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Presa Diretta e la ’ndrangheta: Noi Calabresi non siamo tutti mafiosi!

Domenica 5 settembre 2010 su Rai Tre Riccardo Iacona e i giornalisti di Presa Diretta sono andati laddove si combatte in prima linea la guerra contro la ’ndrangheta. In Calabria, ma non solo.

Hanno dedicato la loro trasmissione alla ’ndrangheta. Quanto è forte e potente la ’ndrangheta? Cosa stiamo facendo per contrastarla? Questi alcuni dei quesiti sorti durante tale trasmissione.

Io di norma non guardo mai la televisione, anche perché non sono in possesso di televisione. Quella sera mi sono soffermato in un bar di una periferia in Bologna che aveva la televisione in funzione ed il canale selezionato era proprio Rai Tre.

Chiedo cortesemente al barista di non cambiare canale, e così mi immergo in quella trasmissione.

La seguo in totale silenzio. Fumo una sigaretta, ed ancora una seconda e così via sino alla conclusione di quel programma dedicato alla ’ndrangheta, a come è infiltrata nel nord italia, alla faida di Monasterace, alla strage in Germania, all’omertà ecc.

Ma sinceramente l’impressione che ho maturato è stata la seguente: ma i calabresi sono tutti mafiosi? Che idea può maturare la persona comune, dopo aver visto quel programma, del calabrese?

Come è noto viviamo in una società qualunquista e populista.
In America il siciliano era conosciuto automaticamente come il mafioso, se non l’italiano... ed ora il calabrese?

Perché dedicare spazio solo alle forze dell’ordine o all’imprenditore che ha denunciato i suoi strozzini e cha da otto anni vive chiuso nel suo cantiere?
Perché dedicare spazio solo a come la ’ndrangheta è infiltrata nel nord italia e radicata in Calabria?

Parlo da calabrese, da persona che insieme a molti compagni e molte compagne in Calabria e nel vibonese ha conosciuto la ’ndrangheta. Ci siamo ribellati, con tutte le conseguenze del caso. Non dimenticherò mai quella manifestazione, effettuata nei primi anni del 2000, la prima organizzata in Vibo Valentia.

Abbiamo coinvolto le scuole. Abbiamo organizzato corteo per le vie principali della città. Sapete cosa è accaduto?

La sera prima nella scuola dove era stato ospitato incontro sulla legalità e contro la mafia è stata fatta devastazione. Sono stati distribuiti volantini per le vie della città che denigravano un nostro ospite... un testimone di giustizia, detto in poche parole ritorsione, avvertimento.

Ma non è finita qui.

Chiediamo al Sindaco della città, di centro-sinistra, di voler "aprire" sul balcone del comune di Vibo striscione con scritto "No alla mafia". Il sindaco ci riceve, ma dice che sul balcone del comune non si può, occorre avere permessi ecc. Tutte balle.
Era un modo per dire sono con voi... ma non posso, la mafia non vuole.

Allora quel famoso striscione lo stendemmo dal ponte della città, il giorno del 31 dicembre perché volevamo inaugurare il nuovo anno con un bel messaggio, no alla mafia.

Ma non dimenicherò neanche il fatto che quel giorno quando abbiamo de facto svolto la manifestazione il comune di Vibo non ha "liberato" la piazza dalla macchine parcheggiate. Bastava una piccola ordinanza, così come avviene per ogni evento che si organizza in quella piazza, davanti al comune.

No, nulla.

Ecco arrivare il corteo, piccolo, con i negozianti che entrono dentro i negozi, con i poliziotti con i mitra in mano che scortano i testimoni di giustizia e noi ingenui ad applaudire.


Il giorno dopo troviamo scritte sui muri del centro a sostegno della famiglia Mancuso... una delle più potenti ndrine della Calabria operanti nel Vibonese.

Bene dico questo perché non tutti i calabresi sono mafiosi.

