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 Home page > Tribuna Libera > Je suis Charlie, ma non con Salvini e Le Pen

Je suis Charlie, ma non con Salvini e Le Pen

 
La tragedia avvenuta nella redazione di Charlie Hebdo ci ha lasciati tutti senza parole (tranne Salvini e la Meloni, ma tant'è). Ho passato la giornata a pensare a cosa abbiano potuto provare le vittime: la paura, l'incredulità... Sei al lavoro, magari stai ridendo (perché sicuramente nella redazione di Charlie Hebdo si rideva) e entra un commando armato. E ti ammazza. E basta, finisce lì, in un secondo. Delle vite, delle famiglie, dei progetti, un giornale. 
Non ho nulla da aggiungere rispetto a quello che è stato scritto, né la presunzione di fare analisi, non ne ho le competenze. Sono d'accordo con quanto detto da Gennaro Carotenuto o su Libernazione, sicuramente
 
Ma sento il bisogno di condividere un paio di riflessioni. 
 
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"Mi raso i baffi"

1. Continuo a leggere, ancora troppe volte, che Charlie Hebdo era il giornale che "faceva satira sull'Islam". Non lo si può certo negare, ci andavano giù spesso e ci andavano giù pesante. Questa definizione però ci sta facendo molto comodo: siamo tutti d'accordo nello schierarci con i compagni di Charlie Hebdo, perché a tutti piace perculare il Corano, così nel frattempo possiamo vomitare frasette su quanto gli immigrati ci portano via le case popolari, il lavoro, le donne, la macchina e magari la voglia di vivere.

Un bel fronte democratico che va da Calderoli a Ferrara, passando per Renzi e Gasparri. Tutti lì a dire "Je suis Charlie" per difendere la libertà di espressione in nome dell'Europa democratica, liberale e, soprattutto, cristiana. 

No, io non sono Charlie Hebdo se i Salvini di turno fanno parte dello stesso gruppo. Perché sono sicura che i valori che voglio (vorrei?) difendere non sono né quelli suoi, né dei suoi elettori. 
 
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"Le Pen, il candidato che vi assomiglia"

Charlie Hebdo rideva di tutti. E sarebbe bello che oltre a condividere le immagini di Maometto, pensassimo a quelle sulla religione cattolica, o sul Papa. O a quando Marine Le Pen era nuda in apertura, o a Le Pen e agli elettori del Front National rappresentati come una merda, sì una gigantesca merda. Per questa immagine Salvini direbbe "je suis Charlie Hebdo"? O si schiererebbe per il suo diritto di parlare? 

 
Personalmente non ho sempre amato le vignette di Charlie Hebdo sull'Islam, ma anche in generale. E non perché non fossero divertenti. Lo erano, spesso. Ma perché trovo che il clima che stiamo respirando in Europa da qualche anno a questa parte sia islamofobo, prima che qualcos'altro. E ora mi fa paura (e intendo veramente paura) vedere i Salvini di turno (come lo fece Calderoli a suo tempo) che sbandierano la satira sull'Islam in nome dei valori dell'Occidente (cristiano) che a loro piace tanto. Ora che succede?
 
2. Non siamo tutti Charlie Hebdo, perché quelle vignette le stiamo usando per puntare il dito. E lo facciamo in due modi: le condividiamo in smacco all'Islam ("ah, guarda questi che non hanno senso dell'umorismo), o per sbandierare la nostra libertà: "A me questa vignetta non piace, ma non ho problemi a condividerla". Prima del 7 gennaio 2015 l'avresti condivisa? Ti faceva ridere? 
 
3. Ci rivolgiamo con arroganza alla comunità islamica (quale?) chiedendo una presa di posizione che riteniamo ci sia dovuta. Chiediamo ai nostri concittadini, ai nostri vicini di casa, ai nostri colleghi, e perfino ai musulmani di tutto il mondo, di chiederci scusa per l'omicidio di 12 persone a Parigi. Perché ce lo devono? Perché sono ospiti? Chi si deve scusare sono i fascisti che quell'omicidio l'hanno compiuto, pensato e commissionato, i cui legami, senza fare gomblotti, sicuramente vanno molto al di là del verduraio sotto casa nostra. 
 
