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 Home page > Tribuna Libera > Chiaccherando di Israele e Iran

Chiaccherando di Israele e Iran

Cena a casa di amici. Serata piacevole, parole in libertà, senza formalismi. Qualche faccia nuova. Non so come, all’altro capo della tavola, il discorso cade su Iran e Israele e una giovane donna un po’ esibizionista, dal fare molto saccente di quel particolare tipo di supponenza per cui ci si ritiene autorizzati a spiegare tutto a tutti, dice la sua.

Pur condannando - come da copione del politicamente corretto - la violenza verbale di Ahmadinejad, alla fine conclude che “can che abbaia non morde”; tappando così la bocca, con questa lapidaria affermazione, al suo interlocutore che cercava di balbettare qualcosa.

I cani che abbaiano non mordono, dice, da cui consegue che Israele (che al momento sarebbe anche lui, a dire il vero, un "can che abbaia" nel contesto del suo braccio di ferro con l’Iran) in ogni caso sarebbe colpevole.

Colpevole di avere una posizione isterica, di non capire che i cani abbaianti non sono mordenti, di essere minaccioso e, in sintesi, di essere pronto a scatenare una guerra contro gli innocenti iraniani colpevoli solo di essere un po’ sbruffoni. Gli americani seguono a ruota nella condanna a tutto tondo della signora (che poi afferma, sempre secondo la logica del politicamente corretto, di non essere affatto antiamericana).

Mi guardo bene dall’interloquire. Va bene, mi dico, magari ha ragione. Israele (e gli americani) di colpe ne hanno collezionate parecchie. Magari non ha torto e se Israele si decidesse ad affrontare diversamente la trattativa con i palestinesi l’Iran, forse, potrebbe rinunciare alle minacce. Forse è proprio un cane che ulula alla luna senza avercela davvero con nessuno. Gli piace solo mostrare un po’ i muscoli. A volte gli individui lo fanno e a volte lo fanno anche gli stati. E’ solo un po’ di faccia feroce. Niente di grave. Forse.

Ma poi mi chiedo, sempre fra me e me: ma non si pensa che quello è lo stato ebraico e che gli ebrei, nel loro retrocranio, hanno ben radicata e ben presente “l’altra” storia ?

Chissà se alla vistosa signora è mai venuto in mente che settanta e ottanta anni fa (non settemila o ottomila che fanno una storia così antica che chissenefrega di cosa successe allora) ma solo settanta o ottanta anni fa, alla generazione dei nostri padri o al più dei nonni è capitato di conoscere l'altro tizio che abbaiava. Uno che per decenni ha abbaiato contro gli ebrei. E poi ha morso. Eccome se ha morso; ha morso come nessun altro aveva mai fatto prima.

Non voglio cadere nell'abusata retorica di equiparare il leader di Teheran al dittatore nazista, ma meglio ricordare che nella carne ebraica i segni di quei morsi ancora ci sono. Si vedono e si sentono.

Ora, secondo voi, è proprio così insensato che quel popolo non si fidi del proverbio e pensi che no, che non è il caso di stare fermi un’altra volta senza fare niente, fermi a credere che i cani che abbaiano non mordano; che no, è meglio non rischiare ?

Ci sono già passati da quella storia e quando quel cane con i baffetti ha iniziato a mordere non c’era nessuno a fermarlo. Nessuno ha mosso un dito, ha tirato il guinzaglio. E quando alla fine si sono decisi era un po’ (troppo) tardi per loro.

Adesso la signora magniloquente (sì, pare proprio l’icona di un’ideologia precotta, non di una cultura) vuole convincere tutti, chiaccherando amabilmente, che anche l’Iran dei mullah non è niente; anche se si fa la bomba atomica non è niente. E’ come se si facesse una stola di visone, o dei tacchi alti; una moda, un vezzo. Poi mica l’userà. Sono anni che minacciano Israele di distruzione (non viceversa, almeno fino a poco fa), ma - è noto - can che abbaia non morde.

E se poi morderà, avremo tutti un’altra commovente giornata della memoria a ricordare gli ebrei morti, che - si sa - sono quelli buoni.

Commenti all'articolo

  • Di Emanuele Midolo (---.---.---.92) 15 novembre 2011 13:37
    Emanuele Midolo

    Piccola nota ad un articolo di per sé interessante. La foto che ritrae il lancio dei missili a lunga gittata da parte dell’Iran è stata notoriamente ritoccata per aggiungere più missili di quanti in realtà ne avesse Teheran. (Trovate la notizia quiA differenza del missile a lunga gittata israeliano che, purtroppo, fake non è. E che viene "testato" proprio in un pessimo momento

    • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 15 novembre 2011 16:35

      Se ho sbagliato nel selezionare l’immagine di corredo all’articolo mi scuso, non ci ho fatto molta attenzione in effetti.

      Credo che la cosa sia comunque irrilevante in quanto è noto che l’Iran ha da anni nel suo arsenale sia i Ghadr 110 che gli Shahab-3 triconici a singola testata (si veda qui http://it.wikipedia.org/wiki/Shahab-3) entrambi missili a gittata tale da raggiungere Israele. Il problema quindi è solo se sono in grado di produrre testate atomiche e montarle su questi vettori. Dopodiché credo che la questione si porrà nei termini (preoccupanti) che ho proposto nell’articolo.

