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Il Movimento 5 Stelle non è mai esistito

Non esiste nessun mito fondativo delle origini per il Movimento 5 Stelle, ma solo un contenitore che ha fallito il suo principale obiettivo: moralizzare la vita politica italiana. L'abbraccio con Draghi è l'ennesima dimostrazione che i veri motivi del fallimento sono insiti nelle premesse con cui nasce, ancor prima che nella sua (pessima) conduzione politica.

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Presidio M5S a Napoli nel 2012
 

In questi giorni si fa un gran parlare di quello che dovrebbe fare la principale forza politica presente in Parlamento, ossia il M5S, dinanzi al candidato-premier Mario Draghi. Sostenerlo oppure no? Votare la fiducia? Non votarla? Astenersi? 

La voce dei vertici è univoca: da Luigi Di Maio a Vito Crimi passando per il garante Beppe Grillo, tutti invocanti il senso di responsabilità, si chiede ancora una volta di turarsi il naso e sostenere il governo tecnico dell'ex banchiere insieme a tutti gli altri partiti. Davanti alla prospettiva di non riuscire ad ottenere il consenso necessario degli iscritti sul portale Rousseau, Grillo ha voluto pubblicare un video per provare a convincere i contrari, ricorrendo ad alcuni temi che solleticano da sempre la base pentastellata: ha prima esordito affermando che Draghi abbia un'anima grillina, proponendogli addirittura l'iscrizione ai "meetup", e poi ha messo sul piatto due proposte da inserire nel programma di governo: l'istituzione di un ministero per la transizione ecologica, sul modello francese e spagnolo, e la conservazione del reddito di cittadinanza. Il tutto condensato in 6 minuti a metà strada tra lo show e il paternalismo tipico di chi ammansisce i pargoli mentre gli strappa via il biberon. L'unica (vera) condizione posta da Grillo nel colloquio con Draghi è l'esclusione della Lega dal nascente governo, motivo per cui Berlusconi e Salvini - mica fessi - si sono fatti ritrarre sorridenti a colloquio per mostrarsi maggiormente solidi (credibili è forse troppo) della coalizione Pd-M5S-LeU, dove i dem rimangono appesi al voto di Rousseau più degli stessi grillini.

Una parte della base del Movimento rimane comunque in subbuglio, e ulteriore benzina sul fuoco l'ha gettata la decisione dei vertici di rinviare la votazione su Rousseau in attesa di una dichiarazione pubblica di Draghi che renda palesi le linee fondamentali del suo programma di governo (poi di nuovo riprogrammata il 10 febbraio sera, nda). Capopopolo di questa (ennesima) agitazione digitale è Alessandro Di Battista, che insieme ad una nutrita schiera di rappresentanti istituzionali ha ribadito la propria contrarietà alla nascita del nuovo esecutivo. Il repertorio utilizzato dal (fu) Dibba è quello tipico delle origini: no al governo dei banchieri, mai con il mafioso-pluripregiudicato B., noi siamo nati per buttare la casta fuori dal Palazzo, ecc. Argomenti tipici di chi cerca di capitalizzare un dissenso generico, trasversale, diffuso (a giusta ragione) non solo tra la base grillina, ma tra tutta quella fascia di italiani che da dieci anni a questa parte subiscono gli effetti di ben due crisi economiche. Come andrà a finire si vedrà solo nei prossimi giorni, ma è facile immaginare che il Movimento ne uscirà comunque a pezzi.

