Sono una blogger in copy left da molti anni e mi piace impegnare parte del mio tempo nel giornalismo partecipativo, usando il cestino-come mezzo- per raccogliere quelle piccole e preziose cronache di vita, spesso sotto traccia.
Era negli anni 80 che Michele Guyot Bourg fotografò il ponte Morandi a Genova: quella sua ricerca fotografica la intitolò "VIVERE SOTTO UNA CUPA MINACCIA" Il 17 agosto 2018 scrissi Genova, Ponte Morandi | Come vivere sotto una cupa minaccia? Sopra le case deve esserci il cielo, non un’autostrada... con tutte o quasi le sue foto. Oggi ne ho trovate di altre nella sua pagina, anche una sua foto recente, so che la nipote è sempre vicina a lui. Oggi è anche una giornata molto importante perchè a distanza di un anno e 8 mesi, sotto la minaccia di questa pandemia mondiale e che tanti disastri ha causato all’ Italia tutta,aspettando tra fine giugno e luglio quando saranno percorribili dagli automobilisti i 1.067 metri di acciaio sorretti dai 18 piloni a 40 metri di altezza, il cantiere orgogliosamente ha inaugurato l’ultima impalcatura del Ponte. Aggiungo foto e un abbraccio grande a tutti coloro che hanno fatto il possibile e l’impossibile in momenti così drammatici per l’Italia.Sono con voi GRAZIE
Ultimato il varo della diciannovesima campata d’acciaio del nuovo viadotto di Genova: ora il tracciato del nuovo ponte è completato, è lungo 1067 metri. Sono state usate 17.500 tonnellate di acciaio. L’operazione è stata salutata dal suono delle sirene del cantiere e delle navi alla fonda e di alcune aziende. A nemmeno due anni dal crollo del Morandi, il 14 agosto 2018 (43 morti), Genova è ricucita. Oggi, come allora, piove.
"Lo Stato non ha mai abbandonato Genova. Lo abbiamo solennemente detto a poche ore dalla tragedia: ero già qui e abbiamo detto subito che Genova non sarebbe stata lasciata sola. Questa presenza è doverosa ma sono qui anche con grande piacere perché oggi suturiamo una ferita". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte a Genova alla cerimonia per la ricostruzione del ponte. "Ci impegniamo al massimo perché tragedie del genere non abbiano più a ripetersi" ha detto Conte. "Ricongiungiamo una importante arteria di comunicazione al centro, al cuore, della città di Genova. La portata concreta di questa giornata è nel fatto che c’è un progetto reale che sta giungendo a completamento. Qualcuno ha parlato di miracolo: credo sia possibile parlare di miracolo, senza enfasi, perché c’è il lavoro di tanti qui, dell’autorità pubblica, dei progettisti e in particolare Renzo Piano, degli operai e i tecnici" ha sottolineato il premier. "Oggi, nei tempi che più o meno ci eravamo ripromessi di rispettare, tempi brevissimi. Quando fissammo questo termine i vostri sguardi erano molto preoccupati ma io vi incitai a fissare un termine molto sfidante perché avevo consapevolezza che se pure avessimo ritardato l’importante era darsi una data la più immediata possibile. Siamo nei tempi e tra poco torneremo per l’inaugurazione, perché il progetto è pressoché completo".
"Siamo convinti che non sia un’illusione quella di cambiare il mondo. Credo che vedere quest’opera quasi realizzata" "sia un segnale straordinario che anche in questo tempo difficile possiamo ogni giorno continuare a cambiare il mondo". Lo ha detto la ministra dei Trasporti Paola De Micheli al varo dell’ultimo impalcato del Ponte di Genova.
"Oggi rinasce una grande opera. Merito anche della perseveranza del commissario Marco Bucci. A dimostrazione del fatto che si può ripartire rapidamente, evitando di affogare nella burocrazia. Bisogna però snellire e semplificare le procedure. Che tutto questo ci serva da insegnamento". Così su Facebook il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. "Quest’opera ci consegna una certezza: l’Italia è capace di risorgere, anche dalle macerie di un’emergenza. Oggi è una giornata di speranza". "Oggi sicuramente è una giornata importante, c’è tanta felicità. Ma dobbiamo ricordarci che tutto parte da una tragedia. Ci sono 43 vittime. Ci sono le rispettive famiglie che giustamente ancora aspettano giustizia".https://www.ansa.it/liguria/notizie/2020/04/27/bandiera-s.-giorgio-su-ultima-campata_e45a3354-8a9e-4626-ad87-d8320816c4d0.html
Dopo Helin Bölek muore anche Mustafa Kocak.L’assassino si chiama Erdogan
E’ un drammatico aggiornamento, purtroppo, lo ricevo dalla Bottega dei Barbieri, che leggete anche qui spesso su Agoravox Italia:
Prima, il 3 aprile, un lungo sciopero
della fame ha spento la vita di Helin Bölek. Poi, il 23 aprile, muore
nello stesso modo Mustafa Kocak… Ma l’assassino è sempre lo stesso: il
fascista Erdogan che nega la libertà al suo popolo e ai curdi.