  • Di gino pineiro (---.---.---.101) 15 novembre 2011 17:06
    gino pineiro

    Caro Fabio,intanto Israele l’atomica ce l ha già,e non mi risulta che qualcuno abbia minacciato Israele perchè ha la bomba atomica....Il tuo articolo mi sembra molto da George Bush:qui i paesi del bene,lì quelli del male...Sinceramente si è visto come è andata a finire,i paesi del’’male’’alla fine sono quelli che hanno petrolio(libia)o attraverso i quali deve passare un gasdotto Unocal(Afghanistan)—Tutti gli altri li possiamo lasciare stare se non hanno riserve energetiche...Quanto a Israele,capisco che sia giustamente preoccupato,lo sarei anch io se fossi israeliano,ma la retorica con il nazismo,in questo caso mi sembra proprio fuori luogo.Se poi vuoi andare a vedere chi ha finanziato Hitler al 90%(IG Farben processo di Norimberga)e da dove sono arrivati i soldi per costruire quel colosso nel 1925(Farben was Hitler and Hitler was Farben. (Senator Homer T. Bone to Senate Committee on Military Affairs, June 4, 1943.)quando la Germania era in ginocchio finanziariamente,forse capiresti che in questo gioco non sempre sai che sono i buoni e chi i cattivi....

    • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.38) 15 novembre 2011 18:17

      Caro Gino, sapevo che scrivendo queste cose mi esponevo a critiche, ma non pensavo di essere paragonato addirittura a George Bush ! Non credo di aver delineato i paesi del "bene" e quelli del "male" (cosa che peraltro non era solo la politica dei presidenti americani, ma notoriamente anche dei paesi dell’orbita sovietica e pure di quelli del terzo mondo). Che solo i paesi ricchi di risorse siano oggetto dell’attenzione dei grandi non mi pare molto vero: basta pensare a Corea e Vietnam; sono state fatte molte guerre per motivi più sfuggenti del petrolio.

      Più modestamente cerco di evidenziare che nella mentalità diffusa di sinistra (che, fra l’altro, è l’ ambito culturale a cui mi sento più vicino, nel caso ci fossero dubbi) si sottovalutano enormemente delle problematiche che stanno nella psicologia ebraica e che derivano dalla storia, non da fantasticherie assurde e campate per aria. Questo può portare a reazioni che si possono condividere o meno, ma che ritengo vadano tenute presenti. Anche tu, dici, saresti preoccupato se fossi israeliano (e lo credo bene !) e - alla fine - non critichi questo che è il punto fondamentale del mio articolo, solo che non ti piace il nesso con il nazismo. Non capisco che cosa non condividi dal momento che mi suggerisci solo di andare a vedere chi lo finanziò e non vedo che c’entri.

      Comunque sulla storia della Germania e i prodromi del nazismo andrò sicuramente ad approfondire, anche se un po’ ne so, ma non credo che abbia molta attinenza con quello che ho scritto: i buoni e i cattivi sono più facilmente individuabili di quanto tu voglia insinuare. Almeno se si considerano le SS da una parte e le comunità ebraiche dall’altra... ogni altra valutazione può essere discutibile, ma su questo argomento non credo che si possano avere dubbi (a meno di non essere Ahmadinejad, naturalmente).

      Per finire si sa che Israele ha l’atomica anche se non lo ha mai detto esplicitamente, ma non mi risulta che abbia mai minacciato di distruggere qualcuno. E’ noto invece che sia l’Iran che Hamas hanno dichiarato più volte di voler far sparire lo stato ebraico ("porre Israele nel nulla" è la dizione esatta dello statuto di Hamas). Siamo sempre nell’ambito dei "cani che abbaiano", ma appunto... su questo ho voluto scrivere.

  • Di gino pineiro (---.---.---.125) 16 novembre 2011 18:52
    gino pineiro

    Rispondo brevemente.Se vai a vedere il board of director di IgFarben Usa c’è la crème della finanza e dell industria americana.Ora che qualcuno abbia fatto finta di non vedere che cosa sarebbe diventata IgFarben,cedendogli ad esempio il brevetto per la benzina sintetica ed altri brevetti,senza i quali la Germania non avrebbe potuto intraprendere una guerra,mi sembra perlomeno strano.Che quello stesso board non si fosse accorto che IG era la maggior finanziatrice di Adolf Hitler mi risulta difficile da digerire.comunque se vuoi approfondire ti segnalo antony c.sutton’’Wall street and the rise of Hitler’’

    • Di (---.---.---.38) 17 novembre 2011 02:39

      Tutto chiaro. Che alcuni settori o singoli operatori della finanza o dell’industria americana abbiano avuto interessi in Germania e abbiano lavorato a favore del regime non è discutibile. Così come l’URSS ebbe l’interesse di sottoscrivere un patto a scapito della Polonia. O i generali francesi a farsi travolgere in una settimana. Connivenze ?

      Ma che c’entra con il mio articolo ? Io mi sono limitato ad evidenziare un tratto della psicologia ebraica post-shoah che potrebbe dare adito a gesti reattivi inconsulti nonostante ogni ragionamento li sconsigli. Tratto che deriva dall’esperienza vissuta, non da fantasticherie senza senso.

      Oggi la situazione è ovviamente ben diversa (la comunità ebraica non è disarmata e inerme né ha di fronte l’esercito tedesco) ma anche i rischi stanno diventando molto alti se davvero l’Iran è a un passo dall’atomica. E l’Iran a differenza di molti altri stati ostili a Israele (vedi Turchia) non ha lesinato le minacce di distruzione.

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