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Italia, settembre 2024

Un pallido sole si apprestava a terminare il suo consueto giro nel cielo, nascondendosi dietro le montagne ed introducendo l'imbrunire. A dire il vero il pallido sole sull'Italia era ormai normale consuetudine, vista la fittissima cappa scura che oscurava costantemente il cielo, provocata dal ritorno al carbone per il riscaldamento avvenuto due anni prima.

Dopo l'insediamento il primo aprile del 2020 del nuovo governo a forte trazione leghista, si verificarono in Italia, in rapida sequenza, una serie di eventi che cambiarono radicalmente comportamenti, usi e costumi e stili di vita degli italiani.

Alle ripetute richieste della UE di porre in atto rigide scelte politiche per ridurre il debito ormai prolassato, il governo rispose con un nuovo ed enorme investimento: 177 rigassificatori (in parte pagati in rubli, chissà perché...) posti sulle coste per accogliere le navi piene di gas liquido provenienti dalla Russia, divenuta nel frattempo unico fornitore ufficiale di energia per l'Italia. Le cose andarono anche bene all'inizio, finché il Ministero dell'Energia russo, d'accordo con il suo presidente, decise di ridurre progressivamente gli invii delle navi. I motivi erano chiari a tutti e non solo a Putin: l'Italia non aveva ancora completato il pagamento del primo invio (e ne erano già stati effettuati parecchi) ed il trasporto via mare stava diventando sempre più rischioso, visto l'aumento dei pirati ed lo stato prebellico in alcuni tratti di passaggio forzato delle navi.

Come primo atto di clemenza e bonus per nuove piccole consegne la Russia chiese l'uso dei porti italiani per le soste, i rifornimenti e la messa a punto delle proprie navi da guerra di stanza nel Mediterraneo: il permesso venne prontamente concesso dal governo italiano. La mossa però si rivelò nefasta per la NATO, preoccupata dal pesante squilibrio navale che la scelta italiana avrebbe comportato: la direzione decise all'unanimità l'espulsione dell'Italia dall'organizzazione. I vari paesi europei cominciarono a prendere le distanze dall'italico suolo, e dopo le visite degli ambasciatori italiani che cercavano in ogni modo di organizzare un incontro bilaterale con i vari presidenti e primi ministri europei gli incaricati del ricevimento, al termine del servizio, avevano preso la strana abitudine di contare l'argenteria.

Il Parlamento Europeo, nel primo caso della sua storia, decise l'esclusione dell'Italia dall'Europa e dall'Euro. Se il primo di questi avvenimenti era addirittura auspicato dalle dichiarazioni del governo italiano, il secondo non lo vide impreparato. Era già stata coniata la nuova moneta italiana, per il cui nome era stato proposto all'inizio "Il Salvino", salvo poi convergere su "L'Italica". La Banca d'Italia fissò il cambio alla pari con l'Euro: peccato che l'unico stato che riconobbe come valida tale conversione fu l'Italia stessa. La Banca d'Italia fissò allora come moneta di riferimento per il cambio alla pari il rublo: le risate dalla Russia si sentirono sino in Austria.

La situazione peggiorò troppo rapidamente per potervi porre rimedio: le guardie di Finanza poste al controllo dei passaggi di confine dovettero essere triplicate per consentire un'adeguata perquisizione delle auto, camion, pedoni, che chiedevano di recarsi all'estero per un breve viaggio turistico ma saturi di Euro in ogni dove. Alcuni posti di frontiera, come ad esempio con la Svizzera, si dotarono di apparecchiature a raggi x per verificare se mazzette di banconote erano state ingerite. Le code dei migranti davanti alle questure per autodenunciarsi e pretendere il rimpatrio forzato si allungavano di ora in ora, i barchini ora partivano dall'Italia con destinazione il Nord Africa (i paesi europei che si affacciavano sul Mediterraneo avevano chiuso porti, darsene e litorali a qualsivoglia mezzo con bandiera italiana), con a bordo anche molti italiani.

La delinquenza organizzata abbandonò i mercati abituali per dedicarsi alla borsa nera dei beni di primo consumo, decisamente più redditizio di qualsiasi droga dopo l'introduzione delle tessere annonarie di antica memoria. Il Consiglio dei Ministri, bloccato da continue defezioni, obbligò il Governo a rimpasti settimanali: un senatore del viterbese, appena nominato, tentò invano il suicidio.

L'approssimarsi dell'autunno vide gli italiani in frenetico lavoro per superare l'inverno in attesa delle future elezioni, già fissate per il marzo successivo.
Sempre che si fosse trovata la carta per stampare le schede elettorali.

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