L'Europa non è "l'Europa solo cristiana" e la sola risposta, per me sensata, a un attentato come questo è quello di riconoscerci nei valori che Charlie Hebdo rappresenta: laicità, indipendenza, libertà, uguaglianza e senso dell'umorismo, anche. 
 
4. Hanno ammazzato Charlie Hebdo. La violenza fisica, umana e simbolica di questo omicidio ce la porteremo dietro tutti. E la pagheremo tutti, in termini di controllo e di libertà. La lotta al terrorismo, che ha come ancella l'islamofobia che rigurgiatiamo da anni su tutto il continente, ci chiederà dei sacrifici. E se ci sembra che riguarderanno solo i mussulmani ci sbagliamo. Aumentano i controlli, i servizi di intelligence hanno più potere. E noi glielo daremo, in nome della lotta al terrorismo e della nostra sicurezza. 
 
Siamo tutti Charlie Hebdo solo se siamo disposti a farci perculare, parecchio. E a riderci sopra. E soprattutto non dare in pasto ai governi o alle istituzioni le nostre libertà, a rivendicare il diritto di non farci controllare, e a difendere il diritto nostro e dei nostri vicini, amici, parenti, di tutti gli uomini, a non essere controllati. Perché se non tocca oggi a noi è solo una questione di fortuna. E di tempo. 
 
E questo cosa vuol dire? Perdere tempo, informarsi, fare attenzione a cosa stiamo regalando ai governi in termini di dati personali, di libertà pubbliche e private; controllare quali libertà abdichiamo, come e perché. Questo richiede tempo, attenzione e resistenza. 
 

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.28) 8 gennaio 2015 17:46

    Mi sa che ai Charlie Hebdo italiani non farebbe piacere una satira sul papa o sulla propria divinità. Del resto basta vedere le alzate di scudi quando si accenna alla possibilità di rimuovere i crocefissi dagli uffici pubblici. In quel contesto tutta l’ironia dei simpatici umoristi cede il passo alla strenua difesa del territorio.

    Sembra una partita di risiko, la morte di persone usata per metter su una bandierina "culturale" su un territorio neutro o nemico, senza neanche rendersi conto di quale cannoncino è morto. L’importante è segnare il punto.

  • Di ggv84 (---.---.---.249) 8 gennaio 2015 20:50
    ggv84

    Se la vignetta sulla Trinità fosse uscita in Italia, come minimo avrebbero chiuso immediatamente il giornale, visto che politica e Chiesa si sono scandalizzate per molto meno.

    Ora tutti questi politici "addolorati" che difendono a modo loro la libertà di espressione dov’erano quando venivano fatti fuori, censurati, inibiti o denunciati i vari Luttazzi, Guzzanti, Crozza, Grillo, Vauro, Paolo Rossi, Andrea Rivera, Gnocchi, Benigni, Marcorè, ecc. ecc.? Nella migliore delle ipotesi dicevano che la satira è un lusso.

    La verità è che questi sono sciacalli travestiti da coccodrilli!
    Complimenti per l’articolo, Francesca. Spero che venga diffuso il più possibile.
    • Di (---.---.---.145) 9 gennaio 2015 12:45

      Ma scusa hai mai letto il vernacoliere????

    • Di paolo (---.---.---.91) 9 gennaio 2015 18:01

      Se ti riferisci a me ,ti dico che non sono un lettore del vernacoliere ,vedo la pagina dal giornalaio .Ma guarda che il vernacoliere non ha mai fatto vignette del tipo in questione .
      Soltanto per aver fatto una battuta sui preti pedofili (preti non Dio e la Madonna )( devono mettergli il braccialetto elettronico all’uccello per vedere dove lo infilano ) a momenti succede il finimondo ,con la Chiesa sul piede di guerra .

