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Il complotto contro la Russia

Venerdì 18 luglio Sara Firth, corrispondente da Londra per Russia Today, ha dato le dimissioni per protesta rispetto al modo in cui la sua emittente, alla quale lavorava da 5 anni e di cui era uno dei volti più noti, ha trattato la vicenda del volo MH17 della Malaysia Airlines

“Non è stata una decisione facile, ho iniziato la mia carriera a RT e rispetto molte delle persone del gruppo. Alla fine siamo arrivati a un punto tale che non potevo più difendere l’emittente; anzi, non pensavo neppure ci fosse ancora qualcosa da difendere. Una storia come questa lo ha reso palese”, ha dichiarato Firth, intervistata dal Guardian.

Il giorno prima, la stessa RT riportava l'indiscrezione di una agenzia russa, la Interfax, riguardo la possibilità che il vero obiettivo dell'attacco missilistico non fosse il Boeing 777 della Malaysia Airlines, ma l'aereo presidenziale di Vladimir Putin, un Ilyushin il-96, di ritorno dal summit dei BRICS in Brasile. La notizia, ripresa dai giornali di mezzo mondo, avrebbe scagionato automaticamente i russi (poco importa che fossero i separatisti di Donetsk o l'esercito russo vero e proprio), attribuendo la colpa agli ucraini, rei di aver tentato di uccidere il leader nemico.

Peccato che la notizia sia stata poi flebilmente smentita dall'ufficio presidenziale, oltre che dalle autorità dell'aeroporto internazionale di Vnukovo: l'aereo di Putin non ha mai sorvolato lo spazio aereo ucraino. 

“È degno di nota che il Cremlino rilasci dichiarazioni molto più moderate della TV russa”, sostiene Gleb Pavlovsky, ex consigliere politico di Putin, al New Republic. Il governo si è trovato nella difficile situazione di non dover deludere il suo pubblico (e quindi il suo elettorato), con affermazioni troppo equilibrate. Come quando, qualche tempo fa, ha annunciato di non voler inviare truppe a sostegno dei separatisti filo-russi in Ucraina orientale. Una notizia che è stata fatta passare volutamente in sordina da televisioni e giornali.

“I media, apparentemente controllati, devono necessariamente occultare ogni discussione politica razionale fatta dallo stato, e impacchettarla con una retorica imbecille e nazionalista”, continua Pavlovsky. I mezzi d’informazione sono “apparentemente” controllati perché, in realtà, tutta questa ossequiosa obbedienza comincia a pesare sulle spalle dello stesso Putin. “Dev’essere l’eroe di questa TV, non è più libero. Credo non si trovi proprio a suo agio, in questo momento”.

Eppure la televisione è un prodotto diretto di quello che Eliot Borenstein, professore di slavistica alla New York University, definisce “putinismo 2.0”. “Ai vecchi tempi (quando il nuovo secolo era ancora a una sola cifra), il putinismo era una semplice narrazione a basso contesto (low-context): prezzi del petrolio alti e una democrazia altamente controllata servivano all’accrescimento dello stato e al miglioramento economico di una fetta significativa della popolazione. Ma dopo il 2012 Putin scoprì che aveva una nuova storia da raccontare, o che doveva raccontare una nuova storia”.

Un mix di grandeur, retorica e spettacolo, anziché la sana vecchia gestione della cosa pubblica. Esattamente come si è visto alle Olimpiadi invernali di Sochi, probabilmente il più grande successo di spettacolarizzazione made in Russia dai tempi dell’Unione Sovietica. 

Ma all’immagine della Nazione guerriera (e invincibile) - come ci si è dati la pena di mostrare nel 2008 durante la guerra lampo, appena 5 giorni di combattimenti, contro la Georgia - si è aggiunta una nuova, efficacissima narrazione: quella della Russia vittima del Grande Gioco internazionale.

L’arma segreta del nuovo corso, secondo Borenstein, è una sorta di "vittimismo aggressivo", un'attitudine cristallizzata soprattutto negli ultimi due anni. “La narrazione della Vittima Aggressiva è il distillato perfetto tra la malinconia post-imperiale degli anni Novanta e il fanatismo nazionalista del dopo Yeltsin: già messa in ginocchio, la Russia si solleva contro tutte le forze che vorrebbero schiacciarla nuovamente. Comprese quelle stesse forze che la percepiscono come una minaccia”.