Presidio M5S a Napoli nel 2012

In realtà il M5S fin dalla sua fondazione si è caratterizzato per essere un'entità amorfa che poggia la sua esistenza su principi confliggenti tra di loro e un programma estremamente scarno. Il suo successo si fonda su un mix tra istanze di rabbioso dissenso alle politiche di austerity e uso del web come formidabile macchina di propaganda; il dirsi né di destra né di sinistra è servito nei primi tempi a raccogliere il consenso tra gli elettori che ormai avevano perso fiducia nei partiti tradizionali, ma nella fase di governo si è tradotto in uno spicciolo e conformante gattopardismo, in cui le piroette tra Lega e PD ne sono stata la dimostrazione più emblematica, per giunta compiute con lo stesso atleta, il dimissionario Giuseppe Conte, vero punto di equilibrio in grado di impedire al Movimento di frantumarsi. La vera forma del M5S è dunque quella di un contenitore in grado di tenere insieme una miriade di fazioni-clan che nascono e si affermano in virtù del loro differente radicamento territoriale, in cui si mescolano il dato tipicamente italiano del campanilismo,come in Campania dove ogni città o paese ha la sua comunità di attivisti o cerchio magico (i Pomigliano Boys di Luigi Di Maio sono al momento più forti) in perenne competizione tra di loro, con il dato globale della logica delle "tribù del web" che animano la società contemporanea, in cui il territorio è definito dal perimetro digitale degli stessi meetup o degli onnipresenti gruppi social (Facebook in primis), e che è stata la caratteristica principale del movimento Q-Anon, quello da cui si è generato poi l'assalto al Campidoglio statunitense. 

Il successo del M5S è dovuto perlopiù al demerito degli altri partiti ormai in coma profondo, e in generale alla profonda crisi della rappresentanza che sembra essere una cifra globale delle democrazie occidentali. E se c'è una cosa che mi sento di testimoniare, avendone fatto parte fin dall'inizio, è che i nostalgici più o meno sinceri che decantano le belle origini grilline manco si parlasse della Genesi biblica (tra cui lo stesso Di Battista) continuano a farsi ingannare dall'immagine che questo movimento dava di sé. All'impatto comunicativo del blog di Beppe Grillo e del gruppo di comunicatori messo in piedi dalla Casaleggio, non faceva riscontro una forza altrettanto radicata nella società: gli elettori erano attratti dai messaggi anticasta che dell'epoca, un coacervo di impulsi emozionali che si non oltrepassavano il livello dell'epidermide. Era la rabbia di quel ceto medio impoverito dalla crisi, che passato di moda il NO alla Kasta! ha subito dopo iniziato ad inveire contro i migranti che sbarcavano sulle nostre spiagge. E' in quel momento che nasce la complicità con la Lega, ben prima dell'alleanza nel 2018, quando dagli uffici comunicativi del 5 Stelle di Milano e Roma, rispettivamente sedi della Casaleggio e dei gruppi parlamentari, capiscono che il refrain anticasta non tirava più ed occorreva virare sulla reazione istintiva degli italiani contro i migranti: una strategia cinica e di corto respiro, vero alleato della gestione criminale dell'accoglienza, argomento su cui poi i 5 Stelle sono stati inevitabilmente scavalcati dalla Bestia di Salvini, ben più strutturata e coerente col portato reazionario e xenofobo della Lega salviniana. Finchè la pandemia non ha fatto impantanare tutti quanti.

Ma il vero motivo del fallimento del M5S è insito nelle sue premesse: l'irruzione che i 5 Stelle hanno compiuto nei palazzi del potere perde ogni sua consistenza quando si pretende in maniera velleitaria di rappresentare gli interessi di una massa indistinta di soggetti, denominati "cittadini", e non gli interessi di una determinata parte sociale, che vanno dai lavoratori, ai disoccupati, ai precari, ai senza fissa dimora, in breve delle persone più fragili. La politica richiede l'esistenza e l'organizzazione di una forza, che diriga le trasformazioni della società, non che si faccia viceversa dirigere, altrimenti il trasformismo e l'opportunismo sono dietro l'angolo. Il reddito di cittadinanza, pur nella sua versione "limitata", ha potuto affermarsi proprio perché per una volta tanto si è stati capaci di rappresentare le difficoltà economiche di milioni di persone. Per il resto si è potuta tenere la barra dritta solo perché l'ex premier Conte ha saputo rappresentare un punto fermo delle diverse coalizioni grazie alle sue capacità comunicative e di mediazione dentro la dimensione clanica che ormai caratterizza la politica: proprio l'assetto politico-istituzionale del Paese, che doveva essere scardinato per passare dall'etica sbandierata alla sostanza dei fatti, non è stato minimamento scalfito, anzi è stato sfruttato dai nuovi arrivati per riempire ancora una volta di persone loro gradite gli staff, gli incarichi dirigenziali, i CdA delle partecipate, in piena logica di lottizzazione come da trent'anni a questa parte (il ministero degli esteri di Di Maio è il più costoso della storia repubblicana).

