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Il nucleare a Presadiretta

Domanda: sono sicure le centrali nucleari che costruiranno in Italia, non in caso di incidenti (in questo caso il disastro nucleare porterebbe conseguenze indelebili per decenni), ma nella loro normale operatività? È una domanda semplice, che ogni cittadino dovrebbe porsi e a cui la politica dovrebbe dare una risposta chiara e scientificamente inappuntabile.

In attesa dei dati da parte del ministero dello Sviluppo (le promesse del sottosegretario Saglia non ci bastano), Riccardo Iacona e i suoi giornalisti sono andati in giro per l'Europa a vedere cosa succede attorno alle centrali. E hanno scoperto (scoperto è una parola grossa, visto che sono anni che si discute dei rischi nucleari) una serie di cose.

I depositi.
In Germania uno studio indipendente fatto tra il 2004 e il 2007, ha riportato come il rischio di contrarre la leucemia tra i bambini da 0-5 anni che vivono a pochi chilometri da una centrale, sia tre volte superiore rispetto alla media. Lo studio ha per il momento solo una valenza statistica, non esiste una correlazione tra causa (la centrale nucleare) ed effetto. Un successivo studio portato avanti da 8 biologi lo ha analizzato e ne ha dimostrato la validità. I biologi hanno chiesto al governo tedesco di fare successive analisi per approfondire i casi. La ricerca non c'è mai stata. Non esistono in Europa depositi per le scorie ad alta radioattività: non esistono e basta.

Le scorie a media radioattività sono spesso stoccate in piccoli depositi presidiati, ma all'aperto. In Germania, la miniera di Asse (per scorie a media radioattività) è diventata una bomba ad orologeria: le promesse del governo tedesco per cui il deposito sarebbe stato sicure per centomila anni si sono rivelate infondate. L'acqua penetra nei depositi, e rischia di arrivare ai fusti; la miniera stessa rischia di crollare.
 
In fretta e furia il governo della Merkel sta cercando di estrarre i fusti: ha individuato, come nuovi sito, la ex miniera di ferro di Konrad. Ma, nonostante altre rassicurazioni (cui il deposito è garantito per 300mila anni, ma in realtà sarà un deposito perenne, non presidiato), la popolazione locale si è dimostrata ostile al progetto. Nessuno crede più ai tecnici del nucleare, sulla parola.
 
Lo stesso vale per la Francia e l'Inghilterra. In Italia non solo non esistono le centrali, la loro dislocazione è segreto di stato (pare): nemmeno sono stati scelti i siti per eventuali depositi. In ogni caso, costruire un deposito per le scorie ad alta radioattività, è un problema irrisolto dall'industria.
 
Costruire depositi è un alto costo per i governi (l'industria privata che si prende i profitti per l'energia non si deve preoccupare delle scorie): ci si mette contro le comunità locali; ma è anche un costo economico che si aggiunge ai costi per la costruzione e il funzionamento degli impianti: il desposito di Konrad costa ad oggi 1,7 miliardi di euro.
 
La popolazione vicino alle centrali.
 
Germania
Le centrali non sono sicure e basta. Si può parlare di rischio calcolato (cinicamente, poiché qui si parla di morti e malattie), di emissioni al di sotto della soglia: ma la realtà è che nessun assicurazione stipula polizze sulle centrali. I giornalisti sono stati a Krummel vicino ad Amburgo, alla centrale che sorge vicino al fiume Elba. Su queste sponde vivono 30000 persone. Negli ultimi anni ci sono stati 19 casi di leucemia, ti raccontano i giornalisti che seguono la questione nucleare. Dopo i controlli sono stati trovate tracce di radioattività nell'acqua e nei terreni.
Come le “palline radioattive”: sono piccole e sono state trovate perfino nei giardini delle case. Sembrano innocue, ma contengono trizio (materiale prodotto dai centri di sperimentazione nucleare): qui a Krummel i cittadini (ostili all'idea di mantenere le centrali) hanno fatto una catena umana nell'aprile passato, per protesta.
Quanto è sicura la centrale? Qui al gente ha paura dei rischi, e non solo in caso di un incidente. Gli scienziati ancora non sanno spiegarsi come mai, piccole dosi di radiazioni, portano poi a tassi di leucemia così alti. Forse, la spiegazione che si da, è colpa dei picchi di radiazione emessi dalle centrali.
E ancora i governi rassicurano le persone …
 