  • Di paolo (---.---.---.80) 9 gennaio 2015 10:21

    Totalmente d’accordo con l’articolo e i commenti precedenti.
    Trovo ipocrita questo tripudio di "Je suis Charlie " .L’efferatezza e la crudeltà del gesto non devono ingenerare una generica solidarietà culturale , identificando la libertà di espressione con la libertà di offendere .Avrei voluto vedere le reazioni nella cattolica Italia se per es. un giornale satirico delle mie parti , come "Il Vernacoliere " ,avesse massaggiato il Cristo o la Madonna cosi’ come ha fatto Charlie Hebdo con Allah . Apriti cielo ! E lo dico da ateo e da laico a scanso di equivoci .La vignetta sulla trinità di questo articolo la vorrei vedere pubblicata in Italia !! (e sarei il primo a ritenerla offensiva ) ,poi vedi il casino che succede .
    Conciliare religione e tolleranza è l’esercizio più difficile che mai sia esistito per l’umanità ,perchè sono principi in contraddizione di fondo ,difficili da gestire anche in paesi avanzati che hanno avuto percorsi socio-culturali ben più articolati e moderni (penso alla rivoluzione francese ,alla rivoluzione industriale ecc.. ) di questi paesi arcaici e islamici (per non dire salafismo e wahabismo ).

    Ricordo che il fascista norvegese Anders Breivik ,in nome di una Europa cattolicissima e cristiana ha ammazzato una novantina di giovani.Per dire che chi sbrocca può farlo nel nome di qualsiasi divinità .
    Ciò detto ( al netto dei disastri che l’Occidente -Francia in primis - ha perpetrato nei paesi mussulmani )sostenere che L’Islam non sia un problema ,trastullandosi dietro a distinzioni tra islam moderato e fondamentalismo , non giova a nessuno ,paesi mussulmani compresi.Ovviamente non bisogna lasciare il timone nelle mani dei trogloditi , ma il buon senso deve suggerire che è ora di intervenire , magari rinunciando anche a qualche principio di libertà individuale e collettiva.
    saluti

  • Di Mattia Bergamini (---.---.---.2) 9 gennaio 2015 23:47

    Ciao Francesca, 

    condivido molte cose del tuo articolo, come il fatto tanto inevitabile quanto rivoltante che tutti i politici europei reclamino il proprio fotogramma nell’immagine dei funerali della libertà d’espressione urlando d’essere anche loro Charlie Hebdo quando fino a ieri ponevano dubbi sull’opportunità e sul buon gusto, fino a praticare le più subdole censure a mezzo querela o col pretesto del ’questa è casa mia e qui comando io’.


    Altre cose che non fanno parte della tua riflessione ma sì della mia e spero possano contribuire alla discussione (seppur in ordine sparso):


    1) agli islamofobi da tastiera e della tv (come la voce di Ferrara che vibrante invocava la guerra Islam vs. Mondo Giudaico-Cristiano) mi piacerebbe ricordare che l’Islam è una costellazione di credi. Non si può separare quello che è successo a Parigi dagli eventi in Siria che pian piano ci sono venuti a noia. I milioni di rifugiati in Turchia o in Libano li guardiamo con insofferenza, e non è che se ne parli neppure tanto. Lasciamo che le potenze planetarie facciano il loro gioco e nemmeno ci preoccupiamo di capire. L’avanzata dell’ISIS in Iraq agli occhi del cittadino medio non significa nulla, tanto sono laggiù in mezzo al deserto chissenefrega. Eppure si tratta anche e soprattutto di una guerra tra due o più fazioni dello stesso mondo musulmano. Forse ci siamo dimenticati troppo in fretta dei fatti di Peshawar, e non è passato nemmeno un mese.


    2) I terroristi si ritrovano involucrati in un sistema non dissimile da quello di altre sette. Sono persone perdute che trovano un appiglio in un ’qualcosa’ che forse non è loro nemmeno tanto chiaro come succedeva ieri ai giovani che finivano tra le file delle BR o dei NAR. Un’idea, un leader che ti guidi, qualsiasi cosa pur di sfuggire alla grigia normalità senza bussola e senza timone d’un lavoro alla Coca Cola. Fino a rendersi conto che da quell’involucro è forse impossibile uscirne. Questo almeno ciò che mi pare traspaia dalle biografie dei terroristi francesi. A questi giovani bisognerebbe saper dare idee e speranze che la politica, e la società in generale, sono sempre meno in grado di offrire e anzi spesso hanno solo creato dei ghetti dove bolle il risentimento e la noia.


