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La politica dei diritti negati strutturali e delle pezze a colori coi bonus

 

Cancellano diritti costituzionali, poi “regalano” bonus, che non sono soluzioni strutturali ma le classiche “pezze a colori” per mantenere calma la popolazione, in un sistema socio politico ed economico senza più alcun tipo di comando, almeno inteso come dirigenza che si occupa davvero di mantenere salda la situazione generale e il morale dei cittadini.

Tutto ciò che accade in Italia da anni, si può riassumere in ciò che ho appena scritto. Quando c’è da cancellare diritti civili, allora lo fanno in maniera strutturale, vedi il Jobs Act o la famigerata Legge Fornero.

Se invece devono produrre soluzioni per la vita e l’economia delle famiglie italiane, ecco che inventano bonus paradossali, pagati peraltro col denaro dei contribuenti. In alcuni casi – è capitato a molti che si erano visti versare in busta paga i famosi 80 euro - te li chiedono indietro, col giochetto di modificare, in corso d’opera, il tetto massimo di stipendio annuo per gli aventi diritto.

Così non si può proprio andare avanti.

Oltre alla negazione dei diritti, questa è la conferma che c’è in atto un vero programma di distruzione del futuro per milioni di italiani. Che non possono più contare su nulla, non hanno garanzia di niente, perché con le soluzioni spot, non puoi fare programmi a lungo termine, ma solo tirare a campare, sperando che non ti arrivi una trave di marmo addosso all’improvviso. Cosa che accade puntualmente e metodicamente.

Un esempio per tutti e molto attuale: in piena campagna elettorale, stanno tutti promettendo di abbattere le tasse, aumentare i posti di lavoro, aumentare le pensioni. E’ il tormentone di rito. Non cambiano nemmeno più i contenuti dei discorsi che sono solo propaganda politica reiterata negli anni.

Promettono soluzioni che non concretizzeranno mai. Se davvero avessero voluto, avrebbero diminuito la pressione fiscale, aumentato man mano le pensioni, rivalutandole come è giusto che sia. Non avrebbero approvato la Riforma Fornero – che pure un neonato avrebbe capito essere incostituzionale – e nemmeno creato un obbrobrio nega diritti qual è il Jobs Act.

Eppure, continuano a promettere. Sanno perfettamente che l'italiano medio si nutre di speranze e promesse. Che poi non si realizzino, poco importa: l'italiano medio potrà poi sciorinare rabbie e insulti sui social network.

 

E che dire dei rincari a 360° che ci attendono già dal primo gennaio di quest’anno? Loro promettono mari e monti, intanto però ci affamano. Non dimentichiamo anche un’altra stortura, recente. I vitalizi dei consiglieri regionali. Dovevano cancellarli. Sono stati mantenuti. Ci costano circa 170 milioni di euro l’anno. Solo per i consiglieri regionali.

D’altronde, come non profittare al massimo di una popolazione che da troppo tempo non reagisce? Troppo facile il gioco alla distruzione di diritti civili e capacità economica delle famiglie, se nessuno si ribella davvero. E badate bene: non parlo di rivoluzione violenta, ma di risposta popolare alle troppe angherie servite quotidianamente dai governi in carica, e spacciati come "soluzioni" e "successi". Tanto a spara panzane sono bravissimi, specialmente con numeri, percentuali e dati presi non si sa da dove.

Passerà anche il prossimo 4 marzo. Avremo un nuovo direttivo, un nuovo governo. Torneremo tutti alla solita vita, ai soliti problemi, ai soliti rincari, alle solite pensioni da fame – ammesso che si continuerà a percepirla, una pensione – alle solite negazione di diritti, ai soliti vitalizi politici garantiti, ai soliti scandali e inciuci.

Cambierà mai qualcosa? No. Almeno fino a che la gente riuscirà a campare con quanto è riuscita a mettere da parte col lavoro di una vita.

Ma poi? Quando il risparmio finirà, quando sarà palese la crisi economica generale, causata dalle costanti ruberie istituzionali ai danni degli italiani, a colpi pressione fiscale, tagli ai finanziamenti, negazione dei diritti, di "ce lo chiede l'Europa" - scusante ormai ampiamente sfruttata - e quant’altro, cosa farà l’italiano medio? Scenderà in piazza coi bastoni? Riverserà la rabbia sulle pubbliche piazze?

E a cosa dovrebbe servire, se non a prendere qualche bastonata in testa da chi è pagato – poco - dallo Stato per mantenere “l’ordine pubblico”? Allora non sarebbe meglio pensarci prima?

Unirsi – noi popolo mai coeso – e tentare di venire a patti col sistema, dialogare apertamente con la politica per dire “No” a tutto quanto stiano subendo? Meglio pensarci quando i nervi, tutto sommato, sono ancora saldi. Perché la rabbia violenta che potrà scaturire dalla fine di tutto, diritti, denaro e prospettive, non genererebbe altro che ulteriore crisi del sistema.

Pensiamoci.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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