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Di nazismo si muore sempre

A proposito della dichiarazione del M5S del Piemonte che proprio il 27 gennaio, giorno della memoria, equiparava il nazismo al sionismo, qualcuno in una delle tante mailing list ha scritto: "Di nazismo non si muore, di sionismo sì". Questo qualcuno pur non essendo né un revisionista, né un idiota, né un ignornate, dopo essersi scusato (a fronte di una reazione parecchio dura in risposta), dà però segno di continuare a cadere nelle trappole sofiste di chi scientemente fomenta l'antisemitismo. Trappole in cui cadono in molti a sinistra, dove un certo antisemitismo strisciante ha sempre troppa presa, magari celato dietro i buoni propositi della difesa della causa palestinese che è facile risorsa per rendere non indegno quanto dovrebbe un certo antisionismo. Per questo penso che è necessario controbattere pubblicamente un certo numero di considerazioni che possono trovare terreno fertile anche a sinistra.

"Non ho responsabilità diretta nè cattiva coscienza per quel che è successo nel '39-'45. Mi sento più toccato da quel che di male succede ADESSO nel mondo." Certo nessuno nato dopo il '45 (o che nel 45 era troppo piccolo) ha delle responsabilità dirette, ma ciò non toglie che è la nostra società, ovvero quella "bella" società europea occidentale che, volenti o nolenti, è parte di noi, ad avere ancora quelle responsabilità. E quindi abbiamo ancora tutte le responsabilità. Commemorare il 27 gennaio dovrebbe proprio servire a questo, e infatti in Germania è chiamato "giornata della colpa", colpa che non fu di marziani arrivati a portare morte e distruzione, ma di uomini, umani i carnefici quanto umane erano le vittime, che costituirono una società della morte a partire da una società non tanto dissimile dalla nostra. Che poterono basarsi da una parte, nell'europa orientale, sulla "tradizione" dei pogrom, ma che trovarono terreno fertile anche i europa occidentale: Italia, Francia, Paesi Bassi, i massacri, gli assassini, le deportazioni non furono fatte separatamente dalla cultura e dalla popolazione locale. In alcuni paesi la nazistificazione avvenne più rapidamente, in altri più lentamente, ma avvenne in relativamente poco tempo. Etty Hillesum, ebrea olandese che viveva nella già liberale e cosmopolita Amsterdam, descrive bene questo processo di graduale marginalizzazione che consentì poi la deportazione nei suoi Diari.


Ebbene, quelle società erano state fertilizzate dalle propagande dei complotti "giudaico-massonici" che sempre tornano nei periodi di crisi economica. La crisi dei banchieri, dei massoni, vi dice nulla? Dovrebbe riportare alla memoria gli opuscoli di fine ottocento, le caricature del banchiere plutocratico con compasso e stella di Davide. E quindi l'adesso comprende anche quello che fu possibile qui, negli stessi posti che calpestiamo quotidianamente, con la complicità e l'indifferenza.

E qui mi allaccio alla seconda obiezione: "Non credo che lo stato di Israele abbia tecnicamente commesso alcun genocidio, credo però che di morti innocenti sulla coscienza ne abbia." che ha tanto credito, purtroppo, presso molta opinione pubblica. Lo stato di Israele come tutti gli stati purtroppo commette errori e omicidi di innocenti, come lo fanno tutti gli stati che fanno guerre e come gli altri che esercitano la pena di morte. Non stiamo qui a fare una classifica di buoni e cattivi. Ma lo stato di Israele e la sua legittimazione hanno una profonda connessione con il nazismo (di ieri, oggi e domani, declinato e rappresentato come lo si vuole) e il negazionismo. E quindi perché connettere il sionismo che è innanzi tutto un movimento di autodeterminazione di un popolo, una risposta alle persecuzione secolari (è un movimento del XIX secolo, nazionalista, parte anch'esso della nostra cultura occidentale) che ha poi dato vita ad uno stato con le politiche di questo stato? O non vogliamo dire, come i nazisti, come Ahmadinejad, che Israele non ha diritto di esistere?

