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L’Universo tra cosmologia e mito

"In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: sia la Luce! E la Luce fu. Dio vide che la Luce era cosa buona e separò la Luce dalle Tenebre." (Gn, 1, 1-4).

È il celeberrimo mito biblico della creazione "ex nihilo" che oggi trova sostegno nella tesi di Jean Le Maitre e George Gamov, il cosiddetto "Big Bang", ed è la tesi cosmologica più diffusa, sebbene restino in essa diverse questioni in sospeso, ad esempio su cosa sia stato "prima" e che senso possa qui assumere questo termine, o anche, su cosa sia accaduto nei primissimi "millisecondi" del "tempo".

Il "Big Bang" è comunque l'esempio più celebre di come oggi la scienza, specie la matematica e la fisica, riproponga ciò che già aveva detto il mito. Sono gli sviluppi delle equazioni della "Relatività Generale" di Albert Einstein ad aver dato origine alle diverse tesi cosmologiche contemporanee, tra cui appunto quella del "Big Bang". La tesi sostenuta direttamente da Einstein, con quelle equazioni è tuttavia un'altra: quella dell'"Universo a blocchi". Spazio e tempo costituiscono una "realtà" (un Universo) quadridimensionale che - con estrema semplificazione - ci si può immaginare come costituito da "blocchi" spazio temporali in cui passato presente e futuro sono interconnessi. Anche questa è però una concezione già presente nella mitologia antica e precisamente in quella delle Indie, dove nelle "Cronache di Akasha" si parla appunto di un Universo così costituito e dove è citato tutto ciò che è da sempre accaduto e che potrà accadere, comprese le vite di tutti gl'uomini.

È un altro mito dell'India antica e questa volta si tratta di Brahman, che concepisce il mondo e quando si addormenta questo scompare per essere ripensato il giorno dopo, ad anticipare un'altra ipotesi post "Big Bang": quella dell' "Universo oscillante" di Alexander Friedmann, che sostiene che l' Universo sia una successione di "Big Bang" e "Big Crunch". Ad essa si oppone quella di Freeman Dyson della "fine ghiacciata", secondo la quale l'Universo invece, al contrario, è in una espansione continua e costante sino alla fine dei tempi per cui le stelle si diradano sempre più, vi sono sempre meno nuovi agglomerati gassosi da cui possano formarsene di nuove e quelle vecchie muoiono: è il modello anticipato già dall' "Inferno" di Dante dove l'ultimo girone è il più oscuro e tenebroso, la "Ghiaccia", appunto.

La scienza moderna dunque è stata alla fine in grado di darci solo un impianto descrittivo diverso, quello matematico, ma non è stata in grado di dare risposte esaustive e soprattutto univoche, come non ha saputo darci nulla di nuovo. La verità è che secondo i più recenti ed esaustivi studi l'Universo è costituito per circa l'80% dalla cosìddetta "Materia Oscura" (da non confondere con l'antimateria), definita così perché di essa non si sa assolutamente nulla. In altri termini: non si sa di cosa sia costituito l'80% dell'Universo. In altri termini ancora: non si sa l'Universo cosa sia. Le equazioni matematiche della scienza moderna altro non sono se non un linguaggio diverso in cui vengono

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