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Cosa Nostra e il vincolo degli anniversari

Cosa Nostra e il vincolo degli anniversari

Ieri, l’anniversario della strage di Capaci, il 23 maggio 1992.
 
E’ diventata matura, quella strage, ha compiuto diciott’anni. E forse, solo adesso, dopo così tanto tempo, anche noi siamo cresciuti; è cresciuta la speranza, cui ha fatto seguito la consapevolezza, seppur mutilata e parziale, del contesto nel quale avvennero quello e altri massacri.
 
Oggi, l’anniversario di un’altra strage, quella di via dei Georgofili, la notte del 27 maggio 1993.
 
A Firenze, sul Lungarno, proprio accanto agli Uffizi, la mafia fece esplodere 200 chili di tritolo, uccidendo 5 persone - fa le quali una neonata di un mese e mezzo e una bambina di nove anni- e ferendone altre 48; facendo crollare la Torre dei Pulci, deturpando la facciata della galleria e incenerendo qualche tela, per fortuna non troppe, Cosa Nostra si volgeva a un obiettivo insolito, nuovo, il patrimonio culturale-artistico italiano. Esattamente due mesi dopo altri tre attentati, in via Palestro a Milano e poi a Roma, a San Giorgio in Velabio e San Giovanni in Laterano, seguivano e concludevano la medesima linea d’azione.
 
Oggi, per una coincidenza ideale, il Consiglio Superiore della Magistratura conferma a Pietro Grasso la carica di procuratore nazionale antimafia. In occasione della commemorazione della strage, lo stesso Grasso ha dichiarato: "certamente Cosa Nostra, attraverso queste azioni criminali ha inteso agevolare l’avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste. D’altro canto occorre dimostrare l’esistenza di un’intesa criminale con un soggetto anche politico in via di formazione, intenzionato a promuovere e sfruttare una situazione di grave perturbamento dell’ordine pubblico per la sua affermazione. Rimangono molte domande a cui bisogna dare risposta".
 
Niente di nuovo. Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, “autore 1” e “autore 2”, furono indagati dagli inquirenti come mandanti esterni di quelle stragi, ed assolti definitivamente nel 2002, per mancanza di prove, nonostante la corte denunciasse “un’obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione” (Forza Italia, Ndr), e affermasse anche che, durante le indagini, “l’ipotesi iniziale abbia mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”.
 
Nel suo discorso a ragazzi delle scuole incontrati per commemorare la tragedia del Lungarno, Grasso ha sottolineato l’ipotesi affermando che le stragi tendevano strategicamente a dare “la possibilità ad una entita esterna di proporsi come soluzione per poter riprendere in pugno l’intera situazione economica, politica, sociale che veniva dalle macerie di Tangentopoli. Certamente Cosa Nostra, attraverso questo programma di azioni criminali, che hanno cercato di incidere gravemente e in profondità sull’ordine pubblico, ha inteso agevolare l’avvento di nuove realtà politiche che potessero poi esaudire le sue richieste”.
 
Ma non è successo solo questo, oggi; un’altra cosa degna di nota è venuta a sommarsi alle precedenti, in una linearità di trama degna dei migliori romanzi gialli. Nelle ultime 48 ore, Massimo Ciancimino è stato re-interpellato d’urgenza dai pm delle procure di Caltanissetta e Firenze che indagano proprio su quelle stragi. Il figlio minore dell’ex sindaco di Palermo, don Vito Ciancimino, avrebbe identificato quell’agente dei servizi segreti che per trent’anni, dall’omicidio Scaglione nel 1971, sarebbe stato l’intermediario, l’uomo di collegamento tra mafia e stato.
 
“Il signor Franco”, che per tanto tempo è stato solo un nome, uno pseudonimo, ha ora un volto. Ed ha anche un grado: perché quell’agente d’alto rango che aveva il potere di fare “miracoli” (dal visitare e far incontrare mafiosi in carcere nonostante il 41 bis, all’avvertire Ciancimino jr di “allontanarsi dalla Sicilia” pochi giorni prima dell’arresto di Bernardo Provenzano, perché dopo aver preso il boss questi “non sarebbe stato più al sicuro), quello 007 con la "faccia da mostro” presente in tutti i luoghi e citato in tutte le vicende, dall’Addaura a Via D’Amelio, da via dei Georgofili all’Olimpico, sarebbe ancora in servizio. 
 
Il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati, e si ritiene verrà interrogato nei prossimi giorni dagli inquirenti di Firenze, Palermo e Caltanissetta che conducono l’inchiesta.
 