Irlanda
Spostandosi in Irlanda, a Barrow nella regioni dei laghi, si trova Sellafield: una centrale spenta, ma l'impianto è attivo, poiché qui si riprocessano le scorie da tutto il mondo. Anche dalle centrali italiane: ci sono tonnellate e tonnellate di fusti stoccate in questo sito, o messe nell'acqua a raffreddare, in attesa della lavorazione.
Marin Forwood è un attivista antinucleare (dopo la morte del figlio per leucemia): ha mostrato le sponde del fiume che poi sfocia nel mare, dove la centrale sversa le scorie. Qui il contatore geiger segnala dei picchi: 50-100 scariche al secondo. Su spiagge dove i bambini giocano e dove crescono piante che poi la gente mangia. Poi ha raccontato del plutonio a spasso nell'aria, grazie al vento.
Le persone della centrale di Sellafield dicono che i fanghi contaminati vicono al mare sono “sedimento storici” e che “si tratta di belle spiagge dove andare con le famiglie”.
Eppure il rapporto Ospar parla di 200 kg di Plutonio nel mare d'Irlanda: cosa ne pensa la popolazione che vive lì attorno? Chi ha ragione?
 
Chi vie qui, pensa che la centrale da loro lavoro e che senza lavoro sarebbe un problema. E per i rischi?
I pescatori dicono che i controlli fatti dal governo dicono che è tutto sicuro: qui la gente da una parte ignora i rischi dall'altra tende a fidarsi. Sarebbe interessante saperne di più, poiché i gamberetti pescati qui, arrivano anche in Italia.
 
Francia
In Francia (dove ci sono 59 reattori in funzione), il giornalista è stato nel triangolo del nucleare. Per capire cosa succede e come si vive vicino ai siti nucleari. A Le Hague sono tutti convinti: dobbiamo per forza convivere con la centrale e con il rischio.
 
A Saint Pierre c'è una grande discarica di scorie a cielo aperto. Sotto uno strato di 70 cm si trova lo yellowcake, una pasta gialla residuo delle lavorazioni. Qui Areva non ha bonificato nulla: ha solo ricoperto la terra contaminata.
“L'Areva è brava a fare comunicazione, ma non fa informazione” dice un tecnico del centro studi sulla contaminazione: nei loro rapporti (sull'inquinamento nei pressi delle centrali) tiene conto dei valori medi, non dei picchi. In alcuni rapporti poi scompaiono degli indicatori senza una spiegazione.
 
A Paluel ci sono 4 reattori: i lavori peggiori e pericolosi sono portati avanti da lavoratori precari i “nomadi del nucleare”. Due di questi parlano dei rischi “ogni volta che rimani contaminato, ti dicono che non hai niente... ma non ti danno i risultati dei controlli e se li chiedi ti dicono che non li hanno, che se li sono dimenticati”.
Queste due persone che nel loro lavoro hanno subito diverse contaminazioni, sono pagati 1300 euro netti/mese, dopo 22 anni di lavoro.
Domanda che è stata rivolta alle persone che convivono con le centrali: sapete cosa fare in caso di incidente? Si rimane confinati in casa, a prendere le pastiglie per la tiroide. In Francia le persone rimarrebbero rinchiuse nell'aria del triangolo, senza altra scelta.
D'altronde qui, le aziende del nucleare (che hanno come unico obiettivo raggiungere l'obiettivo prefissato di materiale da smaltire) hanno comprato il consenso dei comuni, dando dei soldi con cui sono state costruiti monumenti, piscine, lampioni.

Germania.
Di Asse e del deposito di Konrad, in costruzione si è già parlato. Qui a Berlino, un membro della CDU non nasconde i problemi dei deposito “abbiamo fatto degli errori nel passato [riferendosi al deposito di Asse, nella miniera che rischia di crollare]”. La decisione di spostare avanti la data di dismissione delle centrali ha causato vivaci proteste.
Il punto è che ogni anno si producono 400 tonnellate di scorie: ogni anno in più di vita delle centrali non fa che aggravare il problema. Non solo per le scorie più pericolose (per cui non esiste soluzione), ma per il momento anche per quelle a media pericolosità. Prendersi cura delle scorie come si vede, ha un costo enorme.
 