    3) A chi è pronto a sacrificare le proprie libertà in nome della lotta al terrorismo chiedo: quali libertà ci sono rimaste? In mondo nel quale anche i governi dell’Europa più avanzata si sono rivelati oscurantisti (vedi WikiLeaks), le multinazionali dell’IT svendono al potente di turno le tue informazioni più private e l’NSA intercetta le telefonate della più potente tra i potenti d’Europa (figurarsi quello che possono fare con un cittadino medio), i governi lasciano i propri giornalisti alla mercé dei terroristi (deterrente perfetto per i pochi che ancora vogliono raccontare il mondo), e nonostante tutto questo tre uomini posso gettare nel panico un intero continente, allora è difficile capire gli obiettivi di chi ci governa e su quali libertà residue si possa ancora capitolare. A meno che per libertà non si intenda il poter fermare o perquisire indiscriminatamente chi ha la barba (nonostante oggi sia tanto di moda) o chi ha la pelle un po’ più scura, ma i metodi statunitensi e i fatti che ne sono derivati dovrebbero servirci non da ispirazione ma da monito.

     

    4) Sulla libertà di stampa, di satira, di pensiero e di opinione: io sono a favore di una libertà totale. I reati di opinione erano l’aberrante figlio del Codice Rocco, e nonostante questo furono riformati solo nel momento in cui a trarne beneficio fu tale Bossi Umberto. E i crimini d’odio all’italiana, una mezza barzelletta. Meglio, a mio modo di vedere, lasciare che ognuno possa esprimere le proprie idee e lanciare il suo messaggio per quanto abominevole ci possa sembrare. Fino, ma non oltre, il limite della calunnia e della diffamazione, ovvero rispettando la libertà di ciascuno di non condividere le tue idee o di non volerle ascoltare o il semplice diritto alla propria dignità. Ma garantirlo davvero e a tutti, non solo al giudice che si sente tirato per la toga in un articolo di stampa o al politico che minaccia azioni legali al grido di ’io ti querelo!’. Siamo sempre più preoccupati delle opinioni degli altri (a cominciare dai ’Like’ di Facebook) e sempre meno della realtà, di ciò che succede nel mondo che ci circonda. E così la stampa italiana, oltretutto sempre più povera di mezzi e di contenuti, ci offre un riflesso di noi stessi così inzuppata di opinioni e riflessioni che il giornalone di ieri pare oggi un blog neanche originale. In questa fase post-Berlusconi (ma con Berlusconi) Crozza e Vauro ci hanno ormai stancato anche loro, ma oggi ci facciamo bandiera del diritto di satira che non ammette vilipendio. Oggi siamo Charlie Hebdo e siamo pronti a modo nostro a oltrepassare i limiti del rispetto, e magari invece di fermarci dall’alimentari pakistano all’angolo facciamo quei 50 metri in più fino a un cattolicissimo supermercato. Charlie Hebdo, che faceva una pernacchia ai jihadisti ma licenziava l’ottuagenario anarchico Sinè reo a dir loro d’antisemitismo. Bisognerebbe capire che è un mondo complesso e che l’anticonformismo di ieri s’è perso forse definitivamente, e che essere Charlie Hebdo vuol dire poter essere antisemiti, islamofobi, anticlericali, antimonarchici (vedi il dramma, a modo suo, del Jueves in Spagna) ma anche ultraortodossi o wahhabisti, fascisti anarchici reazionari comunisti o nazimaoisti. Si può essere Borghezio e Pannella allo stesso tempo. Vuol dire accettare tutto e il suo contrario. Essere più volteriani di Voltaire. 



    Siamo davvero pronti? 

  • Di (---.---.---.207) 11 gennaio 2015 10:04

    Che esagerazione

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