Vero, non le nascondo che l’entusiasmo iniziale e gli anni frenetici che ne sono scaturiti non sono stati di aiuto alla riflessione. Terminata la funzione di stabilizzazione della protesta dei primi anni ’10 del 2000, sono entrati a pieno titolo nella schiera dei custodi dello status quo. I vari leader già ragionano sul dopo, su come continuare le proprie carriere al di fuori del contenitore che ne ha conferito il successo, perché ne sono coscienti del suo lento declino. A seconda delle diverse affinità avremo forse in futuro la riedizione di nuovi contenitori più o meno definiti (immagino qualcosa tipo "L’Unione" che caratterizzò l’esperienza del centrosinistra all’epoca).
Credo che il ministro Bonafede abbia sottovalutato la vicenda personale dell’uomo Nino Di Matteo, ancor prima del magistrato: sul suo capo pende da anni una sentenza di morte comminata da Cosa Nostra e le scarcerazioni sono state avvertite dallo stesso come un pericoloso dietrofront. L’uscita di Di Matteo è stata forte ed inusuale, per cui mi chiedo se la scelta non sia stata dettata da forti timori per la propria vita. Opinioni personali ovviamente.
Sulla questione propriamente più politica su cui lei mi invita a riflettere, ritengo che l’assenza di alternative sia causa e conseguenza della crisi politica che il nostro Paese vive ormai da decenni, ed è il motivo che mi rende in questa fase l’ennesimo "senza partito" che vaga in attesa di un qualcosa. Non è una condizione felice e ne sono consapevole, ma intorno a noi esiste un enorme vuoto di partecipazione politica attiva, concreta e militante che ci obbliga a riconsiderare l’intero nostro modo di pensare e di agire. In fondo se talk-show come quello di Giletti trovano un mare in cui nuotare, lo si deve ad anni di società dello spettacolo che hanno annullato quella cultura politica e di pensiero che era patrimonio di molti. E’ un discorso ampio che mi riprometto di sviscerare meglio in un articolo a parte, anche se qualcosa avevo già accennato qui.
1) L’inceneritore già c’è in Campania, è ad Acerra e brucia la bellezza di 650 mila tonnellate di rifiuti all’anno, rifiuto "tal quale" e non CDR, viene mantenuto con i Cip 6 sennò non converrebbe farlo funzionare. Quanti altri ne servono?
2) La Campania è piena zeppa di discariche legali e illegali, è in atto un biocidio senza precedenti. Ne vogliamo costruire ancora?
3) Giugliano dovrà bruciare le ecoballe in 4 anni: nessuno sa cosa c’è in quegli ammassi putrescenti, sicuramente rifiuti tossici. Dai roghi tossici "illegali" passiamo a quello "legalizzato".
4) Ad oggi si può riciclare oltre il 90% di ciò che consumiamo (se parliamo di rifiuti urbani). Il problema vero sono i rifiuti industriali, dove la filiera è in mano alla criminalità organizzata.