E in Italia?
Il sottosegretario Saglia spiega che si vorrebbe individuare dentro l'agenzia del nucleare (ancora sulla carta), un dipartimento dedicato alla radio protezione.
Non è stato individuato il sito che farà da deposito, ma Saglia rassicura “le centrali di terza generazione creano meno scorie” e sono più sicure.
Vero: creano meno scorie, ma queste sono più pericolose. Dove le mettiamo? Le centrali nucleari in progetto di costruzione qui, sono le EPR, costruite dalla EDF.
 
Non ce ne è una funzionante al mondo ancora (e il sottosegretario dice che sono sicure al 999 per mille). In Francia ne stanno costruendo uno, di impianto Epr, a Flamanvile. La EDF ha cercato di tranquillizzare la gente, che comunque non si fida. Non sono stati comunicati i tempi di consegna (anziché 4 anni, forse 7 anni), i costi complessivi. Qui si sta costruendo una specie di prototipo: questo è quello che l'Italia sta comprando. Un prototipo, con tante rassicurazioni sulla carta.
 
Anche in Finlandia, la Areva sta costruendo un Epr a Olkiluoto. Anche qui, ritardi (non si sanno i tempi di consegna), molti dubbi sulla sicurezza con cui sono stati portati avanti i lavori. Dopo questo cantiere, Siemens ha cessato la collaborazione con Areva.
 
Un operaio del cantiere racconta delle pressioni per fare i lavori comunque in fretta, senza preoccuparsi delle procedure per la sicurezza.
È stato l'ente di controllo per le radiazioni del governo finlandese a imporre delle migliorie al progetto, come l'invulnerabilità ad attacchi aerei. Il progetto iniziale non li prevedeva.
 
Ancora ad oggi, non si conoscono i costi complessivi a progetto finito.
 
Torniamo da noi: a fine inchiesta rimane una sensazione di non saperne abbastanza dei rischi del nucleare. Se a Berlino la gente protesta contro la decisione di prolungare la vita delle centrali un motivo ci sarà: non si può parlare sempre di effetto Nimby.
 
Servirebbero altri studi, maggiore trasparenza, una maggiore fiducia nei confronti degli enti di controlli governativi e delle imprese che costruiranno i reattori.
 
Ci sono ancora i dubbi sulle scorie, sulla convenienza del nucleare (e penso che forse convenga solo a chi costruisce gli impianti). No, dopo aver visto la puntata di Presadiretta, credo che sia bene non fidarci di quanto viene promesso. Sono soldi nostri, e c'è in ballo la nostra salute, quella delle prossime generazioni.

Commenti all'articolo

  • Di Paolo Calabrò (---.---.---.242) 20 settembre 2010 11:43
    Paolo Calabrò

    Bell’articolo. Ricordo che - quando si parla delle cause dei tumori - la statistica è l’attestazione di una correlazione. Nessuno può realmente dimostrare che il fumo provochi il cancro: ma ad oggi, le statistiche mostrano che i fumatori hanno una probabilità di contrarre la malattia ben superiore alla media, e questo costituisce una dimostrazione (tanto che la sanità si comporta di conseguenza).
    La radioattività, in definitiva, è il più sicuro dei cancerogeni. E non soltanto quando c’è una "fuga radioattiva" o un incidente, come giustamente sottolinei: bensì sempre, anche nel normale funzionamento.

  • Di Aldo Funicelli (---.---.---.241) 20 settembre 2010 13:18
    Aldo Funicelli

    Non riesco a trovare il link allo studio originale, citato da Iacona ad inizio trasmissione (il legame Leucemia e centrali nei bambini): se qualcuno lo trova lo inserisce nei commenti?


    Grazie
    Aldo
  • Di (---.---.---.221) 20 settembre 2010 17:49

    Lo studio è in tedesco, e purtroppo non conosco quella lingua; ma lo prendo per valido e non lo discuto sui suoi diretti risultati.

    Mi pare però che possa essere giudicato (e confutato) come un risultato parziale (intendo: di parte), in quanto è l’universo di ricerca che è parziale. Cioè, solo le centrali nucleari.

    Non è un mistero che anche, se non soprattutto, i campi elettromagnetici possono essere fonte di patologie, e tra queste la leucemia.

    E allora, non sarebbe il caso di indagare sulla frequenza della leucemia infantile in prossimità anche delle altre centrali, alimentate a carbone, gas, biomasse (nome, questo, ben fuorviante, tra l’altro), o anche idroelettriche?

