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Pier Paolo Pasolini a 40 anni dalla morte

A 40 anni dalla morte Pasolini si staglia sempre più come la Cassandra che ha visto e denunciato con lucidità la fine di un'era e l'avvento di una nuova in un intreccio di sesso e potere che va dalla morte di Mattei a quella di De Mauro, alla propria, alla strage di Bologna...

Era, anche allora (1975), il giorno dei morti, quasi che quell'assassinio dovesse assurgere ad insegna della Morte. La Morte d'altronde altro non è che l'emblema di ciò che uccide l'uomo, la sua comunità e la sua società: il Potere, imprescindibilmente legato ed intrecciato alla sessualità, come Pasolini stesso ha sempre denunciato. E, "Petrolio", l'opera incompiuta cui stava lavorando, su una scena segnata in primo piano dalla sessualità, ma la cui regia è il potere - come la scena stessa della morte di Pasolini - connette quella morte ad altre, nello stesso scacchiere, prima e dopo.

Si inizia il 27 Ottobre 1962 a Bescapé con la morte di Enrico Mattei, Presidente dell'ENI, si va poi alle stragi di Stato anch'esse trattate in "Petrolio", a quella di Mauro de Mauro il 16 Settembre 1970 che passò le sue carte a Pasolini, a quella di Pasolini stesso, alla strage di Bologna 2 Agosto 1980 già descritta proprio in "Petrolio". E' una lotta senza quartiere tra Bene e Male, Luce e Tenebra, che attraversa la società e la comunità "...come Cristo e Giuda nel quadro di Giotto: sono così vicini che il loro è il gesto che fanno due persone quando stanno per darsi un bacio. E intanto si fissano così attentamente che i loro occhi paiono impietriti. Un sentimento oscuro è nel fondo di quello sguardo, che li unisce strettamente, come legandoli in un'unica tensione che li spinge l'uno verso l'altro" (Petrolio, il tema Metafisico).

E rileggendo oggi, ex post, i suoi ultimi scritti raccolti in "Scritti corsari" e "Lettere luterane", guardando i tanti documenti, le immagini, i film (bellissimo il Pasolini interpretato da Willem Dafoe), la connotazione che la sua figura assume sempre più è quella di Cassandra, con il suo dono "grande e maledetto" come dice Christa Wolff, di vedere ciò che è nascosto agl'altri e, perciò, di poter dire e "pre" dire con lucida certezza. Anche ciò che gl'altri non vogliono vedere. Come Cassandra ha "visto" la fine di Troia, così Pasolini ha "visto" e denunciato quella della società rurale clerico fascista ad opera di quella industriale.

Ed è "la fine dei tempi" perché è la fine, insieme, dei valori di quella società e delle sue comunità, valori di cui quella nuova non sa cosa fare. Valori e potere incarnati dal regime attiguo e succedaneo di quello fascista, il regime democristiano. Ma, "la fine dei tempi" porta ad un salto qualitativo nella lotta tra Bene e Male, si spinge infatti, come in "Petrolio", stevensonianamente all'interno stesso della coscienza umana, di quella di ogni singolo. Anche, possiamo aggiungere sempre ex post, di quella di Pasolini stesso. Il nostro infatti se per un verso combatte il regime ed il suo potere, la sua "morale", dall'altro riconosce proprio alla realtà rurale (da cui quel regime deriva e di cui è espressione) ancora una realtà "morale e civica" "Vere" di contro all'anonimato ed alla dissolvenza della nuova società rampante.

Insomma si potrebbe almeno in parte applicare a Pasolini stesso la fine di quello sdoppiamento interiore ch'egli descrive della (o delle) personalità più fosca di Petrolio, Carlo Tetis la cui figura coinciderebbe con quella di Eugenio Cefis successore di Mattei alla guida dell' ENI: "...Mentre Carlo osserva quello sguardo di chi indovina e tace, e non sa staccarsi da ciò a cui è dovuta la rivelazione - prevedendo, nel tempo stesso, tutta la lunga catena di atti futuri che quel riconoscimento contiene - non si accorge che l'angelo e il diavolo si sono allontanati. Fa appena in tempo a vedere che scompaiono, conversando amichevolmente e tenedosi sottobraccio come due vecchi amici che condividono la vita." (Petrolio, tema Metafisico).
 

 

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