Helin e Mustafa facevano parte di
Grup Yorum. Cantavano contro ogni ingiustizia, cantavano anche «Bella
ciao». Mentre in Italia ricordiamo i 75 anni dalla liberazione dal
nazifascismo dobbiamo urlare che Erdogan è un fascista, come Hitler e
Mussolini, e aiutare chi lo combatte. [QBEA: questa bottega è antifascista]
Non si può stare in silenzio davanti a questi crimini
di Antonello Pabis
In questo tempo di Coronavirus, di
superpoteri concentrati in pochissime mani e provvedimenti
schizofrenici, troppo spesso prevalgono la paura e il senso di
impotenza. Occorre invece reagire, non perdere la lucidità e il senso
critico, partecipare alle catene di solidarietà, attivarci affinché in
tutto il mondo prevalga il senso di comunità. Nessuno va lasciato solo,
gli ultimi devono essere sostenuti e sospinti in avanti, perché cambi la
percezione delle priorità sociali, del cambiamento di modello sociale:
dove finalmente tutto sia concepito per essere funzionale al benessere
della persona e alla salvaguardia dell’ambiente in cui si vive.
Questo banalissimo ragionamento
dovrebbe spingerci a risollevare la nostra capacità di reazione contro
quanto – tragicamente e in tutto il mondo – sacrifica l’umanità, in
testa l’infinita sete di dominio e di sfruttamento del capitalismo
moderno.
In questi giorni, seppure
imprigionati nelle nostre case, abbiamo più tempo per ragionare e
opporci a ciò che sempre più è evidente, drammatico e ben più grave del
Covid 19: si chiama barbarie.
Una delle innumerevoli manifestazioni
di questo abominio è la storia dei Grup Yorum, un gruppo musicale
turco, di amici della libertà e della democrazia e quindi amici anche
della eroica resistenza kurda. Famosi nel mondo, si ispirano agli
Intillimani, hanno pubblicato venti album fino a quando sono finiti nel
mirino di Erdogan, il Sultano turco e del suo regime totalitario.
Accusati di «appartenenza a una
organizzazione terrorista» cioè il DHKC-P (Devrimci Halk Kurtuluş
Partisi-Cephesi) o comunque di fare propaganda per il terrorismo, i Grup
Yorum vengono arrestati e incarcerati in trenta. Solo due componenti
del gruppo musicale sfuggono all’arresto.
La cantante Helin Bölek e il
chitarrista Ibrahim Gökcek, provvisoriamente in libertà, il 16 maggio
2019 iniziano uno sciopero della fame in nome della libertà di pensiero e
di espressione; pochi giorni dopo si unisce a loro anche un terzo,
Mustafa Kocak detenuto con la condanna provvisoria all’ergastolo.
La loro protesta viene censurata, il mondo non parla, i media tacciono, l’indifferenza internazionale è evidente,
tanto forti sono gli interessi nel mondo legati al regime turco e al
suo ruolo nei conflitti (e nella fuga dei profughi) in Medio Oriente.
Il 3 aprile, dopo 288 giorni di sciopero della fame e ormai ridotta a pelle ed ossa, muore a soli 28 anni Helin Bölek.
Il 23 aprile – dopo uno sciopero della fame durato 297 giorni – muore anche Mustafa Kocak, coetaneo di Helin.
Chiedevano un equo processo.
Mustafa è morto il giorno dopo che
sua madre aveva cominciato il suo sciopero della fame, per aiutare il
figlio e tutte le vittime della ferocia assassina di Erdogan. Per
rivendicare pace, democrazia e libertà.
Ora si teme per la vita di Ibrahim Gökcek – 310 giorni di “astinenza dal cibo” – le cui condizioni appaiono disperate.
