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L’UE punta risolutamente alle nuove frontiere scientifiche

Il nostro futuro è indiscutibilmente condizionato da quanto e come investiamo nelle attività di ricerca e innovazione

La ricerca e l’innovazione sono cruciali per poter competere efficacemente a livello mondiale (o planetario come dovremo forse dire in futuro !), per affrontare e risolvere temi cruciali tipo cambiamenti climatici ed energie rinnovabili, per incoraggiare e sostenere l’innovazione industriale, per migliorare “last but not least” la vita quotidiana dei cittadini.

E’ ben noto che, in questo campo, solo ingenti risorse possono garantire risultati significativi e tempestivi ed infatti l’Unione Europea ha varato nel 2013 il programma HORIZON 2020 dotandolo di 80 miliardi che, sommandosi ai fondi delle imprese e dei governi nazionali, hanno costituito una massa d’urto di centinaia di miliardi (somme impensabili a livello di singoli paesi !). Dimensioni addirittura lontane anni luce da quelle italiane che, come si vede dal grafico qui sotto, investe assai poco in R&D (1,3 % del PIL contro il 2,1 % medio dell’UE).

Grazie al fatto che la sinergia a livello europeo si è estesa anche alle équipe di ricerca dei vari Paesi e delle diverse discipline, con fruttuosi scambi e contaminazioni, il programma HORIZON 2020 ha consentito all’UE di raggiungere posizioni di eccellenza mondiale quali per esempio le seguenti.

COPERNICUS : una rete di 20 satelliti che costituisce il sistema di osservazione della terra più avanzato al mondo (più avanti di USA e Cina) grazie al quale osserviamo il funzionamento dell’atmosfera, misuriamo i venti, controlliamo cambiamenti anche minimi di infrastrutture ed edifici (con una precisione verticale di pochi millimetri !). Il sapere esattamente e costantemente cosa succede nell’atmosfera che ci circonda è di grande aiuto ai governi nazionali anche per comprendere ed affrontare i cambiamenti atmosferici e climatici ( sempre che uno non li consideri “bufale” come sostiene Trump !).

EPOS (European Planet Observing System) : una piattaforma di servizi web e metadati che rende fruibili a tutti gli scienziati europei l’insieme delle informazioni scientifiche raccolte dai vari enti di ricerca nazionali. Un’ulteriore dimostrazione pratica dell’atteggiamento lungimirante dell’Unione Europea : la scienza deve essere aperta e, grazie alle tecnologie digitali e ai cloud , deve assicurare quella ampia diffusione delle conoscenze (bando alle “autarchiette” nazionali !) che amplifica e accelera il progresso scientifico.

EMSO (European Multidisciplinary Seafloor and Water Observatory) : una vasta rete di infrastrutture marine distribuite in tutti i mari dell’Europa che forniscono informazioni affidabili e confrontabili sulla qualità e la salute degli oceani, il che consente tra l’altro di assumere, volendo, decisioni appropriate e tempestive relativamente a pesca, ambiente, inquinamento, turismo, traffico marittimo, ecc.

 

Quanto sia importante e fruttuoso che, in questo mondo sempre più globalizzato, la scienza sia aperta è stato clamorosamente dimostrato grazie alla prima “fotografia” del buco nero già ipotizzato da Einstein nella sua Teoria della Relatività Generale.

Il Consorzio EHT (Event Horizon Telescope” promosso dall’UE ha collegato 8 radiotelescopi sparsi nell’intero continente creando così un potentissimo telescopio virtuale grande come la terra. Puntato due anni fa sul Sagittario A al centro della Via Lattea a 25.000 anni luce dalla terra ha generato svariati Terabyte che, elaborati e combinati insieme da un lavoro di squadra di 200 scienziati, hanno poi consentito di rivelare il buco nero la cui massa è pari a 4 milioni di soli !

Ovviamente non riesco ad afferrare adeguatamente significato e prospettive di quanto sopra ma mi pare comunque d’intuire che :

- l’ignoto è straordinariamente più ampio delle nostre conoscenze

- viva la ricerca pura, seppur molto costosa, e la genialità scientifica (tipo Einstein) che stimolano l’esplorazione dell’ignoto e l’innovazione in senso lato

- cosa mai potrebbero fare, a tal proposito, una “italietta sovrana” o persino un’Europa isolata da Asia e Americhe

- esplorare l’ignoto fa compiere passi da gigante in termini di innovazione scientifica, culturale, economica e sociale.

Ma una “nuova frontiera” altrettanto aperta a scoperte e sviluppi è probabilmente l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE e a tal proposito Cina e USA, in accesa competizione fra loro, sono più avanti dell’UE avendo già investito risorse molto cospicue.

Sono a buon punto singolarmente anche Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca e Finlandia... mentre l’Italia è ancora agli albori.

A questo punto la Commissione Europea, consapevole come di consueto che “l’unione fa la forza”, ha costituito il JRC (Joint Research Centre) per coordinare le attività d’investigazione sull’impatto economico e sociale dell’AI (Intelligenza Artificiale). E’ stato quindi costituito l’AI Watch, un osservatorio europeo che monitorerà negli anni a seguire i relativi sviluppi di tecnologie, dati e applicazioni in vari settori quali automobile, trasporti urbani, agricoltura e ricerca medica. Il tutto allo scopo di condividere esperienze, definire strategie e mobilitare ingenti risorse comuni europee ..... per non perdere il treno dell’INTELLIGENZA ARTIFICIALE certamente fondamentale per il futuro dell’intera umanità.

 

P.S. : ho notato che è sempre più di moda e crea sempre più consenso (consapevole ?) “SPARARLA GROSSA” tipo “aboliamo la povertà” o “rimpatriamo 600.000 immigrati” (cioè volevo dire 500.000, no piuttosto 90.000 ..... anzi solo 1000 così il problema è risolto !). A questo punto non vedo perché dovrei rinunciare a lanciarne una anch’io: rinunciamo alla FLAT TAX al 15% per pochi (o al 15/20% per molti, o perché no al 23% per tutti ???) e usiamo il controvalore del suo peso (stime oscillanti dall’1 al 3% del PIL) per elevare subito l’investimento italiano in R&D dall’1,3% al 2,3% (appena sopra alla media europea). Potremmo così far rientrare molti “cervelli” fuggiti all’estero, allevare ed incentivare quelli ancora in casa, far si che l’Italia possa diventare seriamente innovativa e competitiva in un mondo che sarà sempre più dominato dalla mente più che dalle braccia e quindi creando presupposti seri per occupazioni qualificate per i nostri figli e nipoti ..... vivaddio a scapito dei redditi degli ultracinquantenni vicini a “quota 100”, all’80% proprietari già di 1° casa e taluni anche di 2° casa, e comunque mediamente più benestanti dei giovani.

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