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Noi donne? Inutilmentefighe

Elda Alvigini, in scena fino al 28 ottobre al Teatro Cometa Off di Roma, parla de “I Cesaroni”, della bellezza dei “grazie”, dei viaggi, della scuola che non va e di quella laurea in Medicina…

Donna ironica, impegnata e – quindi – sola. Una “Inutilmentefiga”, come recita il suo spettacolo. Cresciuta tra i miti del '68 e le favole di Walt Disney, rimanendone sentimentalmente traumatizzata, oltre al figlio, è il cellulare il suo unico vero compagno, la sua ossessione! Elda Alvigini è in scena al teatro Cometa Off di Roma fino a domenica 28 ottobre per parlare della donna dei giorni d’oggi che ha tutto, ma è sola.

“Credo che ci siano tante donne soddisfatte del lavoro che fanno, colte, con figli, separate, che non hanno nessuna controindicazione ad avere una storia d’amore, ma che non ce l'hanno, perché nessuno se le raccatta! Siamo in tante. E questo spettacolo è dedicato a tutte loro!”.

“I Cesaroni” ti hanno dato popolarità di immagine: come ti hanno cambiato, se lo hanno fatto?

Io sono un’attrice, nel senso che ho una formazione d’attore. La popolarità, certamente, porta a questa commistione tra te e il personaggio. Capita a volte che passeggi, sei Elda, ma diventi personaggio, perché tutti ti identificano con Stefania Masetti (la professoressa che interpreta nella serie tv – ndr). È stata la prima volta che ho provato questo. Mi era capitato di fare dei film. Ma, quando fai il cinema, rimani attore. Quando fai la televisione e hai un successo di popolarità, la gente ha questa sensazione che sei a casa con loro e che sei di casa. E la gente ti incontra, ti abbraccia, ti tocca! Io sono - a parte i casi di maleducazione - molto disponibile, soprattutto con i bambini.

Quale è la cosa che ti colpisce di più?

La cosa che mi commuove di più è quando ti dicono “grazie”. E allora questo significa che non sei completamente nel mondo dell’effimero. Che qualcosa lo stai dando. L’Italia sta attraversando un momento difficile. Abbiamo fiction che ci propongono temi come droga, delinquenza... “I Cesaroni” ti danno quella leggerezza necessaria dopo una giornata piena di preoccupazioni. Questa cosa mi ha colpita. Sono fiera di fare una cosa che porta il sorriso.

Nel tuo cuore di bambina c’è stata sempre l’idea di fare l’attrice?

Appena nata, mi hanno portato nella nursery e si dice che mi abbiano dovuta riportare immediatamente da mia madre, perché mi ero graffiata tutto il viso. E mia madre mi racconta sempre questa cosa. Non so se sia vera. Mi racconta sempre che l’infermiera disse: “Neanche la Duse faceva queste scene!”. Comunque da piccola volevo fare tutti i lavori possibili e immaginabili… quindi l’attrice! Mi sono diplomata al Centro sperimentale, poi mi sono iscritta a Medicina. Ho sostenuto tutti gli esami del primo anno. Stavo preparando Biochimica, quando ho scoperto che mi avevano presa a “I Cesaroni”. Ho provato a fare entrambe le cose… ma erano due scelte di vita diverse. Purtroppo ho dovuto lasciare.

Cosa ti lega al tuo lavoro?

Può sembrare che il nostro non sia neanche un lavoro, ma io bacio la terra e ringrazio, perché faccio il lavoro più bello del mondo, nella misura in cui faccio il lavoro che volevo fare da piccola: credo che chiunque riesca a realizzare il suo sogno sia una persona fortunata. Ma è un lavoro faticoso, dove devi essere sempre disponibile e devi sempre star bene, soprattutto con la tesa. Quindi il grazie è la cosa più bella da sentirsi dire.

Senti che manca qualcosa nella tua vita?

Sì… ma è un discorso profondo. Puoi avere tutto o non avere niente. Ci sono cose di Elda che vorrei cambiare: ci stiamo lavorando.

Nella serie tv hai a che fare con la scuola: cosa non va, secondo te, in quella italiana?

Per interpretare il mio personaggio, mi sono ispirata al peggio dei professori che ho avuto. Stefania Masetti propone questa figura cattivissima, ma fuori è un’altra persona. È una caratterizzazione. Credo che chi sceglie oggi di insegnare ha una missione da compiere e non credo sia pagato adeguatamente, rispetto a cio che devono fare che è educare! Ricordo che ai miei tempi io facevo anche Educazione civica, leggevo il giornale in classe. Oggi? Forse sono stata molto fortunata, eppure ho frequentato le scuole pubbliche in periferia. Poi il Virgilio a Roma. Bisogna dire che ci sono grandissimi insegnanti, ma ci sono persone che vanno sostituite perché sono arrivate da un punto di vista psichiatrico. Ora la sentenza emessa contro l’insegnante condannata perché ha fatto scrivere ad un bullo che devastava la classe “sono un deficiente” mi sembra un po’ esagerata. C’è troppa protezione dall’altra parte: il genitore va e aggredisce il professore, anche se il figlio è in torto. Io non sono conservatrice, ma credo che l’eliminazione della cultura come educazione sia un danno: io ho amato le materie dei professori che me l’hanno fatta amare. C’erano materie che pensavo avrei odiato. Ma le ho amate perché erano la passione del mio professore! Sono una che ha studiato eppure sono stata rimandata una volta perché non feci la spia!.

Quanto è importante la famiglia?

L’atteggiamento dei genitori è fondamentale. A me nessuno ha detto di non drogarmi e ti assicuro che al Virgilio ne ho viste di tutti i colori. Facevo tanto sport e lo sport ti aiuta a lottare nella vita. Nulla è facile… nei giovani vedo che non si sa cosa significhi la parola sacrificio. Quando ti alleni, sudi, soffri e vinci, tutto il resto non ti pesa più. Questa è una educazione. Ho imparato ad allenarmi. Non mi interessava la competizione. Mi piaceva e mi piace allenarmi e sentirmi pronta. La situazione della scuola è drammatica: molte persone valide non vedono riconosciuta la loro validità. Va cambiato il Paese, ma non si può fare in un attimo come dice la Fornero. Cosa si inventa uno che viene licenziato a 50 anni? Se la scuola ti insegna che con lo studio puoi arrivare e siamo in un Paese che, però, non ti fa arrivare da nessuna parte, c’è qualcosa che non va: viviamo in un Paese borbonico, medievale.

Fare l’attore significa viaggiare attraverso diverse vite. Che rapporto hai con il viaggio?

Sono figlia di un pilota. Viaggiare, per me, è come bere. Un attore deve viaggiare molto e deve vivere molto, altrimenti non ha vite diverse da darti. I personaggi devono essere molto diversi da me. E per poterli interpretare devo prendere l’autobus e andare a fare la spesa… Un po’ come dovrebbero fare i politici: se vivi tanto, hai tanto da raccontare!

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