Un’attitudine espressa perfettamente da questo tweet di Vladimir Solovyov, un giornalista molto popolare della televisione Rossiya 1, durante la riunione del consiglio di sicurezza dell’ONU di venerdì 18 luglio:

Perché condurre indagini, raccogliere indizi, svolgere analisi, quando il colpevole è già stato indicato. È una farsa, non una riunione”. 

Poco importa che il blogger investigativo Brown Moses abbia dimostrato come false le dichiarazioni ufficiali russe riguardanti la presenza del lanciamissili BUK in un territorio controllato dall’Ucraina; o che Vice news filmi i ribelli russi mentre fanno a pezzi i resti della carlinga dell'MH17 con una motosega e minacciano il cameraman con un mitra; o ancora che qualcuno, dagli uffici della televisione di stato russa, modifichi la voce di Wikipedia relativa al disastro, attribuendo la responsabilità ai soldati ucraini. Non c’è alcun dubbio: la Russia è vittima di una macchinazione.

Letta sotto questa luce, la stessa oscura vicenda del volo MH17 appare sorprendentemente chiara. È il coup de théâtre, lo scacco matto pianificato dagli Stati Uniti (dalla CIA, ovviamente) all’interno del grande complotto ordito contro la sua storica nemica. È stato tutto preparato alla perfezione: l'aereo esploso in Ucraina altri non è che il volo MH370 della Malaysia Airlines scomparso l'8 marzo nell'oceano indiano.

Dirottato dagli americani, il boeing 777 è stato fatto atterrare nella “segretissima” base americana sull'isola Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, quindi fatto ricomparire, come per magia, in volo da Amsterdam a Kuala Lumpur, con a bordo i cadaveri dei passeggeri morti tre mesi prima e una bomba, da far esplodere proprio sopra l'Ucraina, per scaricare bellamente la colpa sui ribelli pro-russi. La prova schiacciante è il ritrovamento dei passaporti delle vittime sul luogo del disastro, perfettamente intatti nonostante lo schianto, come se fossero stati stampati di fresco e buttati alla rinfusa tra i rottami da qualche agente segreto americano (probabilmente con addosso una mimetica ottica).

“Si può sempre fare affidamento su un governo sano per rigettare le teorie del complotto”, scrive Eliot Borenstein. “Un governo malato, invece, aiuta a diffonderle”. Come nella trama di uno dei libri di fantapolitica scritti da Fedor Berezin, un ex ufficiale dell'Armata Rossa, ora leader dei separatisti di Donetsk, la madrepatria Russia si prepara a combattere la battaglia finale contro l'Occidente. Immaginaria o meno. 

 

 

Foto: Flickr

 

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.242) 26 luglio 2014 06:51

    Studia meglio, aggiornati, poi eventualmente rilascia articoli... ;)

  • Di (---.---.---.239) 26 luglio 2014 10:37

    Certi anti-complottisti, nello sforzo di smascherare oscuri retroscena, riescono ad immaginarne altri dalle trame molto più complicate e sofisticate.

    Come certi cuochi dilettanti, non riescono a resistere alla tentazione di aggiungere ingredienti inusitati anche ai piatti più semplici, nell’illusione di "rinnovarli"; risultato, qualsiasi cosa cucinino, finisce per avere tutto lo stesso sapore.

  • Di paolo (---.---.---.54) 26 luglio 2014 11:28

    Emanuele ,io non ho la più pallidea idea di chi e come possa avere abbattuto l’aereo. E neppure mi aspetto che emerga una verità dall’analisi delle scatole nere inviate a Londra .Ma qualcuno è stato .
    Ora alla teoria dell’Occidente (USA in primis) casto e puro e della Russia sporca e cattiva non credo neanche sotto tortura ,Putin (KGB ) o meno che sia .
    Nella vicenda Ucraina , Crimea compresa, se ci sono delle ragioni di fondo sicuramente non stanno dalla parte dei fascisti ucraini, spalleggiati da USA e UE per evidenti interessi geopolitici . Soprattutto per gli USA mettere basi NATO sul confine russo sarebbe un modo per condizionare la potenza militare del suo tradizionale avversario ,su tutti gli scacchieri internazionali .