Io non lo sono, la mafia mi fa schifo e mi fanno schifo i mafiosi ed i loro complici.

La mafia non è combattuta solo dallo Stato o meglio da quella parte dello Stato libero ed incondizionato, dalle forze dell’ordine, dalla repressione, ma in verità anche dalla c.d. società acculturata, da studenti e studentesse.

Non è con la sola repressione che si può sconfiggere la mafia. E’ pura illusione ciò.

Esistono vari movimenti, non solo l’ammazzateci tutti che è stato oggetto di grandi strumentalizzazioni e mediatizzazioni ovvero il miglior modo per uccidere il movimento. Esistono tante piccole iniziative tante piccole realtà che si muovono in silenzio senza cercare gloria sui giornali o nelle televisioni o nelle fiction.

E’ a queste persone cha va il mio pensiero. Ed in particolare a tutti quei giornalisti che ogni giorno in calabria cercano di evidenziare come la ’ndrangheta sia praticamente lo Stato nello Stato, a discapito della loro vita.

Noi calabresi non siamo tutti mafiosi. E quella trasmissione, che ripeto valida per molti aspetti, ha fatto passare un brutto messaggio. Bisogna parlare di cosa è la ’ndrangheta, la malasanità, la cattiva politica, ma si deve parlare anche delle cose positive. Perché chi è uscito rinforzato da quella trasmssione è sicuramente la malavita e non chi la combatte e crede in altra società.

Io sono convinto del fatto che sia possibile contrastare tenacemente il sistema politico mafioso esistente, semplicemente sostenendo le ragioni dei lavoratori, dei deboli, degli illusi, di chi ha smarrito ogni fiducia verso la classe dirigente politica presente e quella che oggi prova a fare (?) opposizione, non compromettendosi e non adeguandosi all’attuale modo di concepire la politica, il senso di amministrare, e specialmente non per meri e ipocriti opportunismi.

Ciò perchè la ’ndrangheta corre sullo stesso binario della politica, è difficile che chi amministri in Calabria o nelle realtà ove la mafia è presente, non sia anche indirettamente dentro questo sistema marcio. Mi vengono in mente le le parole di Domenico Crea rilasciate alla trasmissione “Annozero” di Santoro di qualche tempo addietro, (Crea ha ottenuto 8212 voti alle consultazioni elettorali 2005 della provincia reggina nella lista della Margherita ed è subentrato in Consiglio regionale, in quanto primo dei non eletti, a Francesco Fortugno) sostenendo in pratica di essere stato aiutato da strane persone, chiamatele se volete mafiose, del posto per lo svolgimento della sua campagna elettorale, definendoli come poveri disgraziati… che non sapeva chi fossero…
Siamo nel ridicolo!

In quella trasmissione, parlo di ’Presa diretta’, doveva essere anche evidenziato meglio un determinato aspetto ovvero che le ’ndrine, se sono inserite in questo modo così pressante nel tessuto economico e sociale della Lombarida, dell’Emilia, del Veneto e Friuli anche, è perché qualche appoggio politico devono averlo.

Un personaggio intervistato in un paese della lombardia diceva che il problema nel paese dove viveva non è dato dagli usurai... ma dagli stranieri. Ciò vi ricorda nulla?
Questo modo di comunicare ricorda qualche realtà politica ben affermata nel nord?

Riflettere, ancora una volta, è dovuto.

La ’ndrangheta è un fenomeno culturale e sociale. Con la crisi economica e con il danaro a loro disposizione incrementeranno ancora di più il loro potere ma ciò non è possibile se non si ha qualche alleato nella politica.

E loro lo hanno.


La ’ndrangheta è destinata a finire prima o poi, l’accelerazione della sua fine è data solo da una questione ovvero dall’educazione, dalla cultura e non dalla sola repressione.

Troncare i fondi alle scuole pubbliche non aiuta certamente questa battaglia, che non è una battaglia di noi soli calabresi, ma di tutti noi abitanti in questa repubblica italiana.
 

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