Bossi aveva appena detto: "Spero che la magistratura lasci perdere Berlusconi e prenda atto che è una brava persona. E’ solo un po’ bauscione". Oggi si corregge: "Se pensasse un po’ di meno alle donne sarebbe meglio per tutti”.
Quale futuro? Dopo il referendum Marchionne commenta: “Siamo pronti ad una svolta storica. I lavoratori avranno il privilegio di trasformare Mirafiori in una fabbrica eccellente”.
Sappiamo che Termini chiuderà dopo l’ultima Lancia Ypsilon. Pomigliano produrrà la Panda e Mirafiori avrà da Crysler motori e sistemi di trazione per l’assemblaggio di berlina e Suv. Non è dato conoscere il piano industriale di Fabbrica Italia. Dei 20 miliardi di investimenti promessi c’è traccia solo per 1,7 miliardi. Tutti, proprio tutti, si chiedono da quali modelli (nuovi o refresh) sarà fatto il milione e 400mila veicoli che le newco Fiat dovrebbero produrre nel 2014.
Nel 2010 Renault ha visto crescere del 7,5% le vendite in Europa (+1,2% in Italia). Fiat viceversa segna un calo del 17% in entrambi i mercati. In momenti di crisi certe nebulose “promesse” echeggiano accenti da Dossier Arroganza …
Non è un referendum salvifico. Il futuro non è la "promessa" di Fabbrica Italia. Berlusconi “appoggia” Marchionne ed avverte: “Se dovesse vincere il no per gli imprenditori sarebbe difficile trovare buone motivazioni per non andarsene dal paese”.
La Merkel e Sarkozy hanno dato “buone” motivazioni (finanziamenti) alle loro imprese automobilistiche. Obama e Lula hanno trovato motivazioni “buone” proprio per Marchionne. Hanno però preteso un serio piano industriale. E senza aspettare l’esito di un referendum.
Tremonti, da Ministro dell’Economia, sa solo suggerire la riforma dell’art.41 della Costituzione “per valorizzare i princìpi morali, sociali, liberali della responsabilità dell’imprenditore”. Intanto la crisi (ex ripresa) continua a gravare sul paese come Se fosse Stagnazione…
Niente di nuovo da Marchionne. Relegare le relazioni industriali all’esame della gestione ordinaria di breve periodo (volumi, costi, ..). Sopperire a carenze logistiche, impiantistiche ed organizzative con: a) incremento di intensità (ritmo, durata, ..) e flessibilità (orario, ripartizione, ..) della prestazione lavorativa; b) riduzione degli spazi di non governabilità (assenze, scioperi, ..) del fattore umano. Vincolare la sussistenza dell’unità produttiva all’accettazione del “patto” aziendale.
Questa è la modernità versione Marchionne? “E’ il massimo della democrazia – chiosa Renato Schifani – perché saranno gli operai, in libera coscienza, a valutare il quesito posto”.
Come dire che va sempre bene quello che privilegia la libertà d’impresa. Anche un referendum improntato a toni da Dossier Arroganza…
Berlusconi “appoggia” Marchionne ed avverte: “Se dovesse vincere il no per gli imprenditori sarebbe difficile trovare buone motivazioni per non andarsene dal paese”.
La Merkel e Sarkozy hanno dato “buone” motivazioni (finanziamenti) alle loro imprese automobilistiche. Obama e Lula hanno trovato motivazioni “buone” proprio per Marchionne. Hanno preteso un serio piano industriale. E senza aspettare l’esito di un referendum.
Tremonti, da Ministro dell’Economia, sa solo suggerire la riforma dell’art.41 della Costituzione “per valorizzare i princìpi morali, sociali, liberali della responsabilità dell’imprenditore”. Intanto la crisi (ex ripresa) continua a gravare sul paese come Se fosse Stagnazione…