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 Home page > Attualità > Cronaca > D’io, De-Mon-io & Di-Nero. De Sancta Trinitate

D’io, De-Mon-io & Di-Nero. De Sancta Trinitate

Venerdì 12 dicembre a Torino Gad Lerner ha discusso di Gesù in un incontro promosso dalla Cattedra del Dialogo della Conferenza Episcopale Piemontese

Cfr. http://www.gadlerner.it/2008/12/10/...

Riporto qui quanto lo scorso febbraio scrivevo sul blog di Lerner 
http://www.gadlerner.it/2008/02/08/il-vaticano-e-la-conversione-degli-ebrei.html?cp=4

“c’è un articolo di Piero Stefani che prende spunto dal “non discorso” di Benedetto XVI alla Sapienza per formulare delle critiche radicali al pensiero dell’attuale pontefice. L’interesse di tali critiche è che esse, terribilmente drastiche, hanno per autore uno degli intellettuali più titolati del cattolicesimo italiano


 

Stefani scrive:

“L’astratta elevatezza del discorso alla Sapienza si presenta, nel suo piccolo, come uno specchio del massimo dramma dell’attuale pontificato: l’incapacità non solo di leggere e di interpretare, ma persino di percepire il mondo reale”.

E più avanti:

“Il fattore dominante nel discorso pubblico di Ratzinger è l’assolutizzazione di una ragione (o meglio della ragione) assunta come organo unico preposto alla conoscenza della verità. Si compie però un ulteriore passo, riassumibile nel modo seguente: siccome la verità per definizione è una e siccome il messaggio cristiano è vero, i due hanno contratto, in linea di principio, un matrimonio indissolubile. Il risvolto più inquietante di questa impostazione non tocca i laici (i quali dal messaggio ricevono solo un’ennesima immagine parziale della fede), bensì i credenti cattolici a cui è prospettata una fede necessariamente agganciata a una concezione della ragione incapace di reggere alla critica del pensiero moderno. In definitiva, la volontà di assegnare a un’esausta apologia di una determinata concezione della ragione un ruolo strategico consegna l’attuale magistero all’incomprensione degli apporti più qualificanti della cultura moderna e all’estraneità dal mondo reale”.

Questa la conclusione:

“Ci si può domandare: la ragione ha davvero bisogno di un papa per essere invitata a mettere in moto la propria ricerca? E ancor di più, ha bisogno del vescovo di Roma per sapere quando cammina sulla strada maestra della verità o quando invece erra lungo i viottoli sdrucciolevoli del relativismo? L’annuncio dell’evangelo è compito peculiare del credente. Dal canto suo, l’annuncio di una ragione aperta al vero, al bene e a Dio sarebbe una contraddizione in termini, e non è consentito farlo neppure al papa, poiché la ricerca razionale per sua natura non è legata a nessuna ‘buona novella’ che le giunge dall’esterno”.


Ed ora la questione:



Se la ragione del Papa è fallace, occorre seguirla ugualmente e con essa seguire coloro che a destra e sinistra ne ossequiano i dettami oppure la ragione va esercitata in modo autonomo correndo il rischio della erasmiana follia? E Berlusconi elogia ancora quest’ultima, come faceva in apertura del famoso giornalino inviato alle famiglie italiane nella campagna elettorale del ’94, oppure si è convertito al più ragionato dogma?

Dopo l’’incursione’ pseudolegittimante alla quale si è sopra rimandato il lettore, andiamo ora più direttamente al punto.

Ma il punto, oltre a quello all’epoca contemplato da Umberto Eco ne Il pendolo di Foucault ed a quello di un divino torinese FIAT è ancor più profondamente evidenziato dal magico incrocio di derridiana memoria; si tratta di quel fuoco dello spirito dove sembra continuare a tirare il vento più forte ed oscuro. E se la dialettica di ogni tipo evoca la triangolarità, si direbbe che un DI-NERO sia senz’altro la migliore immagine di questa ultaterrena trinità.

In essa il padre, il figlio ed il ‘loro’ spirito si fondono magnificamente nella santa alleanza monetaria di una banca assolutamente centrale. Si tratta di un autentico interessere! A proposito, di cosa parlava il Sole24ore all’epoca del suo inserto “Working in english”? Di cosa parlava l’articolo pubblicato su Le scienze “La neomerologia della Bestia”? Di cosa parla il Nietzche di Heidegger? Qual è la cosa freudiana di Jaques Lacan? E qual’è mai il destino di questo strano libro secondo Furio Colombo? A guidarlo è un malvagio demiurgo come vuole Cioran? Chi.è.sa.

Chi ha frequentato abbastanza il doppiofondo dei sapienti discorsi ne ha scoperto l’essenza più intima, l’abissale vuoto nero DI, il nulla per Massimo Fini, il Tutto per ogni autentico Cesare/Dio. Rai, DI Tutto DI più, fino a di-ventare di tutti un bel DI. Di-venite tutti DI, nel nome dell’unico comune dio nero e chi sta più in alto e gestisce meglio la cosa, se la tenga ben stretta, i servi son sempre pronti a massacrare i padroni: il rosso sta ancora sempre intrecciato col nero in questa mistica roulette. Ecco perché Freud identificava il denaro alle feci: rosso e nero danno il marrone. Alcuni dicono che per dare a Cesare occorre non dare a Dio, ma nel divino centro ultraterreno i due diventano uno, si con-fondono, non possono che essere l’Uno la faccia dell’Altro. Cos’è mai tutto ciò? Cos’è questo universale monocratico mediatore ? Chi.è.sa 

 

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