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Iraq 2003: il grande errore americano

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Sono giorni di guerra. Giorni in cui questa parola sta tornando prepotentemente alla ribalta dopo che dalla fine della guerra fredda tutto si aspettavano la "fine della storia", come se il mondo andasse verso un periodo storico kantiano di “ pace perpetua”. In realtà siamo andati verso la creazione di un mondo sempre più complesso, diviso, dove le diseguaglianze si sono accentuate in maniera drammatica. Un mondo dove non vi è nessuna reale ridistribuzione della ricchezza e dove le guerre continuano non solo a proliferare ma anche a mietere vittime innocenti. 

Tutto quello che accade oggi in Iraq e Siria, ormai in preda alle violenze ed alle follie dello Stato Islamico, ne è la conferma totale. A questo punto è necessario dare una risposta ad un punto interrogativo messo nero su bianco da tutte le vittime innocenti che ci sono state in quelle due nazioni: chi potrà intervenire e fermare queste sciagurate mattanze? Dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, avvenuto esattamente ventiquattro anni fa, ci siamo tutti abituati, quasi assopiti, sul fatto che gli Stati Uniti sarebbero rimasti per sempre il grande gendarme mondiale.

Lo stato più ricco e militarmente più avanzato del pianeta, che in quel momento stava imponendo il suo modello sociale a tutto il mondo, non poteva essere altro che l’unico ad assolvere questo gravoso compito. Ma il fallimento americano non solo nella salvaguardia del pianeta ma anche negli equilibri economici e sociali è sotto gli occhi di tutti. Stiamo vivendo un momento particolarmente tragico: guerre che continuano perennemente a cui gli Stati Uniti non sembrano poter fornire una soluzione. In realtà, se avessimo voluto applicare sempre il diritto internazionale, ogni decisone sarebbe dovuta essere presa nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nel 2003, però, tutto questo non è stato fatto, perché gli americani hanno deciso di attaccare l’Iraq senza il consenso delle Nazioni Unite. Una decisione gravissima, che ha contribuito ad alimentare polemiche contro gli americani che si giustificavano in maniera spocchiosa parlando di “guerra preventiva" e “lotta al terrorismo”. Ma di terrorismo ancora oggi in tutto il mondo ne abbiamo ancora tanto, forse troppo. Il paese a stelle e strisce, quello sempre visto come il paradiso, dove la fortuna ed il denaro ti accecano mentre cammini per le strade delle sue grandi città, ha fallito clamorosamente in tutto.

Non dimentichiamo che le fortune del fondametalismo islamico in tutto il medio oriente sono inizate con quella sciagurata guerra, sbagliata in tutto e per tutto, quando si è deciso di attaccare Baghdad e la sua terra. Una guerra che ha provocato un enorme dissesto geopolitico in tutta la regione mediorientale. L'Occidente deve perciò ora svegliarsi ed è ora che pensi bene a quali sono le conseguenze delle scelte di politiche internazionali che si fanno. E' l'ora di pensare a nuovi equilibri geopolitici e di assumersi le proprie responsabilità senza più contare sull'unilateralità degli Stati Uniti. Le decisoni sono ora difficili e spesso possono essere catastrofiche. Rimediare a devastanti errori può essere spesso impossibile e il tutto può segnare inevitabilmente in peggio il futuro dei nostri figli.

Commenti all'articolo

  • Di Persio Flacco (---.---.---.81) 7 marzo 2015 09:26

    L’ipotesi che la guerra all’Irak del 2003 sia stato frutto di errori di valutazione è priva di fondamento.
    E’ infondata perché era sufficiente un minimo di conoscenza del contesto in cui si sarebbero svolte le operazioni belliche finalizzate al cambio di regime per prevedere con notevole sicurezza quali ne sarebbero stati gli esiti: la disintegrazione del paese e la sua divisione nelle tre aree principali che lo componevano e la radicalizzazione delle posizioni ideologiche all’interno tali aree.
    E’ infondata perché delle conseguenze della guerra i decisori statunitensi erano stati avvertiti in modo circostanziato da personalità autorevoli e competenti.
    E’ infondata per l’evidente sforzo propagandistico posto in essere per convincere con argomentazioni capziose l’opinione pubblica statunitense ed europea delle buone e legittime ragioni a favore della guerra.
    Infine, è infondata perché oggi è ormai dimostrato che vi è stata una volontaria falsificazione delle "prove" che avrebbero giustificato la guerra.

    Del resto a dimostrazione che la guerra all’Irak non è stata un errore bensì una azione ponderata e volontaria che mirava esattamente al risultato che effettivamente ha ottenuto esiste una casistica precedente e successiva all’Iraq che indica come un certo metodo per abbattere regimi non graditi non è affatto estemporaneo o frutto di errori.

    • Di Nicola Lofoco (---.---.---.79) 7 marzo 2015 12:24
      Nicola Lofoco

      Buongiorno Persio


      Nell’ articolo ho semplicemente detto che la guerra all’ Iraq è stato un errore per tutti noi a prescindere dalle motivazioni. Non ho affatto affermato che sia stato un errore di valutazione fatto dagli americani.

      Grazie per l’attenzione 
    • Di Persio Flacco (---.---.---.48) 7 marzo 2015 22:09

      Mi scusi Lofoco, ma quando lei definisce le guerre statunitensi come:
      "fallimento americano [...]";
      "[...] guerre [...] a cui gli Stati Uniti non sembrano poter fornire una soluzione";
      "guerra [all’Irak], sbagliata in tutto e per tutto", sembra voglia definire le azioni statunitensi in termini di fallimenti ed errori.

      Non si tratta di fallimenti bensì di successi. Irak e Libia sono storie di successo; la Siria rappresenta un successo parziale, dal momento che il regime ancora resiste in metà del paese. Anche in Ucraina il cambio di regime ha avuto successo ed ha ottenuto l’effetto sperato.

      Non si tratta di errori, dal momento che l’effetto che queste azioni hanno sortito era esattamente quello voluto.

      Definire qualcuno come un pompiere pasticcione è molto diverso che definirlo come un piromane. Gli USA (meglio: l’oligarchia che li governa) sono un piromane che appicca incendi vicino alla casa dei suoi "amici", o dovunque gli faccia comodo.

      Tanto prima prendiamo coscienza di questo fatto tanto meglio sarà per il futuro dei nostri figli.

  • Di Nicola Lofoco (---.---.---.79) 8 marzo 2015 13:33
    Nicola Lofoco

    Buongiorno Persio


    Io credo che le guerre americane siano state un fallimento. Le ho definite guerre giustificate da " spocchiosi" motivi perchè fatte per interessi propri . In ogni caso credo che siano state un errore non solo per il futuro di tutti, ma anche per quello degli Stati Uniti stessi. Oggi infatti gli americani non controllano più una buona parte dell’ Iraq finita sotto il controllo dell ’Isis, e l’operazione siriana credo sia quasi fallita. Ed il progetto statunitense di un globale allineamento al loro modello sociale ed economico è ancora molto lontano dalla realtà.
    Per quanto riguarda la Libia io parlerei di un successo anglo francese più che altro.

    Grazie per l’attenzione e per il confronto

    Nicola Lofoco

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