Vera Questione del Medio Oriente contemporaneo.

Non lo è il petrolio, di cui Trump può fare a meno avendo gli USA, a differenza degli europei, raggiunta l’autonomia energetica.

Non lo è l’annosa questione del gasdotto qatarino che, secondo la vulgata corrente, doveva attraversare la Siria (per poi entrare in Turchia e da lì in Europa), ma che la Siria avrebbe rifiutato per compiacere il gasdotto sostenuto da russi e iraniani.

Alberto Negri un paio di anni fa scriveva «bisogna stare ben attenti quando si parla di progetti di collaborazione bilaterali in campo energetico in Medio Oriente: se fai un favore a qualcuno stai pur certo di urtare qualcun altro».

Ciononostante avrebbe potuto essere millemila volte più semplice spostare banalmente il tracciato del gasdotto dal Qatar, in nero nel grafico, attraverso i territori sicuri di Giordania e Israele e poi, sommerso, fino alla Turchia (linea in azzurro) piuttosto che mettere in piedi un’armata di infidi tagliagole incontrollabili, distruggere un paese, fare mezzo milione di morti oltre a milioni di profughi che ora nessuno sa più come gestire se non pagando fior di milioni di dollari alla Turchia perché se li tenga in casa per avere, alla fine, creato solo una situazione esplosiva con troppi attori interessati in campo.

Ancora: non lo è la questione israelo-palestinese, per “ricordare” la quale agli occhi dei potenti del mondo - almeno per qualche giorno - Hamas è dovuto ricorrere alla nuova strategia del suicidio di massa cammuffata da “marcia del ritorno”. Ma, sostanzialmente, è ormai questione di secondo piano, localistica, anche agli occhi dei paesi arabi.

Non lo è più il Califfato, sorta di improvvido capitombolo all’indietro nei secoli, organizzato da residuali componenti del disciolto esercito iracheno, con il supporto di ribelli siriani, esagitati oltranzisti islamisti di mezzo mondo e soldi sauditi (oltre che dalla più o meno esplicita accondiscendenza occidentale e dal collaborazionismo iniziale del sultano Erdogan); progetto finito piuttosto rapidamente appena la coalizione tra siriani e iraniani ha ottenuto l’intervento diretto dei russi e il voltafaccia turco.

La Vera Questione è l’egemonia conquistata sul campo dall’asse sciita, grazie in primis al buco nero determinato in Iraq dallo scellerato intervento di Bush figlio capace di portare a fondo la pars destruens, ma di sicuro non quella construens.

Con la sconfitta dell’Isis e il contenimento violento dei curdi da parte dell’aggressione turca, passata nel disinteresse generale - oltre 3000 morti solo nella conquista di Afrin - questa autostrada oggi unisce Teheran (salvo alcune sacche residuali ancora in mano ai tagliagole) alle sponde libanesi del Mar Mediterraneo (e coincide guardacaso con la linea rossa del grafico, corrispondente al gasdotto iraniano sponsorizzato dai russi).

Chi la percorre - che sia una famigliola di turisti in vacanza o un TIR zeppo di armi sofisticate - non trova più alcun ostacolo. Può partire da un qualsiasi condominio (o deposito dell’esercito) in Iran e arrivare tranquillamente sulle spiagge di Beirut (o a scaricare nei depositi di Hezbollah).

Se poi in Siria, che lo voglia o no Bashar Assad, si costruiscono basi militari permanenti sotto diretto controllo iraniano a meno di cento chilometri dallo stato ebraico, si capisce che l'espansionismo iraniano è il cuore della Vera Questione e che il braccio di ferro in corso consiste nella "trattativa" sulla rimozione o meno della presenza militare iraniana in Siria.

Questo può facilmente diventare il casus belli dello scontro più pericoloso.

La Turchia nel frattempo sembra si stia sfilando dalla sua recente alleanza con Putin per assumere un ruolo di mediatore che ne esalterebbe l’importanza: in questa situazione (e con una potenza militare che nessuno può trascurare) la sua potrebbe essere un’opzione decisiva per gli equilibri sul terreno.