Le potenze internazionali sono conniventi. E complice, con i suoi silenzi, è anche l’Italia.
Non si può stare in silenzio davanti a questi crimini.
Così deve aver pensato Pati Luceri –
già professore al liceo di Lanusei in Sardegna e noto per il suo impegno
internazionalista e le sue battaglie civili – quando a Martano nel suo
Salento, decide di unirsi a quegli scioperi della fame nello stesso
giorno, forse le stesse ore della morte di Mustafà
Il suo messaggio è forte, è chiaro, è giusto! Ed è imperativo: non possiamo non prendere posizione!
Intanto si possono inviare adesioni,
prese di posizione, autoscatti con un cartello di protesta – per esempio
«solidarietà al Grup Yorum» o «Salvate la vita a Ibrahim Gökcek» – a
questo indirizzo mail:[email protected]
«Il mio nome è Mustafa Kocak, ho 28 anni. Ho vissuto con la mia
famiglia a Istanbul fino all’arresto. Come uno dei quattro figli di una
famiglia povera, ho passato la mia infanzia e la mia giovinezza
lavorando qua e là. La mia vita è cambiata quando sono stato arrestato,
il 23 settembre 2017».
Inizia così la lettera che Mustafa ha lasciato ai suoi avvocati e pubblicata dall’agenzia Bianet. Mustafa è morto 20 giorni dopo Helin Bolek, era ridotto a pesare 29 chili.
I due membri del gruppo marxista turco Grup Yorum, in sciopero della
fame da mesi contro la durissima repressione scagliata contro il loro
progetto artistico e politico dal governo, se ne sono andati uno dopo
l’altra, ridotti pelle e ossa da una protesta estrema.
Mustafa Kocak si è spento ieri dopo 297 giorni di cibo rifiutato: chiedeva un processo equo, denunciava le torture subite.
«Tutto quello che chiedeva era un processo giusto, non gliene hanno
dato la possibilità – ha commentato Omer Faruk Gergerlioglu,
parlamentare del partito di sinistra pro-curdo Hdp – È diventato
l’ultima vittima di un sistema ingiusto».
Nata nel 1985, con all’attivo 23 album, la band è da anni sottoposta
al divieto di esibirsi in pubblico, mentre il loro centro culturale a
Istanbul è stato perquisito e chiuso dieci volte negli ultimi due anni.
Sei dei suoi membri sono tuttora in prigione.
Per l’accusa di aver passato armi a un’organizzazione terroristica
(il marxista Dhkp-C) in violazione della costituzione, Mustafa è stato
condannato all’ergastolo aggravato sulla base delle testimonianze di
persone soggette a tortura, senza ulteriori prove, video, foto, impronte
digitali.
«Il risultato di un processo pieno di illegalità, ha trasformato il
suo resistente sciopero della fame in un digiuno fino alla morte – ha
detto ieri uno dei suoi legali, Aysul Catagay – Lo hanno guardato morire
giorno dopo giorno. Abbiamo perso Mustafa ma i digiuni fino alla morte
continuano: gli avvocati Abru Timtik e Aytac Unsal non mangiano da 113 e
82 giorni, un altro membro del Grup Yorum, Ibrahim Gokcek, da 312».
È l’ultima ed estrema forma di protesta scelta da alcuni prigionieri
politici nelle carceri turche, inascoltati da procure e tribunali prima,
dalle autorità carcerarie poi.
Chiedono processi giusti, un’utopia nella Turchia del presidente
Erdogan, soprattutto dopo il tentato golpe del 2016 che ha avviato una
stagione di epurazioni, repressione e battaglia al dissenso che si è
tradotta in un numero spropositato di detenzioni. Trentamila stimati su
300mila detenuti totali.
le riporto il testo integrale del presidente Mattarella. Per quanto mi riguarda in questo post che ho scritto, come il precedente, nutro forti dubbi che buona parte del popolo italiano sappia davvero e voglia sapere perchè domani sia festa; qui al mio paese alle 12, c’è sempre l’inno diffuso da un megafono e poi seguito dal rosario o dalla Messa.Sono stanca di chiedere, sia pure di fare ascoltare per un giorno anche altro, faccio quello che posso nel mio piccolo, come scrivere un articolo anche se non sono una giornalista ma credo nella partecipazione, nella Liberazione come atto quotidiano. Alle 15 canterò Bella ciao, dovunque sia, e sarò quasi certamente nella mia casa e da sola: i miei figli hanno trovato casa e lavoro in Francia a Marsiglia.Buon 25 aprile Giorgio Zintu e a chi ci legge.
