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 Home page > Tribuna Libera > I Pooh non esistono

I Pooh non esistono

Sono sensazioni intense sfuggiteci di mano. 

Non li sentiremo più ma loro continueranno a suonare la loro musica al riparo di un'ombra acustica nella memoria di chi li ha amati. 

" ...cose vecchie, cose nuove, qua fallaci, tristi altrove. Cose vecchie è questa band: ha quattro componenti... Stefano dice che è di felice struttura, una grande astronave luminescente e fortunata, una lunga avventura indimenticabile, spesso faticosa, quasi sempre straordinaria, così in perfetta armonia che qui solo eventi gioiosi possono aver luogo" (Dietro la porta chiusa, Fritz Lang). 

CinquanTanti ricordi in frantumi come scintille sono un po' del nostro tempo migliore.

Io... dov'ero?

La prima volta, nel 1973, ero seduto in galleria sui gradini del Teatro Comunale della mia città. Sul palco, voi quattro con i mantelli a suonare "Parsifal".

Il mio primo disco dei Pooh, un regalo di mio padre. 

I miei sedici anni, tanta gente ad applaudire prima e a chiedersi poi:

"...come mai i concerti durano tutti così poco?!".

Quella sera ci furono dei problemi con gli organizzatori.

"Roby, Stefano, Dodi, Red: sono i Pooh!" 

Quel pomeriggio del 30 dicembre del 1975 al Comunale, il biglietto costava 2.500 lire.

Io e Alessandra seduti lì (il mio primo amore non poteva avere un altro nome!); e poi ancora la sera, solo con il mio Sanyo anni '70, a rubare quello che già era mio e che nessuno mai avrebbe potuto portarmi via.

Loy&Altomare mi entusiasmarono.

"C'erano i Pooh!"

Dalla consolle, il tecnico sistemava un nastro magnetico tenendolo in aria controluce e il mio amico disse:

" ...suonano in playback".

Si aprì il sipario... e lui ancora:

" ...e non son neanche venuti!".

Quel nastro in aria era "Preludio"; sono passati gli anni e per me è ancora magia. Fuori del teatro attesi la vostra partenza. Ognuno di noi si teneva stretta un'emozione unica e intraducibile. 

Red uscì in incognito (lui sa come... se si ricorda): si smarrirono gli sguardi delle ragazzine deluse. Non dissi nulla, piano piano me ne andai

Una Mercedes rosa stava per portarvi via, Roby aprì il finestrino e ci augurò le Buone Feste.

"Sono marinaio in una grande città, sto buttando un anno e mezzo di vita appoggiato a un fucile di guardia a un cortile. E' la sveglia...". 

Era il 1977. Nella camerata, la radio suonava "Dammi solo un minuto". Bisognava far presto: un minuto ancora. Un fiore nell'uovo sarà la novità! 

La mia casa non ha i balconi sul mare: mi aspetta una nuova ragazza. Per intercessione di uno spirito divino fui trasferito in riva al mare, a due passi da casa. Una sera d'estate, all'arena... i Pooh! 

Sul palco piovevano sassolini. Red intervenne indicando un tizio in prima fila, che si preoccupava astutamente di non capire:

" ...dico a te, a te e a quel tentativo di donna che ti sta vicino".

Efficace!, pensai. Sono passati trentotto anni... mi ricordo.

Gli anni '80. Un po' del mio tempo migliore se ne è andato. Cominciano le scelte. Quante domande. E i Pooh? Sono sempre lì, come il carillon.

Ricordate quando nel settantacinque mi immaginaste giù in platea, al Comunale? Fermate fra le labbra il tempo! Spuntavano le ali alle mie prime delusioni. L'amico con la gonna era già seduto lì, pronto a dirmi che era meglio sbagliare un amore. Siamo stati sempre amici e basta.

Il concerto in Piazza Duomo a Milano nel 1990, io in casa a guardarvi. La mia antica amica, delusa da una storia che fa ridere, riappare per riaccendere i fuochi prima spenti.

Accadde qualcosa in TV, negli anni '90.

All'improvviso, Don Gelmini volle ascoltare "Risveglio". Stefano appoggiò il mento sul palmo della mano, un sorrisetto inequivocabile per Dodi che sbirciava gli accordi sul pianoforte... accordi dimenticati forse anche da Roby.

Mi ricordo del volto disteso e del sorriso liberatorio di Roby sulle ultime note del concerto a Roma, nel giugno del 1999. La mia antica amica e moglie e il nostro figlioletto chiamano la redazione del Messaggero: " ...venite a Roma, domani!", dice Dodi al telefono. Che emozione! Roby sente nominare la mia città, prende la cornetta... la prendo anch'io. Una voce, che per me è stata anche poesia, mi parla di lanciafiamme e del Comunale. Si emoziona! Roby vuole molto bene ai Pooh.

" ...mi dispiace di svegliarti"; ventotto anni dopo: "...avrei voglia di svegliarti e amarti adesso...", "...ma potrei farti del male e mi dispiace". Che bravo, Negrini!

Oggi arrivano i dubbi, puntuali dopo ogni scelta.

In questi momenti, lasciando fare al tempo il suo lavoro, mi chiedo ancora:

"Io... dov'ero?".

Penso a quegli anni lontani, al Comunale, a quel gradino su in galleria.

Per me qualcosa ancora.

Che vuoi che sia, si tratta solo di cambiare la nostra vita: giorno per giorno

Siete l'alba dei nostri ricordi, è il 2000... è l'alba più bella del mondo: non riattaccate!

Questo articolo è stato pubblicato qui

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