In sintesi la questione attuale si può riassumere in una sola vertenza: Israele non vuole basi militari iraniane a cento chilometri dai suoi confini. In questo rifiuto radicale ha il pieno appoggio dell’Arabia Saudita e della Giordania. Nemmeno i turchi (né i siriani) ne sarebbero poi felici. La vittoria dell’asse sciita nel conflitto siriano non può concludersi con un insediamento permanente di forze militari iraniane nel cuore del Vicino Oriente a un tiro di schioppo dal nemico storico.

In questo contesto è avvenuto l’attacco con armi chimiche che potrebbe essere stato gestito da una delle molte “manine” - saudite, israeliane, occidentali, ma anche siriano-governative - interessate a non lasciare le cose consolidarsi su un dato di fatto che, dopo sette anni di guerra, premierebbe solo gli iraniani ed i loro alleati libanesi.

Ora la palla ce l'hanno di nuovo in mano i russi, ad oggi parte forte dello schieramento vincente. Difficilmente si giocheranno tutto, rischiando un confronto diretto con gli Stati Uniti, solo per permettere all'Iran di minacciare da vicino Israele, ma, d'altra parte, anche a loro non sarà facile convincere l'alleato, che non possono perdere, a tornarsene a casa.

Qui c'è lo stallo attuale e il rischio che tutto precipiti.

 

 

Commenti all'articolo

  • Di Ardian (---.---.---.5) 13 aprile 2018 15:54

    E un gioco tutto per far diventare dopo il ritiro Russia piu forte , solo le teste inteli. posono creare "misili,, intel.

  • Di GeriSteve (---.---.---.219) 16 aprile 2018 12:30

    Salve Fabio,

     

    leggo soltanto adesso e apprezzo la lucidità del tuo articolo: effettivamente la subdola e contemporaneamente spudorata influenza iraniana in Siria potrebbe scatenare il prossimo grande conflitto.


    Quella dei recentissimi bombardamenti è stata una (pericolosa) sceneggiata, richiesta dai fabbricanti e venditori di missili (compresi quelli da intercettazione) e pienamente concordata fra le parti, in questo solo apparentemente contrapposte.

     

    Non sono affatto esperto in questioni mediorientali, ma sono convinto della complessità di quei problemi. Ad esempio, mi sembra che l’influenza sciita in Iraq sia all’incirca destabilizzante come quella in Siria e che l’influenza saudita non sia da meno. Inoltre, ho l’impressione che in tutto il medioriente e nordafrica esista ormai una gran massa di guerriglieri-terroristi professionisti che tutto vogliono tranne che la pace.

     

    Le popolazioni civili sono le uniche che vorrebbero la pace, ma sono frastornate dai tanti conflitti e non comprendono che le vere contrapposizioni sono fra gruppi di interesse e non fra religioni o nazioni. Non è affatto facile per loro (e neanche per noi) individuare validi obiettivi pacifisti.

     

    un saluto


    Geri

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.209) 16 aprile 2018 13:12
    Fabio Della Pergola

    Grazie per l’apprezzamento Geri. La situazione in Medio Oriente e nell’Africa musulmana è così complicata che mette a dura prova le capacità di tutti, compresi anche gli analisti più esperti. Resta il fortissimo pericolo di uno scontro diretto Israele-Iran dovuto all’insediamento iraniano così vicino al confine israeliano. Ovvio che lo stato ebraico non lo reputi accettabile. Ma lo scontro con l’Iran potrebbe avvenire per interposta persona con le milizie Hezbollah. Quindi trascinando il Libano in un drammatico caos di tipo "siriano". In un quadro così complesso e pericoloso un pensiero non può che andare alle popolazioni civili. Non resta che sperare che la diplomazia riesca a trovare punti di equilibrio in grado di disinnescare le situazioni più rischiose.
    Ti saluto.

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