In conclusione, tranquillizziamo chi oggi decanta i tempi belli di una volta: non c'è stato nessun mito fondativo delle origini, solo un esperimento (sic!) politico non riuscito (o riuscito benissimo, dipende dai punti di vista). E' da qui che mi sento di affermare che il Movimento 5 Stelle non è mai esistito, se non come idea confusionaria che ha ingannato i più ed è stato trampolino di lancio per le carriere personali di tanti altri. Ovviamente in tanti non saranno d'accordo con questo mio pensiero e lo capisco, ma dinanzi all'ultimo insulto alla parte più fragile del Paese, ossia l'abbraccio bipartisan con Draghi, non può esserci conclusione diversa. Questo Paese devastato dalla pandemia merita ben altro che un carrozzone partorito dalla società dello spettacolo.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 13 febbraio 10:21
    Enzo Salvà

    D’accordo con Lei, ma era abbastanza chiaro fin dalla nascita: essere contro è facile sostenere che un "partito", per di più diviso in cellule sempre più ristrette ed esclusive, è post-idologico, si traduce in "qualunquista" che in un consesso di eletti dal popolo equivale a "palude". Naturalmente si contrappone ad ideologico, termine che viene spesso usato, erroneamente, come illiberale/dittatoriale e dogmatico.

    Che 5S non avesse nulla di dire lo confermano le elezioni negli 8000 comuni italiani, una debacle; non solo, Sindaci come a Parma o a Livorno che si sono confrontati con realtà dure ed hanno agito da Sindaco, sono finiti emarginati o espulsi.

    I media "mainstream" come amano definirli, sono stati un prezioso alleato nell’attaccare il M5S anziché limitarsi alla pura e semplice informazione: dimostravano di essere la Kasta che si batteva per i propri privilegi. 

    Dovranno decidere, i 5S, cosa fare da grandi. Presumibilmente saranno "palude" oppure si ritroveranno con il PD che quando era PdS (o forse già DS) vide nella Lega affinità ideali: misteri nemmeno tanto misteriosi della politica partitica. Lo stesso PD ha contraddizioni ideali interne, mica solo correnti. 

    I 5S sono un prodotto finale, non venuto molto bene, di politiche che non hanno rispetto delle diverse sensibilità di una società complessa e complicata. Non sono in grado di rispettare nemmeno i propri ideali fondativi, che è tutto dire.

    Un Saluto

    Es.

  • Di Ettore Scamarcia (---.---.---.141) 15 febbraio 17:06
    Ettore Scamarcia

    Vero, non le nascondo che l’entusiasmo iniziale e gli anni frenetici che ne sono scaturiti non sono stati di aiuto alla riflessione. Terminata la funzione di stabilizzazione della protesta dei primi anni ’10 del 2000, sono entrati a pieno titolo nella schiera dei custodi dello status quo. I vari leader già ragionano sul dopo, su come continuare le proprie carriere al di fuori del contenitore che ne ha conferito il successo, perché ne sono coscienti del suo lento declino. A seconda delle diverse affinità avremo forse in futuro la riedizione di nuovi contenitori più o meno definiti (immagino qualcosa tipo "L’Unione" che caratterizzò l’esperienza del centrosinistra all’epoca).

    Per il resto sono assolutamente d’accordo.

    Un saluto a lei.

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