    Non sono un antimericanista ideologico , non lo sono mai stato e mai lo sarò ,sebbene la presunta "superiorità democratica " USA sia più ad uso proprio interno che non nei confronti degli altri paesi .Le vicende sulle intercettazioni , anche di paesi alleati e amici , ne sono un esempio . Poi ci sono tutti i casini che hanno combinato in giro per il mondo ,senza soluzione di continuità ,Obama compreso.

    Quindi , attendiamo pure gli esiti , ma non diamo troppo peso alla propaganda filo occidentale , vale quanto e forse meno in questa circostanza , di quella dello zar di Russia .
    Ottimo articolo checché ne dica @242 , poi sull’essere d’accordo è un altro discorso , ma almeno che motivasse .Un brutto vizio che non accenna a diminuire , fino al trollismo vero e proprio .
    ciao

  • Di paolo (---.---.---.54) 26 luglio 2014 20:46

    Non sopporto gli idioti e i fanatici ,è piu’ forte di me . Purtroppo sono catalogati nel genere umano .

  • Di paolo (---.---.---.54) 28 luglio 2014 01:07

    Caro Midolo il tuo articolo e il mio commento sono ormai obsoleti . Il nostro amico superinformato @168 ci ha guidato alla verità ; bastava andare su Pandoratv ( o Giulietto Chiesa) "e voilà ", fine della storia .
    Vedi quando si dice la fortuna , ti ciucci un link e sai già tutto ,tutto risolto , scoperchiato l’enigma .
    Poi è chiaro che uno vive in pace con se stesso .
    ciao

  • Di Persio Flacco (---.---.---.49) 29 luglio 2014 23:25

    Il termine "Complottismo" ha una radice ideologica e un significato costruito con tecniche propagandistiche.

    Già, perché un conto è contestare per mezzo di una analisi ben fondata una argomentazione (o un metodo argomentativo) costruita su ipotesi tendenziose, asserzioni infondate o false, fantasie paranoiche sul Potere; un altro conto è prescindere comodamente da analisi e controargomentazione rigettando le argomentazioni incriminate con la semplice applicazione dell’etichetta di "complottista".
    Se si guarda alla Storia, che è tutto un susseguirsi di trame, accordi segreti, congiure, complotti, si può dire che statisticamente è molto più vicino al vero chi afferma a priori l’esistenza di un complotto dietro un evento politicamente rilevante rispetto a chi, invece, lo esclude a priori.

    In sintesi: se il complottismo è ridicolo l’anticomplottismo lo è di più. Quando l’uno e l’altro diventano metodo, se il primo può essere espressione di una opposizione pregiudiziale al Potere, il secondo è quasi sempre una pregiudiziale difesa del Potere.
    E, statisticamente, la fondatezza del secondo è molto meno probabile di quella del primo.

    Nel caso in oggetto poi l’anticomplottismo è palesemente ridicolo in un contesto nel quale è noto e accertato che gli USA sono dietro la "rivoluzione arancione" del 2004 e il colpo di stato del 2013.
    Fatti che rivelano senza ombra di dubbio l’interesse degli USA ad alterare e corrompere i rapporti tra Russia e Ucraina.
    Poiché il caso dell’aereo civile abbattuto contribuisce decisamente a questo obiettivo è del tutto legittimo ipotizzare che il governo antirusso insediato a Kiev quantomeno sia insincero nelle sue dichiarazioni. Come gli USA.

    Naturalmente le prove dei fatti le hanno solo le autorità dei paesi coinvolti: i semplici commentatori devono necessariamente limitarsi alle ipotesi.
    Ma se questo fosse un caso poliziesco sarebbe del tutto legittimo affermare che Washington e Kiev avevano opportunità e movente per compiere il delitto, i separatisti non avevano probabilmente l’opportunità e sicuramente non il movente e Mosca non aveva movente per compierlo.

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