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Egitto "smentisce" il richiamo del suo ambasciatore, dal sito della Farnesina si cancella il richiamo di quello italiano

C'è una teatralità che non ha nulla da invidiare a quella greca, a quella latina.Mi riferisco alla teatralità egiziana. Un Paese dalla profonda cultura, importanti tradizioni, e che conosce bene l'arte della rappresentazione, della scena teatrale, fin dai tempi di Cleopatra. E continua sino ad oggi. Sono circolate delle voci che avrebbero voluto il richiamo dell'ambasciatore egiziano dall'Italia, giunto nel 2017. Da molti ritenuto come l'ambasciatore giusto.

E' dovuto intervenire per smentire una notizia prodotta da un sito di opposizione, "censurato" in Egitto, lo stesso governo tramite il portavoce del ministero degli affari Esteri. Smentendo una notizia che avrebbero potuto ignorare, visto che la notizia alla fine dei conti è stata, permettendo il gioco di parole, la smentita della notizia, più che l'informativa come lanciata dal sito di opposizione. Ciò si può interpretare come una sorta di avvertimento politico? Una prima ritorsione politica, in cui in Egitto, sono effettivamente dei maestri? Quando dovrebbe essere, invece, l'Italia a richiamare il proprio ambasciatore? Nel mentre di tutto ciò, sul sito della Farnesina, si ridimensiona lo spazio dedicato a Giulio Regeni nella sezione Egitto, voce sicurezza.  
 
Fino a novembre 2018 c'era scritto: "il 3 febbraio 2016 è stato rinvenuto, con evidenti segni di tortura, il corpo senza vita del ricercatore italiano Giulio Regeni scomparso il 25 gennaio al Cairo. In considerazione delle difficoltà riscontrate nel fare piena luce sul caso, il Governo italiano ha disposto l'8 aprile 2016 il richiamo dell'Ambasciatore, poi rientrato in Sede il 14 settembre 2017 in ragione dei progressi nella cooperazione giudiziaria tra i due Paesi, tuttora in corso".
 
Quello che avevo rimarcato in un mio post era la contraddizione di questa formulazione. Tanto che la Procura di Roma, dopo la visita a Palermo del Al Sisi, ricevuto con tutti gli onori dal Governo attuale italiano, ha dato il via libera all'iscrizione nel registro degli indagati per il caso di Giulio di alcuni importanti nomi. Importanti per le responsabilità avute nel caso di Giulio oltre che per il sistema funzionale a sorreggere il potere attuale egiziano . Ed altri potrebbero arrivarne. Non essendoci dunque alcuna forma di collaborazione giudiziaria e non essendoci stata, l'ambasciatore, stante quanto vi era lì scritto, avrebbero per coerenza dovuto richiamarlo nuovamente a Roma.
 
Invece, si decide di cancellare quel passaggio per arrivare all'attuale formulazione: "Sono tuttora in corso indagini per fare piena luce sulla barbara uccisione e le torture subite dal giovane ricercatore italiano Giulio RegeniDue righe,senza cronistoria, semplici, e che non possono evidenziare alcuna contraddizione.Ed il tutto avviene contestualmente al momento in cui l'Europa ha preso una posizione importante contro questo Egitto.Europa che dopo l'attentato di Strasburgo, avvenuto dopo un anno di silenzio, l'ultimo attentato importante dell'ISIS in Europa era quello di Barcellona, del 17 agosto 2017, non si è fatta intimorire nell'adottare una risoluzione dura, anche se avrebbe dovuto osare di più, contro quell'Egitto che si pone ai diritti umani come l'acqua santa al diavolo in questo momento storico.Che i rapporti tra Italia ed Egitto siano complessivamente di collaborazione è fatto notorio. Basta farsi un salto sul sito del governo egiziano per vedere come si compiacciono dei rapporti tra i due Paesi. L'unico periodo di crisi a cui si fa riferimento è solo quello della seconda metà del '900. Poi tutto nella norma. Quella norma che si è ricostituita con il ritorno dell'ambasciatore italiano in Egitto, nonostante le continue prese in giro da parte di quel Paese, vergognose. 
 
Quella norma che è continuata grazie all'operato di Eugenio Benedetti, come affermerà l'ambasciatore egiziano rimarcando che "a rendere possibile di mantenere i rapporti tra Italia ed Egitto quando gli ambasciatori non c’erano" è stato proprio Eugenio Benedetti Gaglio. Il cui operato è strettamente connesso all'Ospedale italiano Umberto I al Cairo dove il povero corpo di Giulio Regeni verrà proprio trasferito non appena ritrovato in quel maledetto 3 febbraio del 2016 dopo essere stato sequestrato il 25 gennaio. Benedetti che ha iniziato una stretta collaborazione con la S.I.B. Società Italiana di Beneficenza, istituita al Cairo nel 1864 e realizzatrice nel 1903 dell'Ospedale Italiano al Cairo "Umberto I". La famiglia Benedetti, come si legge, sul sito di riferimento, è da sempre legata a questo ospedale in quanto il prozio materno di Eugenio Benedetti, Empedocle Gaglio, che è stato il Fondatore dell'Ospedale, che ha diretto, come chirurgo primario, fino al 1949. Ed è sempre bene ricordarlo che non è stato un caso che l'ambasciatore italiano appena rientrato in Egitto il 14 settembre 2017, effettuerà la sua prima visita ufficiale proprio in quel luogo.
 
Ma non tutti remano nella stessa direzione. Non si può non citare l'iniziativa importante intrapresa dall'attuale Presidente della Camera dei Deputati, che ha sospeso i rapporti diplomatici con il Parlamento dell'Egitto, non è stata per niente digerita in Egitto e neanche in Italia da chi vorrebbe non compromettere quella normalizzazione, confidando nell'effetto oblio del tempo.Così come l'iniziativa della Procura della Repubblica di Roma, nonché la risoluzione del Parlamento europeo. Indietro non si può più tornare e non si deve tornare.

Marco Barone

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