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 Home page > Tribuna Libera > Un sindaco vale l’altro, o no ?

Un sindaco vale l’altro, o no ?

Alcuni tra i più noti politologi italiani sostengono in modo determinato e convinto che l'elettore - per qualsiasi tipo di elezione - è mal informato, anzi culturalmente e politicamente non attrezzato per comprendere le proposte, le politiche, le prospettive presentate dalla moltitudine di candidati che si presentano con discorsi e facce diverse (ma in fondo non troppo diseguali) al concorso elettorale.

Una moltitudine di sigle incerte e indefinite nei contorni, ancora più intrecciate ed estemporanee quando trattasi di elezioni locali.

Normalmente qualche migliaio di anonimi candidati consiglieri e una mezza dozzina di candidati sindaci dotati di lista di sostegno, più quelli che vogliono fare la loro comparsata e scompaiono in poche ore.

Tra quelli che i media locali “stabilizzano” come veri candidati si sceglie e si vota per un individuo, anzi per la storia che racconta su di sé e per chi dice essere, ancora di più per la faccia la giacca, la camicia (.. a volte la cravatta) che presenta, e se si tratta di una signora sul politic-appeal.

Fare un breve anche molto informale sondaggio e scoprire che è proprio così, non è sconcertante; al contrario conferma le sensazioni che, a questo punto, non solo gli esperti hanno sulla incapacità di analisi di questa "allargata giuria popolare".

Allora tutto "va di pancia" ? 

Ci si basa sulla sull'estetica del soggetto, sulla prossemica, o, come si usa dire oggi, sullo storytelling, sul "mi hanno detto che è una brava persona", oppure sul "si presente bene" !

Pare che alla fine debba finire così.

E finirà così pure questa volta, con una sola incerta ma non trascurabile variabile: l’astensione cui si somma il più attivo "bianchismo".

Chi si astiene o "fa bianca" in realtà è assolto dal giudizio e sceglie il non voto (anche) perché, per un motivo o per l’altro, chi andrà a governare la sua città gli è più o meno indifferente. Potremmo definirlo un "apatico politico" (poi si tratterebbe di scoprire le cause della malattia).

Chi, al contrario, decide che votare è un dovere sacrosanto invece dovrebbe “sacrosantamente” prima di segnare il nome sulla scheda farsi alcune domande, sulla base di una sorta di identikit implicito del personaggio che dovrebbe verso i cittadini, ma ancora di più verso il “mondo esterno” (sempre più grande ed interconnesso) rappresentare la città e la comunità che la popola, compreso il nostro volenteroso votante.

E allora questo sindaco lo vogliamo donna o uomo, giovane o vecchio, con capacità di lettura ed interpretazione dei problemi e quindi istruzione personale e cultura sufficiente; portato alle politiche sociali o a quelle economico-finanziarie per estrazione sociale ed esperienza di vita; proveniente da una classe agiata o di estrazione popolare; con molti parenti e amici già presenti nelle istituzioni e nelle corporazioni economiche locali o libero da vincoli amicali e familiari; abituato a lavorare in squadra o self made e battitore solitario; tendenzialmente aperto al confronto con chi non la pensa come lui o in cerca di fedeli yes man/women ; conoscitore della “macchina pubblica” in tutte le sue pieghe e risvolti (aziende ed enti strumentali compresi) o neofita del Palazzo; già consapevole delle funzioni (complesse) del capo di una amministrazione o bravo studente per un corso accelerato ANCI di diritto degli enti locali; con una sua idea sulle priorità per la collocazione delle risorse che stanno nelle casse comunali (poche o tante che siano), o aperto agli eventi ed alle emergenze e ancor di più alle "pressioni"; infine con una visione chiare e precisa di che cosa vuole che sia o diventi la “sua” città nel prossimo decennio o con l’idea di seguire il tran-tran fin qui tirato avanti da “quelli che contano”.

mb

 

Alla fine (per il nostro elettore) troppa complicazione, meglio andare ad istinto, guardiamo la faccia, sentiamo la storia che ci racconta e poi ci togliamo il peso, tanto un voto (uno!) che vuoi che conti ?

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