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 Home page > Tribuna Libera > La prua verso Marsiglia

La prua verso Marsiglia

Eravamo talmente tanti in Francia ad emigrare che ci chiamavano ritals, maccaronis, cristos.

Ma cosa scrivo a fare queste cose? Lo sapranno Matteo Salvini, Luigi Di Maio e alleati tutti con quel ripetere "invito ancora a puntare la prua verso Marsiglia ", che Marsiglia non è una città solo per turisti, rifugiati e migranti...?

Jean-Claude Izzo, di origini italiane diceva: "La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere”.

Les Voyageurs è diventata una serie di sculture di Bruno Catalano esposte a Marsiglia, per la strada. Solo li ce ne sono dieci.

Leggo di Bruno Catalano: "Nato in Marocco nel 1960, Bruno Catalano e la sua famiglia sono stati costretti all'esilio nel 1975. Atterrato a Marsiglia con la speranza di una nuova vita, ricorda la sofferenza dello sradicamento. Divenuto marinaio a 18 anni, poi elettricista, incontra arte e scultura su argilla a 30 anni, attraverso artisti come Rodin, Giacometti, Caesar. Decide di dedicare la sua vita alla scultura. Notato per la prima volta nel 1990 in una fiera d'arte contemporanea da un gallerista parigino, passò dall'argilla al bronzo e scolpì personaggi sempre più grandi, ottenendo una notevole abilità tecnica. Oggi Voyageurs è una delle collezioni private più prestigiose ed è regolarmente oggetto di mostre in tutto il mondo."
 

Eppure lo sapevamo anche noi l'odore delle stive

L'amaro del partire lo sapevamo anche noi

A Marsiglia c'è un porto, il Vieux Port che è il salotto dei quartieri nord e sud, delle crociere, perché non arrivano più qui i bastimenti carichi di...è solo porto turistico, ha un mare straordinario, un numero imprecisato di cittadini nordafricani. Gli italiani hanno messo qui radici, tornano ad emigrare anche qui, non solo a Parigi e in altre parti di Francia e sanno che un bagno a mare nessuno glielo impedirà.

I miei figli hanno deciso di viverci e hanno trovato lavoro. Oggi è facile prendere un volo a poche decine di euro, costa meno che andare in un ristorante e così li abbracci dopo 2 ore di viaggio e speri un giorno di essere anche tu a Marsiglia e gli racconti che in Italia, ma lo sanno, c'è chi continua a ripetere come un disco rotto: puntate la prua a Marsiglia!

Ecco io lo faccio spesso percé sono una madre che può riabbracciare i suoi figli quando crede, non è così per quelle famiglie che aspettano un messaggio: "Ce l'ho fatta, terra!"

E una lingua da disimparare e un'altra da imparare in fretta prima della bicicletta

Lo sapevamo anche noi

E la nebbia di fiato alla vetrine e il tiepido del pane e l'onta del rifiuto

Scriveva cinque anni fa Renzo Ballotta un palermitano da alcuni anni con la moglie e i figli a Marsiglia dove prepara pane pizza e dolci:" Marsiglia ha un alto tasso di “italiani” o che cosi si sentono ma dopo un po’ capisci che hanno solo le origini italiane e ne sono fieri e questo ti fa sentir ben voluto e accettato in qualunque posto vai. Molte volte sento dire che Marsiglia non è francese e per molte cose sarà vero, sarà un po meno pulita di altre piccole cittadine “francesi”…ma l’accoglienza è tutta italiana....".

Lo sapevamo anche noi questo guardare muto e sapevamo la pazienza di chi non si può fermare e la santa carità del santo regalare

Lo sapevamo anche noi il colore dell'offesa e un abitare magro e magro che non diventa casa

"Secondo le stime ufficiali, gli italiani residenti all’estero al primo gennaio 2018 erano più di 5 milioni (5.114.469). Emigrati o figli di emigrati che hanno raggiunto i quattro angoli del pianeta nel corso dei decenni, sulla scia della grande epopea migratoria che, dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta del secolo scorso, ha visto un gran numero di persone, spesso famiglie intere, lasciare l’Italia alla ricerca di condizioni di vita migliori di quelle che il loro Paese di origine poteva offrire. La crescita economica e le nuove opportunità che si presentarono agli italiani del miracolo economico aveva poco alla volta ridotto quella che un tempo era stata un’ondata di piena. Si pensi che in soli quarant’anni, tra il 1876 e il 1915, lasciarono l’Italia quasi 10 milioni di persone, un dato che allargato a un intero secolo (1876-1975) arriva a superare i 25 milioni tra Europa e Americhe (di cui 11 milioni e mezzo solo per l’emigrazione diretta verso il continente americano)...".

E' l'inizio di un articolo molto interessante uscito a gennaio per la rivista Il Mulino, dal titolo Italiani all'estero. 

Lo sapevamo anche noi e la nebbia di fiato alla vetrine e il tiepido del pane e l'onta del rifiuito

Lo sapevamo anche noi questo guardare muto

Padre Elia Bortignon, nel 3° arrondissment di Marsiglia, dirige un’associazione che si chiama “Enfants d’aujourd’hui, monde de demain” (Bambini di oggi, mondo di domani) e dichiara: "...Marsiglia è sempre stata a parte rispetto alla Francia e continua a esserlo. Non è la povertà il brodo di coltura dell’estremismo, è l’isolamento, ma qui il tessuto associativo è molto forte, qui la gente non si sente tagliata fuori. Anche il tifo per l’OM diventa un senso d’appartenenza. Dai quartieri nord pigliano l’autobus e vengono in città, in spiaggia

Doriana Goracci

Eppure lo sapevamo anche noi l'odore delle stive L'amaro del partire Lo sapevamo anche noi E una lingua da disimparare E un'altra da imparare in fretta Prima della bicicletta Lo sapevamo anche noi E la nebbia di fiato alla vetrine E il tiepido del pane E l'onta del rifiuto Lo sapevamo anche noi Questo guardare muto E sapevamo la pazienza Di chi non si può fermare E la santa carità Del santo regalare Lo sapevamo anche noi Il colore dell'offesa E un abitare magro e magro Che non diventa casa E la nebbia di fiato alla vetrine E il tiepido del pane E l'onta del riufito Lo sapevamo anche noi Questo guardare muto Gianmaria Testa

 

 

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