    Potremmo scoprire l’incidenza relativa delle varie tecnologie produttive, e valutarne l’impatto comparato sulla salute umana, sapendo che, ahimé, ogni attività produttiva è fonte di inquinamento di vario genere, e quindi potenzialmente dannosa per l’ambiente e per noi che ci dobbiamo convivere.

    Non vi pare che sarebbe un risultato più facilmente opponibile a quanti sostengono il contrario?

  • Di (---.---.---.211) 20 settembre 2010 21:29

    Poco prima della trasmissione, ho pubblicato un articolo che approfondisce il KiKK study, tramite la ricerca condotta dal Dr. Ian Fairlie (intervistato anch’egli in PresaDiretta), e la pubblicazione del Dr. Giovanni Ghirga.

    Se può interessare: http://gifh.wordpress.com/2010/09/1...

  • Di Renzo Riva (---.---.---.87) 20 settembre 2010 23:48
    Renzo Riva

    Un programma di sola comunicazione.

    Mancava l’informazione.
  • Di Giovanni Maria Sini (---.---.---.32) 21 settembre 2010 09:43
    Giovanni Maria Sini

    Il mio commento si limita a rinnovare la memoria storica totalmente mancante in questa nostra Italia.
    Chi ha memoria del Chicco Testa presidente di Lega Ambiente, in altra epoca contrario al nucleare?
    Azzardo: pochi.
    Ora godetevi i miracoli del profitto.
    http://www.youtube.com/watch?v=bB2o...

  • Di Virginia Visani (---.---.---.162) 21 settembre 2010 10:34
    Virginia Visani

    l’articolo e la trasmissione di Jacona riportano la discussione su "nucleare si, nucleare no"a un livello maggiore di consapevolezza, nel senso che molti ne parlano senza cognizione di causa e si esprimono ( purtroppo anche qui) in base al proprio orientamento politico.
    Una cosa però mi chiedo e chiedo a chi ne sa più di me: posto che sia preferibile dal punto di vista della sicurezza, orientarsi verso l’energia pulita ( eolico, solare....) perché non si procede in questo senso? Tanto più che se si tratta di profitti, anche l’energia alternativa garantisce a chi vi specula, ottimi profitti. E non è nemmeno una questione di tempi: sia il nucleare che l’alternativo richiedono tempi lunghi. Boh!...

    • Di (---.---.---.69) 21 settembre 2010 20:16

      Ho scritto il post dove ipotizzavo che un’indagine a più ampio raggio sulle conseguenze sulla salute per chi abita nei pressi di una qualsiasi centrale elettrica (a prescindere dalla tecnologia di produzione) potrebbe dare maggiore forza e valutabilità critica alle indagini epidemiologiche che mirano solo in una determinata direzione.

      Per dire, abito a meno di dieci chilometri da una centrale che va a carbone e nafta densa, e qui le problematiche puntano più alle conseguenze tumorali ai polmoni, e poco o nulla alla leucemia; quindi nessuna ricerca comparata sull’incidenza di quest’ultima patologia; a me pare un impoverimento dei risultati di ricerca.

      Cos’è che TUTTE le centrali producono, a prescindere dal tipo di energia che utilizzano? Energia elettrica, e quindi campi elettromagnetici. Si sa che questi incidono sulla salute: quanto? Con quali conseguenze patologiche? Lo si accerta, lo si pubblica a livello di singolo impianto, ma non mi pare di aver mai visto uno studio comparato.

      Se affermare questa esigenza, e non sposare acriticamente la causa che va per la maggiore in quell’attimo, significa esprimere un orientamento politico, va bene: il mio giudizio sarà viziato da un orientamento politico preconcetto. Ma poi?

      Ne so poco più di te, ma per quanto riguarda l’energia eolica e solare, ti dico: sto installando un tetto fotovoltaico da 6 kWp, eccedente alle mie esigenze, per cui quello che posso fare per l’ecologia lo faccio (non sono un francescano: come sai bene, l’investimento nel fotovoltaico dà ottimi rendimenti...).

      Ma bisogna anche sapere e accettare che per quanto fotovoltaico e eolico si riuscisse a installare, non riuscirebbero mai a coprire le esigenze di energia industriali: quindi, o si riconverte l’industria costringendola a consumare meno energia, oppure si deve accettare che di centrali ce ne vorranno sempre: semplicemente si dovranno impiantare dove fanno meno danno.