Nella speranza che in seguito agli avvenimenti di oggi, domani si possa finalmente squarciare quel velo di omertà mafiosa e colpevole, che per vent’anni ha coperto il nostro paese.

Commenti all'articolo

  • Di SilviaDM (---.---.---.190) 27 maggio 2010 19:35

    Bellissimo articolo, complimenti!

    Mi associo alla speranza, costruendo giorno per giorno la mia etica, di una nuova rivoluzione culturale che ci spinga ad uscire dal buio che ci avvolge da troppo tempo.

    Una sola constatazione un po’ critica, a dire il vero, sull’Italia in generale.
    La saggia Littizzetto ha fatto notare, tra una risata e l’altra, che il nostro Paese è un maestro in memoriali.
    Noi siamo la terra che ogni giorno celebra qualcos, che recupera, per un ritrovato dovere a volte troppo esclusivamente istituzionale, gli eventi -alcuni disastrosi- che hanno scritto le pagine dei nostri libri di storia.
    Piangiamo, correttamente, Borsellino e Falcone, e non ci accorgiamo di quanti OGGI ed OGNI GIORNO lottano e rischiano la propria pelle per farci respirare un po’ di quel profumo di libertà che quel magistrato siciliano ci descriveva affianco alla bara del suo collega.
    Ci sono molte persone, purtroppo troppe, lasciate sole...E, forse, è da qui che dovremmo cominciare a fare un po’ d’autocritica. Le cose in autonomia non si sono mai messe a posto, anzi, una legge fisica dice che ogni cosa lasciata a se stessa tende al caos.
    Ricordare il passato? sì, sempre. Ma per costruire un futuro migliore, per rendere concreti gli sforzi di chi ci ricorda che in quel modo la lotta alle mafie ha portato il sacrificio di singoli coraggiosi uomini, e che quindi così non va. Non si può chiedere alle persone di ergersi ad eroi della Patria.
    Sono un’attivista del Popolo Viola, e ho rischiato la commozione nel vedere centinaia di persone animate dal desiderio di urlare a squarcia gola SCORTA CIVICA ANTIMAFIA. Avevamo cartelli, sciarpe, spille. Di tutto.
    E’ uno dei concetti che esprime nel modo più alto la mia filosofia sociale, espressa banalmente in tre parole. Scorta civica antimafia.
    Ho letto, qualche giorno più tardi, di persone che nella mia Campania infelix -dilaniata dai cammorristi- l’hanno messa in pratica, e un piccolo vento di speranza s’è alzato lieve.
    Tutto questo per dire: il passato ci deve insegnare a vivere meglio oggi. Cercate, ora, giornalisti come Rosaria Capacchione, magistrati come Raffaele Cantone o Cafiero de Raho, scirttori come Roberto Saviano o attori come Giulio Cavalli, e fategli sentire che non sono soli. E ditelo a voce alta, perchè anche chi vorrebbe attaccarli possa sentire chiaramente che c’è un mucchio enorme di persone che dalla storia ha imparato. E ora non implora "mai più", lo pretende.

    Scusami per la prolissità! :) Buon lavoro!
    Silvia
  • Di Paolo Praolini (---.---.---.215) 27 maggio 2010 23:02
    Paolo Praolini

    Continua ad informarci su queste tematiche che stanno risuonando sempre di più come attuali.
    L’articolo è interessante soprattutto nel finale dove svela il ritrovamento della ’faccia da mostro’ che accomuna tutto un ventennio di stragi, attentati, falliti arresti e quant’altro legato a fatti di mafia dove costui con matematica precisione veniva a trovarsi testimone di volta in volta.
    E’ giunto il momento che si scoperchi il vaso di Pandora che sta facendo fermentare anno dopo anno quel contenuto costituito da verità nascoste e vuoti di memoria istituzionali.
    In tutto questo dobbiamo ringraziare quegli anonimi magistrati ed investigatori che da anni incessantemente e senza cedere alla ’stanchezza’ continuano a cercare la verità legata alle stragi del ’92 e ’93, dove per anni con forzata evidenza anche le istituzioni hanno cercato di celare quelle connessioni tra mafia e politica che si espressero con tutta la violenza di Capaci e di Via D’amelio.
    Ma anche l’Italia delle ricorrenze e dei memoriali , come riporta Emanuele nell’articolo, continua imperterrita a non mancare nessun appuntamento da 18 anni a questa parte con la solita schiera istituzionale che esterna lacrime di fredda ipocrisia solidarizzando con i caduti, ma rinnega e condanna i viventi come Saviano che portano giorno dopo giorno ’quella croce’ che nega loro la vera libertà , solo per aver creduto che un uomo libero non deve piegarsi al volere malavitoso.

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