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Pd: verso il congresso (1)

Con l’assemblea nazionale di sabato si è aperta la strada che porterà al congresso autunnale del Partito Democratico. L’elezione di Guglielmo Epifani a segretario del partito è da cogliersi da una parte con preoccupazione ma dall’altra con speranza. La preoccupazione è principalmente di natura simbolica e pre-giudiziale, data dalla provenienza di Epifani, inutile nasconderlo. La fusione tra CGIL e il partito del centro-sinistra non fa bene a nessuno e soprattutto, oggi, al partito. È vero che la visione che si ha nella vulgata della CGIL (che è in questi mesi soprattutto quella della FIOM di Landini) non rappresenta la realtà del sindacato stesso. Però è anche vero che una parte consistente (forse la più consistente) dell’elettorato del PD proviene da lavoratori dipendenti e pensionati, quindi da quella fascia socio-economica che è rappresentata dai sindacati tradizionali.

Se quindi il significato della scelta dell’ex segretario generale della CGIL, è quello di ripiegarsi sul proprio elettorato tradizionale, non possiamo essere ottimisti. E ripeto, non per la categoria socio-economica (a cui poi, tra l’altro, posso anche dire di appartenere, anche se in un altro stato), né perché ho nulla contro la CGIL, ma per l’atto di rifugiarvisi, dello scegliere come segretario il simbolo di quell’organizzazione il cui giusto ruolo è di difendere le conquiste politico-sociali del proprio zoccolo duro elettorale. Potrebbe sembrare anzi logico, ma è un simbolo di difesa, di chi è all’angolo e si affida alla sicurezza del proprio “elettorato sicuro” o quantomeno percepito come sicuro.

Però si può vedere il lato positivo della scelta. Quello di affidarsi all’esperienza organizzativa della CGIL. L’organizzazione del PD, diciamolo, è stata in questi sei anni di vita totalmente assente. Basata sui personalismi e senza nessuna struttura che trascenda i rapporti diretti per il bene di un organismo più grande. Il sindacato italiano è forse l’ultima struttura della sinistra organizzata. E, infatti, di organizzazione ha parlato Epifani nel suo intervento di Roma. Organizzazione del partito e organizzazione del congresso. Speriamo.



Voglio chiudere queste prime note di avvicinamento al congresso che inauguro oggi con un secondo segnale positivo dato da Epifani. Che il congresso sia un congresso dove si capisca cosa è il centro-sinistra oggi, che si parta dalla realtà, dall’analisi della realtà sociale, economica, internazionale, per discutere la linea. E che i nomi siano una conseguenza e non una premessa. Se diventerà un congresso come nel 2009, ovvero unicamente basato sul candidato segretario e sulla lista della spesa (i programmi) di ogni candidato sarà una seconda (e forse ultima) occasione mancata. Perché ridurre la politica ai “programmi” (che è il metodo grillino) è la fine della politica e della visione che è la pre-condizione da cui discendono le azioni e quindi la distinzione tra le famiglie politiche. E oggi non mancano i motivi e gli spunti per iniziare una discussione seria che parta dai principi primi del senso della sinistra. Non solo rimettendo al centro il cuore dell’essere di sinistra (ovvero quello che ieri ricordava Giuliano Amato, volere una società dove anche il figlio di chi sta sotto con il merito può arrivare dove sta il figlio di chi sta sopra) ma ricontestualizzando la crisi italiana ed europea in un mondo che cambia, in rapporti economici e produttivi diversi da quelli non solo degli anni 70 ma anche degli anni 90.

Ecco, usiamo un congresso per guardare con occhio critico concetti “naturali” come quelli di produttività, risorse, industrializzazione e ricordarci come tante conquiste sociali derivano da quel modello produttivo che muta in un mondo diverso.

Se il PD parlerà di questo e non di un candidato contro l’altro, un gruppo contro l’altro, allora avrà usato questo momento forte del congresso per fare del bene a sé e all’Italia. Altrimenti forse neanche esisterà più, o sarà veramente uno zombie come vorrebbe l’ex comico genovese. Epifani sembra rendersi conto di questo. Almeno questo è un buon inizio. Speriamo.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.231) 13 maggio 2013 20:30

    La scelta di Epifani è il risultato di una medazione tra i capicorrente, incapaci di prevalere gli uni sugli altri si sono accordati su una figura che più scialba non poteva essere. Un uomo di apparati capace di parlare solo in poitichese e del tutto privo della capacità di comunicare emozioni (probabilmente perché nè è privo).

    Sul dibattito elettorale al quale sembri particolarmente interessato posso dirti solo questo: se non si comincia da una analisi della più grave sconfitta elettorale della sinistra in epoca repubblicana non si va da nessuna parte.

    E’ davvero incredibile che di fronte al crollo del partito di maggioranza (PDL) il partito di opposizione (PD) non solo non vince ma perde anche lui voti (3.450.000) a favore di una formazione politica ex-novo priva di una proposta di politica economica di governo, con una proposta di democrazia diretta che non sta nè in cielo nè in terra e di "decrescita felice" che è una cosa contro natura e con una sola parola d’ordine: "ve ne dovete andare".

    Se non si parte da questo dato clamoroso e dalle ragioni profonde che lo hanno determinato allora il tuo PD non va proprio da nessuna parte.

    E dal momento che non credo proprio che nel PD il gruppone degli oligarchi (suddiviso in varie correnti) sia disponibile ad una discussione del genere, allora personalmente auspico che si spacchi e si autodistrugga riducendosi ad un partitino come rifondazione. Al suo posto può così nascere un moderno partito liberale di sinistra, che sappia fare quelle riforme di cui l’Italia ha un disperato bisogno.

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