Quindi certo, genocidi ce ne sono nel mondo e ce ne sono stati, anche in tempi più recenti. C'è anche l'annullamento dello stato di Israele che è auspicato da molti, vicini e lontani. E c'è soprattutto il fatto che il genocidio nazista è una possibile piega che può prendere la nostra società occidentale, per questo dobbiamo ricordarlo e parlarne noi in modo diverso. Certo ci sono stati il genocidio degli Armeni, quello del Ruanda, come quelli commessi in Unione Sovietica e le pulizie etniche della ex-Jugoslavia. Ma nessuno di questi è un frutto della nostra società, della cultura dell'europa occidentale, della liberale Francia, della buona Italia, della profonda Germania. E perciò se da una parte il nazismo non è il male in sé per l'umanità tutta lo è sicuramente per la nostra società. Perché è parte di un passato che è ancora presente. Assolutizzare il bene e il male non ha nessun senso, certo, ma non ha senso neanche relativizzarlo, relegarlo ad altri nello spazio e nel tempo, ponendosi così nella comoda posizione di giudici, di osservatori, che possono scandalizzarsi e ammonire i propri figli sul male commesso da altri. Il male assoluto nazista è tale per noi perché commesso da noi, non da altri. Dall'Europa delle fabbriche e del progresso, dall'Europa della musica, della letteratura, della poesia come noi le conosciamo e le sentiamo vicine quotidianamente. Dall'Europa di letterati ed operai, di democratici e liberali, di cristiani ed atei, di laici e di religiosi. Tutti uniti, nell'indifferenza e nella complicità in quegli anni che sono però anche i nostri anni, quando il tempo viene ricucito dall'appartenza culturale.



Per questo quando dici: "Preferirei una giornata per la memoria di TUTTI gli stermini," cadi nell'errore della rimozione, nel "tutti uguali". Noi oggi ricordiamo a noi stessi quello che noi abbiamo fatto, per un motivo semplice: non farlo. Perché sappiamo che abbiamo i geni che possono portare lì, abbiamo una società che ha costruito da sé quelle linee ferroviarie che possono portarci velocemente da una parte all'altra, possono abbattere le frontiere e farci conoscere l'uno con l'altro, ma quelle stesse rotaie possono anche portare diritti sulla rampa di Auschwitz. "Non so se poi Dio sia morto o non sia morto ad Auschwitz, come dici tu ("Non racconterò che ci sono i buoni e i cattivi, che l'uomo si è redento o che Dio è morto ad Auschwitz."), citando un cantautore o un filosofo, lascio la questione ad altri più competenti di me, ma sicuramente quei buoni e quei cattivi eravamo, anzi siamo, noi, noi carnefici e noi vittime. Noi che abbiamo costruito, o lasciato costruire da una parte di noi, una organizzazione spersonalizzante che annullava l'umanità per rinchiuderla nelle baracche di Birkenau, per finirla nelle docce allo Zyklon B, che mistificava le cose nascondendone i nomi, Endlösung (soluzione finale) per sterminio, Sonderaktion (azione finale) per selezione. Per questo non dobbiamo e non possiamo mischiare il nazismo con altro e tanto meno con errori che può compiere lo stato di Israele, errori che possono compiere tutti gli stati ma per nessuno di questi stati c'è qualcuno che ne disconosce il diritto ad esistere. Con quale conseguenza poi? Una diaspora o un nuovo sterminio?

Perciò, e concludo, no, non si può accumunare il nazismo al sionismo, né il 27 gennaio né alcun altro giorno dell'anno. E questa non è una "storia dei vincitori" come dici tu, ma ciò che è successo e che ancora, quasi per istinto, sembra non volersi né raccontare né ammettere. Non solo arrivando all'estremo della negazione, ma già solo con la sottile arte della piccola provocazione, del "ma", del "nazismo=sionismo". Fenomeni che nascono nella nostra società e che si riflettono in un movimento che non ha strutture e che si basa su "quello che pensa la gente". Ecco, mi tocca alla fine essere anche "dalemiano" quando, se ce ne fosse ancora bisogno, bisogna far presente che la tanto vituperata accusa di "populismo" che si fa al M5S rivela qui una delle sue tante facce. Ti fa "rabbrividire" che si denuncino queste derive di movimenti "dal basso" come M5S? Accanimento contro i bravi "grillini"? Perché attaccano gli intoccabili partiti? A me fanno molta più paura tutte quelle attività politiche che non creano un filtro, di qualsiasi tipo, tra certe pulsioni purtroppo congenite alla nostra società, e l'attività e la rappresentanza politica. Un giorno forse queste pulsioni non ci saranno più, ma non si elimineranno lasciandogli libero sfogo.

Quelle stesse pulsioni che accomunano la sinistra alla destra macabramente proprio in un antisemitismo strisciante, che usa capziosamente la questione palestinese per alimentare i mostri dell'occidente. Alimentare appunto quella propaganda che vede il nemico nel complottista "giudaico-massone", nei poteri "forti e occulti" delle banche e della grande finanza, dando la colpa delle proprie crisi come sempre all'estraneo, al diverso che non è solo l'immigrato che ruba il lavoro e che "non ha diritto a cittadinanza" ma è anche il misterioso complottatore che accatasta richezze, che le nasconde per affamare il buon lavoratore popolo europeo.

Non dice nulla tutto ciò? Non dovrebbe ricordare altri racconti ed altre mistificazioni?

Ecco di nazismo purtroppo si morirà ancora per molto e si muore tutti i giorni nella nostra civiltà occidentale.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.141) 30 gennaio 2012 12:19

    Caro Riccardo trovo la tua analisi equilibrata e ben ponderata, sicuramente stimolante nonostante sotto certi aspetti io non possa condividerla.

