Pensionato dei Monopoli di Stato, svolgo volontariato nel CAF CGIL, mi occupo, insieme ad alcuni alieni democratici, del nostro territorio di Misterbianco (CT). Scrivo in un sito locale.
Da siciliano, da catanese, condivido penamente il giudizzio dell’articolo. Questi personaggi emergono ciclicamente in determinati periodi politici, in determinate circostanze economiche, sono portatori di interessi da corporazioni e che non si rassegnano alla perdita del loro potere. Le vere rivoluzioni sociali sono portatrici di interessi globali, del bene comune. Questa pretesa "rivoluzione siciliana" non ha in se il seme del vero riscatto, dell’autentica e schietta rabbia da malessere sociale. Aspettiamo fiduciosi la vera "rivoluzione culturale ed economica" dei siciliani e del popolo italiano.
Fossi io lo studente che stava davanti a La Russa avrei risposto così: Darei la vita per difendere le Istituzioni ma , noi eravamo in piazza per cacciare dalle Istituzioni gente come lei, come il suo presidente del consiglio. Le pietre scagliate contro i poliziotti erano pietre scagliate su di voi, sulla vostra arroganza, sulla vostra corruzione etica e finanziaria.
Chi si ricorda del film "Sedotta ed abbandonata", diretto da Pietro Germi, si ricorderà della risata finta dell’attore Saro Urzì (Vincenzo Ascalone) appena uscito dal commissariato. Invogliava tutta la famiglia a ridere per non far capire ai paesani la gravità della cosa. Così fa Berlusconi, Ride come Vincenzo Ascalone, l’intransigente custode dell’onore della famiglia.
Per moltissimi anni ho trascorso le mie vacanze in paesini vicino a Rosarno come, San Ferdinando e Nicotera. Mare bellissimo e posti tranquilli, li vicino opera anche il Valtur. In quelle zone esistono vaste piantagioni di pomidori, raccolti da extra comunitari in condizzioni di estrema indigenza, sfruttati da caporali senza scrupoli. Proprio quelle aree sono "amministrate" da famiglie di capi bastone nel pieno triangolo della ndrangheta. Non si muove foglia che la ’ndrangheta non voglia. Il tempo, in quelle zone, si è fermato in un perenne abbandono, gli unici edifici pubblici risalgono al periodo del ventennio fascista, tanto per dare un’idea. Gli "Ultimi" non potevano trovare posto migliore. Ultimi a casa degli ultimi.Una cosa è certa: in questa "guerra" fra ultimi, a sbagliare siamo in tanti.
Senza apparire un "bacchettone" censorio, dico che l’effimero, il senso del NON futuro sta diventando la pandemia del nostro secolo, un rigurgito della cultura moderna, il pitale delle nostre incertezze. Quando gli storici scriveranno i libri di questo nostro secolo, avranno un compito assai arduo nel descriverlo. Sempre che, non siano figli "degenere" dello stesso secolo.