"Nella
primavera del 1945 l’Europa vide la sconfitta del nazifascismo e dei
suoi seguaci. L’idea di potenza, di superiorità di razza, di
sopraffazione di un popolo contro l’altro, all’origine della seconda
guerra mondiale, lasciò il posto a quella di cooperazione nella libertà e
nella pace e, in coerenza con quella scelta, pochi anni dopo è nata la
Comunità Europea.Oggi celebriamo il settantacinquesimo anniversario della Liberazione,
data fondatrice della nostra esperienza democratica di cui la Repubblica
è presidio con la sua Costituzione.La pandemia del virus che ha colpito i popoli del mondo ci costringe a celebrare questa giornata nelle nostre case.Ai familiari di ciascuna delle vittime vanno i sentimenti di
partecipazione al lutto da parte della nostra comunità nazionale, così
come va espressa riconoscenza a tutti coloro che si trovano in prima
linea per combattere il virus e a quanti permettono il funzionamento di
filiere produttive e di servizi essenziali.Manifestano uno spirito che onora la Repubblica e rafforza la
solidarietà della nostra convivenza, nel segno della continuità dei
valori che hanno reso straordinario il nostro Paese.In questo giorno richiamiamo con determinazione questi valori. Fare
memoria della Resistenza, della lotta di Liberazione, di quelle pagine
decisive della nostra storia, dei coraggiosi che vi ebbero parte,
resistendo all’oppressione, rischiando per la libertà di tutti,
significa ribadire i valori di libertà, giustizia e coesione sociale,
che ne furono alla base, sentendoci uniti intorno al Tricolore.Nasceva allora una nuova Italia e il nostro popolo, a partire da una
condizione di grande sofferenza, unito intorno a valori morali e civili
di portata universale, ha saputo costruire il proprio futuro.Con tenacia, con spirito di sacrificio e senso di appartenenza alla
comunità nazionale, l’Italia ha superato ostacoli che sembravano
insormontabili.Le energie positive che seppero sprigionarsi in quel momento portarono
alla rinascita. Il popolo italiano riprese in mano il proprio destino.
La ricostruzione cambiò il volto del nostro Paese e lo rese moderno, più
giusto, conquistando rispetto e considerazione nel contesto
internazionale, dotandosi di antidoti contro il rigenerarsi di quei
germi di odio e follia che avevano nutrito la scellerata avventura
nazifascista. Nella nostra democrazia la dialettica e il contrasto delle opinioni non
hanno mai, nei decenni, incrinato l’esigenza di unità del popolo
italiano, divenuta essa stessa prerogativa della nostra identità. E
dunque avvertiamo la consapevolezza di un comune destino come una
riserva etica, di straordinario valore civile e istituzionale. L’abbiamo
vista manifestarsi, nel sentirsi responsabili verso la propria
comunità, ogni volta che eventi dolorosi hanno messo alla prova la
capacità e la volontà di ripresa dei nostri territori.Cari concittadini, la nostra peculiarità nel saper superare le avversità
deve accompagnarci anche oggi, nella dura prova di una malattia che ha
spezzato tante vite. Per dedicarci al recupero di una piena sicurezza
per la salute e a una azione di rilancio e di rinnovata capacità di
progettazione economica e sociale. A questa impresa siamo chiamati
tutti, istituzioni e cittadini, forze politiche, forze sociali ed
economiche, professionisti, intellettuali, operatori di ogni settore. Insieme possiamo farcela e lo stiamo dimostrando.Viva l’Italia! Viva la Liberazione! Viva la Repubblica!"
Non me la sento più per tante ragioni, anche fisiche,di fare manifeste azioni a favore di una causa che condivido ma quanto lei pensa e professa, mi piace e sono con leie volevo dirglielo. Oggi prima di rientrare a casa dopo la spesa, mi sono attardata per campi, vivendo in un paese della provincia di Viterbo e ho colto dei fiori bellissimi viola, simili alle violette e alle viole di Pasqua, la prima ginestra letteralmente esplosa e dei fiori bianchi delicatissimi, dai pochi petali che non ho contato.Ho provato una gioia infinita e pensato che per fortuna i miei figli vivono a Marsiglia (dove ora non posso andare) e senza ostentare nulla respirano camminano vanno in bicicletta e allenano la testa e il corpo. l’Aria...grazie Fabio Iuliano