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Teheran, la "Terza Via" dello Sciita Rouhani: possiamo anche collaborare

 Teheran e l'Islam di tradizione sciita, quello anti jihaddista, esultano e celebrano la loro vittoria, l'accordo sul nucleare con l'Occidente, per tutta la notte. Un ruolo di primo piano nella vicenda è stato quello dell' UE con Federica Mogherini al cui merito nulla toglie una realtà congiunturale internazionale propensa in tutti i campi al conseguimento di un accordo e di un definitivo superamento delle sanzioni. Le parole più importanti però arrivano - all'indomani della strage jihaddista nel campus universitario di Garissaa in Kenja e della condanna di Papa Francesco durante la Via crucis - dal Leader iraniano Hassan Rouhani e riguardano non solo l'accordo sul nucleare iraniano, ma un orizzonte assai più vasto, quello delle relazioni non solo tra Iran ed Occidente, ma quello tra Islam ed Occidente: "Non è detto assolutamente che le uniche possibilità siano quella di ammazzare o di essere ammazzati: possiamo anche benissimo collaborare insieme...".
 
Dunque una "Terza Via" islamica in contrapposizione a quella degli jihaddisti e dei sunniti, quella concreta e reale di un islam moderno e che rispecchia pienamente le usuali posizioni della vera grande tradizione islamica dal medioevo ad oggi. Un Islam dal quale lo stesso Occidente ha preso molto da Al Farabi ad Avicenna, agli stessi numeri senza i quali la moderna matematica non sarebbe neppure immaginabile. La questione è che quella religioso culturale è in realtà soltanto un paravento al pari delle tanto ostentate Sharia e Jihad, come le dichiarazioni a denti stretti dei Sauditi palesano: "si spera che questo possa forse contribuire ad una stabilizzazione dei rapporti...".
 
I sauditi - sunniti e, anche se non ufficialmente, jihaddisti - e tutta l'area militante a loro vicina (ed al loro petrolio) accolgono assai a denti stretti la notizia che è per loro quella di un nuovo maggior peso dei loro primi antagonisti in Medio Oriente. Tono similare quello di Netanyahu. E così i veri nodi vengono al pettine ed è sempre più evidente che anche l'ISIS altro non sia che una pedina su uno scacchiere in cui si combatte anzitutto tra islamici per la supremazia nell'area, lotta nella quale l'antioccidentalismo jihaddista ha un peso che può essere spesso rilevante perché l'odio che esso accoglie può proficuamente essere reindirizzato a fini bellici. Il nuovo riconoscimento della ex Persia dello Scià da parte dell'UE è comunque una pietra miliare nella storia recente come anche quella da parte degli USA che implica un parziale cambiamento di rotta nella politica estera americana. Era ora. Finalmente allo jihaddismo l'Occidente contrappone una realistica rivalutazione dell'Islam moderato e dei propri rapporti con esso, la risposta più giusta.
 
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