      Se non accettiamo una di queste due alternative, non ne usciremo. Quanti sono disposti a rinunciare alla comodità dell’energia elettrica; quanti sono pronti a prendersi responsabilmente carico di una forte limitazione dei suoi consumi?

      E quanti sono disposti a fare a meno dei mezzi di locomozione privati? Già, perchè l’inquinamento da traffico non è certo secondo alle centrali nucleari, quanto a pericoli immediati. Quindi...?

  • Di Renzo Riva (---.---.---.55) 22 settembre 2010 18:34
    Renzo Riva

    http://www.rerf.or.jp/general/qa_e/index.html

    Alla Signora Virginia Visani dico di orientarsi verso il sottosviluppo che è nella stessa direzione del fot(t)ovoltaico e delle pal(l)e eoliche.
    Poi l’aspetterò al varco quando chiederà energia quando le serve e nessuno gliela garantirà; a quel punto sarà disposta a riconoscere che chi fornisce un bene deve essere remunerato e fare profitti con la legge di mercato.

    Scrivo qui quanto già riportato in altri articoli.
    QUALORA ARRIVASSIMO ALLA PENURIA ENERGETICA
    CONOSCEREMO E SPERIMENTEREMO, DAPPRIMA,
    LO SFRUTTAMENTO CONOSCIUTO NEI PRIMI CENTO ANNI DELL’ERA INDUSTRIALE
    PER POI REGREDIRE SUCCESSIVAMENTE
    A FORME DI SCHIAVITÙ MAI CONOSCIUTE.

    Ultima ratio: dedicarsi ai lavori a maglia.

    Mandi,
    Renzo Riva
    renzoslabar@yahoo.it
    +39.349.3464656
    http://renzoslabar.blogspot.com/

  • Di (---.---.---.194) 28 ottobre 2010 01:10

    Cosa rispondere al gentile Signor Riva che fa dell’umorismo di bassa lega col fot(t)ovoltaico ecc.?
    Beh, per prima cosa che con i soldi di una sola centrale nucleare si creano numerosi impianti ad elevata efficienza di solare o eolico (e anche molti posti di lavoro), ma soprattutto si dà una poderosa spinta alla ricerca (altri posti di lavoro) per aumentarne ulteriormente l’efficienza.
    Il suo approccio mi ricorda un po’ quello dei vetturini dei primi del 900 che sfottevano le auto e pensavano di essere eterni, dato che il mostro scoppiettante non avrebbe avuto futuro. Ora i loro pochi eredi portano in giro i turisti per Roma.

    Ovviamente non vi è interesse da parte di politici e aziende verso le rinnovabili per un paio di motivi:
    1) i grandi investimenti concentrati su poche centrali permettono una elevata speculazione, mentre i numerosi piccoli investimenti necessari per le rinnovabili non permettono di rubare così agevolmente
    2) l’efficacia delle rinnovabili è data dalla produzione "casalinga", ovvero tanti piccolli produttori che riversano in rete l’energia non utilizzata mettendola a disposizione di altri. Questo non permette di avere concentrazioni di potere (Enel, Tirreno Power, Edison ecc.) e quindi non va bene nè ai politici nè alle aziende.

    Anche nel peggior caso illustrato da Riva, nella peggiore delle ipotesi la scelta sarebbe tra ridurre i consumi o rischiare la pelle. E qui ognuno scelga, ma sia ben chiaro che io la pelle mia e quella dei miei cari non la rischio. 
    Se poi pensiamo che si vuole adoperare la tecnologia russa (che non è proprio la più sicura al mondo...) con il modello italiano (più sabbia che cemento per risparmiare sui costi...) allora sì che si ha la garanzia di un aumento esponenziale dei costi e del rischio.
    Mi spiace, ma non fa per me.

    Ci sono molte forme per risparmiare energia che purtroppo pochi conoscono e che vanno dal solare per riscaldamento (che funziona bene e riduce i consumi) agli scambiatori di calore, alle mini pale eoliche: questi riducono i fabbisogni e l’inquinamento nello stesso tempo, ma come sempre, non fanno notizia, anzi sono scomodi.

    Credo che però ci siano ancora molte persone di buon senso e dotate di cervello e con un po’ di riduzione dei consumi e i progressi delle rinnovabil riusciremo a impedire questo ritorno del nucleare a cui, peraltro l’Italia ha già detto pochi anni fa un chiaro NO.
    Saluti!

    Roberto Bazzano

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