    E’ chiaro che la questione palestinese non deve essere manipolata allo scopo di far rivivere subdolamente tutti quei concetti sui quali si fonda e si è fondato l’antisemitismo.
    Tuttavia, devo ammettere, che declassare come meri "errori" la politica dello stato confessionale di Israele mi ha fatto sobbalzare dalla sedia! Ti invito semplicemente a dare un’occhiata alla geografia della zona e presto ti renderai conto che essa è spoliazione. Essa si basa su un costante e lento annientamento del popolo palestinese, attraverso sopraffazione, prepotenza e ruberie (vedi per es. la gestione dell’acqua). A vedere la mappa geografica dei territori è evidente che l’anima di certa politica, che senza difficoltà possiamo definire di apartheid, condivide col nazismo quantomeno il seme.
  • Di (---.---.---.52) 30 gennaio 2012 13:45

    Grazie per il comento.
    Per i rapporti tra lo stato d’israele e le popolazioni arabe intorno penso che le risposte più veloci ed efficaci le trovi nell’articolo di Fabio Della Pergola
    http://www.agoravox.it/Crimini-e-mi...

    Sul seme condiviso tra nazismo e politica dello stato di israele invece non posso che continuare non solo a dissentire ma ad accusare questa mistificazione. Ovviamente merita una risposta più lunga che spero di poter fare al più presto quando ho un po’ più di tempo :)

  • Di (---.---.---.94) 30 gennaio 2012 19:05

    Paragonare il sionismo al nazismo non ha senso sul piano razionale: puo’ provenire soltanto da disinformazione o da malcelato razzismo antiebraico.

    E’ evidente che lo stato di Israele ha tutto il diritto di esistere e che la sua esistenza e’ resa difficile non solo dagli attacchi militari e dagli attentati terroristici, ma anche dal fatto che il fondamentalismo islamico, che -quello sì- non avrebbe diritto di esistenza, si autogiustifica con il problema palestinese.

    Detto questo, mi ci vorrebbe un altro articolo per esprimere e motivare i miei tanti punti di dissenso da questo articolo.

    Ne cito quindi uno solo: lo stato di Israele e’ nato con il desiderio di vivere insieme e in pace (i Kibbutz) e invece proprio li’ sta crescendo un fondamentalismo ebraico che vorrebbe farlo diventare (anzi: gia’ lo considera) uno stato teocratico. Si puo’ chiamare questo un "errore"?

  • Di (---.---.---.183) 30 gennaio 2012 19:11

    Scusa XXX.94 non capisco se ti riferisci all’articolo originale o al suo primo commento, il xxx.141.
    L’articolo vorrebbe contribuire a smascherare proprio il razzismo antiebraico che è purtroppo (consapevolmente o inconsapevolmente) molto florido anche a sinistra.

    Ovviamente Israele come tutti gli stati commettono errori, ma che appunto sono tali e non pregiudicano il suo diritto ad esistere.

    Sul problema poi interno della teocratizzazione di israele non vedo il nesso, e l’opinione pubblica israeliana è molto divisa e dibattuta al riguardo. Essendo uno stato democratico è una discussione aperta e libera, per fortuna.

    Riccardo

    • Di Geri Steve (---.---.---.117) 30 gennaio 2012 20:31

      Mi sembra che non ci capiamo: ho voluto esemplificare che accadono cose che non si possono definire semplici "errori": bisogna usare espressioni piu’ punitive.

      Se Israele diventasse -non lo e’, ma rischia di diventarlo- uno stato teocratico, secondo me cio’ pregiudicherebbe il suo diritto all’esistenza: e’ questo il "nesso" che tu non vedi.

  • Di (---.---.---.102) 30 gennaio 2012 20:08

    signori giustificare israele per i massacri che ha fatto e sta facendo non serve a nulla. e’ talmente palese e chiara la situazione che la dichiarazione del 5 stelle non puo’ che essere condivisa.

    la vostra distinzione e talmente sterile che non ha senso discutere oltre.
  • Di (---.---.---.183) 31 gennaio 2012 09:17

    Se uno condivide nazismo=sionismo, come ho già detto si pone sullo stesso livello dei nazisti, e mi pare che ho già argomentato in non poche righe.

    Sulla politica israeliana penso che qui si possono trovare esposte in modo approfondito (ma non è un trattato) gli aspetti principali:

    http://www.sinistraperisraele.it/

    riccardo

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.107) 31 gennaio 2012 09:53

    Ho provato varie volte a mandare un commento, ma non è passato, non so perché. In ogni caso su quella che io ritengo una non credibile equiparazione tra nazismo e nazionalismo ebraico (sionismo) - cioè tra uno sterminio a sfondo razziale e un conflitto territoriale - ho scritto quello che penso qui http://www.agoravox.it/Bauman-Israe...

    saluti a tutti. Fabio DP

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